mercoledì 1 giugno 2011

Tra i tanti colpevoli della caduta di Berlusconi ora spunta anche il nome di Tremonti.

Naturalmente è un classico, noi già lo sapevamo che dopo la batosta elettorale Berlusconi avrebbe indicato i colpevoli della disfatta. Manco a dirlo, lui non rientra nemmeno tra gli indiziato, sembra già essersi scordato persino l'accoglienza ricevuta a Napoli, con urla e fischi. Dapprima il dito accusatore del premier si è rivolto ai candidati, ora, col senno del poi , è venuta la volta di  Tremonti. Qui lo scopo è duplice, oltre a liberarsi di un pesante fardello di colpe, il premier spera di togliersi dai piedi un certo rivale nonchè un probabile successore. Spariti nel nulla sia la Santanchè che i vari Gasparri, La Russa o Verdini, Berlusconi dice di voler affidare il coordinamento del partito ad Alfano e la giustizia a Cicchitto. Qualcuno qui abbozzerà di certo un sorriso, nel dubbio si tratti dell'ennesima spiritosaggine del premier.  Ma le proposte non si fermano qua, e rispunta così la tanto agognata riforma del fisco. Questa volta il premier non vuole sentire ragioni  "A Tremonti faremo aprire i cordoni della borsa - tuona -  non è lui che decide, lui propone". Poi, in serata, quasi pentito dell'insolita ruvidezza, la sottolineatura : "Sono sicuro", ha detto Berlusconi, "che continueremo a lavorare bene insieme come abbiamo fatto sino ad adesso".  E' in quell'insieme che si riassume il pensiero e la volontà dl premier . Come dire , il governo lo guido io, e Tremonti è un ministro che dovrà adeguarsi. E' smentita così anche l'ipotesi di un governo tecnico che vedrebbe il titolare di via XX settembre tra i possibili leader e un cavaliere disposto a farsi da parte. Anzi, ora Berlusconi mette sulla graticola  proprio Tremonti. Lo fa anche per colpire i sostenitori del ministro, Bossi e la Lega. Reggerà la graticola ? restano forti dubbi, viste le difficoltà politiche e la certezza di una manovra aggiuntiva di 40 miliardi sul bilancio, per convincere l'europa ed i mercati. Una manovra di certo impopolare, che attende a breve un governo che sperava di alalrgare i cordoni, a cui andrà poi aggiunta una serrata lotta all'evasione, se si vogliono salvaguardre i conti. Sono questi i dubbi di Bossi, e la cruna dell'ago da cui dovrà passare il cavaliere per cercare la rimonta, o semplicemente la strada ed il proseguo della legislatura. Strada impervia di certo, se non già impossibile vista l'ampiezza della caduta, e considerando che non sembra più possibile, per rialzarsi, contare in eterno sulla mano traballante e oramai stanca di Bossi e dei leghisti, che già faticano a sostenere se stessi.

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