giovedì 30 settembre 2010

Ciarrapico è quello che si raccoglie, quando si gratta il fondo del barile.

Un tipico rappresentante del partito dell'amore , Ciarrapico, ha oggi infiammato gli animi  del Pdl a Palazzo Madama.
A dire il vero ha dato il segno della "profondità" del dibattito politico, e più che infiammare ha smorzato i sorrisi anche dei più beoti ottimisti.
Ciarrapico, al pari di un tribuno, nel suo intervento ha definito i parlamentari di Fli "rinnegati" e "traditori". Ascoltando le  prime battute si ha l'impressione che in fondo abbia interpretato a suo modo proprio i sentimenti e le valutazioni  prevalenti  tra i  sostenitori del Premier.
 "Fini - ha continuato il Senatore - ha fatto sapere che presto fonderà un nuovo partito. Spero che abbia già ordinato le kippah (il copricapo maschile usato dagli ebrei osservanti all’interno delle sinagoghe) perché è di questo che si tratta: chi ha tradito una volta, tradisce sempre.
Può darsi pure che Fini svolga una missione ma è una missione tutta sua personale. Se la tenga. Quando andremo a votare vedremo quanti voti prenderà il transfuga Fini".
Ebbene qui è uscito subito il peggiore Ciarrapico quello della destra estrema, quello antisemita, ed  è stato, com' era logico e prevedibile,  subito polemica .
Ma non c'è molto , a mio giudizio, da meraviaglirsi tra i banchi del Pdl. 
Quando si gratta il barile della politica alla ricerca di voti , senza guardare nè in faccia nè in  "testa"  nessuno,  è questo quello che si trova e si raccoglie.
C'è poco da meravigliarsi o da scandalizzarsi o da dissociarsi formalmente.
Se ci si pensa in fondo , una via d'uscita chiara e semplice se si vuole c'è, la strada maestra è quella dell'espulsione dal Pdl, magari convocando prima i probiviri , proprio come si è fatto per Fini e compagni.

mercoledì 29 settembre 2010

L'in-utilità del voto di fiducia.

martedì 28 settembre 2010

"Sommersi di "monnezza".

lunedì 27 settembre 2010

Come sempre chiacchere e insulti in risposta a Montezemolo ed alla Marcegaglia.

Luca Cordero di Montezemolo entra a piè pari nella polemica con il Governo e attacca direttamente la Lega.
Lo fa dal sito web della sua associazione Italia Futura, riprendendo le parole e le critiche stizzite di Emma Marcegaglia verso l'esecutivo.
Il Governo - si legge nell'articolo - "ha fatto molto poco, per lo più chiacchere" in tutti questi anni.
L'attacco più importante e più duro però è riservato alla Lega : “Umberto Bossi è molto abile a lanciare proclami e provocazioni – si legge nella homepage di Italia Futura – ma la sua Padania resta immaginaria".
Il leader della Lega è corresponsabile in questi sedici anni delle non scelte che hanno portato il paese a impoverirsi materialmente e civilmente".
Anche sul fronte delle rivendicazioni specifiche del suo elettorato Bossi ha combinato ben poco (guardare alle promesse sul federalismo per credere).
Dubitiamo infatti che i suoi elettori l'abbiano mandato in Parlamento per difendere Cosentino o Brancher.
Sul versante dell'azione e dei fatti , il mondo industriale italiano chiede alla politica ed al Governo, riforme vere e sostanziali; riforme fiscali , della pubblica amministrazione, dello stato, e investimenti e aiuti strutturali a tutte quelle  aziende che la crisi economica rischia di far fallire.
“Gli italiani - avverte Italia Futura - ne hanno piene le tasche delle parole a vanvera di una classe politica screditata in particolare quelli che lavorano e producono: quegli italiani che, a differenza di Bossi e dell’attuale maggioranza, tengono in piedi il Paese con i fatti e non con le parole”. 
A leggere le dure parole degli attacchi pare evidente che si sia  consumato  l'ultimo strappo , non solo con Fini, ma con buona parte degli industriali e della classe dirigente di questo paese.
Ma ancora una volta e come sempre, alla  Marcegaglia, a Montezemolo, a quanti criticano giustamente, da destra o da sinistra , l'immobilismo di questo governo , si risponderà con gli attacchi e con gli insulti, e non con i fatti  e le azioni.
Se però la situazione è oltre che critica esplosiva, nel contempo, tolto Bossi e Di Pietro, nessuno sembra volere le elezioni anticpate.
Resta comunque da chiedersi quale sia il male minore per il paese, continuare in queste condizioni,  con questi personaggi, con questo parlamento e con una classe politica sempre più screditati, sempre più impresentabili , sempre più arroganti e diciamocelo per una volta , anche sempre più pericolosi per la democrazia, o andare ad elezioni anticipate dopo aver cambiato la legge elettorale.
Siamo certi che la seconda ipotesi sia proprio la peggiore ?

venerdì 24 settembre 2010

Il paese crolla vergognosamente sotto i colpi dei dossier e delle accuse.

