martedì 7 giugno 2011

Rai e Santoro; non mi si voglia convincere, in nessun paese democratico al mondo accadrebbe.

Questa mattina la Stampa , introducendo l'argomento dell'imminente divorzio tra Rai e Santoro, titolava : "Una nuova stagione a Viale Mazzini". Il titolo regge , ma solo se lo si accetta con amara ironia. Sembra infatti leggendo poi la notizia, di essere tornati indietro negli anni , al tempo "dell'editto bulgaro".  Nulla di nuovo quindi sotto il sole d'Italia, e nulla di  nuovo nemmeno sotto i riflettori della Rai, semprte la solita arroganza. Oggi Santoro spiegherà, in una conferenza stampa, le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare la separazione consensulae dalla Rai. Di certo dirà che era oramai impossibile continuare a lavorare in quel clima. Santoro non lascia la Rai perchè non riesce a fare ascolti, come è toccato ad altri, anzi. Il suo programma rende , fa guadagnare molti soldi all'azienda, raccoglie pubblicità con il suo 21 per cento di share. Santoro deve lasciare perchè le sue idee e le sue trasmissioni risultano scomode e sgradito al "regime" e a Berlusconi, che infatti lo considera uno degli artefici della sua sconfitta elettorale. La qual cosa, seppure da provare, non sarebbe di certo indecente, anzi. Certo qualcuno dirà che poco importa se Santoro se ne deve andare, spesso i conduttori lo fanno. Sentirete come tanti, sopratutto a destra, cominceranno a dire che in fondo se ne va ma con le tasche piene e con una lauta ricompensa. Questa in fondo è la becere e sciocca retorica di chi vorrebbe gli uomini di  sinistra sempre genuflessi e striscianti in miseria. Quello che è importante qui non è solo Santoro , è che per far contenti i potenti ed i prepotenti di turno, qualcuno se ne deve andare, come capitò a Enzo Biagi, per dirne uno, e come poi accadde a tanti altri. A nessuno sembra mai importare se questi hanno un vasto seguito, se rappresentano qualche cosa di questo paese, una cultura, una mentalità, o magari solo la sua coscienza critica. L'importante qui è solo far tacere gli oppositori, i personaggi scomodi, le diverse idee. In pochi paesi democratici nel mondo potrebbe accadere quello che accade sempre più spesso in Italia. Sullo sfondo in questo caso sempre quel conflitto di interessi che fa sì che un presidente del Consiglio, già proprietario di tante reti televise e di giorrnali, possa disporre a suo piacimento anche del servizio pubblico. Qualche idiota, mentre noi indichiamo il problema, guarderà al dito, e ci vorrà solo parlare di Santoro. Non si tratta più solo di un conduttore o di un altro , antipatico o simpatico che sia, chi se ne frega. Qui oramai sono in gioco la libertà e la democrazia. Si comincia con Santoro ma si vuole arrivare ad altro. Vale forse la pena riflettere su queste cose, non lasciarle passare inosservate, comunque la si pensi, perchè prima o poi toccherà a molti altri. Ecco perchè dobbiamo riscoprire la facoltà di indignarci davvero, anche per queste cose, di far sentire la nostra voce e la nostra protesta. E forse allora, invece di  lasciarli iniziare con Santoro, varrà davvero la pena, tutti insieme, di finirla, una volta per tutte, con Berlusconi.

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