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giovedì 27 marzo 2008

Facci sognare Vasco.
















Sta andando letteralmente a ruba l'ultimo album di Vasco "il mondo che vorrei". Per ora sono state trecentocinquantamila le copie già prenotate.
Il disco uscirà sicuramente oggi e sarà ancora una volta successo; il fenomeno Vasco non demorde, non cessa, non ha età.
A 56 anni suonati sa ancora parlare a più di una generazione.
La maturità non gli ha tolto nulla, è solo un valore aggiunto.
E' la sua vita spericolata che incanta tutti, quella vita fuori dagli schemi, libera, volontariamente alta, sopra tono, intensa e vera.
Ma è anche la voglia di viverla così fino in fondo, nonostante o contro gli anni, senza arrendersi mai, senza mai rinunciare ad essa.
Grida ancora con le sue canzoni Vasco, grida i suoi sogni e le sue delusioni.
Ma grida anche la sua speranza, quel "ragazzo" che è in lui non si arrende a nulla, neanche alla maturità.
Vasco è il simbolo che le "idee" non hanno tempo né età.
Ti trascina Vasco mentre "picchia" forte, picchia con la sua musica, con il suo rock, con le sue idee, picchia dentro di noi.
Sono la sua vita vera e la sua immagine che incantano i "giovani" e nel contempo risvegliano i ricordi dei "vecchi", finalmente insieme, per lui e con lui.
Nelle sue canzoni vi è tutto il piacere ed il dolore della vita, vi trovi il suo entusiasmo, a volte unito a una leggera e roca malinconia, ma subito dopo , smaliziato, Vasco si riprende e ricomincia a volare, di nuovo alto, di nuovo forte, come i suoi sogni, come le sue speranze.
Ed si sogni e le speranze viaggiano sulle sue note, sulle sue canzoni, appesi li a mezz'aria, in una stanza come in uno stadio.
Vasco riesce sempre a ricordarmi il Kerouac di "On the road", come lui sembra dire e ricordare a tutti che "l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo...." .
E Vasco brucia, sì brucia e ti brucia dentro, e i suoi messaggi non sono proclami, sono semplici canzoni , sono sensazioni, sono sentimenti, e che sentimenti.
Ma il mondo, dice Vasco, non convince, non basta, e anche lui, come un novello Don Chisciotte, combatte la sua battaglia, alla sua maniera contro i" suoi mulini a vento", contro il conformismo, contro le sofferenze, contro una realtà che non gli piace, "una realtà - dice- che mortifica le aspirazioni umane, mentre non c’è limite alla sofferenza. La realtà che vedo mi fa schifo. Bisogna accontentarsi, ma l’artista non ci sta. Io sono un sopravvissuto".
Il punto di riferimento per Vasco è sempre la vita spericolata: «Io non volevo una vita come quella che sognavano per me i miei genitori, un lavoro in banca: una vita con le pause, garantita.
Io non sopporto i limiti che la vita impone, e li combatto con i sogni".
Ed è qui il punto Vasco, sono i tuoi sogni che ti fanno grande, perché sono anche i nostri sogni. Anche noi come te Vasco non riusciamo ad accontentarci di questa vita, la vorremmo diversa.
Non vorremmo sempre e solo adattarci ad essa, ma spingere come te sull'acceleratore, come te sognare e volare, perché è vero Vasco, i sogni e le illusioni aiutano a vivere.

mercoledì 1 agosto 2007

L'ultimo luddista Elton John

Verso la fine del diciottesimo secolo ebbe inizio in Inghilterra la Rivoluzione Industriale, invenzioni come la macchina a vapore e, successivamente le prime macchine per la filatura cambiarono radicalmente le condizioni di lavoro e di vita di una società, fino ad allora prevalentemente legata alla terra.
Il processo di industrializzazione non fu ne facile ne lineare, purtuttavia, con le scoperte tecniche e scientifiche era sicuramente inevitabile, nessuno poteva pensare di opporsi a quel tipo di modernizzazione, così radicale per milioni di persone e per una intera società in profondo cambiamento.
Come tutte le rivoluzioni anche questa lascio sul campo migliaia di "morti ", morti reali o apparenti.
Morirono uomini per difendere i loro averi, le loro idee e le loro proprietà, "morirono" o semplicemente cambiarono migliaia di lavori fino ad allora conosciuti e praticati.
Sempre le innovazioni tecnologiche o scientifiche di questa entità portano con se il cambiamento profondo di una società, di una mentalità, di una cultura.
Ma vi fu anche chi si oppose con la forza a questo cambiamenti, che in un colpo solo spazzavano via le loro professioni, cancellavano i loro posti di lavoro e quindi erano, per loro, la principale causa di disoccupazione e dei bassi salari del tempo.
Il movimento di opposizione che ne nacque fu chiamato "Luddismo" ed i luddisti combatterono, non riuscendo a capire e cogliere i cambiamenti, la loro battaglia fino in fondo contro la storia.
Naturalmente la loro battaglia era persa già in partenza, nè la storia nè la scienza ammettono resistenze al loro progredire.
Dico questo perchè non credo sia oggi possibile chiudere Internet come chiede Elton John e sicuramente non risponde al vero, come lui afferma, che questa stia rovinando l'arte e la cultura.
Semplicemente il mondo sta progredendo e sta vivendo una profonda rivoluzione del modo di essere di ognuno di noi, piaccia o non piaccia ad
Elton John.
Elton John si sta semplicemente comportando come un moderno "luddista" che conduce la sua battaglia, già persa in partenza, contro il progresso ed il futuro.
Riusciamo tutti, credo, a capire che le vendite di dischi saranno anche calate, ma mai la musica ha avuto un tale livello di diffusione, mai ha raggiunto, come ora, ogni strato sociale, mai è stata essa stessa la forma culturale più diffusa nella società.
Mi spiace che Elton Jonh, che nonostante tutto considero persona intelligente e sensibile, non abbia compreso la portata degli eventi che lo stanno coinvolgendo e che rischi così di non comprendere, fino in fondo, il suo tempo ed il suo mondo.
Si può essere comunque un buon cantante anche senza avere capito a chi si deve rivolgere il proprio messaggio o a chi dedicare la propria musica.
Anche i luddisti ebbero i loro sostenitori, le loro forme di arte e di cultura, ma di loro la storia se ne è quasi dimanticata.
A Elton Jonh, in fondo, lasceremo comunque la scelta di decidere, già da domani, che "cosa" vuole cantare e chi vuole rappresentare.