martedì 19 luglio 2011

L'Italia vive la sua crisi, soffre la caduta, si affida alla rassegnazione e prepara la rabbia.

Inutile sperare di questi tempi. I colori che caratterizzano la borsa sono sempre gli stessi, si passa dal rosso profondo , il colore dominante della caduta, al nero, il colore che scandisce e caratterizza le giornate, sopratutto di lunedì e di venerdi . Certo si dirà che la crisi è globale e tutti i mercati ristagnano e tremano. Ma è evidente che si racconta solo una mezza verità. Cina e India, assieme a tanti altri paesi, crescono comunque a ritmi sostenuti, anche nella crisi. E' vero il fatto, da molti sostenuto, che l'Europa soffre particolarmente in questo periodo e si trova sotto assedio degli speculatori. E'  però innegabile anche che il vecchio continente paga di colpo la sua indecisione e la sua incapacità a decidere una buona volta se si debba o meno salvare la Grecia. Qualsiasi uomo di buon senso, anche se non economista o politico, avrebbe, di primo acchito, optato per la salvezza. Ma in Europa si fanno ancora tante cose incomprensibili, senza senso, senza capo nè coda o controproducenti. Qualche paese europeo sta peggio, si dirà, basta vedere la Grecia, il Portogallo, l'Irlanda e anche la Spagna. Ma se questi paesi piangono, all'Italia non è concesso ridere, nonostante una manovra economica approvata in poche ore e nonostante perseverasse in tanti illusi la convinzione che dalla crisi ne saremmo usciti prima e meglio di altri paesi. Certo, in quanto accade si sente la mano della speculazione, ed è anche giusto aprire inchieste per capire chi trama o rema contro il paese. Ma si deve anche capire che i mercati sono così per natura a volte, e giocano al ribasso laddove ne esistono le condizioni. I mercati sono anche e spesso speculazione, e inutile nasconderlo. Sono speranza, illusione, convinzione e anche scommessa. Resta da vedere allora che cosa non convince i mercati nonostante tutto. E' subito detto. La manovra economica è troppo sbilanciata, troppo proiettata nel futuro, sembra destinata a tempi migliori o a governi diversi. E poi chi ancora può credere in questo governo, che ogni giorno vivacchia alla belle meglio, più per salvare se stesso ed il suo premier che per salvare il paese. E significativa la copertina di ieri del Der Spiegel che titolava "Ciao Bella".  Era un saluto amaro. Nell'articolo contenuto, si parlava del più bel paese del mondo portato ad un declino inesorabile dal suo Premier, invischiato in processi continui, coinvolto in scandali continui, poco credibile in patria, squalificato ed inpresentabile all'estero. Non c'è speranza di salvezza per un paese siffatto erano le conclusioni. Ma anche non volendolo, come non accorgersi che è aria di crisi quella che spira e invade ogni angolo d'Italia, crisi economica e di valori, crisi morale e di identità. E' un paese statico, immobile, ripiegato su se stesso, dove Il poco dinamismo accompagna  un declino che pare inevitabile ed inarrestabile in queste condizioni.  A scatenare  i mercati ci ha pensato la percezione, quando non la convinzione, che il nostro governo non è in grado di durare, di reagire, di prendere misure serie in grado di contrastare gli eventi. E' la percezione di una continua fibrillazzione politica, dove l'indecisione cronica si accompagna alla caduta di consensi, inevitabile negli scandali e nella crisi. La rabbia dei cittadini cresce contro le misure, contro una casta sempre più distante, che lotta con convinzione solo per salvare se stessa e i suoi incredibili privilegi. E'  possibile credere in un paese in queste condizioni, guidate da questo Presidente del Consiglio, retto da una maggioranza litigiosa, che affida se stessa ed i suoi programmi  nelle mani di Scilipoti e dei  responsabili raccattati sulla piazza ? Certamente no. Non meravigliamoci perciò se non ci credono nemmeno i mercati ed operano di conseguenza, scommettendo su una inevitabile caduta, del governo ma anche dell'Italia.


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