Il nulla più assoluto avvolge la politica e la classe dirigente italiana, come una nebbia densa ed impenetrabile oltre la quale non si riesce ad andare.
E' squallido e sconfortante il quadro che ne esce e che appare anche agli occhi degli osservatori più distratti.
Ieri sera a Ballarò ne è andato in onda un piccolo assaggio. Si è trattato solo di uno sguardo dentro il pozzo profondo del dossieraggio e della corruzione ramificata.
E' Bocchino che ha aperto le danze e snocciolato nomi, fatti ed accuse.
L'indice accusatorio si è subito alzato verso quelli che lui definisce i mandanti, verso il Presidente del Consiglio, gli uomini a lui vicino, i pezzi deviati dei servizi segreti che stanno , sempre secondo Bocchino , tirando le fila di una operazione di dossieraggio nei confronti del Presidente della Camera.
Vero è che il Giornale, quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi conduce in prima fila una campagna accusatoria contro Fini senza precedenti.
Questo di per sè sarebbe sufficiente a creare forti sospetti sul burattinaio che tira le fila in segreto.
Il metodo in fondo è già stato provato con Boffi. Il dossieraggio continuo, anche se falso, ha già dato, in altre occasioni, i suoi frutti.
E così un paese, oramai alla deriva, assiste impotente al crollo del sistema, alla deriva di un parlamento squalificato, alle accuse continue, con poche eccezioni, scambiate tra le istitituzioni e le massime autorità dello stato, all'arroganza di un potere fine a se stesso,  incurante dei cittadini e delle loro reali necessità. E' davvero una vergogna, uno spettacolo inqualificabile di cui certo avremmo fatto volentieri a meno.
L'Italia è già di per sè una nazione divisa come non mai, tra opposte tifoserie, un paese allibito, orami in bilico tra la democrazia ed un sistema di potere oligarchico autoreferenziante, un paese sull'orlo di un baratro in cui rischia di cadere, senza più possibilità di ritorno.
Resterebbe solo da chiedersi come sia potuto accadere tutto ciò, chi siano i veri responsabili di questo clima,del degrado, quali le colpe, ed eventualmente , se possibile, quali i rimedi.
E' quasi retorico riconoscere che serve una classe politica nuova, giovane, responsabile, che sappia finalmente operare nell'interesse comune e non nel proprio. Lo riconosce , non senza tante ragioni, anche Grillo quando viene intervistato.
Sarebbe davvero un miracolo inaspettato, ma forse anche l'ultima spiaggia su cui approdare e salvarsi.
Serve un cambiamente vero e totale, un colpo di cesoia netto.
Così continuando infatti , nonostante l'ottimismo sbocchioso e incosciente, restano poche illusioni sul fatto che il paese ce la possa fare ad uscire dalla crisi e dalle difficoltà con questa classe dirigente.
Urge davvero , come non mai, un cambiamento epocale e drastico, prima che sia troppo tardi, prima che si imbocchi la strada del non ritorno, prima che la rabbia ed il rancore di tanti montino davvero nel paese e si sostituiscano alla rassegnazione odierna ed alla disaffezione.
Lo spettacolo vergognoso ed ignobile di questi giorni e di questi mesi, non è altro che il sintomo del degrado di una lotta politica inqualificabile, degna dei peggioi regimi.
Nel marciume generale e generalizzatoimputrisce il paese e pochi sono quanti riescono  a differenziarsi, chiamandosene fuori, proponendo soluzioni ragionevoli.
Tutto però è ancora più difficile quando è la totalità delle regole , degli isituti e dei pincipi che sono a fondamento della nostra vita politica e civile, che vengono derisi, offesi, e che si sta cercando di distruggere, spesso volontariamente per non lasciare sul campo più alcun oppositore o rivale, ma senza pensare che così facendo si distrugge un paese, un popolo, una nazione.
Inutile ricordare, a quanti sono irresponsabili, che questo avviene in piena crisi economica , con la disoccupazione in aumento, in un paese in cui un ragazzo su tre è senza lavoro, senza prospettive, senza futuro. 

giovedì 23 settembre 2010

Ma gurda ancora arresti ed inquisiti nel Pdl, vuoi vedere che esiste una questione morale nel Partito.

