giovedì 10 novembre 2011

Il senso dello Stato e della responsabilità per Berlusconi.

L'ultimo regalo al paese Berlusconi lo ha fatto quando ha deciso di rendere "indefinite" ed "indefinibili" le sue dimissioni. E volato lo spread ed è crollata la borsa. Ancora non aveva capito il Premier che non è più tempo di giochi e giochetti, i mercati non aspettano nè i suoi nè i nostri tentennamenti e neanche sono più disponibili a dargli fiducia e tempo. Ora servono decisioni rapide, che diano risultati, e naturalmente che vadano nella direzione del risanamento richiesto dall'Europa. L'Italia ancora una volta deve ringraziare il presidente della Repubblica, la fiducia di cui gode in Europa e la sua credibilità. Decisiva potrebbe essere la strada già delineata con la nomina, neanche tanto a sorpresa, di Mario Monti a senatore a vita, una mossa che prelude alla sua designazione, non appena sarà approvata in tutta fretta la legge di stabilità, alla guida di un esecutivo di emergenza nazionale.  E' solo un governo auterevole e credibile che può tranquillizzare i mercati ed il resto del mondo. Se ancora si riesce a rimanere aggrappati, con le unghie e con i denti, sul bordo del precipizio lo si deve ancora una volta a Napolitano, il Presidente che qualche idiota, fino a non molto tempo fa,  accusava di essere d'ostacolo al rinnovamento. Lo si accusava persino, in senso spregiativo, di essere un  "vecchio comunista". Personalmente ne vorrei molti  al Governo di comunisti come lui.  Mentre invece quanto prima Berlusconi, e la sua corte di giullari e di incompetenti, sbaraccano e lasciano istituzioni ed incarichi, meglio sarà per il paese. Non più tardi di ieri qualche opinionista  da strapazzo, di certo non disinteressato, lodava il comportamento del premier. Le sue decisioni erano definite da vero statista. Si possono dire tante sciocchezze senza paura di essere smentiti, ma definire il Cavaliere uno statista dopo quello che ha combinato, non sul piano personale, ma come presidente del Consiglio, e naturalmente non da solo, vuol dire non avere la minima visione della realtà, o avere qualche, o molti interessi da difendere. Nessun uomo credibile potrebbe sostenere questa ragione. Una tale valutazione rimane nella sfera delle opinioni personali di una corte di giullari irresponsabili e ridicoli, fenomeni da baraccone, caravanserraglio di opportunisti, che hanno fatto epoca, ridicolizzato il paese, oltre ad avergli procurato enormi danni. Ora prò si è forse imboccata la strada giusta, quella tracciata da Napolitano, un tecnico come Monti sarà il presidente incaricato che dovrà  verificare la possibilità di costituire un governo tecnico di unità nazionale, la qual cosa oramai è chiesta da tutte le associazioni del paese. Anche Berlusconi sembra intenzionato a sostenere lo sforzo di Monti, dopo aver chiesto fino all'esasperazione elezioni immediate. Peccato che la decisione sia stata assunta dopo aver capito che in caso contrario si sarebbe spaccato il partito, altro che senso di responsabilità, dura, e forse spiacevole, necessità.  Fatto il governo con un tecnico toccherà comunque ai partiti sostenerne le decisioni, e qualche furbo pensa già di defilarsi. Il paese li aspetta comunque al varco, per capire se è davvero iniziata una fase nuova o se si vuol far credere di essere disposti a cambiare tutto, con l'illusione di salvare se stessi e con la vaga speranza che tutto rimanga come prima.


lunedì 7 novembre 2011

Mi dimetto io da Italiano, non potendo sempre aspettare i suoi comodi.


venerdì 4 novembre 2011

Le bugie di Alfano hanno le gambe corte.

Nel fuggi fuggi generale del Pdl è logico e anche normale che il Segretario del partito voglia tranquillizzare tutti, anche gli elettori. E' legittimo quindi che Alfano sostenga, in ogni confernza stampa, che ci sono i numeri per governare nonostante le defezioni a favore dell'Udc o la sottoscrizione di un documento in cui alcuni deputati del Pdl chiedono al Premier di fare un passo indietro. Se il Partito crolla insomma, è normale che il segretario cerchi di mettere qualche paletto a sostegno. Quello che è sbagliato è il fatto di farlo deformando come al solito la realtà. Di certo questa prassi è stata costante con Berlusconi, ed il Cavaliere può essere considerato un esperto in materia, ma la verità deve essere sempre fatta salva. Alcune cose infatti si possono perdonare al "Segretario" Alfano, ma non il fatto che ancora sostenga, in mala fede, la tesi che si debba per forza di cose continuare con questa maggioranza perchè è stata voluta e votata dagli italiani.  Ancora una volta ci si scorda che la maggioranza voluta dagli italiani era un'altra, e che questa, strada facendo, ha perso pezzi importanti.  Ancora una volta ci si dimentica, o si finge di farlo, che questo Governo governa , o cerca di farlo, con numeri risicati e solo dopo aver aver attinto ad ampie mani in Parlamento, non si sa in modo quanto trasparente, sia a destra che a manca, imbarcando anche gente che era stata eletta con di Pietro.  E allora  Alfano la smetta una buona volta di raccontare agli italiani la baggianata del Governo voluto dagli elettori. Quello è da tempo che è finito, è svanito nel nulla.  Questo è da molti definito il Governo di Scilipoti. Un po di serietà a questo punto farebbe bene a tutti, sopratutto ad Alfano, che dovrebbe preoccuparsi di riscattare il suo pessimo trascorso da ministro. Ma la serietà, come si sà, si accompagna sempre alla verità e prima o poi bisogna anche raccontarla.


giovedì 3 novembre 2011

Berlusconi, scaduto il tempo per convincere sarà convinto a lasciare.

Il Consiglio dei ministri convocato per il G20 non ha partorito proprio nulla. Un presidente del Consiglio inaffidabile, e screditato, non solo in patria ma nel mondo, oggi a Cannes, cercherà di convincere in poche ore, sia la Merkel che Sarkozy che il suo Governo farà in pochi giorni tutto quello che non è riuscito a fare in quasi 20 anni di potere. Impresa titanica come si vede, addirittura impossibile. Naturalmente, e solo per cercare di salvare se stessi, i suoi interlocutori fingeranno di certo di lasciarsi convincere; il difficile sarà poi convincere i mercati. Se nel Governo non si è più d'accordo quasi su nulla, nel Pdl si è oramai giunti alla conta. Ancora poco e poi forse inizierà il  fuggi fuggi generale. La nave affonda, ed è un classico, i topi scappano, cercando una scialuppa. Bossi, Il migliore e più fedele alleato del premier, non ha più parole, si limita ai grugniti ed alle volgarità, esempio fulgido di  cultura di governo. Finita la sceneggiata in Europa per Berlusconi, l'augurio è che il rientro in patria sia finalmente chiarificatore. Napolitano ha già dato inizio alle consultazioni, per ora informali. Ma l'aria che tira è quella della smobilitazione. La speranza una sola, forse se ne vanno, siamo all'ultimo atto e poi salta il paese. E' triste ma è così, siamo ad un passo dal baratro, e di certo saranno duri da sopportare i sacrifici richiesti per evitare il peggio. L'importante è che comunque questi inetti se ne vadano, che finalmente il Premier tolga il disturbo, ci liberi di un cruccio, di un grave problema per tutti, della sua ingombrante e costosa presenza.


martedì 25 ottobre 2011

Il dileggio di Sarkozy e della Merkel la dicono lunga su quel pensano di Berlusconi in Europa.

Certo si potrà anche protestare, lo può fare il Minisitro degli Esteri, il presidente del Consiglio che si è visto deriso, o addirittura il presidente delel Repubblica, ma il sorriso beffardo di  Sarkozy  e della  Merkel non potrà essere scordato per anni. Si dirà di certo che è una caduta di stile del presidente Francese, uno scivolone delle teutonica Angela, o una sua piccola vendetta per quell'indecente "culona" che ha attraversato l'Europa.  E' vero, Sarkozy  trionfa sulle disgrazie altrui visto che non può farlo sui meriti propri. Ripetiamocele tutte le considerazioni, prendiamocela pure con la grandeur francese,  con la presunzione tedesca o con il mondo intero. Di certo però riconosciamolo, quel sorriso beffardo e di compassione la dice lunga su come venga considerato il nostro Presidente del Consiglio in Europa,  di come abbia saputo guadagnarsi  rispetto e ammirazione tra i suoi stessi alleati. Parliamo pur male degli altri, ma riconosciamo che quel sorriso ironico e strafottente ce lo siamo meritato fino in fondo, non fosse altro per l'unica colpa di aver sopportato Berlusconi fino a questo momento.


lunedì 24 ottobre 2011

Governo: si trovano sempre alleati quando i sacrifici li debbano fare i soliti noti.

Ed eccoli ancora, freschi e sereni come una Pasqua, pronti a dire che la riforma delle pensioni la vuole l'Europa. L'Europa chiede un piano per lo sviluppo, il resto e le scelte toccano all'Italia ed al suo Governo. Quello che è grave è che il nostro Governo non decide, non ha ancora un programma, non riesce a darsi un progetto. Ed ora alle dichiarazioni di chi vorrebbe mettere mano ad una riforma delle pensioni per "soddisfare l'Europa" risponde la Lega dichiarandosi contraria , non senza molte ragioni, all'ipotesi di una ridiscussione dell'età pensionabile. Quando si chiedono sacrifici ad un paese intero si tratta, come sempre, di avere delle priorità e di dare il buon esempio. Si doveva  cominciare  dai costi della Politica, purtroppo nonsotante le tante chiacchere, non si sono visti grandi risultati. E' toccato poi alle Provincie ma si è fatto solo per finta. Che fine hanno fatto poi le liberalizzazzioni, chieste sempre dall'Europa, ma osteggiate in Italia financo da autorevoli membri del Governo. Chi avrà il coraggio ad esempio di far votare l'abolizione dei vari ordini professionali ? Li aspettiamo al varco, vorremmo vedere la schiera degli avvocati del Premier, così numerosa in Parlamento e sempre pronta a difendere i suoi interessi. Che rispondere poi persino alla Confindustria  che per prima si è lanciata nella campagna sacrosanta di una tassa sulle grandi ricchezze. lo faceva per questioni di equità sociale. Chissà perchè invece si vuole partire ancora una volta dal fondo, dai lavoratori, dai pensionati, dai più deboli. E se la Lega si oppone ci travano sempre nuovi alleati sulla strada dei soprusi nei confronti delle categorie più debolil. Pare infatti ci sia già una certa disponibilità di UDC e Finiani , forse per dividere la maggioranza, o per liberarsi del premier. Non mi pare però una grande tattica politica, mi sa che rischierebbero di pagarla cara anche loro.  Il paese è allo stremo, ed i soliti noti non possono dare in eterno e pagare per tutti.


martedì 18 ottobre 2011

Berlusconi ed i cattolici, la verità e la farsa.


lunedì 17 ottobre 2011

Quello che aveva in animo Berlusconi, secondo Repubblica.

