giovedì 30 giugno 2011

Governo: Manovra ruffiana e da clima preelettorale.

Oggi ministri , Lega e "responsabili" o "irresponsabili", permettendo, il consiglio dei Minsitri dovrebbe varare la manovra economica. Ognuno giudicherà poi dai fatti se si metteranno o meno le mani in tasca agli italiani. Fra le misure possibili fanno bella mostra di sè il blocco degli aumenti salariali nel settore pubblico, l'aumento dell'età pensionabile per le donne nel settore privato, qualche ticket sulla sanità, e almeno un paio di sanatorie, oltre ad amenicoli vari. La Lega si porta a casa, a quanto sembra, uno stop alla riscossione coattiva sulle quote latte. Questo alla faccia di quanti furono onesti. Ma non si era parlato anche di riduzione delle tasse da farsi assieme alla manovra fiscale di aggiustamento ? Per ora si parla solo di tagli di spesa e di manovra econimica. I tagli e le riduzione,delle tasse, a questo punto è evidente non ci sono, nè ci saranno mai. Con il clima che corre non è proprio il caso. La Grecia è proprio appena dietro l'angolo, sono solo due bracciate di mare, ed in questi momenti serve cautela, i mercati non perdonano. Ma il premier ostenta fiducia. Chissa mai dove riesce a trovarla. Forse è solo incoscienza. Il Governo va ed è solido dice il Cavaliere. Peccato sia smentito nei fatti , per ben due volte è andato sotto a Montecitorio. E poi diciamocelo francamente, la manovra di Tremonti è un po ruffiana, certo , resa obbligatoria dai fatti, ma da clima prelettorale. I sacrifici veri, quelli che saranno lacrime e sangue, sono tutti di là da venire, da destinare a tempi migliori, o ad altri governi.


lunedì 27 giugno 2011

Governo Berlusconi; quel che resta del giorno...

E pensare che Berlusconi imperterrito continua a rassicurare tutti, sembra un disco inceppato, "la maggioranza è solida e coesa e governerà fino al termine della legislatura". Da dove venga al premier  tanta sicumera e baldanza non è umanamente dato sapere. Forse è pura e semplice incoscienza, o la consolidata abitudine a spararle grosse. Anche un cieco potrebbe vedere come stanno le cose; anche un sordo potrebbero udire i commenti. Mentre infatti Berlusconi  tenta di parlare di rilancio e di programmi, a dire il vero abbastanza astrattamente e rimanendo nel vago, tutti possono  sentire Bossi che gli fa il verso e puntualizza.  Se Calderoli e la Lega parlano di trasferire i Ministeri al Nord e la Polverini e  Alemanno raccolgono le firme per trattenerli a Roma , il povero Cavaliere è subito costretto a minimizzare, da una parte come dall'altra. E' di questi giorni la proposta di una riforma fiscale, posposta però ad una manovra correttiva di 40 miliardi di euro in tre anni. Sarà anche vero che la maggioranza è coesa, ma non si capisce proprio su cosa, visto che dopo le prime notizie sui tagli hanno avuto subito inizio le polemiche. Il sottosegretario del Pdl  Crosetto ha ad esempio dichiarato, dice la stampa, che questa "manovra è da psichiatra", "fatta da un governo che finora ha tenuto in coma farmacologico il paese". Sotto effetto farmalogico forse la maggioranza si regge meglio ed è più coesa. E se questo avviene sul piano programmatico, nulla di buono arriva sul piano delle inchieste, nè per il Governo, nè per il Premier. In questa settimana saranno sentiti personaggi importanti dello scandalo Ruby, tornerà di moda il bunga bunga. Ma nel contempo già si affacciano intercettazioni e dichiarazioni  fresche e promettenti, questa volta sulla P4. Sono pesanti, danno l'immagine e il senso del sistema, il malcostume è evidente, anche se non ci fossero reati. Nessuna possibilità per ora di intervenire sul piano legislativo, Alfano e il Cavaliere se lo scordino, dovranno digerirsi tutto , anche l'indigeribile. Sul fronte della Lega poi, non è che si stia molto meglio. Qui il caos è ancora più totale, anche se ancora sottaciuto. Una volta si diceva che Bossi aveva fiuto. Ora il Senatur sembra uno che si è rovinato l'olfatto. Forse sarà l'aria della capitale o forse il fatto che Roma è la citta eterna ed è sempre sopravvisuta a tutti i conquistatori, veri o fasulli, ai tanti barbari, che hanno sempre pensato di conquistarla e che alla fine ne sonos tati conquistati o sconfitti. Ora i "nuovo barbari" sembrano rivolgere le armi contro se stessi , sono proprio ai ferri corti tra di loro. Bossi  apertamente minaccia , sembra prendersela con il malcontento di Maroni e della base. Inutile nasconderlo , nella Lega si è aperta in silenzio la successione. L'aria che tira è quella di fronda, è l'odore del chiuso,  della cospirazione, questa non è più l'aria fresca proveniente dalle alpi. Quella è solo un ricordo e oramai spira in altre direzioni. Il governo però regge, dice il premier, poco importa se con i voti di Scilipoti. In questi giorni tra l'altro è finita la paura anche per i peones del Parlamento, tutti hanno maturato il diritto alla pensione. Era ora, adesso si può anche rischiare o osare un po' di più. Fino a che punto è lecito spingersi ? L'impressione è che non si  andrà molto lontano in queste condizioni, tutti contro tutti.  Si tenterà di vivacchiare per le ferie. Forse davvero ha ragione chi dice che per il bene del paese è ora di andare a casa. Per iol bene di tutti è' giunta l'ora di una fase politica nuova, di un governo di ampie coalizioni, che sappia unire il paese e le classi sociali in uno sforzo comune, tutti assieme, prima che "cali davvero la notte", prima che finiscano del tutto le speranza, prima che avvenga l'irreparabile. Resta ancora un po' di questo giorno, varrebbe la pena tentare prima che sia troppo tardi, servirebbe solo un colpo di reni , una presa di coscienza, un pizzico di responsabilità, di generosità, di preparazione , di coerenza. Chi vuole costruire il domani, per forza di cose deve cominciare a scardinare questo vecchiume dalle fondamenta, chi può non abbia paura di osare, in fondo lo ha fatto anche Fini.