E' su tutti i giornali, due senatori del Pdl sono indagati per corruzione mentre è agli arresti anche l'assessore regionale alla Sanità dell'Abruzzo.
I documenti e le prove dei magistrati pare siano stati trovati grazie alle intercettazioni effettuate.
Si parla questa volta di migliaia di euro utilizzati per le campagne elettorali di alcuni inquisiti, frutto di tangenti che ruotavano attorno ai rifiuti.
Gli indagati sono in tutto 12, fra cui molti nomi eccellenti del panorama politico regionale e nazionale del centrodestra.
Tra le accuse ipotizzate a vario titolo dalla Procura sembra ci sia anche l'istigazione alla corruzione.
Le istituzioni tremano e non solo in Abruzzo, la questione morale, temporaneamnte abbandonata o sbandierata solo nei confronti di Fini, si riprone drammaticamente a smentire il premier.
Berlusconi avrà un bel dire che non esiste un problema morale nel Pdl, ma di certo è che, spesso e volentieri, gli uomini del suo partito cadono nelle maglie della giustizia e della legge come le mosche sulla carta moschicida.
Gira e rigira prima o poi a qualcuno tocca, nonostante il Cavaliere continui a ripetere che i disonesti sono già stati individuati ed allontanati dal partito, e questo avviene nonostante le difese ad oltranza degli inquisiti, le apposite leggi ed i continui steccati alzati  a difesa, non della verità e della legge, ma proprio degli inquisiti.

La vergogna ed il disonore di un Parlamento che rifiuta di sapere.

mercoledì 22 settembre 2010

La Casta vota no su Cosentino, prima sconfitta per Fini.

E' arrivato il primo voto a verifica della tenuta dell'attuale maggioranza o dei buoni risultati della campagna acquisti.
La Camera ha infatti votato no alla richiesta di autorizzazione all’uso delle intercettazini telefoniche che chiamano in causa l’ex sottosegretario e coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino.
La maggioranza era di 297 voti, 308 sono stati favorevoli, 285 i contrari.
La votazione è avvenuta a scrutinio segreto. La Giunta delle Autorizzazioni a procedere, a maggioranza, aveva proposto di negare l’utilizzo delle intercettazioni.
Questa mattina però i finiani avevano fatto sapere che avrebbero espresso voto favorevole, in pratica avrebbero votato sì insieme all'opposizione.
Il risultato però ha smentito Fini ed i suoi, a testimonianza che il Cavaliere ha fatto proseliti o acquisti tra le opposizioni e forse tra gli stessi finiani.
La questione morale, che sembrava far vacillare, il governo sembra definitivamente rientrata.
Nulla cambia sotto il sole della politica italiana e la giustizia, per la maggioranza dei nostri parlamentari, rimane sempre un problema, non da affrontare , ma da evitare con ogni mezzo.
E' caduta così anche l'ultima speranza. Ora si apre davvero la strada per il processo breve, per la legge Alfano , per un più radicale divieto all'uso delle intercettazioni, e questi provvedimenti porteranno inevitabilmente ad uno scontro sempre più accentuato ed aspro con la magistratura , con il Capo dello Stato , con la stampa e anche con un'opinione pubblica sempre più perplessa e rassegnata.
La Casta non cambia, si riconferma sempre tale, e come un'araba fenice risorge dalle sue stesse ceneri, per salvare solo se stessa ed i suoi privilegi.

martedì 21 settembre 2010

Adro , il luogo dove sembra essersi concentrata tutta l'insipienza della politica italiana

Adro, per qualche strano caso del destino e con l'aiuto palese ed evidente del suo sindaco, rischia di diventare  il luogo in cui si concentra e si dimostra tutta l'insipienza della politica italiana.
I fatti sono noti, si è cominciato dapprima con la mensa della scuola e si è fatto sì che un problema,forse anche vero,venisse utilizzato e strumentalizzato,indegnamente ed indecorosamente, per una campagna propagandistica i cui fini lasciano tuttora sbigottiti.
Ma questo era solo una premessa, una sorta di aperitivo di quello che si sarebbe poi fatto con l'intera scuola, tappezzata in ogni sua parte da quello che il sindaco del paese , caparbiamente si ostina a definire il "sole delle alpi". Come se ad Adro tutti ne avessere sentito parlare, come se tutti ne avessero, non solo le case ma anche le teste piene.
Il fatto vero è che ad Adro si contavano sulle dita di una mano quanti conoscessero quel sole.
Il vero scandalo in tutta la vicenda è che con tanta supeficialità, con tanta insipienza e spesso sfrontatezza si sia deciso di utilizzare la scuola ed i suoi alunni per propagandare dei simboli palesemente riconosciuti come di partito.
Solo il regime fascista aveva osato tanto, e solo dalle peggiori tirannie al mondo ci si sarebbe potuto aspettare tanto.
A questo poi va aggiunto, ed il fatto non è trascurabile, che il ministro Gelmini, abbia taciuto per parecchi giorni prima di decidersi a rilasciare, quasi balbettando, le sue prime timide dichiarazioni di disapprovazione, intervenendo solo quando la marea della protesta stava oramai montando in tutto il paese.
Ora i simboli leghisti verranno finalmente rimossi dalla scuola, ed i ragazzi potranno finalmente, cessando ogno polemica, far uso dello studio per crescere, e non essere, essi stessi, strumenti involontari della crescita di un partito.
Ma tutto questo è avvenuto, non per ordine preciso ed immediato del ministro o del Governo.
Il sindaco di Adro infatti ha deciso, di fronte al decreto ministeriale, di mettere in atto il suo estremo tentativo di  screditare l'autorità dello stato e del  paese.
Ha infatti subito dichiarato che avrebbe ottemperato al decreto del ministro solo se Bossi glielo avesse chiesto.
Così è stato infatti, anche perchè la Lega di questi periodi è più interessata al quieto vivere che agli scontri sui simboli.
Ma la vicenda di Adro non va sottovalutata , in essa si raccoglie e si denota tutta l'impotenza, l'insipienza, la vacuità della politica italiana.
Essa  raschia il fondo del barile, si perde in sciocchezze ed in retorica, sprofonda piano piano nel peggiore qualunquismo, nel populismo più bieco o arrogante, è incapace di confrontarsi con le idee, con il nuovo e con il mondo.
Per questo si piega sempre più spesso su se stessa, sui simboli, su una immaginaria tradizione, quando non sulla propoganda e sulla retorica.
Di fronte ai reali problemi del paese si abbandona a sempre più colpevoli e frequenti silenzi, mentre insegue nel contempo, quasi a diversivo, solo gli umori e gli istinti, a volte anche i peggiori, abbandonando così definitivamente ogni idea di futuro, ogni speranza di una ragionevole crescita civile e democratica, dove trionfino tolleranza, rispetto reciproco , diritti e doveri, uguali per tutti , nel rispetto delle leggi, dello stato e delle istituzioni.
Così sembra essere stato ad Adro, ma così, sempre più spesso sembra essere in tutto il paese.