Intercettazioni e ancora intercettazioni. Non passa giorno che non se ne sentano o leggano di nuove. E' un getto continuo di notizie, di colloqui, di comportamenti, un fiume in piena che rischia di straripare, di rompere prima o poi gli argini della sopportazione e della tolleranza dilagando davvero nel paese. Tocca oggi a Repubblica uscire allo scoperto pubblicando alcune presunte telefonate del Premier a Lavitola. Quando si legge è davvero sconvolgente, di una gravità estrema e tale da svegliare anche le coscienze più intorpidite. Si capisce così la fretta di una legge che ne impedisca le pubblicazioni.  Siamo, dice repubblica, nell'autunno del 2009 ed è il premier che "parla, con il direttore del'Avanti, di lodo Alfano, di raccomandazioni alla Guardia di Finanza e soldi ai giornali. Berlusconi  parla  o meglio, se vere le notizie, straparla con il suo interlocutore.  "Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c'è un'alternativa...". Si continua "La situazione oggi in Italia è la seguente: la gente non conta un cazzo... Il Parlamento non conta un cazzo... Siamo nelle mani dei giudici di sinistra, sia nel penale che nel civile, che si appoggiano a Repubblica e a tutti i giornali di sinistra, e alla stampa estera". "Facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera". E pensare che la Russa, non più tardi di ieri, parlava di clima di contrapposizione quasi rivoluzionario nel paese, per colpa della sinistra.  Fa sempre comodo addebitare le colpe proprie agli altri. Forse quanto riportato da Repubblica, e attribuito, al Premier potrà anche essere penalmente non rilevante. Toccherà di certo alla magistratura indagare, accertare e contestare, se del caso, ma di certo, se tutto questo sarà provato, non sarà altro che un ulteriore tassello a dimostrazione del fatto che la decenza  si è passata da un pezzo. E'  giunta davvero l'ora di riflettere non solo sulle capacità, ma anche sulle reali intenzioni di chi ci governa. Non ci possono essere più attenuanti per nessuno, qui è in gioco non solo l'economia del paese ma anche i suoi fondamenti democratici.

 

venerdì 14 ottobre 2011

Inutile che Berlusconi cerchi oggi una fiducia che ha già perso.

Siamo alle solite , oggi il Premier chiederà, per l'ennesima volta ad un parlamento ingessato, la fiducia per il suo governo. Può darsi che anche questa volta, anche se con più malumori delle precedenti, alla fine la otterrà.  Ma per far che cosa ? per realizzare quali nuovi programmi ? e sopratutto, per andare dove ? Sarebbe bastato, come in molti hanno sottolineato, seguire ieri  il discorso del Premier alla Camera, se possibile ascoltarlo attentamente.  Si è trattato di un vecchio e stanco discorso, risentito mille volte, senza contenuti se non le solite promesse vuote, infarcito della solita retorica Berlusconiana. Un discorso fatto da chi non ha più nulla da dire nè da proporre al paese ed agli italiani. Per capire il clima, l'ambiente, le condizioni o le convinzioni diffuse nel Governo, bastava guardare gli sdadigli di Bossi , ben 12 in 19 minuti di discorso. Mentre l'Italia è sull'orlo del baratro, il suo Presidente si arrabatta aggrappandosi a destra e a manca pur di sopravvivere, ad un voto di fiducia inutile, sorretto da un unico angosciante, e in fondo schizofrenico pensiero, la riforma della giustizia e il bloccco delle intercettazioni.  Bastava in fondo ascoltare ieri il premier per essere presi dall'angoscia. In 19 minuti ha ripetuto e promesso quanto non è riuscito a fare, tradendo la fiducia degli elettori, in tanti anni di governo. Dov' è finito quel famoso contratto che aveva firmato con gli italiani ? "Se non lo realizzo in 5 anni me ne vado" aveva detto. Oltre a non aver realizzato nulla, il Cavaliere è anche riuscito a combinare molti disastri,  e non sembra per nulla intenzionato a lasciare quello scranno  che oramai occupa al pari di una mummia imbalsamata. Gli sbadigli di Bossi ieri sono stati quelli di un paese spento ed annoiato. C'è ancora qualcuno che può credere davvero che questo governo possa, in questo breve squarcio di legislatura,  realizzare almeno una delle riforme promesse ? Basterebbe guardare il Premier in questi giorni, basterebbe ascoltarlo, osservare le polemiche che animano il governo, i suoi ministri, la stessa maggioranza o le divisioni con la lega. La permanenza di Berlusconi al governo non fa altro che il  male del paese, la Spagna e Zapetero ce lo insegnano, con un po' più di dignità, Tremonti lo riconosce, ma non ha il coraggio di chiedergli di gettare la spugna, lo ammettono a bassa voce persino i suoi più stretti collaboratori. E' un coro unico di italiani, davvero responsabili, e che vanno dalle associazioni alle istituzioni, dai giornalisti liberi ed impegnati alle menti migliori e più attive, dai giovani in cerca di lavoro ai vecchi pensionati, tutti in coro chiedono al Presidente del Consiglio di farsi da parte, perchè non è più tempo di fiducia, gli italiani l'hanno già persa da tempo e quella che riceverà oggi in parlamento sa tanto di interessata, puzza di vecchio e di muffa, già prima di essere accordata. Di Pietro non sarà un fine dicitore e la sua dialettica forse potrà anche non entusiasmare, qualche lacuna mostrerà anche il suo fair play, ma di certo ha colto nel segno e rappresentato il  pensiero di tanti italiani quando , dopo aver ricordato che il paese sta morendo, ha dichiarato " "A Silvio! Ci hai rotto, vai a casa, non ti vogliamo sentire più".


lunedì 10 ottobre 2011

Vento di contestazione su Bossi, nella sua culla di Varese.

Maurilio Canton è comunque segretario della Lega  di varese, ma non senza molte difficoltà e solo perchè non si è proceduto al voto. I giornali riportano in coro la notizia che il Congresso Varesino sia esploso in coro nel grido "voto" voto". Un vecchio proverbio affermava che tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. E Bossi qualche graffio nel Congresso se lo porta a casa. Fino a ieri nessuno avrebbe mai osato pensare ad una contestazione così forte, plateale ed aperta al Senatur ed al suo candidato. E proprio a Varese, la culla del movimento leghista, il centro della padania, là dove batte il cuore pulsante e vero del movimento. Dicono che Bossi abbia affermato di aver visto dei fascisti in prima , seconda e terza fila. Forse il suo sguardo non riusciva ad andare oltre, la miopia anche politica incalza. In molti dicono che a Varese si è davvero sfiorata la rissa tra le opposte fazioni di leghisti. Ma non è solo Varese che si infiamma, sono molti i paesi, le città e le valli in cui soffia il vento delle contestazione. Davvero ci sono stati tempi migliori per la Lega, almeno ad ascoltare gli iscritti. In molti giurano di aver strappato o bruciato le tessere. Ora Canton è conosciuto da tutti a Varese come il   "non eletto", il  segretario "dichiarato" appunto. Nella notte qualcuno, all'esterno della Segreteria provinciale di Varese, ha esposto uno striscione verde con la scritta "Canton segretario di chi ? di nessuno". Quel nessuno dovrebbe essere Bossi che lo ha volutamente imposto ad un congresso recalcitrante. In molti dicono che questa non è più la Lega, o forse che è solo questa la Lega che oramai può sopravvivere a se stessa. Pare che Bossi abbia affermato in questi giorni che la Lega senza Berlusconi non andrebbe da nessuna parte. Di certo si capisce dove sta andando con Berlusconi, alla rovina ed alla disfatta, più chiaro di così.

venerdì 7 ottobre 2011

Forza gnocca o forza Italia ?

Pensavamo che le preoccupazioni per un Primo Minsitro potessero essere grandi di questi tempi, pesanti da sopportare, da affrontare e da condividere con i tanti italiani in difficoltà. Basta fare un po di  zapping in giro, sui vari canali televisivi stranieri, e si vedono faccie serie, di circostanza, adatte al clima ed alle decisioni, si passa da una Merkel impettita e serissima ad un Sarkozy rabbuiato per le sue banche, ed a un Cameron che non ha di che ridere. L'Italia tra tutte sta peggio, battuta solo dalla Grecia e forse dal Portogallo, a cui però si sta avvicinando pericolosamante, con grande ostinazione e caparbietà. Ci si immaginerebbe, in queste condizioni, un Parlamento attivissimo, impegnato sui grandi temi e su più fronti, un Presidente del Consiglio indaffarato a cercare soluzioni socialmente accettabili alla crisi, un fiorire di programmi sul lavoro, sulle liberalizzazzioni, su come abbassare il deficit e reperire risorse per la crescita. Ci si aspetterebbe persino di sentire parlare di patrimoniale, o di certo se si fosse responsabili, di provvedere in fretta alla nomina del successore di Draghi perchè i tempi ed il periodo lo impongono. Si potrebbe pensare persino ad un premier preoccupato del consenso in caduta libera, delle difficoltà di una maggioranza azzoppata, rabberciata e litigiosa, di un Tremonti che senza giri di parole afferma che potremmo stare molto meglio se solo Berlusconi si facesse da parte. Ancora. Vedremmo un Berlusconi  accigliato,  nerissimo e del tutto impotente per aver oramai raggiunto coscienza che la situazione è irrecuperabile quando si hanno contro la Confindustria, il Sindacato, la Confcommercio, la stampa libera e indipendente, le categorie, la Chiesa stessa,  e un buon 80 per cento dei cittadini che non approvano più le scelte di questo governo. Di tutto ci aspetteremmo, purchè serio, impegnato, utile al paese ed alla sua credibilità, alle evenienze, alle grandi difficoltà, ed ai cittadini. Nulla di tutto ciò, oramai questo premier ed il suo Governo non si vergognano più di niente. Da tempo hanno già superato ampiamente anche il limite della decenza. Pensano alle battute di cattivo gusto, al nome di un nuovo partito, ritornano ad un pallino fisso, che ha accompaganto e reso indecente un'intera legislatura, ridicolizzato per le sue conseguenze il paese ed il Parlamento. Questi pensano alla gnocca ed a tirare a campare. Magari, ed al massimo, ad approvare una legge che impedisca le intercettazioni o la loro pubblicazione, per salvare ancora una volta il culo al premier ed a se stessi. A questo punto ci hanno portato, anche in raffinatezza, educazione, rispetto dei ruoli e delle istituzioni. In pochi anni con questo Governo, abbiamo raggiunto il bordo del precipizio, economico, materiale, morale, etico. Ci manca solo di  sapere se ancora Bossi ed i leghisti che l'hanno duro e poi abbiamo completato l'opera e passato in rassegna i problemi più seri degli italiani.  Forza Italia ora comincio a dirlo io, assieme a tanti italiani, forza italia mandiamoli  casa.

mercoledì 5 ottobre 2011

Wikipedia a confronto con l'incompetenza e la stupidità italiana.

Da questa mattina chiunque si collega con il sito di Wikipedia in lingua italiana leggerà il seguente comunicato. Si tratta semplicemente di un avviso, di una seria protesta, di un tentativo estremo di convincere i tanti sordi, ciechi e incompetenti che popolano i banchi del nostro governo o gli scranni di Montecitorio. Il tentativo di Wikipedia è giusto, corretto e sacrosanto, va sostenuto comunque ed in ogni caso. Si deve cercare di impedire con ogni mezzo l'approvazione di una sciagurata legge che ha come unico obiettivo quello di mettere il bavaglio a stampa e informazione. Non ci si meravigli troppo poi delle condizioni di arretratezza, anche culturale, in cui versa questa paese. Quanto qui descritto non avrebbe potuto accadere in nessun altro paese moderno e civile del mondo, in nessun altro si sarebbe mai avanzata una simile proposta di legge. Non si abbia paura a scegliere con chi stare, e nemmeno a gridarlo, Wikipedia è l'intelligenza e cultura, questa è incomptenza e stupidità. Diamo quinadi voce a Wikipedia afffinchè  non la possano togliere anche a noi tutti.

 

Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".

Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

martedì 4 ottobre 2011

Nonciclopedia, Vasco Rossi e il mondo che io vorrei.

