Aveva iniziato la settimana scorsa D'Alema con una seria proposta per la costituzione di una coalizione di unità nazionale che portasse tutta l'opposizione a riconoscersi in un progetto condiviso per le riforme, una sorta di alleanza costituente che "salvasse" il paese, non solo da Berlusconi e dal Berlusconismo, ma anche dalla deriva economica a democratica a cui sembra destinarlo l'attuale maggioranza. La proposta potrebbe essere interessante e degna di attenzione, un fatto sicuramente democratico visto che circa un buon 70 per cento degli italiani non ne può più di Berlusconi e del suo governo. Oggi però è il Cavaliere che prende l'iniziativa e lo fa con una proposta diretta a Bersani per un piano bipartisan per la crescita , una sorta di accordo su quelle riforme che Berlusconi non è mai riuscito a fare in ben 16 anni di governo e che oggi , di fronte all' imminente disfatta, all'imbarazzante immobilismo del governo , all'impossibilità pratica di governare, cerca di vendere, come un imbonitore o come un venditore di tappeti, agli oppositori ed agli italiani. La proposta è poco credibile , persino ridicola , quasi una presa in giro laddove il Premier scrive di "non nascondersi il problema della particolare aggressività che, per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare, affligge il sistema politico" o quando afferma di esserne "preoccupato come e più del presidente Napolitano". Le lettera del Premier potrebbe essere, forse e finalmente, una presa di coscienza prima del baratro, se non fosse del tutto evidente che i concetti e le stesse parole usate nell'appello a Bersani non provengono dalla penna o dalla testa del Cavaliere, non sono farina del suo sacco , ma sono dettate e forse anche scritte , o da Letta, o da Ferrara, oppure da entrambi. E allora è proprio del tutto evidente come Berlusconi se ne debba andare, innanzitutto per rispondere alla legge delle accuse che gli sono state rivolte, poi per lasciar libero il paese di occuparsi finalmente, non di "scandali" sessuali ma di cose serie, di politica, di riforme, di lavoro e di crescita, per ultimo proprio per il fatto che non ha più personalemnte nulla da dire di importante. Non è colpa di nessuno in fondo se Berlusconi ha fallito , se ha peferito scegliere altre strade lontane anni luce dalle necessità degli italiani, non è colpa di nessuno se se in tanti anni di governo non è riuscito a realizzare nulla , non la crescita dell'Italia che è il fanalino di coda dell'Europa, non la riduzione della pressione fiscale, non le liberalizzioni , non le grandi riforme, da quella della legge elettorale, a quella della pubblica amministrazione, a quella del fisco. Nulla di nulla, se non forse un "aborto" di federalismo fiscale che ci obbligherà a pagare tasse centralizzate , tasse regionali e tasse comunali. Dopo anni di Berlusconismo il paese si è avvitato ed imbarbarito ed è prossimo al tracollo. Prima se ne va il Cavaliere meglio è per tutti, anche per il Pdl stesso, e le elezioni non sono un disastro o un male assoluto, peggio ancora può essere continuare con questo governo, continuare con Berlusconi.
0 commenti:
Posta un commento