lunedì 20 settembre 2010

Quando anche la Svezia diventa razzista e xenofoba.

E' un vento freddo e gelido di intolleranza e di razzismo che soffia oramai sull'Europa intera.
E' tanto forte che è riuscito ora a raggiungere persino la democratica e tollerante Svezia , un paese che nell'ultimo secolo è stato quasi sempre governato dai Socialdemocratici.
Ora dai risultati delle ultime elezioni sono scaturiti dati preoccupanti.
Che preocuupa non è certamente la rielezione, di Fredrik Reinfeldt , che molti davano per scontata già prima, visto che , proprio sotto il suo precedente governo, la Svezia ha potuto beneficiare di una delle più forti riprese economiche in Europa.
Neanche preoccupa , anche se forse è un primo segnale del clima, che la campagna elettorale del primo Ministro sia stata tutta incentrata sulla promessa di  ulteriori tagli alle tasse e sulla riduzione del welfare, per un paese che ha sempre fatto vanto degli alti livelli raggiunti dal suo "stato sociale".
Il dato più inquitante scaturito dalle elezioni svedesi è la crescita  evidente e preoccupante del partito anti-islamico degli Svedesi Democratici , che guadagna di colpo 20 seggi in parlamento.
In pratica dalle urne svedesi è uscito un responso di instabilità evidente.
La Svezia, per la prima volta nella sua storia , vede un partito xenofobo diventare l'ago della bilancia nella politica del paese.
Come questo abbia potuto accadere, anche nella tollerante e civile Svezia, potrebbe sembrare un mistero se non ci fosse la certezza che nessuna società può dirsi veramente al riparo dall'intolleranza, dalla paura degli altri e dal razzismo.
L' incertezza del futuro e l'avanzare di una grande crisi, non solo economica ma di valori, porta con sè dubbi, rancori e risentimenti.
Il sentimento predominante in tali circostanze sembra essere la difesa; difesa della propria società, del proprio mondo, dei propri immediati interessi.
Un "mondo" in declino che sembra sempre più vacillare sotto il  peso degli anni,delle sue stesse regole democratiche e civili, ha sempre bisogno nei momenti difficili di cercare colpevoli da additare, da perseguire, da sconfiggere.
Non ci si rassegna al fatto che un mondo così bello e perfetto possa avere a volte evidenti problemi ancora irrisolti.
A volte i nemici sono gli ebrei, a volte i rom, a volte l'islam.
Nessuna società è mai disposta a considerare che il male non necessariamente deve venire da fuori o dagli altri.
A volte vive nel profondo delle proprie maglie sociali, altre volte dentro se stessi e nelle proprie paure.
Nessun uomo dotato di un minimo di intelligenza può pensare di vincere l'integralismo islamico con altrettanti ed opposti integralismi.
Nessuna società nel contempo è mai riuscita a prevalere chiudendosi in se stessa, per quanto alte siano state le mura erette a propria difesa.
Le società che hanno trionfato sono state solo quelle che si sono aperte al nuovo con ragionevolezza, con intelligenza , con perspicacia e costanza.
Roma è stata grande non solo per la forza dei suoi eserciti , ma sopratutto perchè ha saputo dare la speranza e la possibilità, a tanti popoli conquistati, di essere e diventare, prima o poi , "cittadini" romani.
Oggi più che mai, in un mondo globalizzato, vi è l'esigenza di essere cittadini del mondo, senza paure , senza reticenze, senza rinchiudersi in se stessi, senza ricercare,  veri o falsi colpevoli , da additare e da perseguire ogni volta che ci si trova in difficoltà o in ristrettezze.