Vasco Rossi è grande , è unico nel panorama della canzone italiana, A Vasco si urla spesso "sei tutti noi".  A volte però  corre l'obbligo di differenziarsi o di dissentire.  Capita ora , proprio al riguardo di Nonciclopedia. Per chi non lo sapesse  è una sorta di Wikipedia scherzosa, scrive biografie di personaggi inventate, satiriche e ridicole. Spesso la satira si sa diventa pesante e anche offensiva. In ballo ci sono sentimenti e convinzioni. Chi non ricorda ad esempio le famose vignette su Allah, per qualcuno erano satira, per altri invece addirittura bestemmia. Ebbene Nonciclopedia pare sia stata querelata dai legali di Vasco per diffamazione nei confronti del loro assistito. Tanto che, per non dover pagare cifre astronomiche, o imbarcarsi in una causa non sostenibile da un sito blog, gli autori hanno deciso di chiudere il sito, non senza aver prima ringraziato Vasco per "l'attenzione" riservata. Inutili pare siano stati i tentativi di contattare il cantante per farlo recedere dalle sue decisioni. Peccato viene da dire. Peccato per Nonciclopedia, ma peccato anche per Vasco. Da sempre Vasco ci fa sognare con le sue canzoni, ha accompagnato la vita, serena o sregolata, di alcune generazioni, ci ha spesso parlato di buoni e di cattivi sentimenti, ma anche di grandi aspirazioni, di un futuro migliore nel mentre ci additava le miserie di un sempre più triste presente. Ma Vasco è stato grande perchè ha saputo parlare  al  cuore di tanta gente di  libertà, anche dai pregiudizi e dalle convenzioni o dal qualunquismo imperante. Sono valori grandi che io vorrei  vedere universalmente condivisi, nel mondo che io sogno, "nel mondo che vorrei".  Vasco è grande anche per questo. Ma il Vasco che io conoscevo avrebbe di certo capito che la libertà è sempre tale, deve essere per forza di cose quasi smisurata e per tutti. E che la satira è anche libertà, dai costumi e dalle convinzioni, può essere dura, a volte offensiva, può piacere o meno, ma resta sempre tale ed ha diritto di vita. Il Vasco che io vorrei avrebbe di certo capito cosa viaggia sul web, e quale potente mezzo questo sia. Guai a porgli freni solo perchè ci si trovano scritte cose che non piacciono, ci si schiera con la parte più retrograda del paese, ci si schiera con i goffi tentativi di questo governo di imbavagliare la rete. Ma Vasco questo lo sa. Vasco di certo sa di essere grande come cantante anche senza Nonciclopedia o nonostante quanto scritto da Nonciclopedia. Dimostri  allora Vasco, con i fatti , non solo di essere un grande cantante, ma di essere, come di certo è e fino ad ora ha dimostrato, anche un grande uomo.

 


 


lunedì 3 ottobre 2011

nella Lega, dice Bossi, in molti parlano a vanvera, ma il referendum li fa straparlare tutti.

Un milione e 200 mila firme raccolte per la richiesta di referendum sulla legge elettorale non sono poca cosa. Danno da pensare anche ai più menefreghesti o disattenti.  Ecco perchè ora tutti hanno da dire la loro, chi si dà giustificazioni, chi ricerca una via d'uscita e chi si smarca. Persino Calderoli, universalemte giudicato padrino del "porcellum" se ne lava le mani e ne addossa ora le colpe ad altri. Si scopre così che su questa legge la Lega venne ricattata. Ognuno ora schiera le sue ragioni ed affila le armi. sullo sfondo nuove ed insolite alleanze. Casini e Maroni ad esempio. Bossi e Maroni hanno di che preoccuparsi. Il Senatur se la prende con chi parla troppo ed a vanvera nel partito ma si sa mal comune si potrebbe anche scusare. Purtroppo però sono in tanti oramai che parlano a ruota libera nella Lega. Un segno dei tempi ? oppure segno di una certa stanchezza e di un malcontento diffuso ? Più probabile. E Bossi non sa più come controllare il partito. Anche Brescia, una volta la leonessa d'Italia, ora quasi un ovile per i leghisti, con l'elezione del nuovo segretario, è caduta in mano ai Maroniani. E poi, proprio lui  Bossi, mentre accusa altri è accusato a sua volta, niente meno che dal Capo dello Stato, di parlare a vanvera proprio quando parla di Padania o di secessione. Ma si sa, siccome Bossi non ha in mano proprio nulla, cerca di puntare in alto. Finito il federalismo, si ritorna alla secessione, e Bossi dà i suoi numeri. Scende in campo persino Calderoli, in questa Lega sempre più mal messa, anche lui annusa l'aria, e sentito l'odore di elezioni anticipate tenta la carta della proposta di una legislatura costituente. Povero lui se davvero non si è ancor accorto con questa maggioranza non può costruire proprio nulla e che il premier, forse il suo capo e lui stesso, sono oramai al capolinea e non gli resta che scendere nell prossime fermate, prima che il paese sbandi del tutto. Certo tutti loro cercano disperatamente di aggrapparsi a quello che hanno, con le unghie e con i denti. Chi ha centrato il problema è davvero Ostellino quando dice che per Berlusconi «il tempo è davvero scaduto» visto che «non è stato la soluzione dei problemi del Paese ed è diventato lui stesso il problema». Non gli resta che farsi da parte, prima lo mettano da parte gli altri ela riforma elettorale sembra davvero essere ilgrimaldello adatto a scardinare ogni alleanza.

giovedì 29 settembre 2011

Per Bossi è andata bene, sono solo i magistrati che fanno casino.

Alla fine come tutti si aspettavano Saverio Romano ce l'ha fatta, gode della fiducia della maggioranza di Governo. Umberto Bossi si dice soddisfatto del voto che ha respinto la mozione, e con la classica sfrontatezza se la prende con i magistrati che fanno casino. Beato lui che riesce ancora a rallegrarsi, e che neanche ha coscienza dei casini che sta creando o facendo lui.  Bisognerebbe chiederlo ai leghisti se vivono gli stessi sentimenti, o se danno le stesse valutazioni. Per oggi comunque è andata bene, aggiunge il Senatur . Già per oggi solo però. Ma bene per chi  ?  bene per il ministro Romano di certo, bene per Berlusconi, e anche per gli amici di merende. Di certo non è andata bene per il paese,  per la giustizia o per i cittadini. Per tutti questi non si è trattato di un bel giorno, e neanche di una bella pagina di storia o di democrazia da ricordare.   

mercoledì 28 settembre 2011

Ministro Romano e sfiducia: "secondo voi un indagato per mafia può essere Ministro ?"

Oggi alle ore 16 sarà votata la mozione di sfiducia contro il Ministro dell'Agricoltura Saverio Romano rinviato a giudizio dalla procura di Palermo con l'accusa di concorso in associazione mafiosa. Saverio Romano comunue si dice tranquillo e certo della tenuta della maggioranza in Aula, visto che oramai si è già incassato il voto, a sostegno del Minsitro, da aprte della Lega. Non resta che aspettare e poi vedremo con che faccia tosta in molti si  appresteranno al voto. Un sondaggio odierno di Sky poneva una semplice domanda ai cittadini Italiani : secondo voi è giusto che un indagato per mafia possa essere Ministro della Repubblica Italiana ? Attenzione, la domanda non si riferiva ad un Minsitro "colpevole per mafia" , ma semplicemente "indagato per mafia". Ebbene per  la quasi totalità dei cittadini la risposta è NO. Al contrario, per la nostra maggioranza di Governo, per il nostro Primo Ministro, per il Pdl e per la Lega,  pare proprio di sì. Questo in barba alle sfrontate affermazioni dei molti difensori degli interessi del paese e degli elettori. Ci domandiamo, dove sono finite le tanto affermate battaglie legalitarie che hanno visto coinvolta anche la Lega e infiammato il Nord , ma anche il Sud del paese. Perse sulla strada di Roma e del salvataggio di un Governo rattoppato.  E ancora , come la pensa, e come voterà Maroni ?  Come potrà domani, e dopo questo voto, affermare di voler sconfiggere la mafia in tutto il paese ? Mi pare che in molti ci possano cogliere una qualche contraddizione.


Alemanno attacca la Minetti; e scoppia la guerra tra Roma e Milano sui cattivi costumi.

Si fatica negli ultimi periodi a capire gli uomini del Pdl, tira un'aria strana, tutti contro tutti e tutti con il Premier nonostante tutto. E se la Lega e Bossi parlano pubblicamente di secessione, poi nei fatti non mollano il Cavaliere. A Roma in fondo si trovano bene, qui riannodano i fili della maggioranza, gli stessi che avevano ingarbugliato a Milano o a Venezia.  Chi se la ricorda più la Roma ladrona dei vecchi tempi, ora è diventata la Roma padrona. Persino Alemanno  si è stancato di un Nord intrallazzone e nella sostanza poi buon imitatore delle vecchie abitudini di una classe politica indecente e cialtrona. Basta con i conviviali banchetti che univano il paese a colpi di polenta e trippa alla vaccinara. Ora persino Roma sparla del Nord, e critica Milano ed i suoi cattivi costumi. Al centro della contesa il palazzo del potere lombardo per eccellenza, quello della regione, e le doti richieste per sedere tra i  banchi della maggioranza e governare così la regione più ricca d'Europa. Dice Alemanno che è giunta l'ora di dire con chiarezza che non ci devono mai più  essere "Minetti" nei Consigli regionali perché in questo modo offendiamo il Pdl e Silvio Berlusconi".  Sarebbe forse bastato dire che così facendo si offende il paese, dato che non si capisce bene come mai dovrebbe offendersi Berlusconi visto che l'elezione della Minetti  è stata, a quanto pare, opera sua. In ogni caso il colpo di Alemanno è stato proprio basso. E' andato giù, non di fioretto, ma di sciabola. Prima era il Nord, o la Lega, che parlavano di moralizzare il paese, ora sono additati dal sindaco di Roma come il vecchio, la mala politica, la rovina dei costumi italiani. E il nord fa quadrato, forse costretto, attorno alla Minetti, per non rischiare di cadere assieme. Il Pdl lombardo, per bocca di qualche suo autorevole esponente ha infatti affermato che la "consigliera Minetti" è stata eletta per i suoi meriti, per le sue capacità e per la sua esperienza. Non ha poi aggiutno o precisato altro. E Formigoni ? Silente sul caso, nonostante negli ultimi periodi sia così loquace e nonostante un tardivo, ma opportuno, pronunciamento dei vescovi che avrebbe dovuto farlo rivoltare. Di certo se le primarie che  lui vuole e di cui parla, permettono poi la selezione e l'elezione di una classe dirigente siffatta, ebbene, non solo i laici ma anche i cattolici oramai, rivolgendosi al cielo, visto che non c'è remissione in terra, avranno il coraggio di dire "dio ce ne scampi".

martedì 27 settembre 2011

Anche la chiesa da il benserito al Premier e lo invita a farsi da parte.

