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mercoledì 9 aprile 2008

Di blog si può morire dice chi pensava che i bloggers fossero virtuali.

L'allarme arriva dagli Stati Uniti, dove s'è registrato il terzo caso di decesso in seguito a stress da blog, le preoccupazioni invece viaggiano sulla rete e sono state riportate su più di un blog.
Scrive il Corriere della Sera che "lo stress di tener aggiornato 24 ore su 24 un diario on line combinato con l'assenza di esercizio fisico e di sonno e con una dieta irregolare e malsana, sono un cocktail potenzialmente letale che ha cominciato a mietere vittime nel mondo del web".
Non credo però che il mondo si trovi davanti ad una nuovo pandemia ma pur in presenza di qualche verità, sono migliaia le professioni ed i mestieri che ti provocano e ti costringono a ben peggiori prestazioni.
Si dice che possa essere fatale l'ansia di far bene, di maggiori guadagni pubblicitari, del successo e della notorietà.
Ma pare di capire, leggendo i vari interventi, che anche chi non fa del proprio diario online un business o una professione, possa vivere una continua ansia da prestazione.
Sembrano nocivi, non solo per i professionisti ma anche per i "dilettanti" del blog, il confronto con gli altri, la dipendenza psicologica dalle performance, le polemiche; a volte anche il coinvolgimento emotivo sui fatti e sulle cose.
Insomma, aprire un blog sembra essere per tanti un tremendo impegno e una enorme sofferenza.
Io non so, ma nutro il fondato sospetto che, come al solito, in questa inchiesta vi siano considerazioni vere, ma anche molte esagerazioni.
Tenere un blog può anche influire sulla salute di una persona, così come influiscono tutte le abitudini di vita, la sedentarietà come l'eccessivo esercizio fisico, o se si vuole, il camminare per strada come il lavorare in un cementificio, in una acciaieria, l'abitare semplicemente in un posto piuttosto che in un altro.
Quindi chi vuole tenersi il suo blog e fare di questa attività la sua professione continui pure e la faccia con passione , con un unico e solo accorgimento quello di preservare anche la propria salute, di morti sul lavoro ne abbiamo già tante per vecchie professioni, preferimmo evitarle, se possibile, per le nuove.
Ma anche chi vuole tenersi il suo blog per puro divertimento continui serenamente senza preoccuparsi, in fondo se vive un po' di ansia, se si arrabbia, se soffre, se passa alcune notti in bianco o litigando on line, non sta facendo nulla di diverso dal vivere, come tanti uomini, come milioni di uomini al mondo.
Entrambi sappiano però una cosa che forse hanno dimenticato i ricercatori che hanno condotto questa indagine, alla fine anche i bloggers muoiono per una qualche malattia, per un acciacco qualsiasi per il semplice motivo che anche loro sono veri e vivi, non sono solo virtuali....

mercoledì 26 marzo 2008

Per non morire chiede aiuto su YouTube

I familiari di una casalinga di Indianapolis chiedono aiuto su YuToube.
La donna è afflitta da un tumore al pancreas come Patrick Swayze, l'attore che tutti ricorderanno per "Ghost".
Il tumore al pancreas è uno dei più letali, con una percentuale di mortalità del 90%.
La donna chiede con questo appello di poter usufruire, pagando comunque di tasca propria le cure, di un nuovo trattamento terapeutico, purtroppo ancora in fase sperimentale.
Fino ad ora la casa farmaceutica si è rifiutata di dare questa possibilità alla donna.
Da qui scaturisce l'invito ai frequentatori di internet: "Tempestate di mail i dirigenti della GenVec".
Come spesso capita in questi casi le coscienze e gli uomini si divideranno. Da una parte i sostenitori e dall'altra chi, in nome di un qualche principio morale, si dichiarerà contrario.
Io sostengo l'iniziativa, perché credo nella libertà individuale e per le mie convinzioni.

sabato 22 marzo 2008

Dipendenza da internet , malattia e cura..

