mercoledì 28 settembre 2011

Alemanno attacca la Minetti; e scoppia la guerra tra Roma e Milano sui cattivi costumi.

Si fatica negli ultimi periodi a capire gli uomini del Pdl, tira un'aria strana, tutti contro tutti e tutti con il Premier nonostante tutto. E se la Lega e Bossi parlano pubblicamente di secessione, poi nei fatti non mollano il Cavaliere. A Roma in fondo si trovano bene, qui riannodano i fili della maggioranza, gli stessi che avevano ingarbugliato a Milano o a Venezia.  Chi se la ricorda più la Roma ladrona dei vecchi tempi, ora è diventata la Roma padrona. Persino Alemanno  si è stancato di un Nord intrallazzone e nella sostanza poi buon imitatore delle vecchie abitudini di una classe politica indecente e cialtrona. Basta con i conviviali banchetti che univano il paese a colpi di polenta e trippa alla vaccinara. Ora persino Roma sparla del Nord, e critica Milano ed i suoi cattivi costumi. Al centro della contesa il palazzo del potere lombardo per eccellenza, quello della regione, e le doti richieste per sedere tra i  banchi della maggioranza e governare così la regione più ricca d'Europa. Dice Alemanno che è giunta l'ora di dire con chiarezza che non ci devono mai più  essere "Minetti" nei Consigli regionali perché in questo modo offendiamo il Pdl e Silvio Berlusconi".  Sarebbe forse bastato dire che così facendo si offende il paese, dato che non si capisce bene come mai dovrebbe offendersi Berlusconi visto che l'elezione della Minetti  è stata, a quanto pare, opera sua. In ogni caso il colpo di Alemanno è stato proprio basso. E' andato giù, non di fioretto, ma di sciabola. Prima era il Nord, o la Lega, che parlavano di moralizzare il paese, ora sono additati dal sindaco di Roma come il vecchio, la mala politica, la rovina dei costumi italiani. E il nord fa quadrato, forse costretto, attorno alla Minetti, per non rischiare di cadere assieme. Il Pdl lombardo, per bocca di qualche suo autorevole esponente ha infatti affermato che la "consigliera Minetti" è stata eletta per i suoi meriti, per le sue capacità e per la sua esperienza. Non ha poi aggiutno o precisato altro. E Formigoni ? Silente sul caso, nonostante negli ultimi periodi sia così loquace e nonostante un tardivo, ma opportuno, pronunciamento dei vescovi che avrebbe dovuto farlo rivoltare. Di certo se le primarie che  lui vuole e di cui parla, permettono poi la selezione e l'elezione di una classe dirigente siffatta, ebbene, non solo i laici ma anche i cattolici oramai, rivolgendosi al cielo, visto che non c'è remissione in terra, avranno il coraggio di dire "dio ce ne scampi".

Nessun commento: