giovedì 29 settembre 2011

Per Bossi è andata bene, sono solo i magistrati che fanno casino.

Alla fine come tutti si aspettavano Saverio Romano ce l'ha fatta, gode della fiducia della maggioranza di Governo. Umberto Bossi si dice soddisfatto del voto che ha respinto la mozione, e con la classica sfrontatezza se la prende con i magistrati che fanno casino. Beato lui che riesce ancora a rallegrarsi, e che neanche ha coscienza dei casini che sta creando o facendo lui.  Bisognerebbe chiederlo ai leghisti se vivono gli stessi sentimenti, o se danno le stesse valutazioni. Per oggi comunque è andata bene, aggiunge il Senatur . Già per oggi solo però. Ma bene per chi  ?  bene per il ministro Romano di certo, bene per Berlusconi, e anche per gli amici di merende. Di certo non è andata bene per il paese,  per la giustizia o per i cittadini. Per tutti questi non si è trattato di un bel giorno, e neanche di una bella pagina di storia o di democrazia da ricordare.   

mercoledì 28 settembre 2011

Ministro Romano e sfiducia: "secondo voi un indagato per mafia può essere Ministro ?"

Oggi alle ore 16 sarà votata la mozione di sfiducia contro il Ministro dell'Agricoltura Saverio Romano rinviato a giudizio dalla procura di Palermo con l'accusa di concorso in associazione mafiosa. Saverio Romano comunue si dice tranquillo e certo della tenuta della maggioranza in Aula, visto che oramai si è già incassato il voto, a sostegno del Minsitro, da aprte della Lega. Non resta che aspettare e poi vedremo con che faccia tosta in molti si  appresteranno al voto. Un sondaggio odierno di Sky poneva una semplice domanda ai cittadini Italiani : secondo voi è giusto che un indagato per mafia possa essere Ministro della Repubblica Italiana ? Attenzione, la domanda non si riferiva ad un Minsitro "colpevole per mafia" , ma semplicemente "indagato per mafia". Ebbene per  la quasi totalità dei cittadini la risposta è NO. Al contrario, per la nostra maggioranza di Governo, per il nostro Primo Ministro, per il Pdl e per la Lega,  pare proprio di sì. Questo in barba alle sfrontate affermazioni dei molti difensori degli interessi del paese e degli elettori. Ci domandiamo, dove sono finite le tanto affermate battaglie legalitarie che hanno visto coinvolta anche la Lega e infiammato il Nord , ma anche il Sud del paese. Perse sulla strada di Roma e del salvataggio di un Governo rattoppato.  E ancora , come la pensa, e come voterà Maroni ?  Come potrà domani, e dopo questo voto, affermare di voler sconfiggere la mafia in tutto il paese ? Mi pare che in molti ci possano cogliere una qualche contraddizione.


Alemanno attacca la Minetti; e scoppia la guerra tra Roma e Milano sui cattivi costumi.

Si fatica negli ultimi periodi a capire gli uomini del Pdl, tira un'aria strana, tutti contro tutti e tutti con il Premier nonostante tutto. E se la Lega e Bossi parlano pubblicamente di secessione, poi nei fatti non mollano il Cavaliere. A Roma in fondo si trovano bene, qui riannodano i fili della maggioranza, gli stessi che avevano ingarbugliato a Milano o a Venezia.  Chi se la ricorda più la Roma ladrona dei vecchi tempi, ora è diventata la Roma padrona. Persino Alemanno  si è stancato di un Nord intrallazzone e nella sostanza poi buon imitatore delle vecchie abitudini di una classe politica indecente e cialtrona. Basta con i conviviali banchetti che univano il paese a colpi di polenta e trippa alla vaccinara. Ora persino Roma sparla del Nord, e critica Milano ed i suoi cattivi costumi. Al centro della contesa il palazzo del potere lombardo per eccellenza, quello della regione, e le doti richieste per sedere tra i  banchi della maggioranza e governare così la regione più ricca d'Europa. Dice Alemanno che è giunta l'ora di dire con chiarezza che non ci devono mai più  essere "Minetti" nei Consigli regionali perché in questo modo offendiamo il Pdl e Silvio Berlusconi".  Sarebbe forse bastato dire che così facendo si offende il paese, dato che non si capisce bene come mai dovrebbe offendersi Berlusconi visto che l'elezione della Minetti  è stata, a quanto pare, opera sua. In ogni caso il colpo di Alemanno è stato proprio basso. E' andato giù, non di fioretto, ma di sciabola. Prima era il Nord, o la Lega, che parlavano di moralizzare il paese, ora sono additati dal sindaco di Roma come il vecchio, la mala politica, la rovina dei costumi italiani. E il nord fa quadrato, forse costretto, attorno alla Minetti, per non rischiare di cadere assieme. Il Pdl lombardo, per bocca di qualche suo autorevole esponente ha infatti affermato che la "consigliera Minetti" è stata eletta per i suoi meriti, per le sue capacità e per la sua esperienza. Non ha poi aggiutno o precisato altro. E Formigoni ? Silente sul caso, nonostante negli ultimi periodi sia così loquace e nonostante un tardivo, ma opportuno, pronunciamento dei vescovi che avrebbe dovuto farlo rivoltare. Di certo se le primarie che  lui vuole e di cui parla, permettono poi la selezione e l'elezione di una classe dirigente siffatta, ebbene, non solo i laici ma anche i cattolici oramai, rivolgendosi al cielo, visto che non c'è remissione in terra, avranno il coraggio di dire "dio ce ne scampi".

martedì 27 settembre 2011

Anche la chiesa da il benserito al Premier e lo invita a farsi da parte.

Alla fine anche i Vescovi si sono decisi e la loro non è stata certo una decisione affrettata, anzi.  Non sempre è possibile tacere cercando di difendere gli interessi economici rilevanti, deve prima o poi arrivare per tutti il momento e l'occasioni in cui il silenzio diventa agli occhi del mondo tolleranza inopportuna, incomprensibile complicità, o peggio ancora vigliaccheria. Il limite della decenza era da tempo superato e molti fedeli oramai sembravano smarriti, senza guida, senza indicazioni. Finalmente ora, anche i vescovi parlano, rompendo ogni indugio, lo fa Bagnasco, a nome della CEI. Il dito accusatore rivolto al cielo, le parole di fuoco dirette e chiare vanno in una unica direzione, additano senza tante perifrasi i comportamenti del Premier, anche se cercano di volare alto.  Bagnasco parla di "comportamenti licenziosi" , di "relazioni improprie che sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà, ammorbano l'aria e appesantiscono il cammino comune". Continua. "Mortifica dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui", dice il numero uno dei vescovi. "Non è la prima volta che ci occorre di annotarlo: chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell'onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda". E ancora: "Si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica". Infine l'affondo: "La collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l'immagine del Paese all'esterno ne viene pericolosamente fiaccata". "Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi - conclude Bagnasco - e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono nè vincitori nè vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili" . Chi ha orecchi per intendere intenda, è questo il benservito, la richiesta di un passo indietro. Solo Sacconi e compagni possono far finta di nulla, parlare di richiamo generale e generalizzato. Il silenzio della chiesa di fronte ai fatti è finalmente rotto, spezzato un incantesimo. Le strade si dividono e la minaccia per berlusconi ed il Pdl neanche tanto velata, l'aggregazione dei cattolici in un nuovo soggetto politico, se non se ne va Berlusconi.

lunedì 26 settembre 2011

Attento Bossi che se arrivano davvero i leghisti.......

Il Governo va avanti, grida un premier in delirio. Va avanti con le urgenze, anche se non si capisce per chi sono. O meglio, tutti capiscono a chi servono, visto che al primo posto viene collocata nuovamente una legge sulla giustizia e sulle intercettazioni.  Di crisi ancora non ne parla Silvio, e comunque viene dopo. Nulla di nuovo sotto il sole verrebbe da dire in questo paese, dove il sole sembra brillare eterno, anche se la notte si avvicina. Cascasse il mondo, arrivasse il default,  saltasse l'intero sistema , lui , il Cavaliere non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro, nè di anticipare il voto. Come una statua, immobile ed eterna, come una mummia di Tutankamen che sfida le intemperie ed i secoli, lui lì che ripete il suo ritornello , il Governo è solido, lavora, e va avanti. Che cosa poi faccia veramente non si capisce con precisione, e neanche importa.  Attorno a Berlusconi il caos, il deserto totale o quasi. Nel Pdl nessuno oramai gli crede più, tutti  aspettano il peggio, ognuno dentro di sè riconosce finita una parabola. In coro, ma a bassa voce, tutti si augurano che il Cavaliere decida presto di abbandonare, di ritirarsi a vita privata, ammessa che la sua vita lo possa ancora essere. O almeno che lasci libero il paese, che sollevi  tutti da un incubo. L'opposizione dal canto suo fa quadrato . Bersani invoca e prega per  un governo di emergenza. Di Pietro sbraita e invoca giustizia, quella vera. Fini e Casini, si augurano presto nuove elezioni. Peggio di così l'Italia non potrebbe andare, i sacrifici chiesti pesano, altri ne arriveranno. Il consenso del Premier è in caduta libera. Persino i suoi vecchi sostenitori lo vogliono al più presto fuori dai piedi. La Confindustria gli spara contro tre volte al giorno, la piccola e media impresa lo vede come il fumo negli occhi e gli addita tutte le sue enormi colpe. I sindacati, si sa, si preparano oramai in gruppo, o quasi, allo sciopero generale. Si capisce però che nessuno dei nostri onorevoli se ne voglia andare, se vanno ora non ritornano più, è la loro fine che temono, non solo quella del premier. E senza Berlusconi, molti di loro, non sarebbero proprio nessuno. In queste condizioni le colpe maggiori sono della Lega. La base mormora, recalcitra, protesta, sbatte la porta. Il disagio è diffuso, palpabile, si taglia a fette. Ma i posti ottenuti nel governo del paese o nei consigli di amministrazione dei vari enti,  valgono bene una protesta anche diffusa. Per ora, rispolverando un vecchio motto, la Lega  "tiene duro". Di staccare la spina non ne vuole sentir parlare. Alzano solo un poco i toni, un po' di fumo negli occhi dei sostenitori e si ritorna a parlare di secessione. E gli elettori ? in ritirata hanno rotto le fila per ingrossare l'esercito degli astensionisti. "Carpe diem", cogli l'attimo dicevano gli antichi, ma qui il momento è passato e nessuno riesce a cogliere le novità o non ne ha il coraggio. Milanesi è salvo, e il Parlamento sembra sempre più una fortezza sotto assedio. Tra pochi giorni si ritornerà alla carica con il ministrro Romano. E lì si parla di mafia, anche se di concorso esterno. Ancora una volta Bossi e la Lega salveranno un governo allo sfascio ? Salveranno Romano ? Pare di sì. Dicono lo faranno per lealtà. Verso chi non si sa. Verso il Premier di certo, verso Romano anche. Ma dove sono finite le antiche battaglie ? Dove sta l'orgoglio antico che dicevano appartenesse ad un popolo intero, quello padano. Svanito, oppure perso. I palazzi romani hanno ammorbidito i toni, cambiato le consuetudini, fatto vedere altre prospettive. La Roma ladrona è diventata di colpo anche per i leghisti la città eterna, e loro sperano che duri, in eterno. E allora Bossi va avanti tranquillo, dice che salverà anche Romano, e che lo farà assieme a Maroni. Lunga vita al governo dunque. Bossi assieme a Berlusconi, continueranno a dividersi tutto, l'italia, il governo, il potere. Nessuno pare per ora li possa fermare. Bossi e compagni di una sola cosa devono temere, che prima o poi arrivino anche per loro i leghisti della Padania..


venerdì 23 settembre 2011

La lega e la rovina del Nord.

Giorno dopo giorno dice Bossi , è questo il suo appoggio al governo. Dipenderà dalla circostanze o dal caso. Ma Bossi non va preso troppo seriamente, Berlusconi lo sa. Abbaia ma non morde il Senatur. Le spara grosse ma poi le ritira. Fatto sta che fino ad ora è stato un più che fedele sostenitore del miliardario al goveno. In nome della fedeltà e della coerenza ha digerito e fatto digerire allla Lega ogni bruttura possibile ed immaginabile. Una volta gridavano Roma ladrona, ora non hanno più fiato, sostengono persino Milanesi e compari , votano per impedire la sua custodia cautelare. Parlano di lealtà ma questa non c'entra molto e anche ammesso ci sia, non salva dall stupidità nè dalla dabbenaggine. La base leghista è in rivolta, le bandiere verdi non riescono più a garrire al vento del Nord ma se ne stanno rattrappite e un po' in disparte, rosse dalla vergogna. Bossi parla di secessione per salvare il Nord, visto che l'italia affonda. Peccato si dimentichi di dire che lui e il suo partito sono al governo da anni. Ci provi il Senatur ad elencarci le conquiste che ha fatto negli anni in cui ha sostenuto Berlusconi  ? Nessuna, lo zero più assoluto. Nel contempo ha salvato dalla giustizia il premier e sostenuto un governo inaffidabile ed incapace, che merita ampiamante di andare a casa. Assieme al Premier e al Pdl, la Lega e Bossi sono i principale responsabile del crollo del paese. Ma non sono il Sud o il centro che crollano, quelli già rovinavano da soli, è l'intero nord che crolla, che non cresce, che va in rovina.  L'importante però per Bossi è salvare il Cavaliere, l'importante è salvare se stesi ed i propri privilegi, magari salvare Milanesi e poi tra qualche giorno il Minsitro Romano. Ma Bossi ed i leghisti hanno valutato le accuse, riportato da tutti i giornali, su Marco Milanesi ? Viaggi, consulenze, incarichi in società pubbliche, favori a destra e a manca , Ferrari, Porsche, Bentley, Bmw, orologi, gioielli, una barca e tanto altro. Vero o falso che fosse valeva davvero la pena salvarlo dai giudici ? valeva la pena impedire il corso della giustizia ? e poi e ancora, varrà la pena continuare a sostenere le leggi affossa processi del Premier ? Basterebbe chiederlo a qualche leghista, negli sperduti paesi del nord, in val Seriana come in val Brembana, in Val Camonica come a Bergamo o a Brescia. Inutile parlare di federalismo quando si ha intenzione di non salvare proprio nulla se non se stessi, il proprio potere ed i propri interessi. Non si salva di certo l'Italia così ma neppure la Padania.

mercoledì 21 settembre 2011

Gli ultimi giorni, o nostri o di Berlusconi.

Il declassamento di S&P's non è che l'ultimo atto della caduta continua del nostro paese, e non è stata una sorpresa visto che da tempo era nell'aria. Le cause sono evidenti e sotto gli occhi di tutti , pesano la mancata crescita, le difficoltà e le incertezze economiche e politiche italiane. Ma non basta e non ci si ferma qui. Sullo sfondo un ulteriore avvertimento che se si continua così questo è solo l'inizio. Inutile ora considerare e ripetere che ci avevano detto che eravamo fuori dalla crisi, che ne saremmo usciti meglio di alttri e che i bilanci erano a posto. Bisogna riconscere che non ne hanno azzeccata ma non solo bisogna anche dire che se continuano così ci portano alla rovina. Ora  il tempo stringe, il clima torrido, bisogna decidere in fretta.  Una cosa è certa, questo governo è debole, incapace, in balia degli umori degli Scilipoti di turno. Solo qualche giorno fa questo governo che qualcuno si ostina a dire solido, è  stato battuto per ben 5 volte in Parlamento. C'è di più, il nostro Presidente del Consiglio è oramai squalificato, impresentabile, in Italia ed all'estero. Basta leggere un giornale, uno qualsiasi nel mondo, di destra o di sinistra poco importa, per accorgersi del fatto. Berlusconi è diventato per tutti  una macchietta, descritto, visto e sentito come un clown. La domanda, una sola ; come può un popolo di antica e profonda cultura come il vostro tollerare questo Premier ? Come può un popolo cadere così in basso ? Sono di ieri le affermazioni della Marcegaglia che si dichiara stanca, come italiana, di essere derisa in tutto il mondo per colpa del suo Premier. Facile l'affondo finale della prima donna di Confindustria. Senza tante perifrasi o complimenti la Marcegaglia invita Berlusconi ad andarsene a casa prima che sia troppo tardi per il suo paese, per milioni di italiani. In fondo anche gli imprenditori chiedono quanto già chiedono i sindacati, i giornali e una grande parte , meglio, la maggioranza, del paese. Berlusconi se ne vada , è giunta l'ora, grida in coro chi ancora ha a cuore le sorti del paese. E' in gioco in nostro futuro, la nostra credibilità, e in questo momento, è un bene troppo importante per essere sacrificato. Di certo un Premier costretto ad occuparsi delle tante  "patonzole" e dei suoi numerosi processi, che afferma di fare il primo ministro a tempo perso, non ci può essere di alcun aiuto.  Siamo vicini alla Grecia, siamo vicinissimi al baratro ed al tracollo. Qualcuno batta un colpo, lo faccia Bossi, o Maroni ed i suoi, qualche uomo di buona volontà deve essere rimasto nel Pdl. Uno che alla fine capisca e convinca anche gli altri che sono arrivati gli ultimi giorni per il premier. Non si può ifendere a oltranza l'impossibile e l'indifendibile. Non si può confidare solo sull'aiuto dell'Europa, non è eterno. Siamo un peso persino per i nostri alleati oramai. L'interesse del paese dovrà essere prima o poi anteposto a quello di Berllusconi. La Spagna insegna, il suo spread è migliorato da che Zapatero ha deciso le elezioni anticipate. Qualcuno capisca, o Berlusconi o i suoi si decidano. Faccia lui oppure venga obbligato a fare un passo indietro. Sono gli ultimi giorni, in un senso o nell'altro, per lui, ma anche per noi.

martedì 20 settembre 2011

Minzolini e la solita Minzolinata su Berlusconi.

Un nuovo editoriale del direttore del Tg1, andato in onda nella edizione delle ore venti, sta facendo il giro del web.  Dall'alto del suo scranno e della sua impudicizia Minzolini difende a spada tratta il premier e sfrontatamente, senza nemmeno arrossire, aggiunge di non capire per quale motivo Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro o addirittura ritirarsi. Subito scoppia la polemica, scontata , ma del tutto inutile.  A  ognuno il suo verrebbe da dire,  e Minzolini in fondo anche qui fa il suo mestiere, quello che gli  riesce meglio, quello per cui, quasi per miracolo, si è deciso di catapultarlo, sfidando il buon senso e la ragione, sulla poltrona di comando del Tg1. Se Minzolini fosse stato un grande giornalista o un grande scrittore, carta e penna in mano, avrebbe scritto cose su cui meditare, di certo vere, senza dubbio obiettive, idee su cui magari assieme avremmo anche discusso ma meditato. Ma da Minzolini non si può pretendere null'altro che una minzolinata, una di quelle dichiarazioni o considerazioni a favore del Premier a cui ci ha abituato da tempo.  Se uno nasce lupo vive libero nella foresta, lanciando alti i suoi ululati, se uno nasce cane è fedele per tutta la vita, al massimo guaisce e lecca la mano del padrone che gli passa il cibo. Minzolini da tempo ha deciso dove stare e quale ruolo giocare, quello fa e nessuno può pretende altro. In fondo questa volta ha solo espresso un suo parere, un'opinione del tutto personale e di cui  non frega niente a nessuno.  Il suo Tg ha fatto di peggio, a volte ha nascosto la verità, a volte l'ha distorta, a volte l'ha calpestata.


lunedì 19 settembre 2011

Manuela Arcuri eroina per un giorno.

Le donne del premier orami non fanno più notizia, neanche sono una novità. Il mondo, si sa, è pieno di chi è disposto a vendere quello che ha, quantomeno a matterlo in mostra od a sfruttarlo. Per meritarsi le prime pagine dei giornali non servono più donnine o donnette, serviva un'eroina, qualcuna che resistesse, che facesse della propria rettidudine e dei propri alti ideali una bandiera e che la sventolasse alta davanti ai dubbiosi o a quanti , o quante, per qualche denaro venderebbero, non solo il corpo, ma anche l'anima. Il no della Arcuri a Berlusconi è diventato da subito un simbolo, il simbolo di una donna e di una Italia che non si piega al potente di turno, che mantiene intatti ideali e virtù. Ma il nostro è un mondo effimero, dove, si sa, l'apparenza conta più della sostanza, dove anche le eroine rischiano di esserlo solo per un giorno. In un mondo siffatto anche i NO decisi lasciano spazio alla speranza e non sono mai eterni ed imperituri. Anche il no della Arcuri, eroina moderna, sembra fosse trattabile, caduco ed evanescente, destinato a vivere lo spazio di un giorno e per nulla assoluto. Sembra infatti , così almeno sostiene la stampa, che questo "no" avesse una condizione, soddisfatta la quale si sarebbe magicamante trasformato, se non in sì , almeno in un forse. E' di certo un segno dei tempi, di una diffusa o universale caduta degli ideali quando anche le eroine e le loro virtù hanno vita breve. Tempi grami davvero quelli in cui gli ideali e l'anima , in questo caso unici degni di immortalità, si piegano sempre ai capricci del corpo. D'altronde ogni tempo ha i  suoi demoni ed i suoi eroi, i suoi peccati e le sue virtù. E anche gli ideali che sembrerebbero eterni, si trasformano nel tempo. Gli antichi eroi o i santi salivano il patibolo, si immolavano sul rogo o sulla forca, oppure pretendevano la fucilazione. Brutti tempi davvero quelli in cui ci si immola più nei letti del presidente del Consiglio che nelle piazze. Brutti tempi , dicevo, di certo non invidiabili, quelli in cui anche la Arcuri  sia pure per un giorno, assurge alla gloria degli eroi.

venerdì 16 settembre 2011

Fuoco amico dei giornali di Berlusconi, anche Bossi si merita il trattamento Boffo.

Proprio nei giorni in cui ha inizio la rituale festa dei Popoli ed  il rito dell'ampolla unisce idealmente la Padania leghista, anche Bossi si trova oggetto degli attacchi della stampa amica. Il fuoco alle polveri  lo da Panorama , il periodico Mondadori, propietà Berlusconiana. Uno schizzo di fango qui e uno là, si addice alla ricorrenza della benedizione delle acque del  Po. E Panorama sparla della signora Bossi, per colpire anche il Senatur, perchè questi capisca. Manuela Marrone in Bossi  "la dittatrice della Padania", viene definita "l'anima nera" del partito" , "un'abile burattinaia che preferisce muovere i fili della politica stando dietro il palcoscenico", "matrona,patrona e un po' terrona". Panorama spalma bene il fango, lo getta proprio in profondità, ricorda che fu sua la scelta di affiancare al marito la "badante" Rosi Mauro così come la scelta di Reguzzoni quale capogruppo della Lega.  Anche il  Trota non si salva e non gli sono risparmiate di certo le critiche. Renzo è considerato l'arteficie delle "beghe interne nel Carroccio "per il fatto di esser stato eletto consigliere regionale in Lombardia". Come si vede il fuoco amico colpisce basso, rischiando di spezzare accordi ed amicizie consolidate. Le insinuazioni e gli argomenti sono degni del caso Boffo, che oramai ha fatto scuola, è  diventato metodo di lotta  all'interno di questo centrodestra, sempre più allo sbando, sempre più sfilacciato, o meglio sempre più squalificato.

giovedì 15 settembre 2011

Le intercettazioni il primo problema per Berlusconi che può salvare il paese solo andandosene.

E da ieri pomeriggio che le agenzie battono la notizia. A quanto sembra nella convocazione di ieri sera del Consiglio dei Ministri Berlusconi il Premier era intenzionato ad inserire negli argomenti all'ordine del giorno, per l'ennesima volta, un nuovo decreto urgente che impedisca in parte le intercettazioni e ne vieti la loro pubblicazione.  C'è chi giura, e lo riportano vari giornali, che il Cavaliere abbia nuovamente affermato che gli italiani considerano una legge sulle intercettazioni urgente e prioritaria. Non so quali fonti consulti il Cavaliere, ma di certo gli italiani, a tutto pensano tranne che alle intercettazioni che lo vedono coinvolto, anzi, la stragrande maggioranza dei cittadini è proprio contraria a qualsiasi legge che le impedisca quando sono necessarie per le indagini.  Si capisce il clima, proprio ieri il premier ha avuto la sgradita sorpresa di veder pubblicato il resoconto della sua telefonata con Lavitola. Si capisce l'imbarazzo di Berlusconi e anche il timore per gli ulteriori sviluppi del caso. Poco importa che per una volta il Cavaliere non sia accusato di nulla, ma addirittura sia parte lesa nell'inchiesta napoletana. I giudici per Berlusconi sono sempre una iattura, un pericolo costante, e questo a prescindere. Berlusconi  poi vede anche in questa inchiesta un tranello appositamente ed intelligentemente ordito per farlo entrare in aulo come parte lesa e farlo uscire inquisito.  Ecco quindi  spiegata l'urgenza di bloccare l'ondata di fango che ancora una volta, sotto forma di intercettazioni si abbatteranno su di lui. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, si è soliti dire, e nessuno ha colpa se il premier riesce a farsi coinvolgere in tante brutte e pesanti inchieste, sembra proprio attratto dai guai, come il topo dal formaggio. Chi se li cerca i guai se li tenga, alla fine ne dovrebbe comunque pagare le conseguenze. Anche questa volta però pare che il Cavaliere abbia trovato sulla sua strada il presidente della Repubblica che ancora , dicono, si sia rifiutato, giustamente, di firmare un decreto che non rivestirebbe alcun carattere di urgenza e tra l'altro per una materia tanto delicata. Ma si parla anche di una novità ed è il fatto che per la prima volta sembra che anche il nuovo Ministro della Giustizia abbia espresso la sua contrarietà ad un decreto legge in tal senso. Un bell'insegnamento anche per Alfano, si può essere uomini di "parte" ma quando si rappresentano le istituzioni è richiesta imparzialità. La palla quindi è di nuovo al centro, piaccia o meno si ha l'impressione che Berlusconi prima o poi dovrà decidersi a presentarsi o quantomeno a farsi ascoltare dai giudici napoletani. Rimane comunque lo stesso quesito che da tempo ogni italiano di buon senso si pone : è adatto questo presidente del Consiglio a guidare il paese in momento tanto difficile ? è credibile questo governo, sempre più squalificato, in un momento in cui anche i mercati pretendono credibilità ?  La risposta è univoca ed è un no secco. Berlusconi può salvare il paese solo andandosene.

mercoledì 14 settembre 2011

Berlusconi e la rovina dell'Italia

L'opposizione critica la manovra con l'unico desiderio di dare una spallata al governo senza capire che darebbe una spallata all'Italia e con la chiara intenzione di rovinare l'immagine del presidente del Consiglio ma così invece rovina l'Italia" dice il premier, Silvio Berlusconi, dopo l'incontro con il presidente del Consiglio della Ue, Herman Van Rompuy a Bruxelles.

Strana considerazione, come al solito di comodo e sempre fatta per salvare se stesso e non la nazione. Quando si definisce l'Italia "un paese di merda" e questo viene riportato da tutti i giornali, italiani e stranieri, vuol dire che poco ci si interessa dell'immagine del proprio paese.  Inutile comunque sperare in un ravvedimento del Premier. Si può solo contare in un ravvedimento degli italiani, del Parlamento o della Lega.  Berlusconi, oramai lo ha visto anche un cieco, ha danneggiato più di ogni altro l'immagine italiana nel mondo, si è dimostrato incapace a governare , attento solo a tutelare o salvare unicamente se stesso ed i propri interessi. Persino nel suo stesso partito oramai in molti pensano sia giunta l'ora in cui dovrebbe decidersi a fare un passo indietro. Meglio sarebbe per tutti che abbandonasse quel campo in cui decise di scendere con tanta arroganza, quasi una ventina di anni fa.  Va salvato il paese dal baratro ora, e non Berlusconi e la sua immagine o questa maggioranza. Deciderà da solo il Cavaliere ? no di certo, se non riusciremo ad obbligarlo, in modo o nell'altro.


lunedì 12 settembre 2011

Alfano e il suo strano e personale concetto di giustizia.

Per il neoeletto segretario del Pdl , tre sono i temi che il governo ed il suo partito dovrbbero affrontare urgentemente. Nell'ordine sono , le pensioni, i giovani e la casa. Per quanto riguarda i giovani Alfano osserva e rimarca la profonda  ingiustizia generazionale contenuta nel riparto del carico previdenziale. Riconosce Alfano che c'è un peso sulle generazioni future fortemente ingiusto e che bisognerà lavorare su questo nei prossimi anni perchè non è possibile chiedere a una generazione di lavorare fino a 80 anni perchè quella precedente ha lavorato fino a 40. Parole sacrosante, certamente e indubitabilmente vere e che non si possono contraddire. Pensieri condivisibili quindi. In questo caso si può senz'altro condividere e apprezzare il senso di giustizia che ne sembra  scaturire. Peccato che per il Segretario del Pdl  il concetto di giustizia sia un'idea ballerina e si eserciti a comando o a conveninza, a volte elettorale e a volte personale. Come  tacere infatti, oppure nascondere, al contrario, la profonda ingiustizia insita nelle numerose proposte di leggi ad personam volte a salvare il premier che il nostro Angelino Alfano presentò al Parlamento nel suo precedente incarico di Ministro della Giustizia ? Come non accorgersi poi e rimarcare anche, il profondo senso di ingiustizia di una manovra economica, appena condivisa e presentata, che fa pagare ai poveri ed ai bisognosi quanto non vuole far pagare ai ricchi ? che rifiuta a priori l'istituzione di una patrimoniale sui grandi capitali che abbatterebbe il debito e che oramai chidevano con insistenza persino i poteri forti e la Confindustria. Come non veder,e e stigmatizzare o criticare, da parte sua l'inganno che si sta perpetrando di tagliare sulla politica solo a parole, facendo rientrare dalla finestra quanto si sembrava voler far uscire dalla porta ? Le parole ed i concetti non contano molto, se non sono seguite dalla coerenza e dai fatti. Giustizia estremamente ingiusta quindi, quella di Alfano, la cui leggerezza concettuale non gli fa onore. Sembra infatti che si voglia onorarla e rispettarlo solo quando fa comodo ed a comando, a secondo delle convenienze personali del Premier, del suo governo , o della sua parte.

sabato 10 settembre 2011

La Marcegaglia e la credibilità del Governo.

Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ultimamente si sa non risparmia bacchettate al Governo Berlusconi, lo ha fatto anche ieri intervenendo ad una tavola rotonda alla festa dell'Udc. Sarà stato forse il clima, il posto o i partecipanti , fatto sta che la Marcegaglia ha dichiarato che, o il Governo è in grado di essere credibile molto rapidamente, oppure ne dovrebbe trarre le conseguenze. Il quesito rischia di non avere risposte, di essere un poco retorico e francamante inutile e scontato visto che la risposta è già insita nel quesito. Se questo governo infatti fosse stato credibile la Marcegaglia neanche avrebbe rilasciato una siffatta dichiarazione e nemmeno si sarebbe posta il problema. Forse il Presidente di Confindustria avrebbe dovuto giungere da sola ad una più rapida ed evidente conclusione.

mercoledì 7 settembre 2011

La fiducia del Governo e la sfiducia dei mercati e degli italiani.

Alla faccia del decisionismo di cui il premier si faceva vanto verrebbe da dire, ma oramai le improvvisazioni, la goffaggine e l'incapacità di questo governo sono sotto gli occhi di tutti, non solo in Italia. Ora in ogni caso ,a quanto sembra, il dado è tratto, è giunta la fatidica ora X per una definitiva approvazione di quella che oramai si può valutare come la quarta o quinta manovra correttiva di bilancio. Si sono tentati tutti gli espedienti, cercate tutte le vie di fuga possibili ed immaginabili, alla ricerca di quell'ennesima scappatoia che permettesse di rimandare a tempi migliori ed a governi  diversi le decisioni più impopolari.  Solo che i mercati non sono così sprovveduti come gli italiani, ed alle favole o alle bestialità proprio non riescono a crederci. Così, grazie all'incapacità del Governo si sono persi un bel quantitativo di euro, gettati al vento, bruciati sull'altare delle chiacchere e dell'irresponsabilità. E per fortuna si è deciso ad un richiamo formale il Capo dello Stato, che nonostante gli anni sembra essere l'unica mente attiva e lucida che ancora governa. Si spera solo che una qualche credibile manovra venga approvata al più presto, visto che non più tardi di ieri molti ci giudicavano meno credibili e messi peggio della Spagna. Ma come spesso accade l'urgenza delle decisioni impedisce riforme e programmi, e così tutto si è risolto ancora una volta con un aumento delle tasse, sia dirette che indirette. E questo dopo che per anni si era promesso di abbassarle. Balle, sciocchezze, imbroglio continuo, i più smaliziati lo avevano capito da tempo. Come ora tutti hanno capito che la crisi la pagheranno come sempre i soliti, quelli a stipendio fisso , quelli che hanno sempre pagato le tasse. Proprio di introdurre quella tassa sui patrimoni che avrebbe stanato qualcuno, che avrebbe salvato altri, questo Governo non ne vuole sapere. E sì che a tutti sembra evidente che in momento di crisi chi più ha più dovrebbe dare, sopratutto se fino ad oggi è riuscito a farla franca. E poi mentre a parole si strombazza a destra a manca che è giunta l'ora del carcere per gli evasori, nel momento delle decisioni, invece di avanzare si indietreggia. Anche qui, chissà mai perchè ai nostri governanti sembra tanto strano il  fatto che chi ruba alla fine possa e debba finire in carcere, sia che il furto avvenga ai danni di una banca come ai danni del paese o degli italiani. Misteri della vita o dell'intelletto, o forse persistenza di piccoli interessi di bottega, chissà. Oggi comunque si vota al Senato , ma si vota per salvare il presente, non per il futuro, visto che manca un programma minimo di governo che sia credibile. E se fino ad oggi Berlusconi ha fatto male a questo paese, che qualcuno dice lui abbia derfinito di "merda", ora ha iniziato a far male davvero anche all'Europa. Un minimo di responsabilità, quella vera, vorrebbe che si spegnessero le luci, che si dichiarasse finita questa cattiva e brutta esperienza. La politica è un'altra cosa, non è questa, non è fatta di piccole furberie o peggio ancora di espedienti. Ci si decida a voler bene a questo paese, a non imbrogliarlo, a non prendersi gioco di lui e dei suoi abitanti, a non screditarlo in tutto il mondo. E se per farlo ci si deve rimboccare tutti assieme le maniche lo si faccia, se serve una crisi di governo che spiani la strada ad un governo tecnico per le riforme o per mandare a casa solo questo esecutivo lo si faccia. Ma si faccia in fretta , non si può contare sempre sugli altri,  o peggio ancora sulla sorte o su quella buona stella che spesso in passato ci ha aiutato, non è più tempo.