venerdì 24 giugno 2011

Le utili rivelazioni su Berlusconi.

La popolarità del premier sembra non esserre mai stata tanto bassa come in questo periodo. Se questo è l'effetto certo della situzione economica, delle tante promesse non mantenute, o degli scandali che lo vedono coinvolto, ora rischiano di aggiungersi a tutto questo anche le intercettazioni sulla P4. Dichiarazioni di vari personaggi, politici, amministratori, ministri, forse penalmente non rilevanti come si diceva, ma che sminuiscono e intaccano l'immagine del Cavaliere. I giudizi potrebbero essere imbarazzanti, taglienti, forse addirittura offensivi nei suoi confronti. Ci eravamo già abituati e avevamo già digerito il famoso "Silvio flaccido" , che pare si sia lasciata scappare la Minetti quando si parlava di Bunga Bunga. In fondo le doti  fisiche del Premier  lasciano del tutto indifferenti gli italiani, che al massimo in questo caso si mostrerebbero più portati al dileggio o alla scontata battuta. Ora però arriva l'imbarazzante e offensiva dichiarazione, attribuita dai giornali alla Ministra Prestigiacomo " Berlusconi deve essere intelligente e non lo è". La prima parte del pensiero potrebbe anche essere contestualizzata, ma le conclusioni sembrano date come assodate, non solo dalla  dichiarante ma anche dall'ascoltatore. E qui si parla di capacità intellettuali per chi dovrebbe guidare il paese. Non è poca cosa sopratutto se detta da un conoscente, da un amico, da un tuo ministro. Altro che De Gasperi e miglior premierato degli ultimi 150 anni della Repubblica. Da qui in poi, vedrete che anche Silvio, si dovrà decidere a riscrivere la "sua storia",  o almeno a tacere  

"L'amore", l'energia dell'universo.

giovedì 23 giugno 2011

Solidarietà tra indagati ?

Forse non ci sarà nulla di penalmente rilevante nei fatti che emergono dalle nuove intercettazioni telefoniche e ambientali nell'inchiesta P4, di certo però risultano inquietanti sia la ragnatela di amicizie ed i legami tra Bisignani e vari ministri ed esponenti del Pdl, sia gli argomenti di conversazione. La tesi accusatoria sostiene che Bisignani era in grado, anche secondo i verbali pubblicati da Il Corriere della Sera, di influenzare ampiamente le scelte del governo anche nei settori economici. Intrallazzi e gestione del potere sembrano evidenti. Lo stile è da basso impero, politica levantina e clientelare. Nessuno si salva nell'evidente squallore generale. Salvare il paese sembra possibile solo con un colpo di spugna che faccia pulizia di un marciume diffuso, un taglio netto, un'operazione chirurgica.  Tanto per capire a che punto si è arrivati bastano solo alcune considerazioni. Non passa giorno senza uno scandalo, e senza che qualche potente venga inquisito. Dai banchi del potere e dalle stanze della politica, ci si lascia raramente meravigliare, dal clima e dalle accuse. E chi critica e condanna, può esserne certo, prima o poi verrà accusato di essere "comunista", al pari dei giudici. Si sente ancora tanta , troppa solidarietà , a volte inopportuna, a volte scandalosa. Dal cilindro del Governo sembra uscire, non un qualunque provvedimento contro la corruzione o "l'immoralità" diffusa, ma il solito , vecchio e scandaloso blocco delle intercettazioni. Quando si mostra la luna, gli imbecilli guardano sempre il dito. E che dire poi della palese solidarietà tra indagati, o sotto accusa, a volte tanto palese. Solo volendo essere buoni e politicamente corretti si potrebbe giudicare quantomeno inopportuna la stretta di mano tra Berlusconi e Papa , l'indagato nell'inchiesta P4, nel transatlantico di Montecitorio. Semplice solidarietà tra uomini chiaccherati, discussi, indagati, oppure scelta di vita,  di costume, di campo ?  Di certo non è un bello spettacolo e non può rappresentare nulla di buono per quanti ancora si illudono sul cambiamenti o sulla rinascita, anche morale, di questo paese.    