Alla fine anche i Vescovi si sono decisi e la loro non è stata certo una decisione affrettata, anzi.  Non sempre è possibile tacere cercando di difendere gli interessi economici rilevanti, deve prima o poi arrivare per tutti il momento e l'occasioni in cui il silenzio diventa agli occhi del mondo tolleranza inopportuna, incomprensibile complicità, o peggio ancora vigliaccheria. Il limite della decenza era da tempo superato e molti fedeli oramai sembravano smarriti, senza guida, senza indicazioni. Finalmente ora, anche i vescovi parlano, rompendo ogni indugio, lo fa Bagnasco, a nome della CEI. Il dito accusatore rivolto al cielo, le parole di fuoco dirette e chiare vanno in una unica direzione, additano senza tante perifrasi i comportamenti del Premier, anche se cercano di volare alto.  Bagnasco parla di "comportamenti licenziosi" , di "relazioni improprie che sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà, ammorbano l'aria e appesantiscono il cammino comune". Continua. "Mortifica dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui", dice il numero uno dei vescovi. "Non è la prima volta che ci occorre di annotarlo: chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell'onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda". E ancora: "Si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica". Infine l'affondo: "La collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l'immagine del Paese all'esterno ne viene pericolosamente fiaccata". "Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi - conclude Bagnasco - e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono nè vincitori nè vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili" . Chi ha orecchi per intendere intenda, è questo il benservito, la richiesta di un passo indietro. Solo Sacconi e compagni possono far finta di nulla, parlare di richiamo generale e generalizzato. Il silenzio della chiesa di fronte ai fatti è finalmente rotto, spezzato un incantesimo. Le strade si dividono e la minaccia per berlusconi ed il Pdl neanche tanto velata, l'aggregazione dei cattolici in un nuovo soggetto politico, se non se ne va Berlusconi.

lunedì 26 settembre 2011

Attento Bossi che se arrivano davvero i leghisti.......

Il Governo va avanti, grida un premier in delirio. Va avanti con le urgenze, anche se non si capisce per chi sono. O meglio, tutti capiscono a chi servono, visto che al primo posto viene collocata nuovamente una legge sulla giustizia e sulle intercettazioni.  Di crisi ancora non ne parla Silvio, e comunque viene dopo. Nulla di nuovo sotto il sole verrebbe da dire in questo paese, dove il sole sembra brillare eterno, anche se la notte si avvicina. Cascasse il mondo, arrivasse il default,  saltasse l'intero sistema , lui , il Cavaliere non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro, nè di anticipare il voto. Come una statua, immobile ed eterna, come una mummia di Tutankamen che sfida le intemperie ed i secoli, lui lì che ripete il suo ritornello , il Governo è solido, lavora, e va avanti. Che cosa poi faccia veramente non si capisce con precisione, e neanche importa.  Attorno a Berlusconi il caos, il deserto totale o quasi. Nel Pdl nessuno oramai gli crede più, tutti  aspettano il peggio, ognuno dentro di sè riconosce finita una parabola. In coro, ma a bassa voce, tutti si augurano che il Cavaliere decida presto di abbandonare, di ritirarsi a vita privata, ammessa che la sua vita lo possa ancora essere. O almeno che lasci libero il paese, che sollevi  tutti da un incubo. L'opposizione dal canto suo fa quadrato . Bersani invoca e prega per  un governo di emergenza. Di Pietro sbraita e invoca giustizia, quella vera. Fini e Casini, si augurano presto nuove elezioni. Peggio di così l'Italia non potrebbe andare, i sacrifici chiesti pesano, altri ne arriveranno. Il consenso del Premier è in caduta libera. Persino i suoi vecchi sostenitori lo vogliono al più presto fuori dai piedi. La Confindustria gli spara contro tre volte al giorno, la piccola e media impresa lo vede come il fumo negli occhi e gli addita tutte le sue enormi colpe. I sindacati, si sa, si preparano oramai in gruppo, o quasi, allo sciopero generale. Si capisce però che nessuno dei nostri onorevoli se ne voglia andare, se vanno ora non ritornano più, è la loro fine che temono, non solo quella del premier. E senza Berlusconi, molti di loro, non sarebbero proprio nessuno. In queste condizioni le colpe maggiori sono della Lega. La base mormora, recalcitra, protesta, sbatte la porta. Il disagio è diffuso, palpabile, si taglia a fette. Ma i posti ottenuti nel governo del paese o nei consigli di amministrazione dei vari enti,  valgono bene una protesta anche diffusa. Per ora, rispolverando un vecchio motto, la Lega  "tiene duro". Di staccare la spina non ne vuole sentir parlare. Alzano solo un poco i toni, un po' di fumo negli occhi dei sostenitori e si ritorna a parlare di secessione. E gli elettori ? in ritirata hanno rotto le fila per ingrossare l'esercito degli astensionisti. "Carpe diem", cogli l'attimo dicevano gli antichi, ma qui il momento è passato e nessuno riesce a cogliere le novità o non ne ha il coraggio. Milanesi è salvo, e il Parlamento sembra sempre più una fortezza sotto assedio. Tra pochi giorni si ritornerà alla carica con il ministrro Romano. E lì si parla di mafia, anche se di concorso esterno. Ancora una volta Bossi e la Lega salveranno un governo allo sfascio ? Salveranno Romano ? Pare di sì. Dicono lo faranno per lealtà. Verso chi non si sa. Verso il Premier di certo, verso Romano anche. Ma dove sono finite le antiche battaglie ? Dove sta l'orgoglio antico che dicevano appartenesse ad un popolo intero, quello padano. Svanito, oppure perso. I palazzi romani hanno ammorbidito i toni, cambiato le consuetudini, fatto vedere altre prospettive. La Roma ladrona è diventata di colpo anche per i leghisti la città eterna, e loro sperano che duri, in eterno. E allora Bossi va avanti tranquillo, dice che salverà anche Romano, e che lo farà assieme a Maroni. Lunga vita al governo dunque. Bossi assieme a Berlusconi, continueranno a dividersi tutto, l'italia, il governo, il potere. Nessuno pare per ora li possa fermare. Bossi e compagni di una sola cosa devono temere, che prima o poi arrivino anche per loro i leghisti della Padania..


venerdì 23 settembre 2011

La lega e la rovina del Nord.

Giorno dopo giorno dice Bossi , è questo il suo appoggio al governo. Dipenderà dalla circostanze o dal caso. Ma Bossi non va preso troppo seriamente, Berlusconi lo sa. Abbaia ma non morde il Senatur. Le spara grosse ma poi le ritira. Fatto sta che fino ad ora è stato un più che fedele sostenitore del miliardario al goveno. In nome della fedeltà e della coerenza ha digerito e fatto digerire allla Lega ogni bruttura possibile ed immaginabile. Una volta gridavano Roma ladrona, ora non hanno più fiato, sostengono persino Milanesi e compari , votano per impedire la sua custodia cautelare. Parlano di lealtà ma questa non c'entra molto e anche ammesso ci sia, non salva dall stupidità nè dalla dabbenaggine. La base leghista è in rivolta, le bandiere verdi non riescono più a garrire al vento del Nord ma se ne stanno rattrappite e un po' in disparte, rosse dalla vergogna. Bossi parla di secessione per salvare il Nord, visto che l'italia affonda. Peccato si dimentichi di dire che lui e il suo partito sono al governo da anni. Ci provi il Senatur ad elencarci le conquiste che ha fatto negli anni in cui ha sostenuto Berlusconi  ? Nessuna, lo zero più assoluto. Nel contempo ha salvato dalla giustizia il premier e sostenuto un governo inaffidabile ed incapace, che merita ampiamante di andare a casa. Assieme al Premier e al Pdl, la Lega e Bossi sono i principale responsabile del crollo del paese. Ma non sono il Sud o il centro che crollano, quelli già rovinavano da soli, è l'intero nord che crolla, che non cresce, che va in rovina.  L'importante però per Bossi è salvare il Cavaliere, l'importante è salvare se stesi ed i propri privilegi, magari salvare Milanesi e poi tra qualche giorno il Minsitro Romano. Ma Bossi ed i leghisti hanno valutato le accuse, riportato da tutti i giornali, su Marco Milanesi ? Viaggi, consulenze, incarichi in società pubbliche, favori a destra e a manca , Ferrari, Porsche, Bentley, Bmw, orologi, gioielli, una barca e tanto altro. Vero o falso che fosse valeva davvero la pena salvarlo dai giudici ? valeva la pena impedire il corso della giustizia ? e poi e ancora, varrà la pena continuare a sostenere le leggi affossa processi del Premier ? Basterebbe chiederlo a qualche leghista, negli sperduti paesi del nord, in val Seriana come in val Brembana, in Val Camonica come a Bergamo o a Brescia. Inutile parlare di federalismo quando si ha intenzione di non salvare proprio nulla se non se stessi, il proprio potere ed i propri interessi. Non si salva di certo l'Italia così ma neppure la Padania.

mercoledì 21 settembre 2011

Gli ultimi giorni, o nostri o di Berlusconi.

Il declassamento di S&P's non è che l'ultimo atto della caduta continua del nostro paese, e non è stata una sorpresa visto che da tempo era nell'aria. Le cause sono evidenti e sotto gli occhi di tutti , pesano la mancata crescita, le difficoltà e le incertezze economiche e politiche italiane. Ma non basta e non ci si ferma qui. Sullo sfondo un ulteriore avvertimento che se si continua così questo è solo l'inizio. Inutile ora considerare e ripetere che ci avevano detto che eravamo fuori dalla crisi, che ne saremmo usciti meglio di alttri e che i bilanci erano a posto. Bisogna riconscere che non ne hanno azzeccata ma non solo bisogna anche dire che se continuano così ci portano alla rovina. Ora  il tempo stringe, il clima torrido, bisogna decidere in fretta.  Una cosa è certa, questo governo è debole, incapace, in balia degli umori degli Scilipoti di turno. Solo qualche giorno fa questo governo che qualcuno si ostina a dire solido, è  stato battuto per ben 5 volte in Parlamento. C'è di più, il nostro Presidente del Consiglio è oramai squalificato, impresentabile, in Italia ed all'estero. Basta leggere un giornale, uno qualsiasi nel mondo, di destra o di sinistra poco importa, per accorgersi del fatto. Berlusconi è diventato per tutti  una macchietta, descritto, visto e sentito come un clown. La domanda, una sola ; come può un popolo di antica e profonda cultura come il vostro tollerare questo Premier ? Come può un popolo cadere così in basso ? Sono di ieri le affermazioni della Marcegaglia che si dichiara stanca, come italiana, di essere derisa in tutto il mondo per colpa del suo Premier. Facile l'affondo finale della prima donna di Confindustria. Senza tante perifrasi o complimenti la Marcegaglia invita Berlusconi ad andarsene a casa prima che sia troppo tardi per il suo paese, per milioni di italiani. In fondo anche gli imprenditori chiedono quanto già chiedono i sindacati, i giornali e una grande parte , meglio, la maggioranza, del paese. Berlusconi se ne vada , è giunta l'ora, grida in coro chi ancora ha a cuore le sorti del paese. E' in gioco in nostro futuro, la nostra credibilità, e in questo momento, è un bene troppo importante per essere sacrificato. Di certo un Premier costretto ad occuparsi delle tante  "patonzole" e dei suoi numerosi processi, che afferma di fare il primo ministro a tempo perso, non ci può essere di alcun aiuto.  Siamo vicini alla Grecia, siamo vicinissimi al baratro ed al tracollo. Qualcuno batta un colpo, lo faccia Bossi, o Maroni ed i suoi, qualche uomo di buona volontà deve essere rimasto nel Pdl. Uno che alla fine capisca e convinca anche gli altri che sono arrivati gli ultimi giorni per il premier. Non si può ifendere a oltranza l'impossibile e l'indifendibile. Non si può confidare solo sull'aiuto dell'Europa, non è eterno. Siamo un peso persino per i nostri alleati oramai. L'interesse del paese dovrà essere prima o poi anteposto a quello di Berllusconi. La Spagna insegna, il suo spread è migliorato da che Zapatero ha deciso le elezioni anticipate. Qualcuno capisca, o Berlusconi o i suoi si decidano. Faccia lui oppure venga obbligato a fare un passo indietro. Sono gli ultimi giorni, in un senso o nell'altro, per lui, ma anche per noi.

martedì 20 settembre 2011

Minzolini e la solita Minzolinata su Berlusconi.

Un nuovo editoriale del direttore del Tg1, andato in onda nella edizione delle ore venti, sta facendo il giro del web.  Dall'alto del suo scranno e della sua impudicizia Minzolini difende a spada tratta il premier e sfrontatamente, senza nemmeno arrossire, aggiunge di non capire per quale motivo Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro o addirittura ritirarsi. Subito scoppia la polemica, scontata , ma del tutto inutile.  A  ognuno il suo verrebbe da dire,  e Minzolini in fondo anche qui fa il suo mestiere, quello che gli  riesce meglio, quello per cui, quasi per miracolo, si è deciso di catapultarlo, sfidando il buon senso e la ragione, sulla poltrona di comando del Tg1. Se Minzolini fosse stato un grande giornalista o un grande scrittore, carta e penna in mano, avrebbe scritto cose su cui meditare, di certo vere, senza dubbio obiettive, idee su cui magari assieme avremmo anche discusso ma meditato. Ma da Minzolini non si può pretendere null'altro che una minzolinata, una di quelle dichiarazioni o considerazioni a favore del Premier a cui ci ha abituato da tempo.  Se uno nasce lupo vive libero nella foresta, lanciando alti i suoi ululati, se uno nasce cane è fedele per tutta la vita, al massimo guaisce e lecca la mano del padrone che gli passa il cibo. Minzolini da tempo ha deciso dove stare e quale ruolo giocare, quello fa e nessuno può pretende altro. In fondo questa volta ha solo espresso un suo parere, un'opinione del tutto personale e di cui  non frega niente a nessuno.  Il suo Tg ha fatto di peggio, a volte ha nascosto la verità, a volte l'ha distorta, a volte l'ha calpestata.


lunedì 19 settembre 2011

Manuela Arcuri eroina per un giorno.

Le donne del premier orami non fanno più notizia, neanche sono una novità. Il mondo, si sa, è pieno di chi è disposto a vendere quello che ha, quantomeno a matterlo in mostra od a sfruttarlo. Per meritarsi le prime pagine dei giornali non servono più donnine o donnette, serviva un'eroina, qualcuna che resistesse, che facesse della propria rettidudine e dei propri alti ideali una bandiera e che la sventolasse alta davanti ai dubbiosi o a quanti , o quante, per qualche denaro venderebbero, non solo il corpo, ma anche l'anima. Il no della Arcuri a Berlusconi è diventato da subito un simbolo, il simbolo di una donna e di una Italia che non si piega al potente di turno, che mantiene intatti ideali e virtù. Ma il nostro è un mondo effimero, dove, si sa, l'apparenza conta più della sostanza, dove anche le eroine rischiano di esserlo solo per un giorno. In un mondo siffatto anche i NO decisi lasciano spazio alla speranza e non sono mai eterni ed imperituri. Anche il no della Arcuri, eroina moderna, sembra fosse trattabile, caduco ed evanescente, destinato a vivere lo spazio di un giorno e per nulla assoluto. Sembra infatti , così almeno sostiene la stampa, che questo "no" avesse una condizione, soddisfatta la quale si sarebbe magicamante trasformato, se non in sì , almeno in un forse. E' di certo un segno dei tempi, di una diffusa o universale caduta degli ideali quando anche le eroine e le loro virtù hanno vita breve. Tempi grami davvero quelli in cui gli ideali e l'anima , in questo caso unici degni di immortalità, si piegano sempre ai capricci del corpo. D'altronde ogni tempo ha i  suoi demoni ed i suoi eroi, i suoi peccati e le sue virtù. E anche gli ideali che sembrerebbero eterni, si trasformano nel tempo. Gli antichi eroi o i santi salivano il patibolo, si immolavano sul rogo o sulla forca, oppure pretendevano la fucilazione. Brutti tempi davvero quelli in cui ci si immola più nei letti del presidente del Consiglio che nelle piazze. Brutti tempi , dicevo, di certo non invidiabili, quelli in cui anche la Arcuri  sia pure per un giorno, assurge alla gloria degli eroi.

venerdì 16 settembre 2011

Fuoco amico dei giornali di Berlusconi, anche Bossi si merita il trattamento Boffo.

Proprio nei giorni in cui ha inizio la rituale festa dei Popoli ed  il rito dell'ampolla unisce idealmente la Padania leghista, anche Bossi si trova oggetto degli attacchi della stampa amica. Il fuoco alle polveri  lo da Panorama , il periodico Mondadori, propietà Berlusconiana. Uno schizzo di fango qui e uno là, si addice alla ricorrenza della benedizione delle acque del  Po. E Panorama sparla della signora Bossi, per colpire anche il Senatur, perchè questi capisca. Manuela Marrone in Bossi  "la dittatrice della Padania", viene definita "l'anima nera" del partito" , "un'abile burattinaia che preferisce muovere i fili della politica stando dietro il palcoscenico", "matrona,patrona e un po' terrona". Panorama spalma bene il fango, lo getta proprio in profondità, ricorda che fu sua la scelta di affiancare al marito la "badante" Rosi Mauro così come la scelta di Reguzzoni quale capogruppo della Lega.  Anche il  Trota non si salva e non gli sono risparmiate di certo le critiche. Renzo è considerato l'arteficie delle "beghe interne nel Carroccio "per il fatto di esser stato eletto consigliere regionale in Lombardia". Come si vede il fuoco amico colpisce basso, rischiando di spezzare accordi ed amicizie consolidate. Le insinuazioni e gli argomenti sono degni del caso Boffo, che oramai ha fatto scuola, è  diventato metodo di lotta  all'interno di questo centrodestra, sempre più allo sbando, sempre più sfilacciato, o meglio sempre più squalificato.

giovedì 15 settembre 2011

Le intercettazioni il primo problema per Berlusconi che può salvare il paese solo andandosene.

E da ieri pomeriggio che le agenzie battono la notizia. A quanto sembra nella convocazione di ieri sera del Consiglio dei Ministri Berlusconi il Premier era intenzionato ad inserire negli argomenti all'ordine del giorno, per l'ennesima volta, un nuovo decreto urgente che impedisca in parte le intercettazioni e ne vieti la loro pubblicazione.  C'è chi giura, e lo riportano vari giornali, che il Cavaliere abbia nuovamente affermato che gli italiani considerano una legge sulle intercettazioni urgente e prioritaria. Non so quali fonti consulti il Cavaliere, ma di certo gli italiani, a tutto pensano tranne che alle intercettazioni che lo vedono coinvolto, anzi, la stragrande maggioranza dei cittadini è proprio contraria a qualsiasi legge che le impedisca quando sono necessarie per le indagini.  Si capisce il clima, proprio ieri il premier ha avuto la sgradita sorpresa di veder pubblicato il resoconto della sua telefonata con Lavitola. Si capisce l'imbarazzo di Berlusconi e anche il timore per gli ulteriori sviluppi del caso. Poco importa che per una volta il Cavaliere non sia accusato di nulla, ma addirittura sia parte lesa nell'inchiesta napoletana. I giudici per Berlusconi sono sempre una iattura, un pericolo costante, e questo a prescindere. Berlusconi  poi vede anche in questa inchiesta un tranello appositamente ed intelligentemente ordito per farlo entrare in aulo come parte lesa e farlo uscire inquisito.  Ecco quindi  spiegata l'urgenza di bloccare l'ondata di fango che ancora una volta, sotto forma di intercettazioni si abbatteranno su di lui. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, si è soliti dire, e nessuno ha colpa se il premier riesce a farsi coinvolgere in tante brutte e pesanti inchieste, sembra proprio attratto dai guai, come il topo dal formaggio. Chi se li cerca i guai se li tenga, alla fine ne dovrebbe comunque pagare le conseguenze. Anche questa volta però pare che il Cavaliere abbia trovato sulla sua strada il presidente della Repubblica che ancora , dicono, si sia rifiutato, giustamente, di firmare un decreto che non rivestirebbe alcun carattere di urgenza e tra l'altro per una materia tanto delicata. Ma si parla anche di una novità ed è il fatto che per la prima volta sembra che anche il nuovo Ministro della Giustizia abbia espresso la sua contrarietà ad un decreto legge in tal senso. Un bell'insegnamento anche per Alfano, si può essere uomini di "parte" ma quando si rappresentano le istituzioni è richiesta imparzialità. La palla quindi è di nuovo al centro, piaccia o meno si ha l'impressione che Berlusconi prima o poi dovrà decidersi a presentarsi o quantomeno a farsi ascoltare dai giudici napoletani. Rimane comunque lo stesso quesito che da tempo ogni italiano di buon senso si pone : è adatto questo presidente del Consiglio a guidare il paese in momento tanto difficile ? è credibile questo governo, sempre più squalificato, in un momento in cui anche i mercati pretendono credibilità ?  La risposta è univoca ed è un no secco. Berlusconi può salvare il paese solo andandosene.

mercoledì 14 settembre 2011

Berlusconi e la rovina dell'Italia

L'opposizione critica la manovra con l'unico desiderio di dare una spallata al governo senza capire che darebbe una spallata all'Italia e con la chiara intenzione di rovinare l'immagine del presidente del Consiglio ma così invece rovina l'Italia" dice il premier, Silvio Berlusconi, dopo l'incontro con il presidente del Consiglio della Ue, Herman Van Rompuy a Bruxelles.

Strana considerazione, come al solito di comodo e sempre fatta per salvare se stesso e non la nazione. Quando si definisce l'Italia "un paese di merda" e questo viene riportato da tutti i giornali, italiani e stranieri, vuol dire che poco ci si interessa dell'immagine del proprio paese.  Inutile comunque sperare in un ravvedimento del Premier. Si può solo contare in un ravvedimento degli italiani, del Parlamento o della Lega.  Berlusconi, oramai lo ha visto anche un cieco, ha danneggiato più di ogni altro l'immagine italiana nel mondo, si è dimostrato incapace a governare , attento solo a tutelare o salvare unicamente se stesso ed i propri interessi. Persino nel suo stesso partito oramai in molti pensano sia giunta l'ora in cui dovrebbe decidersi a fare un passo indietro. Meglio sarebbe per tutti che abbandonasse quel campo in cui decise di scendere con tanta arroganza, quasi una ventina di anni fa.  Va salvato il paese dal baratro ora, e non Berlusconi e la sua immagine o questa maggioranza. Deciderà da solo il Cavaliere ? no di certo, se non riusciremo ad obbligarlo, in modo o nell'altro.


lunedì 12 settembre 2011

Alfano e il suo strano e personale concetto di giustizia.

Per il neoeletto segretario del Pdl , tre sono i temi che il governo ed il suo partito dovrbbero affrontare urgentemente. Nell'ordine sono , le pensioni, i giovani e la casa. Per quanto riguarda i giovani Alfano osserva e rimarca la profonda  ingiustizia generazionale contenuta nel riparto del carico previdenziale. Riconosce Alfano che c'è un peso sulle generazioni future fortemente ingiusto e che bisognerà lavorare su questo nei prossimi anni perchè non è possibile chiedere a una generazione di lavorare fino a 80 anni perchè quella precedente ha lavorato fino a 40. Parole sacrosante, certamente e indubitabilmente vere e che non si possono contraddire. Pensieri condivisibili quindi. In questo caso si può senz'altro condividere e apprezzare il senso di giustizia che ne sembra  scaturire. Peccato che per il Segretario del Pdl  il concetto di giustizia sia un'idea ballerina e si eserciti a comando o a conveninza, a volte elettorale e a volte personale. Come  tacere infatti, oppure nascondere, al contrario, la profonda ingiustizia insita nelle numerose proposte di leggi ad personam volte a salvare il premier che il nostro Angelino Alfano presentò al Parlamento nel suo precedente incarico di Ministro della Giustizia ? Come non accorgersi poi e rimarcare anche, il profondo senso di ingiustizia di una manovra economica, appena condivisa e presentata, che fa pagare ai poveri ed ai bisognosi quanto non vuole far pagare ai ricchi ? che rifiuta a priori l'istituzione di una patrimoniale sui grandi capitali che abbatterebbe il debito e che oramai chidevano con insistenza persino i poteri forti e la Confindustria. Come non veder,e e stigmatizzare o criticare, da parte sua l'inganno che si sta perpetrando di tagliare sulla politica solo a parole, facendo rientrare dalla finestra quanto si sembrava voler far uscire dalla porta ? Le parole ed i concetti non contano molto, se non sono seguite dalla coerenza e dai fatti. Giustizia estremamente ingiusta quindi, quella di Alfano, la cui leggerezza concettuale non gli fa onore. Sembra infatti che si voglia onorarla e rispettarlo solo quando fa comodo ed a comando, a secondo delle convenienze personali del Premier, del suo governo , o della sua parte.

sabato 10 settembre 2011

La Marcegaglia e la credibilità del Governo.

Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ultimamente si sa non risparmia bacchettate al Governo Berlusconi, lo ha fatto anche ieri intervenendo ad una tavola rotonda alla festa dell'Udc. Sarà stato forse il clima, il posto o i partecipanti , fatto sta che la Marcegaglia ha dichiarato che, o il Governo è in grado di essere credibile molto rapidamente, oppure ne dovrebbe trarre le conseguenze. Il quesito rischia di non avere risposte, di essere un poco retorico e francamante inutile e scontato visto che la risposta è già insita nel quesito. Se questo governo infatti fosse stato credibile la Marcegaglia neanche avrebbe rilasciato una siffatta dichiarazione e nemmeno si sarebbe posta il problema. Forse il Presidente di Confindustria avrebbe dovuto giungere da sola ad una più rapida ed evidente conclusione.

mercoledì 7 settembre 2011

La fiducia del Governo e la sfiducia dei mercati e degli italiani.

Alla faccia del decisionismo di cui il premier si faceva vanto verrebbe da dire, ma oramai le improvvisazioni, la goffaggine e l'incapacità di questo governo sono sotto gli occhi di tutti, non solo in Italia. Ora in ogni caso ,a quanto sembra, il dado è tratto, è giunta la fatidica ora X per una definitiva approvazione di quella che oramai si può valutare come la quarta o quinta manovra correttiva di bilancio. Si sono tentati tutti gli espedienti, cercate tutte le vie di fuga possibili ed immaginabili, alla ricerca di quell'ennesima scappatoia che permettesse di rimandare a tempi migliori ed a governi  diversi le decisioni più impopolari.  Solo che i mercati non sono così sprovveduti come gli italiani, ed alle favole o alle bestialità proprio non riescono a crederci. Così, grazie all'incapacità del Governo si sono persi un bel quantitativo di euro, gettati al vento, bruciati sull'altare delle chiacchere e dell'irresponsabilità. E per fortuna si è deciso ad un richiamo formale il Capo dello Stato, che nonostante gli anni sembra essere l'unica mente attiva e lucida che ancora governa. Si spera solo che una qualche credibile manovra venga approvata al più presto, visto che non più tardi di ieri molti ci giudicavano meno credibili e messi peggio della Spagna. Ma come spesso accade l'urgenza delle decisioni impedisce riforme e programmi, e così tutto si è risolto ancora una volta con un aumento delle tasse, sia dirette che indirette. E questo dopo che per anni si era promesso di abbassarle. Balle, sciocchezze, imbroglio continuo, i più smaliziati lo avevano capito da tempo. Come ora tutti hanno capito che la crisi la pagheranno come sempre i soliti, quelli a stipendio fisso , quelli che hanno sempre pagato le tasse. Proprio di introdurre quella tassa sui patrimoni che avrebbe stanato qualcuno, che avrebbe salvato altri, questo Governo non ne vuole sapere. E sì che a tutti sembra evidente che in momento di crisi chi più ha più dovrebbe dare, sopratutto se fino ad oggi è riuscito a farla franca. E poi mentre a parole si strombazza a destra a manca che è giunta l'ora del carcere per gli evasori, nel momento delle decisioni, invece di avanzare si indietreggia. Anche qui, chissà mai perchè ai nostri governanti sembra tanto strano il  fatto che chi ruba alla fine possa e debba finire in carcere, sia che il furto avvenga ai danni di una banca come ai danni del paese o degli italiani. Misteri della vita o dell'intelletto, o forse persistenza di piccoli interessi di bottega, chissà. Oggi comunque si vota al Senato , ma si vota per salvare il presente, non per il futuro, visto che manca un programma minimo di governo che sia credibile. E se fino ad oggi Berlusconi ha fatto male a questo paese, che qualcuno dice lui abbia derfinito di "merda", ora ha iniziato a far male davvero anche all'Europa. Un minimo di responsabilità, quella vera, vorrebbe che si spegnessero le luci, che si dichiarasse finita questa cattiva e brutta esperienza. La politica è un'altra cosa, non è questa, non è fatta di piccole furberie o peggio ancora di espedienti. Ci si decida a voler bene a questo paese, a non imbrogliarlo, a non prendersi gioco di lui e dei suoi abitanti, a non screditarlo in tutto il mondo. E se per farlo ci si deve rimboccare tutti assieme le maniche lo si faccia, se serve una crisi di governo che spiani la strada ad un governo tecnico per le riforme o per mandare a casa solo questo esecutivo lo si faccia. Ma si faccia in fretta , non si può contare sempre sugli altri,  o peggio ancora sulla sorte o su quella buona stella che spesso in passato ci ha aiutato, non è più tempo.

giovedì 11 agosto 2011

Se ne vadano al più presto Berlusconi, Bossi, Tremonti e l'intera compagnia, non è più il loro tempo.

Ricorderemo l'anno 2011 come uno dei peggiori nella storia del mondo occidentale, uno dei più bui nella storia recente del nostro paese, l'anno che decide in maniera inequivocabile del nostro declino, prima etico e morale, ora economico e politico. Nulla forse ci salva più dal baratro se non una flebile speranza di rinascita, un improvviso colpo di reni, un guizzo di orgoglio nazionale. Macchè. Il sottosegretario Letta, di solito così parco di dichiarazioni, ieri affermava che tutto stava precipitando.  Peccato che le verità possono essere giudicate profonde solo quando ancora possano influire sugli eventi, inutile gridarle solo in pieno cataclisma. Oggi Tremonti tenta di salvare il salvabile. Resta da chidersi come si possa credere ad un Ministro che butta all'aria oggi l'intero suo programma giudicato adeguato, se non ottimo a fronteggiare la situazione, non più tardi di 20 giorni fa. Sarebbero ridicoli, se non fossero tragici, Berlusconi , Bossi e lo stesso Tremonti. Ora è sotto gli occhi di tutti, sono stati dapprima incapaci a compredere la situazione, inadeguati nel reggere gli eventi. Tutti in coro dichiarano che la manovra sarà dura, ma non parlano della loro manovra, bensì di quella che ci ha imposto L'Europa, visto che oramai siamo commissariati al pari delle Grecia. E questa sarà dura per davvero di manovra, e non destinata ai posteri , come pensavano loro furbescammente, ma neanche tanto. Le raccomandazioni dell'Europa , o meglio i vincoli che questa ci impone, hanno spento a molti il sorriso ebete sulla bocca, ora faticano a parlare e si trvano in serie difficoltà vedendosi costretti a smentire proprio fino in fondo le fandonie, che ancora ci raccontavano non molto tempo fa. In ogni caso tranquilli, questi non cercano di salvare il paese, , sanno di non averne nè le possibilità, nè le capacità, sperano solo di sopravvivere. Se davvero Berlusconi avesse a cuore le sorti d'Italia avrebbe già gettato la spugna, avrebbe riconosciuto di essere lui stesso un problema, per il Governo, per la credibilità del paese e per gli italiani. Oramai lo sa di non avere futuro, per questo cerca solo di sopravvivere fin che può. E incredibile però come nessuno riesca a cogliere il danno rilevante che i nostri politici arrecano al paese, con la loro incapacità, con le loro sciocchezze, con le loro fandonie. E ora di gridarlo, di annunciarlo, di richederlo in coro, se ne vadano a casa, Berlusconi, Bossi lo stesso Tremonti e l'intera compagnia.  Hanno già fatto danni consistenti, ce ne evitino altri, si sono dimostrati incapaci, e per nulla all'altezza. Lascino il posto rapidamente e velocemente ad un governo tecnico, guidato da una persona seria, capace, che possa godere della fiducia dell'Europa e dei mercati, che parli chiaro al paese, che operi con coscienza, serietà, responsabilità e competenza. Abbia almeno  un briciolo di dignità questo governo, usino i ministri od i parlamentari quel che resta della loro intelligenza, prima che sia troppo tardi, prima che la misura sia davvero colma, prima che siano gli stessi cittadini a stanarli, prima che non ci sia più rimedio.


martedì 9 agosto 2011

Ci piaccia o no siamo commissariati come la Grecia, peggio della Grecia.

Pensavamo di essere una grande nazione, ci avevamo sperato, avevano voluto farcelo credere  e noi come allocchi ci avevamo creduto. Forse lo eravamo un tempo quando partecipavamo dei destini dell'Europa, o contribuivamo a costruirla. Ora assistiamo impotenti al nostro declino. Ci avevano detto che la crisi era passata, che potevamo sperare e contare sulla riforma del fisco, sulla riduzione delle tasse, e sul fatto che avremmo superato le difficoltà meglio degli altri paesi. Se qualcuno ancora ci spera o ci crede è meglio si svegli al più presto, non è tempo di dormire. Come potevamo mai pensare che con questo Governo si potesse navigare nel mare in tempesta ? Da tempo i nostro govenanti, e noi con loro, siamo lo zimbello d'Europa. Ci sarebbe da chiedersi come qualcuno potesse mai pensare che la Merkel o Sarkozy , o i tedeschi , i francesi , oppure gli inglesi , così attenti e seriosi, potessere mai fidarsi per davvero di Berlusconi, di Bossi o di quei quattro gatti che li circondano e li sostengono, e che potrebbero al massimo gestire la bocciofila, o ricostituire la famosa banda del buco. Tutti sanno che abbiamo un governo che non governa, che vivacchia, gestendo i cavoli suoi, parlando in continuazione di giustizia e di di processi o di inquisiti e di autorizzazzioni a procedere, dove alcuni parlamentari si vendono ,  armi e bagagli al miglior offerente. Purtroppo siamo governati da incompetenti , quando non sono sprovveduti, che ci hanno raccontato panzane fino ad oggi. Lo hanno fatto per circa 20 anni, senza concludere un fico secco. E ancora incolpano della loro  inconcludenza, o i comunisti o le forze occulte, o la magistratura. Forse in Italia sopravvivono ancora quattro fessi che  possono serenamente sostenere questo governo per convinzione e non per interesse o per comodità. Ma la fiducia cala, e la pazienza è di certo al limite. Inutile pensare di essere  accettati in Europa se non abbiamo una classe dirigente presentabile e credibile. E' questione di qualità, inutile nasconderlo, e qui scarseggia o manca del tutto. Ora forse, o finalmente chi lo sa, siamo governati dagli  altri, dall'europa,  visto che non sappiamo farlo da soli. Forse ci sarà qualcuno che ora ci vorrà parlare finalmente di serietà, forse ci diranno che è ora di  stringere i denti e di rimboccarsi le maniche. Per anni ci hanno detto che lo Stato ci spreme come zucche, che è ingiusto pagare queste tasse, che dobbiamo essere furbi e che ci avrebbero pensato loro a liberaci del gioco. Ci hanno detto che L'Ici era iniqua e che la patrimoniale era il patibolo per molti, ora sognano a vaneggiano sull'una e sull'altra. Quest'anno daremo al fisco circa il 42,6 per cento dei nostri guadagni, anticpando al manovra di rientro nel 2013, come predisposto arriveremo al 44,6 per cento. Ma questo nessuno, o pochi ce lo dicono. Preferiscono illuderci, e anche noi ci adeguamo. Ancora forse non ci siamo ben resi conto di quanta insipienza ci hanno dato, di quanto superficialità abbiamo dimostrato, in quante sciocche favole abbiamo creduto. La grassa ignoranza, la superficialità e le scemenze sono persino riuscite a diventare dogmi, proclami e programmi di governo. Ora è duro il risveglio, e amara sarà  la cura. Di certo dovremo contare su un medico all'altezza della situazione, che ci parli chiaro della malattia e ci dica quante lacrime dovremo versare per sperare nella guarigione.  Non ci serve uno stregone o un nuovo ciarlatano, che ci prometta ancora una volta miracoli. Il fatto è che il mondo è pieno di questa gente, sta a noi ora se qualcuno ancora una volta vorrà tentare di farci fessi , di raccontarci nuove favole o vecchie scemenze, questa volta sta dovremo essere abbastanza grandi, abbastanza maturi e sufficientemente intelligenti per non cascarci nuovamente lasciandoci abbindolare per l'ennesima volta.


sabato 6 agosto 2011

Berlusconi anticipa la manovra e le elezioni.

Ora è deciso , il pareggio di bilancio, previsto dalla manovra finaziaria, è anticipato di un anno e portato al 2013. In aggiunta  verrà introdotto, nella Carta Costituzionale, il vincolo di equilibrio dei conti dello Stato. Sono questi gli interventi con i quali il governo intende affrontare la crisi economica sotto la pressione dell'Unione Europea e della Bce. L'improvvisa accelarazione è di certo dovuta all'andamento nettamente negativo dei mercati, alla caduta della borse, alle forti pressioni degli alleati ed a quanto sembra anche a seguito  di una decisiva telefonata della Cancelliera Merkel. Altro che riforma fiscale a tempi brevi o diminuzione delle tasse o tesoretto da dividere, si anticipano i sacrifici. La scelta e le decisioni di certo erano inevitabili, pena il crollo del paese, ma anche così ancora non esistono certezze di tenuta. A  nessuno però può sfuggire che così non solo si avvicina la data del  pareggio di bilancio,  ma si avvicina anche quella delle elezioni. I tagli consistenti al sistema assistenziale e previdenziale, o il sistema degli sgravi fiscali, non potranno più essere affidati al prossimo governo, ma se non si anticiperà la data delle elezioni, dovranno essere affidati a questo governo. Facile prevedere una caduta di popolarità, finite le vacche grasse si tratterà di iniziare la cura dimagrante, riaggiustando la cinghia con tutto quello che ne conseguirà, manifestazioni di piazza e cittadini, a torto o a ragione, comunque infuriati con il Governo. Così adesso si ritorna a parlare di elezioni anticipate. E' impossibile infatti che nessuno, nella cerchia Berlusconiana, prima di prendere ogni decisione in proposito, non abbia fino in fondo valutato la situazione e  le prospettive. Alla crisi finaziaria, come si vede, è riuscito ora quello che sembrava impossibile alla politica, mandare a casa in anticipo questo Governo. Ora qualcuno, di fatto, comincia a dare ragione a Bossi quando suggeriva di andare a votare subito, non per mandare a casa Berlusconi, ma per cercare di salvare questa maggioranza, prima dell'inizio di quei sacrifici che rischeranno di farla affondare definitivamente.

martedì 2 agosto 2011

Berlusconi alle Camere, il gesto disperato di chi deve convincere i mercati più che il paese.

Non si sa ancora se sia frutto di una personale o collettiva convinzione del Premier o del Pdl,  oppure il  gesto rassegnato ed inevitabile di uno sconfitto alla ricerca del tutto per tutto, tanto peggio di così comunque non si potrebbe. Alla fine anche Berlusconi ha ceduto e mercoledì pomeriggio, cedendo alle pressioni dell'opposizione e della parti sociali, sarà in Parlamento per una informativa  sulla situazione economica.  La notizia in sè è buona, ma la sostanza non cambia. Quello che chiedono le parti sociali, il paese o le opposizioni,  e cioè un cambio di rotta, un segno di disconcontinuità rispetto alla situazione attuale, non rientra nelle possibilità del Premier. Ecco perchè non si capisce ancora bene per quale motivo Berlusconi infili il suo collo nel cappio del Parlamento o sio voglia affidare così al giudizo dei mercati, già di per sè tanto dubbiosi. Forse vuole tentare la carta di un improbabile accordo in estremis con Casini e Fini, forse spera di riuscire a dettare almeno le regole del gioco, stoppare in anticipo eventuali accordi trasversali tra Lega ed opposizioni, oppure è solo un gesto disperato. Le carte che il governo può giocare nell'immediato sono poche, si tratta ancora una volta di promesse vaghe, del solito aumento della spesa, in questo caso per opere pubbliche, da approvare subito. Ma la carta è vecchia, alla stregua del gioco, mentre ancora non si sa come reagirà Tremonti. Nel Pdl tutti sembrano convinti vada abbandonato il rigore del ministro, che strangola l'economia, si dice ad alta voce, che ci farà perdere le elezioni, si sussurra.   Ma poi tutti parlano e nessuno decide. Ma allora che cosa sta tentando di fare Berlusconi ?  Nulla di più che l'ultimo disperato tentativo di riprendere le redini di un traino impazzito che corre oramai senza meta alcuna.  Si gioca tutto Berlusconi in quel discorso alle Camere, e gli esiti sono incerti e verranno decisi più dai  mercati che dal Parlamento o dal paese. Le speranze sono poche, a dire il vero quasi nulle. Sullo sfondo sempre più attuale e necessario quel governo di unità nazionale che tanti auspicano e che forse potrebbe essere l'unica scelta, per chi avesse a cuore le sorti del paese, prima dell'inevitabile baratro.

venerdì 29 luglio 2011

Processo breve o lungo non importa, l'importante è farlo fallire.

Il Senato, con un voto di fiducia, ha approvato il decreto sul processo cosiddetto lungo. I voto a favore sono stati 160, provenioenti da Pdl , Lega e Coesione nazionale. Hanno votato contro Pd, Idv, Udc e Terzo polo. E' un buon inizio per il mInistro della Giustizia Nitto Palma, sembra quasi un programma. Con questo voto il Parlamento è riuscito a smentire persino il Presidente della Repubblica che ieri avevas parlato di politica debole. Napolitano ha usato un eufemismo, ha peccato di troppa fiducia, dimostrato eccessive speranze che questa politica possa mai essere veramente tale, sopratutto alta e forte. Quanti si illudevano di poterli fermare con un referendum, ora hanno una prova provata della loro prepotenza e della loro arroganza. Per quanto riguarda il processo e la giustizia, dapprima lo volevano breve, ora lo preferiscono lungo. La verità è che questi non vogliono proprio alcun processo, e li  vogliono allungare o accorciare quel tanto che basta per farli prescrivere, in barba alla giustizia, alla legge tirata a destra e a manca come un'elastico, e sopratutto in barba alla volontà degli italiani.

Davvero quelle di Tremonti sono solo stupidate ?

E' oramai una montagna impressionante di  fango quella che sommerge la nostra classe politica. E a volte neanche ci sono grandi distinzioni tra uomini di destra o di sinistra. Ora il vero punto di demarcazione è solo nel riconoscere i fatti, prenderne le distanze e lasciar fare il suo corso alla giustizia. Qui sta tutta la differenza tra il partito degli onesti e quello dei furbi. Nella maggioranza di governo purtroppo c'è ancora chi continua imperterrito nella ricerca di leggi ad personam o che possano proteggere e mettere al sicuro la casta dalle inchieste e dai giudici. Senza capire che o la politica riesce a rinnoversi o è la fine per l'intero sistema. Non si può ad esempio accorciare o allungare i processi  secondo le convenienze, una volta lo si vuole corto, altre volte lo si preferisce lungo. E in questo clima gli scandali si susseguono, uno dietro all'altro. Fa specie quello che vede ora coinvolto il ministro Tremonti, anche per le sue implicazioni economiche. I fatti sono seri ed inquitanti, ma altrettanto lo sono le dichiarazioni e le giustificazioni del Ministro. Non è poca cosa, per un ministro delle repubblica,  riconoscere di sentirsi spiato,  seguito e controllato, quando viveva in una caserma delle Guardia di Finanza. Sono accuse gravi e rivolte all'intero sistema, all'intero  sistema di potere berlusconiano, ad un partito degli onesti sempre più strombazzato ma sempre più smentito dai fatti. Ma tutto questo, da solo, non basta a giustificare i sucessivi  comportamenti del ministro. Per ora comunque Tremonti  non si dimette, e minimizza.  Il ministro parla  di leggerezze ed è comunque preoccupante il pensiero di quanto possa essere smisurato per lui il  concetto di gravità. Come non capire che un ministro dell'economia che ha appena imposto agli italiani una stangata da 48 miliardi di euro, non può lasciare che gli italiani pensino abbia pagato l'affitto di casa in nero.  In tutto il resto dell'Europa ci si dimette per molto meno. Se Tremonti non vuola passare per  furbo o peggio ancora per  disonesto spieghi agli italiani. Ma questo da solo non basta, c'è anche altro. Restano da spiegare e giustificare le accuse rivolte ad un stretto collaboratore di Tremonti nel pilotare nomine in importanti aziende pubbliche, restano da spiegare i legami tra questo suo collaboratore ed alcuni faccendieri. Non ci si salva semplicemente parlando di  leggerezza. In una democrazia vera non ci stancheremo mai di dirlo , ci si dimette per molto meno.


giovedì 28 luglio 2011

Per quello che serve un Minsitro della Giustizia in Italia.

Nitto Francesco Palma è il nuovo ministro della Giustizia. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato ieri il decreto di nomina dopo le dimissioni di Angelino Alfano, passato alla guida del Pdl.  Nitto Palma, ex-magistarto sessantenne può vantare una lunga carriera, da giudice istruttore a  Vicenza, a procuratore della Repubblica di Roma, a sostituto procuratore nella Direzione Nazionale Antimafia. Palma è entrato in politica nel 2001 con Forza Italia. Fra le sue numerose attività parlamentari spicca , e sicuramente è stata valutata come nota di merito, un emendamento per reintrodurre l'immunità parlamentare con cui si proponeva che i processi a carico dei deputati venissero sospesi fino al termine del loro mandato.  Il nome di Palma resta comunque sconosciuto ai più e forse non valeva la pena, darsi tanto da fare nella ricerca. Per quello che serve un ministro della Giustizia in Italia, secondo il Governo Berlusconi, poteva andare benissimo anche Ghedini, avrebbe assolto egregiamente al suo compito principale, difendere Berlusconi.

martedì 26 luglio 2011

Per il contingente Italiano è giunta l'ora di lasciare l'Afghanistan.