venerdì 17 settembre 2010

Ha ragione il Cavaliere , come si fa a dire che è una "compravendita".....

giovedì 16 settembre 2010

Dopo le critiche degli U.S.A. a Sarkozy che farà Berlusconi ? Si schiererà anche con Obama ? o aspetterà i pareri di Putin e Gheddafi..

Nella polemica che infiamma l'Unione Europea sull'espulsione dei Rom dalla Francia sono ora intervenuti anche gli USA.
Washington in sostanza , ha invitato il governo francese e quello di altri paesi (evidente l'allusione all'Italia) a «rispettare i diritti dei Rom».
Non è altro che l'ennesima voce contro la politica di Parigi visto che poco prima si era espresso anche il cancelliere tedesco, Angela Merkel, in sostanza d'accordo con la commissaria Reding, anche se ha specificato di non approvarne i toni.
Solo Berlusconi si è dichiarato d'accordo con Sarkozy. Non è un caso.
Tra Parigi e Roma sono molte le analogie.
E' evidente infatti il populismo delle decisioni francesi.
Nella sostanza , un presidente in grande difficoltà a seguito degli scandali che lo vedono coinvolto cerca di recuperare facili consensi, oltre che distogliere l'attenzione pubblica dai reali problemi del paese.
E' quello che si prefigge anche Berlusconi per uscire dalle secche di una situazione italiana disastrosa e ben peggiore di quella francese..
Ma dopo l'intervento di Obama e della Merkel che farà Silvio ?
Farà  dietro front e rivedrà le sue posizioni ? darà  ragione salomonicamente ad entrambi i contendenti ?
o forse temporeggerà in attesa anche dei pareri, per lui importanti, di Putin e Gheddafi ?
Non aspettiamoci molto, ben che vada finiremo ancora una volta nel ridicolo, prepariamoci all'ennesima brutta figura per il nostro paese, senza riuscire a spostare di una virgola il problema dei Rom.

mercoledì 15 settembre 2010

Forse Gheddafi ci considera suoi sudditi dopo aver conosciuto Berlusconi , Frattini e Maroni.

                                                                                                                                                                                                        Ora il governo dovrà finalmente riferire in Parlamento sul grave "attacco", perchè di questo si tratta , da parte della marina libica assistita da nostri militari , nei confronti di un peschereccio italiano.  E' persino patetico infatti , quando non puerile, l'atteggiamento del nostro governo tendente a minimizzare , quando non giustificare, i fatti accaduti nonchè  l'atteggiamento libico. Per il Ministro degli esteri Frattini, il peschereccio "sapeva di pescare in acque territoriali libiche". Fa finta evidentemente il nostro ministro di dimenticarsi che , con un atto unilaterale , non riconosciuto da alcun paese al mondo, la Libia ha esteso le sue acque territoriali oltre le 70 miglia quando il diritto internazionale e tutti gli stati ne riconosce solo 12. Sarebbe come se  da domani il nostro Governo decidesse che, essendo l'Italia circondata dal Mediterraneo, questo dovesse essere considerato il nostro mare.  Secondo Frattini quindi i nostri pescatori, che tra l'altro pare avessero a bordo anche un militare delle fiamme gialle, se la sono in qualche modo "cercata" la reazione libica.  Maroni invece ha subito dichiarato che si era trattato di un grave incidente ma che i libici avevano sparato in aria. A smentirlo ci hanno pensato, non solo le parole del comandante del peschereccio ma anche le fotgrafie dello stesso , crivellato di colpi ad altezza d'uomo. Vista inutili la prime "scuse" trovate , il nostro Ministro degli interni ha pensato bene di ricercarne altre. Se ne è uscito così con la improvvida quanto crudele e sciocca affermazione che gli italiani erano stati scambiati per emigranti. Tralasciando il fatto che non si è mai visto una nave di emigranti dirigersi verso la Libia, resta da chiedersi se far fuoco sugli emigranti sia permesso o giustificabile secondo gli accordi , non certamente internazionali , ma intercorsi tra il nostro governo e la libia e se tutto ciò sia anche giustificabile secondo Maroni.  Se così  fosse ci sarebbero molte cose da rivedere negli accordi tra i due paesi. Gheddafi  probabilmente ha frainteso e sarebbe il caso di spiegargli, che le sue comparsate da circo Barnum a Roma forse "conquisteranno" Berlusconi , ma che a buona parte degli italiani sono apparse semplicemente ridicole.  Il Cavaliere  potrà anche servilmente genuflettersi davanti al dittatore libico , ma non ci sono italiani disposti a sopportare ogni sua intemperanza, visto che ancora non siamo nè territorio di conquista nè un recente protettorato libico. Anche perchè è per tutti inammissibile il fatto che militari libici , con motovedette donate dal nostro governo e con a bordo nostri militari ed ufficiali, aprano il fuoco contro una nave battente bandiera italiana, che pesca in acque internazionali. Quanto accaduto è un fatto grave ed intollerabile che avrebbe richiesto il richiamo in patria del nostro ambasciatore , le scuse ufficiali non solo dell'ambasciatore a Roma, ma di Gheddafi in persona e del Governo Libico ,oltre che una completa e totale revisione degli accordi intercorsi tra i due paesi. Non si capiscono davvero l'inerzia , l'imbarazzo, la timidezza , quando non la totale sudditanza del nostro Governo nei confronti della Libia. Persina la Cei accusa  di ignavia il Governo Italiano e non possiamo davvero dargli torto.

