mercoledì 1 giugno 2011

Nichi Vendola, a Milano se ne doveva stare zitto.

Si capisce che la sera di lunedì tutta la sinsitra unita dovesse festeggiare la vittoria a Milano. Si può anche capire che nell'euforia generale ci scappasse anche qualche entusiasmo di troppo, qualche parola in più, non voluta. La scusante poteva essere l'entusiasmo. Può capitare insomma che a volte ci si lasci trascinare dalla foga e dalle parole, ma questo capita solo quando si è ingenui o  sprovveduti. Devono aver fatto salti di gioia infatti gli uomini del centro destra ascoltando il discorso di Nichi Vendola in piazza Duomo la sera di lunedì. Da non credere alle proprie  orecchie,  quando hanno sentito il Nichi nazionale invitare i Milanesi ad  "abbracciare i fratelli rom e musulmani". Doveroso, cameratesco, gentile gesto finchè si vuole, ma inopportuno in quel contesto, in quella piazza, e dopo quella campagna elettorale. Qualcuno deve aver fatto salti di gioia quando, con voce rotta dall'emozione,  Nichi ha gridato alla folla : "Abbiamo espugnato Milano".  Sarà anche vero, ma Milano si lascia conquistare solo con le buone maniere, con altri modi, e con un po' di intelligenza.  E poi Vendola dovrebbe preoccuparsi di conquistare altre lidi, perchè milano non si è liberata di un monarca per ritrovarsene un'altro. Un vecchio proverbio deve aver consigliato a Pisapia che dopo la sconfitta dei nemici, era giunto il momento di affidarsi alla protezione di dio per guardarsi dai suoi stessi amici. L'innata mitezza non ha impedito, al neo eletto sindaco, di affermare di non aver per nulla gradito il non programmato comizio di Vendola. "A Nichi voglio bene - ha detto - ma quando va in una città che non conosce  dovrebbe ascoltare più che parlare". Ecco, anche io sono uno di quelli convinti  che in quell'occasione sarebbe stato molto meglio se Vendola se ne fosse rimasto proprio zitto, per non rovinare con le parole quello che Pisapia era riuscito a costruire con i fatti.