E' ancora una volta insanguinata la terra Afghana, e ancora una volta lo è del sangue di un militare italiano, che muore in un lontano e quasi sconosciuto paese in nome della democrazia e della libertà, che in pochi, in quella terra, considerano un bene insopprimibile e fondamentale. Questa volta è toccato al caporalmaggiore dei parà della Folgore, David Tobini, 28 anni. Il nostro militare è stato colpito dai talebani durante uno scontro a fuoco nel villaggio di Khame Mullawi. Con lui sono stati feriti altri due militari. Il dolore ed il cordoglio del paese sono certi, diffusi e sentiti. Ma al di là di questo è giunto il momento di alcune riflessioni. Non si tratta di aprire polemiche sterili, e di certo inopportune di fronte alla morte di un giovane. Neanche si tratta di abbandonare vigliaccamente gli alleati. E' semplicemente ora di porre un problema, di aprire un dibattito franco nella coalizione. Si tratta di riconoscere che, dopo tanti anni di guerra in Afghanistan, perchè di questo purtroppo si tratta, senza risolvere nulla, è giunto il momento di fissare una data certa per abbandonare quel paese. Non è oltraggioso farlo, e nemmeno è offensivo. Si tratta di prendere atto di una situazione o semplicemente della realtà dei fatti, o dell'impossibilità di giungere ad una soluzione. Chi è morto per un ideale o per servire il suo paese, resta comunque un eroe.  Ma l'Italia non ha bisogno di eroi morti.  Si decida perciò , e si faccia in fretta, il rientro del nostro contingente, si fissi una data.  E non lo si faccia solo per  la crisi o per tagliare dei costi nel bilancio. Lo si faccia perchè non possiamo perdere altre vite umane o perchè non vogliomo spargere altro sangue. Non lo si faccia  solo a parole, votando poi per il rifinanziamanto della missione. La strumentalizzazzione politica , questa sì, è davvero offensiva dei tanti caduti.

lunedì 25 luglio 2011

Il Ministro Mattioli confida nella nostra pazienza.

Oramai è certo l'incendio verificatosi alla stazione Tiburtina a Roma,  oltre ai  seri danni causati alla rete ferroviaria,  provocherà per molti giorni disagi consistenti alla circolazione dei treni in tutto il territorio nazionale. Ancora incerte le cause, anche se qualcuno avanza  l'ipotesi di furti di rame continuati nel tempo. Pare che tanti cavi rubati giorno dopo giorno, alla lunga finiscano per mandare in tilt qualsiasi centrale operativa scatenando un corto circuito come quello verificatosi alla Tiburtina. I danni in ogni caso sono ingentissimi e la situazione, che appare molto seria, genererà di certo pesanti disservizi, non solo a Roma o nel Lazio, ma proprio per l'inadeguatezza della nostra rete ferroviaria, in tutta Italia. Ecco perchè il Ministro Matteoli si affida alla pazienza dei cittadini che utilizzeranno il treno nei prossimi giorni. Quando tutte le altre virtù vengono meno, purtroppo non ne restano molte oltre la pazienza, l'assuefazione e la sopportazione. Mai una volta purtroppo che i cittadini si possano affidare alla competenza, alla preparazione, alla prontezza o alla lungimiranza dei nostri governanti.

venerdì 22 luglio 2011

Il partito degli onesti si giudica dai fatti e non dai proclami.

Qualche tempo fa Alfano, neo eletto segretario del Pdl, dichiarava di voler rifondare il partito facendolo diventare in breve tempo il partito degli onesti. Già il dirlo presuppone un qualche dubbio nel merito. In ogni caso, proprio per dimostrare che non servono le parole, o meglio i proclami , ma i fatti, bastano solo alcune considerazioni. In ogni partiti ci sono persone più o meno oneste, nessuno comunque si salva dai ladri. L'onestà è spesso una qualità soggettiva, equamente distribuità nei gruppi, nei partiti, come nelle associazioni. Ma se si vuol costruire un "partito degli onesti" si deve, per forza di cose, adottare un qualche comportamento adeguato. Io non so se il Senatore Tedesco possa essere o meno onesto, non lo devo certificare io, ma lo debbono fare i giudici e la legge. Certo è che, per quanto mi riguarda, quando lui stesso si rivolge ai colleghi invitandoli a votare sì alla sua richiesta di arrresto, affinchè la legge sia libera di fare il suo corso, osservo come almeno in quel momento abbia adottato un comportamento "onesto" di fronte alla giustizia. Lo stesso accade per quanto riguarda il vice presidente della Regione Lombardia Penati, coinvolto in una indagine per mazzette. Penati, pur riconoscendosi innocente, ha fatto un passo indietro e si è dimesso dalla sua carica. Nè lui, nè il suo partito hanno attaccato i giudici o la giustizia,  ma hanno coerentemente deciso di difendersi nel processo e non dal processo. Un partito degli onesti  in fondo si costruisce così, accettando la legge e anche i processi, oltre al principio dell'uguaglianza dei cittadini. Serve coerenza, serve umiltà e dignità, oltre a toni bassi e rispettosi dei ruoli. Sta qui tutta la differenza. Nessuno crede che tutti gli onesti si collochino all'opposizione e tutti i disonesti  al governo. E' certo però che è  un po' imbarazzante,oltre che sciocco, furbesco e parecchio preoccupante,  quando viene inquisito o indagato qualche esponente del Pdl, sentire sempre la stessa storia, quella dei giudici rossi, della giustizia a comando o del solito complotto. L'impressione che se ne coglie è che si abbia la presunzione di essere onesti semplicemente perchè non ci si vuole assoggettare alla legge, non rispettandola. Bastava vedere i volti dei parlamentari del Pdl o dello stesso premier una volta visti i risultati delle votazioni per l'arresto di Papa. Il corso della legge, il vedere un parlamentare assogettarsi ad essa, sembrava vissuto come una sconfitta per l'intero partito. Papa , invece in un "partito di onesti" avrebbe dovuto essere invitato a fare un passo indietro e ad attendere le sentenze. Lo stesso dovrebbe fare Berlusconi. Solo così, con i fatti e non con i proclami, si  costruisce davvero il "partito degli onesti", o almeno a me sembra.  

giovedì 21 luglio 2011

Berlusconi sconfitto sul caso Papa si aggrappa ad un Bossi sempre più zoppicante.

Il dramma per il premier si è consumato ieri alla Camera. Il risultato era per tanti versi inaspettato. La Camera ha votato per l'arresto di Papa, nonstante il sostegno del premier, nonostante l'accordo con Bossi. E quello che la Camera concede per Papa, il Senato rifiuta per  Tedesco al Senato. La contraddizione è solo apparente. Il tentativo in atto nella maggioranza era quello di richiudersi a riccio nella difesa delle prerogative dei parlamentari. L'operazione è riuscita solo in parte e proprio al Senato ove Pdl e Lega godono di  una maggioranza più consistente, ma fallita a Montecitorio dove la Lega si è spaccata. Il risultato viene accolto da un Berlusconi sconcertato, deluso, sconfitto e preoccupato. E se ne capiscono le ragioni. E la fine più espicita di questa maggioranza, la fine dell'asse Bossi - Berlusconi. Ci si era illusi fino ad ora che la Lega potesse accettare tutto in nome del federalismo. Ora l'illusione è finita con una spaccatura evidente tra Bossi e Maroni. Un federalsimo sempre più inconsistente e di là da venire non sembra più funzionare più come collante di un elettorato leghista sempre più deluso e non più disposto a digerire tutto. Maroni ieri ha passato il rubicone, decretato la fine di un accordo, di un periodo, di una fase politica. Forse davvero si avvicina la fine di Berlusconi, ma il Cavaliere non sembra destinato a cadere da solo. L'accordo con Bossi resiste fino alla fine, hanno governato assieme, sembrano destinati a finire assieme. 

martedì 19 luglio 2011

L'Italia vive la sua crisi, soffre la caduta, si affida alla rassegnazione e prepara la rabbia.

Inutile sperare di questi tempi. I colori che caratterizzano la borsa sono sempre gli stessi, si passa dal rosso profondo , il colore dominante della caduta, al nero, il colore che scandisce e caratterizza le giornate, sopratutto di lunedì e di venerdi . Certo si dirà che la crisi è globale e tutti i mercati ristagnano e tremano. Ma è evidente che si racconta solo una mezza verità. Cina e India, assieme a tanti altri paesi, crescono comunque a ritmi sostenuti, anche nella crisi. E' vero il fatto, da molti sostenuto, che l'Europa soffre particolarmente in questo periodo e si trova sotto assedio degli speculatori. E'  però innegabile anche che il vecchio continente paga di colpo la sua indecisione e la sua incapacità a decidere una buona volta se si debba o meno salvare la Grecia. Qualsiasi uomo di buon senso, anche se non economista o politico, avrebbe, di primo acchito, optato per la salvezza. Ma in Europa si fanno ancora tante cose incomprensibili, senza senso, senza capo nè coda o controproducenti. Qualche paese europeo sta peggio, si dirà, basta vedere la Grecia, il Portogallo, l'Irlanda e anche la Spagna. Ma se questi paesi piangono, all'Italia non è concesso ridere, nonostante una manovra economica approvata in poche ore e nonostante perseverasse in tanti illusi la convinzione che dalla crisi ne saremmo usciti prima e meglio di altri paesi. Certo, in quanto accade si sente la mano della speculazione, ed è anche giusto aprire inchieste per capire chi trama o rema contro il paese. Ma si deve anche capire che i mercati sono così per natura a volte, e giocano al ribasso laddove ne esistono le condizioni. I mercati sono anche e spesso speculazione, e inutile nasconderlo. Sono speranza, illusione, convinzione e anche scommessa. Resta da vedere allora che cosa non convince i mercati nonostante tutto. E' subito detto. La manovra economica è troppo sbilanciata, troppo proiettata nel futuro, sembra destinata a tempi migliori o a governi diversi. E poi chi ancora può credere in questo governo, che ogni giorno vivacchia alla belle meglio, più per salvare se stesso ed il suo premier che per salvare il paese. E significativa la copertina di ieri del Der Spiegel che titolava "Ciao Bella".  Era un saluto amaro. Nell'articolo contenuto, si parlava del più bel paese del mondo portato ad un declino inesorabile dal suo Premier, invischiato in processi continui, coinvolto in scandali continui, poco credibile in patria, squalificato ed inpresentabile all'estero. Non c'è speranza di salvezza per un paese siffatto erano le conclusioni. Ma anche non volendolo, come non accorgersi che è aria di crisi quella che spira e invade ogni angolo d'Italia, crisi economica e di valori, crisi morale e di identità. E' un paese statico, immobile, ripiegato su se stesso, dove Il poco dinamismo accompagna  un declino che pare inevitabile ed inarrestabile in queste condizioni.  A scatenare  i mercati ci ha pensato la percezione, quando non la convinzione, che il nostro governo non è in grado di durare, di reagire, di prendere misure serie in grado di contrastare gli eventi. E' la percezione di una continua fibrillazzione politica, dove l'indecisione cronica si accompagna alla caduta di consensi, inevitabile negli scandali e nella crisi. La rabbia dei cittadini cresce contro le misure, contro una casta sempre più distante, che lotta con convinzione solo per salvare se stessa e i suoi incredibili privilegi. E'  possibile credere in un paese in queste condizioni, guidate da questo Presidente del Consiglio, retto da una maggioranza litigiosa, che affida se stessa ed i suoi programmi  nelle mani di Scilipoti e dei  responsabili raccattati sulla piazza ? Certamente no. Non meravigliamoci perciò se non ci credono nemmeno i mercati ed operano di conseguenza, scommettendo su una inevitabile caduta, del governo ma anche dell'Italia.