martedì 14 settembre 2010

Onorevole Stracquadanio: è legittimo vendere il corpo....quando già non si sono vendute le idee.

Cavaliere faccia i nomi

"Non ci sono mascalzoni nel Pdl. I giornali di sinistra hanno messo in giro l'idea che ci sia una nuova tangentopoli, ma non c'è nessuna tangentopoli. Non ci sono mascalzoni nel nostro partito, li abbiamo individuati e provveduto ad espellerli".Parola di Berlusconi, parola di Presidente.Per una volta però, al di là della propaganda e della retorica, Cavaliere, si decida a fare i nomi dei "mascalzoni" individuati ed espulsi dal Pdl, ammesso che qualcuno lo ricordi.

lunedì 13 settembre 2010

Adro : scuola "Padana e Leghista" o scuola pubblica ?

Oggi , come tutti sanno , è il primo giorno di scuola. 
Per tanti ragazzi  ricomincia un anno di studio, di impegno, di lavoro. 
A  Adro invece , un comune della provincia di Brescia  (a pochi passi da casa mia), tutto questo passa in secondo piano , qui , con l'inizio della scuola, o meglio grazie all'inizio dell'anno scolastico, ricominciano le polemiche e anche le più facili e sciocche strumentalizzazioni. Ma non basta, qui sembre ricominciare proprio un'intolleranza che si pensava sopita.
La scuola pubblica locale è stata infatti aperta ed  intitolata al professor Gianfranco Miglio , fin qui nulla di male naturalmente.
In Italia le scuole e le vie sono intitolati a chiunque, anche ai più strani personaggi.
Figuriamoci se a Adro non se ne poteva intitolare una al Professor Miglio.
Ed è anche motivo di orgoglio e merito per i cittadini se questa scuola è stata costruita in tempi strettissimi, a regola d'arte e senza grandi costi per lo stato.
Ma qui ci si ferma, i meriti riconosciuti ai cittadini di Adro , non danno a questi diritti che non ci sono e che sopratutto non possono essere reclamati in una scuola comunque pubblica, che vivrà e funzionerà solo grazie ai contributi statali.
Che hanno fatto allora ad Adro, si dirà, di tanto scandaloso allora ?
Semplice.
Quel sindaco leghista , già diventato famoso  qualche mese fa, quando aveva annunciato che avrebbe lasciato senza mensa i bambini delle famiglie non in regola con il pagamento della retta, ha deciso ora di disegnare, il Sole delle Alpi (il simbolo della Lega), su ogni suppellettile della scuola, qualcuno dice persino sui banchi.
Ha poi pensato di riaprire, molto strumentalmente, un'altra polemica dimenticata da un po', ha appeso  non solo il crocifisso in ogni aula, ma lo ha letteralmente bloccato al muro con delle viti perché, ha detto sempre il sindaco, «a nessuno venga in testa di toglierli o di coprirli".
E così quel "povero Cristo" si è visto inchiodato due volte , e tra l'altro anche a due croci diverse, ma che purtroppo per lui fanno capo sempre alla prepotenza umana. La sua vicenda umana o divina è diventata di nuovo una bandiera usata per altri scopi. 
Chissà che non sia ancora  volta  tentato di rivolgersi al Padre invocando  , con molte ragioni a suo carico, "Padre perdona loro che non sanno quello che fanno".
Non bastano ora le prese di distanza del ministro Gelmini che si dichiara non d'accordo con il sindaco ma , con maggior decisionismo, si devono far togliere quei simboli dall'edificio pubblico.
Il Ministro ed il governo si devono far carico di far rispettare la legalità e l'autorità dello Stato, anche perchè nelle scuole pubbliche non può essere ammessa alcuna propaganda politica.
Non si può pensare ancora una volta di ridurre tutto a folklore , lasciando passare o tollerando proprio per questo anche, e persino, le sciocchezze peggiori o le evidenti inopportunità.
Purtroppo però oramai l'Italia è invasa da personaggi alla ricerca di un  momento di gloria, di un loro spazio qualsiasi, poco importa se banale, sciocco, o semplicemente inappropriato.
L'importante è che per un giorno si possa richiamare l'attenzione pubblica su di sè, sul proprio ruolo. 
Ma il federalismo da qualcuno richiesto non può essere improvvisato e usato per striscianti secessioni che di fatto nascondono anche una notevole dose di intolleranza e di presunzione.
Si è pensato ad esempio a quanti leghisti non sono ? Che dovrebbero fare ? Costruire una loro scuola, emigrare o lottare ?
La risposta tocca ora allo Stato, è dovuta ai cittadini da parte del Governo, che dovrebbe "governare" , che non può cedere sulla legalità e neanche può tollerare che vengano messe in discussione le sue prerogative o la sua autorità e non può abbandonare a se stessi , o ad altrettanta improvvisazione, quanti leghisti non sono.
O almeno non dovrebbe, visto che per ora le reazioni sembrano estremamente timide.