 

martedì 21 giugno 2011

Lele Mora, lo zio di Mubarak ?

L'arresto di Lele Mora, l'impresario dei vip, per bancorotta fraudulenta rischia di movimentare gli ambienti dello spettacolo, ma non solo. E' stato infatti verificato e appurato nel tempo come i suoi interessi siano ben più ampi e diversificati di quanto potesse apparire. Non tremano quindi solo gli uomini dello spettacolo, anche il mondo politico trattiene in silenzio il fiato. Si sa, il carcere aiuta, non solo le dichiarazioni, ma anche le spontanee confessioni. Il clima estivo, non ancora torrido, se così fosse rischierebbe di infiammarsi di colpo. La vita di Mora , è scontato, rimane un fatto suo , una vicenda privata. Libero l'uomo di scegliersi lavoro, svaghi ed amicizie come meglio crede. E' in fondo questa la libertà assoluta di ognuno di noi, ricercata, voluta, perseguita. Ma la libertà pone anche limiti, sono quelli dettati dalle leggi, dal vivere civile, dalla convenienza o dal semplice fatto di occupare determinati incarichi, di praticare un determinato lavoro e non un alltro. Ad un magistrato ad esempio non sarà mai permesso frequentare abitudinariamente un mafioso, un ladro, un delinquente. Ci sono amicizie che rischiano di essere pericolose, inopportune, inappropriate. Lele Mora può essere amico di chiunque, ma un Presidente del Consiglio non può essere amico di Lele Mora, non può essere una sua frequentazione abitudinaria senza che qualcuno si chieda quali argomenti o interessi li accumunino. Lele Mora ora è un carcerato, le accuse nei suoi confronti sono pesanti, mi auguro che non ci sia qualche idiota che cominci a parlare di toghe rosse, e che per una volta la giustizia sia lasciata al suo corso. Mi auguro che tutto rimanga nei limiti della decenza. Speriamo proprio, e lo dico con il sorriso sulle labbra, visto che Fede è già sceso in campo a sua difesa, che non compaia poi anche un qualche mentecatto di turno che telefoni in questura avvisando che Lele Mora è lo zio di Mubarak. Non vorrei poi che i nostri parlamentari fossero costretti a bersi sfrontatamente pure questa.


lunedì 20 giugno 2011

Raduno di Pontida: il nulla sopra il baratro.

Sembrava l'evento dell'anno, quello capace di cambiare la storia e gli eventi. Gli umori dei più sprovveduti , in attesa dell'evento, si affidavano alle dichiarazioni di Calderoli e Maroni, gli ingenui inseguivano il pollice verso di Bossi. Ma chi da anni segue la Lega e la poltica aveva già capito da tempo l'andazzo, aveva già letto tra le righe. Nulla di nuovo sotto il sole, poteva essere il motto del "grande raduno". Bossi e la Lega oramai si sono specializzati, non in ultimatum, ma come dice Casini, in penultimatum. Di solito abbaiano, ma fedeli al proverbio non mordono mai null'altro che il freno. Il pratone verde di Pontida , non si è bagnato di sangue, e non è servito ad altro che a ripetere un'inflazionato programma , a dar fiato e voce a vecchie idee, trite e ritrite, da dare in pasto non più agli elettori, oramai smaliziati, sfiduciati ed in fuga , ma solo ai fedelissimi, quelli con le corna, con gli stendardi e le bandiere. Bloccare gli immigrati è di nuovo il motto, facile a dirsi, ma poi difficile a realizzarsi, e porre fine alla guerra di Libia, trasferire qualche ministero al Nord, e per ultima la richiesta della riduzione delle tasse, ora diventata urgente quando per anni si era scordata. Pontida ha dovuto sorbirsi , quale vezzo, persino un richiamo all'amico Giulio, diventato di colpo il signor Tremonti , quello che "se vuole i voti della Lega dovrebbe riscrivere il patto di stabilità e non toccare i comuni, gli artigiani e le piccole imprese del nord. Berlusconi diventato anche lui "signore" e non più compagno di cene e "merende", almeno per l'occasione, deve "sapere che la Lega potrebbe anche abbandonarlo, e porre fine a questa alleanza. Tutto è possibile nella vita è vero, e nulla è scontatao in politca, proprio per questo potrebbe accadere anche l'improbabile. Bossi fatica nel suo discorso, allunga i silenzi, spezzetta le frasi, sembra volerle rendere volutamente incomprensibili. Ritorna di colpo al "Roma ladrona", ma lo fa solo di passaggio, smorzando subito i toni e le polemiche. Non vola alto su quella pianura, il Senatur, solo bandiere sempre più usurate dagli anni garriscono a quel vento che scende dalle Alpi in una rara giornata di sole , in un Nord sempre più stanco di parole incomprensibili e che chiede da tempo fatti. Bossi non sembra essersi nemmeno accorto che il vento che batte ora la pianura padana è un forte maestrale e non un dolce vento di bolina, è difficile da governare, e non più adatto ad un Bossi che non ha più nulla da dire, nè da minacciare, che vive in simbiosi perenne con Berlusconi, a cui ha giurato, da buon vassallo, eterna fedeltà. Pontida di grande mantiene solo il suo passato, di certo sembra esserci solo il nulla nel suo futuro. 

venerdì 17 giugno 2011

Letta la parte migliore del Cavaliere.

