giovedì 21 aprile 2011

L'ipocrisia del Pdl sul caso Lassini.

Alla fine Lassini , l'ideatore dei manifesti anti-pm di Milano, ha deciso sensatamente di fare un passo indietro e di ritirare ufficialmente al sua candidatura al Consiglio Comunale di Milano. La scelta sembrava oramai scontata dopo le critiche che gli erano piovute addosso, non solo dall'opposizione , ma anche da quei normali cittadini che ancora credono nella legge e nella giustizia. Anche dal pdl si erano levate voci critiche nei suoi confronti e in quelli del suo gesto. Renato Schifani aveva parlato di vile attacco alla magistratura, Letizia Moratti era stata più esplicita, o lui o io, aveva detto. Un po' più defilato e prudente era stato invece Roberto Formigoni, forse conscio del fatto di aver già dovuto, non senza qualche imbarazzo, digerire la presenza in consiglio regionale della Minetti. Il Governatore lombardo si era infatti affidato alla coscienza del Lassini ed al suo senso di responsabilità. Forse Formigoni ancora non si è accorto di quanto siano rare queste qualità tra le fila del suo partito. Di certo l'ingenuità , se vera, in politica non è mai una virtù. Lassini comunque ha "lasciato" , ha fatto un passo indietro dicono o glielo hanno imposto. O forse ,e con maggior esperienza, si è portati a pensare che ne ha fatto uno indietro per farne presto due in avanti. Sul caso Lassini questa volta forse ha pesato davvero in maniera preponderante l'altolà ed il monito di Napolitano. E' servito forse a svegliare qualche rimasuglio di coscienza da troppo in torpore, o a rendere talmente evidente che oltre non si poteva andare da consigliare di dover cogliere subito le ultime opportunità di togliersi dagli impicci prima che fosse troppo tardi. O forse semplicemente si è sacrificato Lassini per salvare qualcun altro. Certo Lassini l'ha fatta grossa , le sue colpe sono evidenti e fanno bella mostra di sè sui muri di Milano. Ma a caso chiuso è giusto chiedersi se Lassini sia stato l'artefice o lo strumento , e quali siano in sostanza le sue vere colpe . A quanto sembra la più macroscopica ed evidente , la preponderante, è quella di aver preso alla lettera e sul serio le affermazioni del suo leader Silvio Berlusconi. Quante volte infatti abbiamo sentito il premier parlare di "toghe rosse", di "giudici comunisti" ed "eversivi"  che tramano ai suoi danni, o nei confronti della democrazia e del paese. Non più tardi di ieri il Riformista coglieva correttamente la situazione quando diceva che " Il manifesto rosso fuoco che Lassini ha fatto affiggere per le strade di Milano, con l’invito a cacciare i magistrati-terroristi dalle Procure, in fondo era la traduzione allegorica e parossistica, ma relativamente fedele, di un pensiero che il Presidente del Consiglio reitera da anni in forma ossessiva. Perché allora prendersela tanto? " .  Già, perchè allora nel Pdl se la sono presa tanto ? Forse perchè era facile prendersela con Lassini che era solo lo strumento. Forse e più semplicemente si si è trattato ancora una volta di una sceneggiata , di una messa in scena, di uno smentire per poi riaffermare nuovamente. Forse Lassini è stato l'agnello sacrificale o forse ai pochi coscienzosi è mancato ancora una volta la forza di dire davvero basta, o forse ci si ancora una volta piegati alla viltà o peggio alle convenienze. Di certo non sono credibili nè Formigoni, nè Schifani . nè la Moratti ne quanti hanno criticato Lassini nel Pdl , se non mostrano il coraggio di guardare più in alto, di non fermarsi solo al dito, al pari degli idioti, quando gli si mostra la luna. C'è ancora molta, troppa ipocrisia, nei loro atteggiamenti e nelle loro affermazioni. Così come sono non risolvono davvero alcun problema e neanche sono coerenti.

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