domenica 12 settembre 2010

Ma quale terzo polo d'Egitto..

Ma quale terzo polo d'Egitto, chi ne parla non ha proprio capito nulla di quanto sta accadendo.
Per averne un'idea basterebbe solo ascoltare quello che Bocchino , con ferrea logica ed estrema lucidità ma anche con un'immagine calzante che rende benissimo l'idea, ha dichiarato ai giornalisti : "Noi in un ipotetico Terzo Polo?
Chi lo pensa, non ha capito che fare un’aggregazione di questo tipo, sarebbe come giocare a tennis, restando sulla rete: si prendono solo palle in faccia..".
L'immagine è veramente realistica , è quello che di fatto accadrebbe con l'attuale sistema eletorale.
E allora ?
Fini , Casini e Rutelli per chi ancora non lo avesse capito dovranno tentare di ri-costituire "un secondo polo" , senza Berlusconi e senza la Lega, o in alternativa cambiare sistema e legge elettorale elettorale.
Altro che terzo polo.

venerdì 10 settembre 2010

Brunetta e l'anima vera del suo partito.

I primi freschi venti settembrini che sotto forma di leggera brezza spazzano la laguna Veneta dalle leggere nebbie accumulate nel periodo estivo, ci regalano di colpo, non solo il necessario refrigerio dopo la calura estiva, ma anche il ritorno in "grande" stile, si fa per dire, del ministro Brunetta, finalmente "risvegliatosi" alla vita pubblica.
Certo non si può passare la vita a rincorrere, anche solo idealmente, tutti i lavativi ed i fannulloni della pubblica amministrazione, la cosa alla lunga è defaticante,  e tra l'altro oramai inutile visto che doveva servire solo per i proclami e per farsi un po' di pubblicità.
Tra l'altro i cittadini hanno dimostrato di nutrire in lui scarsa fiducia, visto che persino i suoi concittadini hanno deciso di trombarlo persino in patria, nella sua Venezia, quando con caparbietà si era intestardito a volerne diventare sindaco.
Si tranquillizzi e si rassegni , nessuno è profeta in patria.
Ora però, forse nutrendo qualche gelosia nei confronti del loquace Tremonti, o forse desideroso di ritalasciarsi uno spazio politico vedendo avvicinarsi la fine del Cavaliere , ecco che il nostro Brunetta di colpo scende in campo con una sua bella intervista ed una ancor migliore dichiarazione.
Lo spunto gli viene offerto dai fatti accaduti alla festa del Pd di Torino, dove le contestazioni a Schifani e Bonanni hanno lasciato il segno.
Un esiguo numero di contestatori è bastato per far concludere al nostro Ministro Brunetta che "Dentro la cultura e l'anima vera del Pd si mantiene una componente squadrista, reazionaria, estremista e conservatrice".
Più che un compiuto pensiero a tanti questa dichiarazione è sembrata un' ennesima sciocchezza, una banalità indegna, frutto di radicati pregiudizi. Un chiaro esempio di "sciacallaggio politico" come dice Bersani.
Ma visto che il nostro eroe, l'illustre Ministro Brunetta, sembra volere  in questa occasione volare "alto", si fa sempre per dire naturalmente,  e andare, filosofeggiando, alla ricerca di un "anima vera" nei vari partiti, ci pare doveroso segnalargli una breve, ed estrememente facile , riflessione.
Ci sa dire il Signor Ministro quale mai potrebbe  essere  la cultura di un governo in cui come Presidente ci si ritrova Berlusconi  e come Ministri,  a vario titolo, ci figurano uomini della levatura di Bossi e Calderoli ?
Non è una domanda difficile Brunetta, mi creda.
Ci sa poi dire , in alternativa, il Signor Ministro come potrebbe mai essere definita  "l'anima vera" di un partito in cui , come illustri rappresentanti, e a volte come cooordinatori, si ritrovano personaggi come Verdini, Cosentino, Scajola, Previti, Dell'Utri  e Lunardi ?
Attendiamo la sua risposta Signor Ministro, l'augurio è che però sia più intelligente, più meditata e più sincera della prima.

giovedì 9 settembre 2010

L'Italia, come si vede, è sempre prima.... ma solo se si comincia dal basso.

