venerdì 22 luglio 2011

Il partito degli onesti si giudica dai fatti e non dai proclami.

Qualche tempo fa Alfano, neo eletto segretario del Pdl, dichiarava di voler rifondare il partito facendolo diventare in breve tempo il partito degli onesti. Già il dirlo presuppone un qualche dubbio nel merito. In ogni caso, proprio per dimostrare che non servono le parole, o meglio i proclami , ma i fatti, bastano solo alcune considerazioni. In ogni partiti ci sono persone più o meno oneste, nessuno comunque si salva dai ladri. L'onestà è spesso una qualità soggettiva, equamente distribuità nei gruppi, nei partiti, come nelle associazioni. Ma se si vuol costruire un "partito degli onesti" si deve, per forza di cose, adottare un qualche comportamento adeguato. Io non so se il Senatore Tedesco possa essere o meno onesto, non lo devo certificare io, ma lo debbono fare i giudici e la legge. Certo è che, per quanto mi riguarda, quando lui stesso si rivolge ai colleghi invitandoli a votare sì alla sua richiesta di arrresto, affinchè la legge sia libera di fare il suo corso, osservo come almeno in quel momento abbia adottato un comportamento "onesto" di fronte alla giustizia. Lo stesso accade per quanto riguarda il vice presidente della Regione Lombardia Penati, coinvolto in una indagine per mazzette. Penati, pur riconoscendosi innocente, ha fatto un passo indietro e si è dimesso dalla sua carica. Nè lui, nè il suo partito hanno attaccato i giudici o la giustizia,  ma hanno coerentemente deciso di difendersi nel processo e non dal processo. Un partito degli onesti  in fondo si costruisce così, accettando la legge e anche i processi, oltre al principio dell'uguaglianza dei cittadini. Serve coerenza, serve umiltà e dignità, oltre a toni bassi e rispettosi dei ruoli. Sta qui tutta la differenza. Nessuno crede che tutti gli onesti si collochino all'opposizione e tutti i disonesti  al governo. E' certo però che è  un po' imbarazzante,oltre che sciocco, furbesco e parecchio preoccupante,  quando viene inquisito o indagato qualche esponente del Pdl, sentire sempre la stessa storia, quella dei giudici rossi, della giustizia a comando o del solito complotto. L'impressione che se ne coglie è che si abbia la presunzione di essere onesti semplicemente perchè non ci si vuole assoggettare alla legge, non rispettandola. Bastava vedere i volti dei parlamentari del Pdl o dello stesso premier una volta visti i risultati delle votazioni per l'arresto di Papa. Il corso della legge, il vedere un parlamentare assogettarsi ad essa, sembrava vissuto come una sconfitta per l'intero partito. Papa , invece in un "partito di onesti" avrebbe dovuto essere invitato a fare un passo indietro e ad attendere le sentenze. Lo stesso dovrebbe fare Berlusconi. Solo così, con i fatti e non con i proclami, si  costruisce davvero il "partito degli onesti", o almeno a me sembra.  

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