lunedì 17 ottobre 2011

Quello che aveva in animo Berlusconi, secondo Repubblica.

Intercettazioni e ancora intercettazioni. Non passa giorno che non se ne sentano o leggano di nuove. E' un getto continuo di notizie, di colloqui, di comportamenti, un fiume in piena che rischia di straripare, di rompere prima o poi gli argini della sopportazione e della tolleranza dilagando davvero nel paese. Tocca oggi a Repubblica uscire allo scoperto pubblicando alcune presunte telefonate del Premier a Lavitola. Quando si legge è davvero sconvolgente, di una gravità estrema e tale da svegliare anche le coscienze più intorpidite. Si capisce così la fretta di una legge che ne impedisca le pubblicazioni.  Siamo, dice repubblica, nell'autunno del 2009 ed è il premier che "parla, con il direttore del'Avanti, di lodo Alfano, di raccomandazioni alla Guardia di Finanza e soldi ai giornali. Berlusconi  parla  o meglio, se vere le notizie, straparla con il suo interlocutore.  "Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c'è un'alternativa...". Si continua "La situazione oggi in Italia è la seguente: la gente non conta un cazzo... Il Parlamento non conta un cazzo... Siamo nelle mani dei giudici di sinistra, sia nel penale che nel civile, che si appoggiano a Repubblica e a tutti i giornali di sinistra, e alla stampa estera". "Facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera". E pensare che la Russa, non più tardi di ieri, parlava di clima di contrapposizione quasi rivoluzionario nel paese, per colpa della sinistra.  Fa sempre comodo addebitare le colpe proprie agli altri. Forse quanto riportato da Repubblica, e attribuito, al Premier potrà anche essere penalmente non rilevante. Toccherà di certo alla magistratura indagare, accertare e contestare, se del caso, ma di certo, se tutto questo sarà provato, non sarà altro che un ulteriore tassello a dimostrazione del fatto che la decenza  si è passata da un pezzo. E'  giunta davvero l'ora di riflettere non solo sulle capacità, ma anche sulle reali intenzioni di chi ci governa. Non ci possono essere più attenuanti per nessuno, qui è in gioco non solo l'economia del paese ma anche i suoi fondamenti democratici.

 

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