Domenica a Pontida è il grande raduno. Atteso, temuto, invocato, non credo però sarà da brivido, anzi piuttosto scontato. Parlerà finalmente Bossi dopo aver scaldato gli animi con il suo pollice verso. Peccato che, al pari dei vecchi imperatori romani, prima o poi, sull'onda non delle emozioni ma degli interessi, quel pollice alla fine si alzerà per salvare non solo Berlusconi , ma anche il Senatur. Bossi cadrà con il Cavaliere o lo mollerà solo il giorno prima, proprio all'ultimo minuto. Pontida quindi non impensierisce nessuno. Certo si detteranno condizioni, ma saranno simili alle ultime sulla fine della guerra, con più saranno altisonanti con meno saranno credibili. Non è la Lega che preoccupa il Cavaliere, Bossi urala e sbraita, ma poi si muove obbediente a comando. Ora è la vicenda P4 che impensierisce davvero il Cavaliere, sono le dichiarazioni di Bisignani ed il coinvolgimento dell'Onorevole Papa che scuotono la maggioranza. Sarebbe l'ennesimo scandalo, il peggiore, il colpo di grazia definitivo. Basta leggere oggi i quotidiani per capire. Nei fascicoli di inchiesta sembra spuntare qua è là con insistenza un nome. E' un uomo molto vicino al presidente del Consiglio, la sua mente, uno  su cui, non solo nella maggioranza ma anche nell'opposizione, tanti novelli Muzio Scevola sarebbero pronti a giocarsi, non solamente le mani, ma l'intero braccio. Ancora una volta  e a quanto sembra si parla di commistione di affari e politica, di pressioni e di interessi impropri e non dovuti. Difficile ora stabilire i contorni, definirne le responsabilità. Certo è che Il palazzo trema davvero, altro che Pontida. Quella è sceneggiata, questo sarebbe una tragedia. Se si fatica a capire come Bossi possa essere disposto a seguire anche nella rovina Berlusconi, ancora più difficile è capire come Letta non abbia mai diviso, nei tanti spiacevoli casi, le sue responsabilità da quelle del Premier. Fatto sta che fino ad ora il Sottosegretario ha saputo essere la mente ed il braccio dell'esecutivo. Chi punta a lui punta al cuore ed alla mente. Ed è vero che se cade Letta, non resterà molto di questo governo. Se se ne andrà o sara costretta ad andarsene la parte  migliore del Cavaliere, la maggioranza resterà con un pugno di mosche in mano, sul baratro del nulla. Falliti i progetti, svanite le mediazioni, sfumate le idee, resterebbero solo i proclami, i vaniloqui, i deliri, al massimo le battute, il bunga bunga , e qualche festino.


giovedì 16 giugno 2011

Brunetta, un piccolo uomo.

Brunetta non è nuovo alle sceneggiate. Basta poco per vederlo andare sopra le righe. Chi non ricorda ad esempio il caso Bignardi e la conseguente polemica. Il fatto è che quando si inalbera il Ministro, mostra spesso un atteggiamento infantile. Mette il broncio, ripete ossessivamente frasi e parole. Non è insomma un grande spettacolo, e non è nemmeno che la simpatia  gli esca da tutti i pori, in questi casi. Ieri il ministro Renato Brunetta ha partecipato a Roma al Convegno Nazionale dell'Innovazione. A una precaria che chiedeva di intervenire ha gridato, mentre se ne stava andando "siete la parte peggiore dell'Italia". Finito il tempo della caccia ai fannulloni e di quanti dormono negli uffici scaldando il posto, dopo che lo avevano sorpreso a sonnecchiare beato in alcuni convegni, ha forse dato inizio ad una nuova campagna "diffamatoria". Si sa i precari sono scomodi, sopratutto per chi ha responsabilità politiche, ricordano le occasioni perse, gli impegni mancati, le promesse tradite. Meglio gli affrettati insulti, che un attento e responsabile ascolto. Brunetta da anni sembra insegue la parte peggiore del paese, senza accorgersi di averla da tempo trovata e raggiunta. E' facile in questi casi, quando non si ha, non solo la conoscenza, ma nemmeno la coscienza dei fatti, scivolare sempre più in basso, scadere di tono. Si diventa ridicoli, ma non è questione di altezza, come potrebbe facilmente pensare il Ministro. In fondo l'altezza può essere una croce, ma anche un alibi, di una vita. Non ci si deve però mai dimenticare che si può di certo, e senza colpe, essere uomini piccoli, Napoleone ad esempio lo era, ma questo è diverso dall'essere piccoli uomini.

mercoledì 15 giugno 2011

La terza sberla per il Governo ? Dopo questa riforma fiscale.

" La riforma fiscale, dice Giulio Tremonti, non può essere fatta in deficit. Per recuperare risorse da destinare alla riduzione delle tasse bisognerà tagliare la spesa pubblica". Comincia così la requisitoria di Tremonti, a quanti lo incitano a salvare una legislatura in bilico e sempre più claudicante. Nulla da dire sul suo" incipit", guai se così non fosse, dalla Grecia a quel punto ci separerebbe solo uno splendido mare, e null'altro. A quel punto ammesso si salvasse la legislatura si perderebbe il paese. Ma cosa bolle nella pentola del Ministro, che cosa frulla nella sua testa, e sopratutto che uscirà mai dal suo cilindro ? Non mi rassicura di certo la proposta di Tremonti di tagliare gli aiuti ai proprietari di Suv. Questa è un'ovvietà, un provvedimento che avrebbe già potuto e dovuto adottarsi da tempo. E allora visto che non ci sono risorse disponibili e non c'è, nè la volontà,  nè il coraggio, di tagliare in profondità i costi della politica e delle rendite finanziare, si pensa di spostare semplicemente il carico ed il costo della riforma tagliando l'Irpef e aumentando l'Iva.  Come ? passando dalle 5 aliquote attuali alle tre proposte. In pratica, a riforma attuata, guadagneranno i ricchi, a cui abbasseremmo sostanzialmente le tasse, per dare le briciole di pochi euro a chi muore di fame. Dicono che solo così si possono convincere gli evasori a non evadere il fisco. E pensare che in America e in altri paesi hanno saputo adottare metodi e ricette più convincenti.  A fronte di ciò si aumenterebbe l'Iva, non su i prodotti di lusso, visto che questo non darebbe grossi introiti, ma su quelli di grande consumo, togliendo con una mano ben più di quanto si riuscirebbe a dare con l'altra. E allora come sarà possibile dire di aver fatto una riforma per la gente, quando poi i ricchi diventerebbero più ricchi e i poveri rimarrebbero sempre tali ? Ma sopratutto chi ne pagherà di più i costi ? Semplice, visto che i miracoli non li fa nessuno e che questo governo li fa solo a chiacchere, la pagherebbe ancora una volta proprio quella classe media, che unica, potrebbe aumentare davvero i consumi, ma alla quale non si può concedere nulla senza tagli pesanti, senza scelte impopolari,  o senza costi aggiuntivi. Come è facile prevedere questa sarà un'altra promessa mancata del Premier e del Governo, quella fatta, non per vivere qualche anno , ma per sopravvivere qualche mese. Facile però prevedere che sarà anche l'ultima, quella fatta non per tirare avanti, ma semplicemente per tirare le cuoia. A quando la prossima sberla per la Lega, per il Governo e per il premier ? Facile prevederlo, dopo una siffatta riforma.  

martedì 14 giugno 2011

Referendum: vincitori e vinti, veri e falsi.

E' strano questo referendum, non solo perchè ha raggiunto finalmente , dopo 16 anni  di attesa, il quorum. E' strano anche perchè ha saputo, strada facendo, convincere i dubbiosi e anche gli iniziali contrari. Chi ha vinto allora e chi ha perso davvero questa volta ? Anche qui i contorni sono indefiniti, e vedrete come sfumeranno le singole posizioni con il tempo. Inizialmente hanno esultato i vari comitati promotori, poi Di Pietro, Bersani ed il Pd, i Grillini, l'UDC assieme all'intero terzo polo. Tutti vincitori, ed in parte è anche vero, sia pure con diversi ruoli e responsabilità. Fin qui nulla di male, lo strano invece comincia quando qualcuno, che si pensava sconfitto, dichiara però di aver vinto anche lui. Paolo Romani ad esempio. In una intervista alla Stampa il Minsitro ha dichiarato che i risultati non sono stati una batosta per il suo partito, visto che il quorum si è raggiunto grazie anche alla partecipazione convinta degli elettori del Pdl. Sarà anche vero, ma Romani si è scordato di aggiungere che questi elettori hanno deciso non ascoltando di certo i  suoi consigli, o quelli del partito e del premier, visto che questi al contrario li sollecitavano ad imitarli, ad andare al mare mentre gli italiani votavano, o comunque a disertare, visto che era inutile votare. E che dire della Santanchè che addirittura  ha dichiarato che “Se il referendum passa vuol dire che il paese è con noi. Il risultato secondo lei confermerebbe "la tendenza ad una contrarietà al nucleare, e l'allineamento alle scelte governative". Come si vede la faccia tosta non manca, e anche la malafede. Gli unici che tacciono e non parlano a sproposito ?  gli italiani e gli elettori che questa volta hanno vinto per davvero, in barba a Berlusconi, in barba alla Lega e a Bossi, non solo contro il nucleare o contro la privatizzazzione dell'acqua ma anche contro il principio che qualcuno possa essere diverso di fronte alla legge. Questa volta gli italiani hanno detto chiaro e tondo che ne hanno le scatole piene di questo governo e di questa classe dirigente, delle sue piccole e squallide furberie, esercitate anche in questo referendum. Che non vogliono più sentirsi raccontare storie e storielle magari per fargli chiudere gli occhi o addormentarsi, o distoglierli dai loro reali problemi. Questa volta il messaggio è chiaro, anche se qualcuno non ha capito. Ora è giunto davvero il momento di cambiare, di  voltare pagina, il vento spira in altre direzioni e gli italiani hanno steso le vele, pronti a navigare in mare aperto, se solo qualcuno saprà guidarli sulla retta via.

lunedì 13 giugno 2011

Referendum, chiusi i seggi, Berlusconi ritorna dal mare.