E ora si scopre una nuova malattia mentale, la dipendenza da internet.
La scoperta arriva, a dire il vero non inaspettata, dalle pagine dell’American Journal of Psychiatry , che identifica la internet addiction come un particolare tipo di disturbo mentale compulsivo-impulsivo.
E' in pratica l'irresistibile desiderio di connettersi al web, con vere e proprie crisi di astinenza.
Ma come capire dove finisce il normale uso del web o dove cominci l'abuso risulta estremamente difficile, la linea di demarcazione è molto sottile, purtuttavia dicono, individuabile.
"L’astinenza si manifesta con rabbia, frustrazione e depressione quando si è in assenza di accesso alla rete, mentre l’assuefazione consiste nel desiderare, oltre a una permanenza sempre più lunga davanti al pc, software e hardware sempre più performanti".
La dipendenza da internet è però, nell’86 per cento dei casi, spesso associata anche ad altre forme di dipendenza.
Il consiglio è uno solo, come per tutte le cose è bene cercare di usare il buon senso, e di chiudere, non metaforicamente, ma realmente la spina.
In sostituzione della vita di relazioni digitali vale e serve, con frequenza, dedicarsi alla vita reale, tanto difficile a volte, ma tanto bella.
Per non avere dubbi, o anche solo per prevenzione, decido di chiudere qui e farmi un bagno di folla e di relazioni sociali, in pratica un bel tuffo nella vita reale.

mercoledì 7 novembre 2007

la "Rete" non ha colpe per la pazzia degli uomini.

Per ora sono otto le vittime della sparatoria avvenuta in un liceo nel sud della Finlandia. Alcuni dei feriti però versano ancora in gravi condizioni.
Autore della strage un ragazzo diciottenne, uno studente della scuola che ha aperto il fuoco all'interno di un’aula, verso la fine della mattinata.
Secondo voci raccolte localmente il ragazzo era affascinato dalle armi ed aveva atteggiamenti violenti, diceva di essere un ammiratore di Hitler e Stalin.
Il giovane omicida si è poi gravemente ferito nel tentativo di suicidarsi.
Basterebbe leggere la dinamica di quanto successo, che descrive il giovane Pekka mentre si spostava per i corridoi bussando alle porte e poi sparando all'interno, per capire che questo è il tipico dramma della follia.
Ma siccome l'evidenza a volte è la cosa più difficile da accettare, aspettiamoci già da ora le polemiche e gli attacchi, che qualche benpensante, indirizzerà nei confronti di "internet" e della "rete", colpevoli di avere spettacolarizzato e globalizzato oramai anche le tragedie e la morte in diretta. Poco importa sapere che fino ad ora tali tragedie sono avvenute proprio in paesi in cui con molta, troppa facilità, ognuno può diventare possessore di un'arma da fuoco.
Troveremo sicuramente chi, con dovizia di particolari, cercherà di convincerci che basterebbe vedere le analogie, sempre più frequenti all'interno di questi fatti, per renderci conto della realtà che noi, difensori ad oltranza della rete, ci rifiutiamo di capire.
Tutti questi ragazzi, ci diranno, non sembrano avere altro scopo che una ricerca ossessiva di quella visibilità che solo la globalizzazione della rete sembra loro dare.
Anche Pekka-Eric Auvinen , questo il nome dell'omicida, aveva immesso dei filmati su Youtube e in altri siti , dove si era presentato, definendosi "un cinico esistenzialista, un darwinista antisociale, un uomo pronto a morire per le sue idee".
Basterebbero queste affermazioni per far capire la follia in cui già si dibatteva Pekka-Eric, che tra l'altro sembra non avesse mai fatto mistero delle sue simpatie neo-naziste per Hitler come per Stalin, accomunati per lui solo dal fatto che “sapevano come trattare l’umanità”.
La rete e internet , come si vede , non hanno colpa alcuna.
Non è la rete lo "scopo", il fine ultimo di questa tragedia, caso mai la rete è solo il mezzo con cui si sono state diffuse queste deliranti fantasie, così come una volta venivano scritte nei diari.
Dietro queste tragedie però vi si trova e si legge il disagio sociale, a volte la pazzia.
Spesso anche quella forma di alienazione che, con sempre maggior frequenza, sembra colpire i giovani nella nostra società del benessere, incapaci a darsi ideali e motivazioni di vita.
Una vita che sembra grigia ai più, monotona, sempre uguale a se stessa, apatica, priva di grandi ideali e di slanci, senza avvenire.
Forse bastava ascoltare o leggere in internet quei messaggi, quel disagio, forse bastava ascoltare quel giovane per capire, per rendersi conto e sperare così di evitare quanto successo. Ma la nostra è sempre più la società dell'individuo, chiuso in sè stesso, attento ai suoi problemi e per questo solo e sempre egoista.
Gli altri non esistono mai, non esiste il disagio dei figli, non esiste quello dei giovani, non esiste l'anziano vicino di scala che ha bisogno di noi.
Ci accorgiamo di loro solo quando è troppo tardi e leggiamo o di fatti come questi o di anziani morti nelle loro abitazioni nell' indifferenza generale.
Ma è sempre più facile per noi eliminare i problemi e le colpe che affrontarli, ecco perchè siamo pronti a dare ogni colpa a internet, ai media, a tutti e a tutto, piuttosto che riconoscere a volte l'evidenza di una società perennemente egoista e superficiale.
Si perchè dovremmo riconoscere in questo caso la nostra incapacità a raccogliere i segnali che anche questi ragazzi di solito mandano, anche, e non solo in internet.
Segnali inequivocabili, che andrebbero ascoltati con più attenzione, ma che spesso ci sfuggono o sottovalutiamo.
E anche questi di Pekka erano segnali inequivocabili di pazzia che solo la superficialità degli adulti ha impedito di scoprire.
Vediamo così che la soluzione di questi problemi a volte è lì, concreta e a portata di mano, raggiungibile forse con poco, basterebbe essere attenti e non sempre pronti a dare la responsabilità di ogni male umano e sociale a internet, alla rete o a Youtube.

