martedì 30 novembre 2010

Nessuna riforma può essere fatta contro gli studenti.

Dicono sia quasi spettrale la Roma che oggi accoglie la protesta degli studenti universitari e medi. Una Roma completamente isolata ed inaccessibile, quasi barricata e chiusa su se stessa. Piazza Montecitorio è già blindata dal mattino, un accorgimento voluto , e per qualcuno necessario, dopo l'assalto al Senato della scorsa settimana. Una doppia fila di camionette divide non solo la piazza, ma anche le idee , e due generazioni.  Inutile chiedere dove sia in quella piazza il cuore del paese o la ragione. Non ci sono dubbi, entrambe le cose sono lì,  tra quei giovani . Con loro sta istintivamente chi ha un figlio o si prepara ad averlo , chi pensa al futuro  o anche solo al domani, chi giudica le cose ed i fatti dalla loro sostanza e non dalle apparenze o dal sentito dire, chi riesce ad avere idee proprie e non mutuate da altri, chi rifiuta il principio che si debba sempre e per forza essere più realisti del re accettando ogni cosa per il semplice fatto che è meglio di niente o del presente. E' sciocco il pincipio che ci vogliono inculcare. Per essere rifomatori e moderni non basta voler cambiare solo le cose. Dipende da quello che si vuol fare. Non si è reazionari per il semplice fatto di opporsi a qualche cosa. La modernità non è quello che ci strombazza il ministro o il governo , non solo sulla scuola. la modernità è ben altra cosa, sta nelle idee, nei valori , nei principi, in quello che si vuole realizzare e in come lo si vuole. Qualche vecchio trombone o qualche pseudo riformatore , si sentirà oggi in diritto di criticare e contestare quei giovani che da giorni protestano nelle piazze e nelle aule di tante scuole d'Italia. Li chiamano  settantottini senza sapere cosa sia stato il 68. Li giudica superficialmente e stupidamente , senza capirli, ma la colpa non è loro.  Li si accusa di schierarsi a difesa dei baroni della scuola, di una scuola o di una cultura vecchia sorpassata, decadente, inadeguata. Nessuno di quei giovani però ha mai rifiutato una riforma della scuola, tutti la vogliono, la chiedono , la cercano, nessuno è contento. Nelle loro menti sono ben chiari i principi del merito e della competenza. Quello che chiedono però è che venga fatto salvo il diritto allo studio e che venga salvaguardata una scuola pubblica d'eccellenza , per tutti, non solo per chi ne ha i mezzi. Come non capire che quei giovani non difendono nulla, non hanno privilegi, non hanno niente in fondo da difendere se non delle idee ed il futuro, che tra l'altro non gli appare nemmeno tanto roseo, visto che lo definiscono solo un enorme buco nero. Comunque la si pensi su questa riforma, la si condivida,  la si rigetti totalmente o la si consideri emendabile, a quei giovani si deve un maggior rispetto, lo meritano, non solo perchè rappresentano il futuro del paese, ma anche perchè la loro battaglia non è facile. La crisi incombe, su tutto e su tutti, ma sopratutto sui giovani, che per primi ne pagano le coseguenze. Le prospettive non sono nè belle nè incoraggianti, e l'avvenire sempre più buio, incerto e difficile. Per questo bisogna dare risposte alle loro domande, fugare i loro dubbi, ascoltare le loro ragioni. Va colta l'opportunità di un loro ritrovato impegno, per dei valori, per dei principi, per la difesa di ideali.  In fondo non chiedono altro che un loro diritto, quello di essere per primi gli artefici del proprio destino, della propria vita, del proprio futuro, senza più deleghe in bianco per nessuno. Confrontiamoci pure quindi su una proposta ragionevole, ma  deve essere ben chiaro il  principio, che il mondo è loro. I  vecchi in fondo vivono di ricordi, di  esperienza, a volte la saggezza, questo è giusto per chi si è già fatto una vita, vive di passato e di nostalgia. Ma i giovani devono poter sognare e sperare,  guai a toglier loro la fiducia nel futuro, guai a togliergli la speranza. 

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