Chiusi i seggi e superato il quorum. Se Berlusconi se ne è andato al mare o a riposarsi, gli italiani hanno preferito votare. Ad urne chiuse pare che le prime parole del Premier siano state : "gli Italiani dicono addio al nucleare . A seguito di una decisione che il popolo italiano sta prendendo in queste ore, dovremo dire addio al nucleare". Per cui, ha aggiunto il premier, dovremo concentrarci tantissimo su rinnovabili".  Sembra solo questo quello su cui il Cavaliere si sente obbligato a concentrarsi ed a riflettere. Fa finta di non capire per non pagare, come al solito, il dazio.

giovedì 9 giugno 2011

Referendum : uomini, ominicchi e quaraquaqua.

Domenca si vota, e questo dovrebbe valere per tutti. Non sembrano infatti questioni secondarie il problema dell'acqua, quello del nucleare o il principio sacrosanto che la legge debba essere uguale per tutti. Chi ancora non si è fatto un'opinione se la dovrebbe quindi fare nel più  breve tempo possibile. Non credo infatti ci possano essere persone disinteressate ai quesiti. Il prevalere di una scelta o dell'altra può interessare e riguarda la vita di ognuno, quella presente come quella futura. E' proprio per questo che non comprendo chi professa l'astensione. Mi sembra un rifiuto alle scelte, ad ogni decisione, alla responsabilità, a volte persino coerenza. Dica quindi ognuno un sì o un no, ma lo dica con onestà. E' solo questo in fondo che si chiede. Chi davvero non sopporto sono quanti incitano ad andare al mare o ai monti o al non voto, ben consci di farlo con furbesca malignità e con altre finalità. Di certo questi, non pensano ai problemi o alla loro soluzione, ma solo ed sclusivamente al proprio interesse personale o politico, al proprio angusto orticello. Questi non sono "uomini", se ancora fosse presente Sciascia, li difinerebbe "ominicchi", oppure "quaraquaqua".

mercoledì 8 giugno 2011

La cruna dell'ago da cui dovrebbero passare Bossi e Berlusconi.

Nella notte vertice a sorpresa tra Bossi , Berlusconi, Tremonti e Calderoli. L'impressione è che si sia sempre all'affannosa ricerca di una quadra per continuare la legislatura, nonostante le ripetute e continue rassicurazioni. Berlusconi, da più giorni, continua il pressing su Tremonti. La richiesta è sempre la stessa, quella di  aprire i cordoni della borsa. La speranza però sembra vana, o quantomeno destinata a rimanere nel limbo delle promesse Berlusconiane, sempre annunciate e mai realizzate. Chi pensa di poter  diminuire le entrate con una riduzione delle imposte e del fisco dovrebbe rileggersi le raccomandazioni europee, sopratutto quelle riferite in particolar modo al nostro paese. Sostiene l'Europa che i conti italiani sono sostanzialmente in linea fino al 2012, ma che per quanto riguarda gli anni 2013-2014 vi è la necessità di una manovra aggiuntiva che cambi sostanzialmente la spesa pubblica. Proprio stamane Mario De Aglio, scriveva dalle colonne della Stampa che  " le forze politiche saranno costrette a presentarsi  agli elettori, alla fine di questa legislatura- sia che essa arrivi al suo termine naturale sia che invece venga anticipata - non già con la lista dei regali e delle promesse ma con la lista dei tagli".  Altro che promesse di riduzione. Si dovranno cercare con urgenza i capitoli  da cui tagliare o a cui attingere risorse.  Per prima cosa sembrerebbe utile un taglio profondo dei costi della politica, del numero degli "addetti" , e del costo dei numerosi privilegi accumulati negli anni. Nessun governo infatti potrebbe essere credibile, se non è disposto a sacrificare ed eliminare i privilegi della  politica, prima di chiedere lacrime e sangue, ed ulteriori sacrifici, al resto del paese. Poi nell'ordine dovrebbero arrivare, una seria lotta all'evasione fiscale, un programma di liberalizzazzione delle professioni,  l'eliminazione progressiva dei numerosi sussidi a fondo perduto, ai produttori di latte, padani e no, come agli agricoltori in genere, ai tanti comitati o alle numerose  associazioni sparse per l'Italia. Se c'è qualcuno disponibile a realizzare il programma, si faccia quindi avanti che c'è posto. Ma per favore, smettiamola di prendere in giro gli italiani con false promesse, perchè è da quasi 20 anni che lo stiamo facendo. Ma anche perchè la Grecia non è tanto lontana, è solo al di là del mare, e sopratutto non è un caso unico ed irrepitebile, potrebbe poi toccare ad altri.

martedì 7 giugno 2011

Rai e Santoro; non mi si voglia convincere, in nessun paese democratico al mondo accadrebbe.

