martedì 2 agosto 2011

Berlusconi alle Camere, il gesto disperato di chi deve convincere i mercati più che il paese.

Non si sa ancora se sia frutto di una personale o collettiva convinzione del Premier o del Pdl,  oppure il  gesto rassegnato ed inevitabile di uno sconfitto alla ricerca del tutto per tutto, tanto peggio di così comunque non si potrebbe. Alla fine anche Berlusconi ha ceduto e mercoledì pomeriggio, cedendo alle pressioni dell'opposizione e della parti sociali, sarà in Parlamento per una informativa  sulla situazione economica.  La notizia in sè è buona, ma la sostanza non cambia. Quello che chiedono le parti sociali, il paese o le opposizioni,  e cioè un cambio di rotta, un segno di disconcontinuità rispetto alla situazione attuale, non rientra nelle possibilità del Premier. Ecco perchè non si capisce ancora bene per quale motivo Berlusconi infili il suo collo nel cappio del Parlamento o sio voglia affidare così al giudizo dei mercati, già di per sè tanto dubbiosi. Forse vuole tentare la carta di un improbabile accordo in estremis con Casini e Fini, forse spera di riuscire a dettare almeno le regole del gioco, stoppare in anticipo eventuali accordi trasversali tra Lega ed opposizioni, oppure è solo un gesto disperato. Le carte che il governo può giocare nell'immediato sono poche, si tratta ancora una volta di promesse vaghe, del solito aumento della spesa, in questo caso per opere pubbliche, da approvare subito. Ma la carta è vecchia, alla stregua del gioco, mentre ancora non si sa come reagirà Tremonti. Nel Pdl tutti sembrano convinti vada abbandonato il rigore del ministro, che strangola l'economia, si dice ad alta voce, che ci farà perdere le elezioni, si sussurra.   Ma poi tutti parlano e nessuno decide. Ma allora che cosa sta tentando di fare Berlusconi ?  Nulla di più che l'ultimo disperato tentativo di riprendere le redini di un traino impazzito che corre oramai senza meta alcuna.  Si gioca tutto Berlusconi in quel discorso alle Camere, e gli esiti sono incerti e verranno decisi più dai  mercati che dal Parlamento o dal paese. Le speranze sono poche, a dire il vero quasi nulle. Sullo sfondo sempre più attuale e necessario quel governo di unità nazionale che tanti auspicano e che forse potrebbe essere l'unica scelta, per chi avesse a cuore le sorti del paese, prima dell'inevitabile baratro.

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