sabato 29 settembre 2007

La fondatezza delle notizie e la credibilità della rete

Questi sono i rischi a cui si va in contro affidandosi completamente ad internet ed accettando per principio ed a priori, tutto quanto vi viene pubblicato.
Jonty Haywood, un giovane burlone originario di Truro, sulla costa orientale della Cornovaglia, in vena di goliardici scherzi, ha fatto credere a 6.500 persone che in Cornovaglia si trovava un litorale bellissimo, con acque cristalline ed una spiaggia piena di palme dove in pratica ci si poteva permettere di prendere il sole in topless.
Nel suo sito si leggeva poi che "C'é una balla molto nota in Cornovaglia, dove gli abitanti del luogo fingono di non sapere dove si trova la spiaggia di Porthemmet. Non cascateci, dite semplicemente loro che siete un "emmet"(un amante della Cornovaglia), per farvi dire dov'é".
Anche questo era uno scherzo infatti "emmet" non è altro che una parola tipica della lingua 'Cornish' per insultare i turisti.
Lo scherzo è come si vede ben riuscito ma al di là dello scherzo e della ingenuità qui dimostrata, rimane il grosso problema della credibilità dei mezzi di comunicazione, sopratutto di internet, dove non esiste "accertata o certificata credibilità del mezzo" diffusore della notizia, e della fondatezza delle notizie diffuse. Un giornale ha una sua reputazione ed una sua credibilità da difendere così come una televisione.
Qui no, qui l'accettare senza verifiche, e spesso senza nemmeno riflettere sulla plausibilità di quanto diffuso, rischierà di essere il vero problema della rete data l' accessibilità quasi universale sia nella "fruizione e accessibilità" alle notizie sia nella "formulazione e creazione" delle stesse .
Basterebbe poco , utilizzando la rete e magari sfruttando particolari circostanze, per diffondere in tutto il pianeta notizie infondate e false.
Ricordiamoci solamente quanto riusci a provocare Orson Welles nella sua famosa trasmissione radiofonica nel 1938, per poterne capire la portata.
Se i media globalmente raggruppati rappresentano il "quarto potere" Internet da sola rischia di diventare per importanza, diffusione e penetrazione nella società, il "quinto potere ", ma ben più grande di ogni altro fino ad ora conosciuto.
E' una enorme potenzialità ma è anche un grande rischio per noi tutti e per la rete.
Per esempio ora, pensateci bene anche voi che leggete, anche questa potrebbe essere una notizia falsa, creata ad arte per influenzare e manipolare i vostri giudizi, una notizia da me costruita a tavolino o ingenuamente ripresa per porre all'attenzione di tutti un particolare problema che mi interessa e la sua diffusione sarà direttamente proporzionale al desiderio ed alla voglia che tutti voi avrete che questa si dimostri effettivamente vera.
In fondo che credibilità ho io o che credibilità ha la notizia in sè o che credibilità aveva Jonty Haywood ? forse nessuna.
Ma a quelle 6.500 persone piaceva pensare per tanti motivi che la notizia potesse essere vera e credibile e questo è bastato per farla diventare tale.
Il problema è posto, ad ognuno la riflessione sulle implicazioni e le conseguenze.