Questa mattina la Stampa , introducendo l'argomento dell'imminente divorzio tra Rai e Santoro, titolava : "Una nuova stagione a Viale Mazzini". Il titolo regge , ma solo se lo si accetta con amara ironia. Sembra infatti leggendo poi la notizia, di essere tornati indietro negli anni , al tempo "dell'editto bulgaro".  Nulla di nuovo quindi sotto il sole d'Italia, e nulla di  nuovo nemmeno sotto i riflettori della Rai, semprte la solita arroganza. Oggi Santoro spiegherà, in una conferenza stampa, le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare la separazione consensulae dalla Rai. Di certo dirà che era oramai impossibile continuare a lavorare in quel clima. Santoro non lascia la Rai perchè non riesce a fare ascolti, come è toccato ad altri, anzi. Il suo programma rende , fa guadagnare molti soldi all'azienda, raccoglie pubblicità con il suo 21 per cento di share. Santoro deve lasciare perchè le sue idee e le sue trasmissioni risultano scomode e sgradito al "regime" e a Berlusconi, che infatti lo considera uno degli artefici della sua sconfitta elettorale. La qual cosa, seppure da provare, non sarebbe di certo indecente, anzi. Certo qualcuno dirà che poco importa se Santoro se ne deve andare, spesso i conduttori lo fanno. Sentirete come tanti, sopratutto a destra, cominceranno a dire che in fondo se ne va ma con le tasche piene e con una lauta ricompensa. Questa in fondo è la becere e sciocca retorica di chi vorrebbe gli uomini di  sinistra sempre genuflessi e striscianti in miseria. Quello che è importante qui non è solo Santoro , è che per far contenti i potenti ed i prepotenti di turno, qualcuno se ne deve andare, come capitò a Enzo Biagi, per dirne uno, e come poi accadde a tanti altri. A nessuno sembra mai importare se questi hanno un vasto seguito, se rappresentano qualche cosa di questo paese, una cultura, una mentalità, o magari solo la sua coscienza critica. L'importante qui è solo far tacere gli oppositori, i personaggi scomodi, le diverse idee. In pochi paesi democratici nel mondo potrebbe accadere quello che accade sempre più spesso in Italia. Sullo sfondo in questo caso sempre quel conflitto di interessi che fa sì che un presidente del Consiglio, già proprietario di tante reti televise e di giorrnali, possa disporre a suo piacimento anche del servizio pubblico. Qualche idiota, mentre noi indichiamo il problema, guarderà al dito, e ci vorrà solo parlare di Santoro. Non si tratta più solo di un conduttore o di un altro , antipatico o simpatico che sia, chi se ne frega. Qui oramai sono in gioco la libertà e la democrazia. Si comincia con Santoro ma si vuole arrivare ad altro. Vale forse la pena riflettere su queste cose, non lasciarle passare inosservate, comunque la si pensi, perchè prima o poi toccherà a molti altri. Ecco perchè dobbiamo riscoprire la facoltà di indignarci davvero, anche per queste cose, di far sentire la nostra voce e la nostra protesta. E forse allora, invece di  lasciarli iniziare con Santoro, varrà davvero la pena, tutti insieme, di finirla, una volta per tutte, con Berlusconi.

lunedì 6 giugno 2011

Scajola vuole una nuova casa.

A volte non esite nulla di più vecchio del nuovo. Che dire ad esempio della nomina di Alfano a segretario del Pdl ? Non sembra una grossa novità nel partito, visto che a comandare sarà sempre il solito, "iddu" come lo chiama oramai Ferrara. "Iddu" ha infatti deciso che per dare un segnale, una minima parvenza di novità al partito, valeva la pena nominare l'uomo, a "iddu" più fedele, quello che ha legato il suo nome e la sua carriera politica alla ricerca di una legge ad personam che riuscisse a salvare  il Premier, dai giudici e dai rigori della legge. E' tutta qui la novità, un Alfano mandato in prima fila, a dire quello che "iddu" pensa , ma è chiaro a tutti che è sempre "iddu" che decide e comanda. Ma la ricerca costante del nuovo, quando manca davvero il coraggio e la voglia di cambiare,  impone a volte di riciclacare il vecchio, di proclamare nuove persino le cariatidi.  Basta una spolverata ed il gioco è fatto, attraverso i pertugi stretti della politica ritornano persino quanti  si pensavano oramai dimenticati, per il tempo trascorso, o semplicemente per decenza. Fra i tanti che applaudono Alfano appare ora anche Scajola.  "Cambiare nome e simbolo", dice l'ex ministro, "è ora di andare oltre, è ora di voltare pagina" . E pensare che se davvero così fosse non si riuscirebbe a capire la sua presenza. "L'obiettivo che dobbiamo avere è riunire anche in Italia tutte le forze politiche che stanno già insieme nello stesso gruppo parlamentare in Europa. È difficile, ma dobbiamo volare alto e guardare al di là delle persone, so che ci sono incomprensioni da superare, errori che ciascuno di noi ha fatto, ma prevalga il senso di unità".  Vola alto Scajola come si vede , il difficile per lui viene di solito quando deve atterrare e dare giustificazioni.  Come si capisce, Scajola è nuovamente alla ricerca di una casa, questa volta molto più grande della precedente, visto che deve contenere tutto il centro, una casa assieme a Casini. Evidentemente non gli è bastata la prima, con tutte le sue rogne. Nel dubbio che anche questa volta gliela regalino gli altri, mettendolopoi in imbarazzo, si fa lui promotore.  Nell'incertezza  che per lui non ci sia posto, questa volta osa di più, e la vuole, non di fronte o con vista, ma proprio grande quanto il Colosseo. Tutto questo per qualcuno potrà anche essere scambiato per una novità, a me invece pare siamo sempre alla stessa triste e squallida "solfa".

mercoledì 1 giugno 2011

Nichi Vendola, a Milano se ne doveva stare zitto.

