martedì 24 maggio 2011

Leggi ad personam e ministeri in giro per l'Italia, hanno perso il senso della realtà e delle priorità.

L'annuale rapporto Istat presentato in questi giorni evidenzia in maniera sorprendente ed impietosi i problemi ed i mali del nostro paese. Nel decennio 2001-2010 l'Italia è stata l'economia europea cresciuta meno, con un tasso medio annuo pari allo 0,2%, contro l'1,1% degli altri paesi dell'Unione. Il nostro ritmo di crescita , a conti fatti , è stato inferiore di circa la metà a quello medio europeo, e la forbice si è ulteriormente allargata negli ultimi periodi della crisi  e della  attuale ripresa. Nello stesso periodo , nonstante le promesse, si sono persi più di mezzo milioni di posti di lavoro ed i più penalizzati sono stati i giovani. Si conferma altissimo anche il numero di questi, al di sotto dei 30 anni, che non studiano nè lavorano. Sono circa 2,1 milioni.  Dulcis in fondo , perchè oramai si è proprio quasi toccato per davvero, i consumi calano , così come cala anche il risparmio , e in genere quasi una famiglia su 4  si trova per la prima volta ad affrontare il rischio della povertà. Sia pure in un quadro generale drammatico di precarietà e carenza di prospettive, se si disaggregano le statistiche e si osservano i dati del solo sud si hanno risultati ben peggiori.  Ma la freddezza dei dati sia pur mostrando la vastità del fenomeno e l'urgenza degli interventi , non rende veramente giustizia a chi sperimenta sulla propria pelle la crisi. Se solo tutti potessero capire. Ma spesso per capire è necessario soffrire, sperimentare, provare. E mentre i nostri politici ci parlano di giustizia, intendendo con questo solo quella che li interessa personalmente, e non quella sociale, di intercettazioni, di bunga bunga più o meno scherzosi e licenziosi, di toghe rosse, di zingaropoli ,  di trasferimento di ministeri  e di altre amenità, molti altri , più preoccupati , vivono sulla loro pelle il terrore di scivolare piano piano nella povertà, l'angoscia di non riuscire a pagare un mutuo, la durezza della perdita del lavoro, l'ossessione di vedere ogni giorno i propri figli ciondolare tra un sonnacchioso divano ed un bar, spaventosamente vicini a quella depressione da cui non vi sarà più ritorno. Gente senza futuro si è portati a dire ,  costretti a vivere la durezza del presente e con un'intera generazione senza futuro. Ecco ,se solo tutto questo potesse importare ai nostri politici, forse ci sarebbe almeno una speranza in più , e prima o poi anche un qualche risultato. Il fatto sconvolgente e che il rapporto dell’Istat non sembra minimamente interessare alla nostra classe di governo convinta che i problemi dei cittadini siano spesso simili ai loro. Chi non ha più nulla da perdere visto che ha già perso tutto, non può far altro che indignarsi e protestare sperando in una rinascita, dopo aver toccato il fondo , e confidando in un cambiamento vero e profondo. E tutto questo che insegna, a chi sa ascoltarlo , l'odierno rapporto Istat. Ha ragione chi oggi dalla Stampa osservava come dovrebbe essere una" lettura obbligatoria per tutti i nostri politici, per aprire loro gli occhi, per scuoterli, per indicargli le priorità e le ragioni di allarme".

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