mercoledì 25 luglio 2007

Tiwtter amicizie o nulla ?

Due soli ragionamenti per una piccola discussione che ha animato e diviso il mondo di twitter ieri sera.
Il "twittero" mondo, su una questione nata dalla mia decisione di eliminare dal mio elenco "twitter" chi non mi aveva "accettato" come amico si è diviso in:

1) Favorevoli : molti
2) Contrari: nessuno credo
3) Mediatori: a dire il vero solo i preziosissimi (pompieri) gigicogo e daniele.

Per me nulla di eclatante e che dipende solo dalla mia personale convinzione su che cosa sia twitter e a che mi debba servire.
So che per molti di voi eliminare un twittero è quasi come ucciderlo e quindi comprendo l' animosità della discussione.
Per tanti di voi poi i nomi che io ho eliminato so per certo rappresentano il meglio della blogosfera forse. Per me al contrario non rappresentavano nulla da quel punto di vista, forse se avessero accettato la mia "amicizia" avrei potuto scoprire in loro cose che così non sono riuscito ad apprezzare.
Dal punto di vista funzionale poi il meccanismo adottato da twitter dei "followers" così come è non mi convince, mi sembra un pochetto ipocrita, commercialmente corretto anche se furbetto e ipocrita.
Dal punto di vista "commerciale" permette e dà l'illusione, anche a chi non riesce a relazionare, di "rimanere" in twitter con qualche "speranza", riesce poi ad essere valido strumento pubblicitario di chi "sfrutta" "twitter" solo ed esclusivamente per pubblicizzarsi e pubblicizzare i propri "prodotti" anche di chi non ha alcun interesse a "relazionarsi" con altri.
Personalemente twitter non lo vivo così, ho altri strumenti per "seguire" chi "veramente" mi interessa pur non essendo mio amico, qui in twitter io mi diverto confrontando idee e pensieri con degli amici e relazionandomi con loro anche tramite i loro blog che mi danno modo di conoscere diverse esperienze di vita e diversi interessi.
Tanto sono convinto di quanto affermo che ho la certezza che, prima o poi, anche twitter deciderà di cambiare il meccanismo dei "followers".
Molto meglio per me la limpida e virile scelta dell'accettazione o del rifiuto, piu seria chiara ed evidente.
A operazione conclusa ed a conti fatti si sono salvati 127 amici. Credo, sfogliando rapidamente i loro blog, che ci sia il meglio della blogosfera che io ho trovato, magari poco conosciuti ma vi assicuro che sanno essere a volte spiritosi e divertenti, spesso intelligenti e piacevoli, in ogni caso una splendida e piacevole compagnia.