Si capisce che la sera di lunedì tutta la sinsitra unita dovesse festeggiare la vittoria a Milano. Si può anche capire che nell'euforia generale ci scappasse anche qualche entusiasmo di troppo, qualche parola in più, non voluta. La scusante poteva essere l'entusiasmo. Può capitare insomma che a volte ci si lasci trascinare dalla foga e dalle parole, ma questo capita solo quando si è ingenui o  sprovveduti. Devono aver fatto salti di gioia infatti gli uomini del centro destra ascoltando il discorso di Nichi Vendola in piazza Duomo la sera di lunedì. Da non credere alle proprie  orecchie,  quando hanno sentito il Nichi nazionale invitare i Milanesi ad  "abbracciare i fratelli rom e musulmani". Doveroso, cameratesco, gentile gesto finchè si vuole, ma inopportuno in quel contesto, in quella piazza, e dopo quella campagna elettorale. Qualcuno deve aver fatto salti di gioia quando, con voce rotta dall'emozione,  Nichi ha gridato alla folla : "Abbiamo espugnato Milano".  Sarà anche vero, ma Milano si lascia conquistare solo con le buone maniere, con altri modi, e con un po' di intelligenza.  E poi Vendola dovrebbe preoccuparsi di conquistare altre lidi, perchè milano non si è liberata di un monarca per ritrovarsene un'altro. Un vecchio proverbio deve aver consigliato a Pisapia che dopo la sconfitta dei nemici, era giunto il momento di affidarsi alla protezione di dio per guardarsi dai suoi stessi amici. L'innata mitezza non ha impedito, al neo eletto sindaco, di affermare di non aver per nulla gradito il non programmato comizio di Vendola. "A Nichi voglio bene - ha detto - ma quando va in una città che non conosce  dovrebbe ascoltare più che parlare". Ecco, anche io sono uno di quelli convinti  che in quell'occasione sarebbe stato molto meglio se Vendola se ne fosse rimasto proprio zitto, per non rovinare con le parole quello che Pisapia era riuscito a costruire con i fatti.

Tra i tanti colpevoli della caduta di Berlusconi ora spunta anche il nome di Tremonti.

Naturalmente è un classico, noi già lo sapevamo che dopo la batosta elettorale Berlusconi avrebbe indicato i colpevoli della disfatta. Manco a dirlo, lui non rientra nemmeno tra gli indiziato, sembra già essersi scordato persino l'accoglienza ricevuta a Napoli, con urla e fischi. Dapprima il dito accusatore del premier si è rivolto ai candidati, ora, col senno del poi , è venuta la volta di  Tremonti. Qui lo scopo è duplice, oltre a liberarsi di un pesante fardello di colpe, il premier spera di togliersi dai piedi un certo rivale nonchè un probabile successore. Spariti nel nulla sia la Santanchè che i vari Gasparri, La Russa o Verdini, Berlusconi dice di voler affidare il coordinamento del partito ad Alfano e la giustizia a Cicchitto. Qualcuno qui abbozzerà di certo un sorriso, nel dubbio si tratti dell'ennesima spiritosaggine del premier.  Ma le proposte non si fermano qua, e rispunta così la tanto agognata riforma del fisco. Questa volta il premier non vuole sentire ragioni  "A Tremonti faremo aprire i cordoni della borsa - tuona -  non è lui che decide, lui propone". Poi, in serata, quasi pentito dell'insolita ruvidezza, la sottolineatura : "Sono sicuro", ha detto Berlusconi, "che continueremo a lavorare bene insieme come abbiamo fatto sino ad adesso".  E' in quell'insieme che si riassume il pensiero e la volontà dl premier . Come dire , il governo lo guido io, e Tremonti è un ministro che dovrà adeguarsi. E' smentita così anche l'ipotesi di un governo tecnico che vedrebbe il titolare di via XX settembre tra i possibili leader e un cavaliere disposto a farsi da parte. Anzi, ora Berlusconi mette sulla graticola  proprio Tremonti. Lo fa anche per colpire i sostenitori del ministro, Bossi e la Lega. Reggerà la graticola ? restano forti dubbi, viste le difficoltà politiche e la certezza di una manovra aggiuntiva di 40 miliardi sul bilancio, per convincere l'europa ed i mercati. Una manovra di certo impopolare, che attende a breve un governo che sperava di alalrgare i cordoni, a cui andrà poi aggiunta una serrata lotta all'evasione, se si vogliono salvaguardre i conti. Sono questi i dubbi di Bossi, e la cruna dell'ago da cui dovrà passare il cavaliere per cercare la rimonta, o semplicemente la strada ed il proseguo della legislatura. Strada impervia di certo, se non già impossibile vista l'ampiezza della caduta, e considerando che non sembra più possibile, per rialzarsi, contare in eterno sulla mano traballante e oramai stanca di Bossi e dei leghisti, che già faticano a sostenere se stessi.