Da tempo ci dicono che la crisi è finita e che il nostro paese reagisce meglio di altri.
Sarà vero finchè si parla della Grecia e forse finchè potranno contare sull'ingente risparmo , non dello stato, ma delle famiglie italiane.
E sempre valido il detto che "chi si loda si sbroda" , ma di certo io tutto questo ottimismo unito ad una smodata fiducia  fatico a vederlo nei fatti e nei dati.
Ieri è arrivato puntuale l’allarme del Fondo monetario internazionale, che ha tagliato le previsioni di crescita dell’Italia.
Oggi hanno fatto seguito i dati dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo), che, in un’approfondita analisi  ha puntato il dito contro il nostro paese,  visto come quello con la peggiore crescita economica tra tutti quelli del G7.
Le stime per l’Italia non indicano infatti , come si sperava, alcuna espansione economica, anzi, viene prevista addirittura una contrazione dell’economia nel terzo trimestre dello  -0,3%.
Sarà che in Europa nessuno può comunque ridere , ma è altrettanto vero che noi siamo sempre i primi, ma solo se le classifiche cominciamo a guardarle dal basso.
Prevedo che a breve ci consoleranno di certo con il motto "beati gli ultimi", scordandosi persino di aggiungere "se i primi sono stati onesti".

Attenzione ai fatti di Torino, sono un segnale pericoloso di sfiducia e di rabbia.

Non vorrei che alcuni segnali di questi giorni passassero inossservati ai più.
La lente di ingrandimento e gli occhi di tutti sono puntati sul governo , su Fini , Berlusconi e Bossi, mentre il paese .
assiste attonito, stanco e a volte smarrito, al teatrino della politica, al trionfo degli affari personali, degli egoismi, del menefreghismo totale, all'arroganza di chi pensa di guidare il paese come lo può fare "un padrone della ferriera".
Sono gli zombi ora che guidano l'Italia, ombre di se stessi e di quello che resta del loro programmi, ciechi e sordi da tempo ai reali interessi politici e sociali dei loro cittadini, e mentre l'America ed Obama aumentano le tasse ai ricchi, nel nostro paese la crisi viene fatta pagare sempre più ai poveri ed al ceto medio, proprio quella "middle class" che è tessuto vitale e nerbo , non solo degli Stati Uniti, ma di ogni democrazia occidentale. 
Il disagio del paese è evidente anche se vissuto nella disattenzione dei media più attenti ai problemi del palazzo.
Quanto accaduto a Torino alla festa del Pd non passi inosservato, prima è toccato a Schifani, ora a Bonanni.
Certo la nostra condanna di fronte all'accaduto deve essere pronta e decisa, quei dimostranti non ci rappresentano, nè possono essere "la voce " del paese, che rifiuta sempre la violenza.
E' anche possibile, se si vuole, addossarne le colpe al sistema d'ordine della manifestazione, che avrebbe potuto intervenire ed impedire.
Ma attenzione, guai a non capire, guai a non valutare che un tappo preventivo non evita lo scoppio.
Guai a non accorgersi che i problemi dell'Italia nulla hanno a che fare con il processo breve o con la legge bavaglio, ma sono ben altri, sono la voglia ed il diritto al lavoro, ad una vita migliore , ad una speranza di futuro.
Guai a non accorgersi che la protesta e la sfiducia, quando non la rabbia ed il rancora, montano e dilagano tra i cittadini e tra sempre più vasti ceti sociali.
E allora, con uno sguardo ai fatti di Torino, onde evitare che ritornino i tempi bui di "quel terrorismo" che pensavamo definitivamente sconfitto, si volga finalmente l'attenzione ai tanti precari, ai senza lavoro, ai giovani, spesso disoccupati o sotto occupati, e anche a quel ceto medio che dovrebbe essere la vera ricchezza del paese.
Non è possibile per nessuno vivere solo di rabbia, senza alcuna speranza concreta nel futuro e  vedere attorno a sè  una classe politica sempre più corrotta e moralmente inqualificabile.
L'autunno si avvicina ed è già certezza  che sarà per tanti versi un autunno caldo, sul piano politico e sociale; un periodo in cui le manifestazioni e gli scioperi rischeranno di essere imponenti, oltre che frequenti.
Evitiamo almeno che per nostra colpa ci possa essere un idiota, o più idioti,  a cui saltino i nervi o a cui sfuggano le mani.
Non mettiamo la nostra idiozia al pari della loro.
Essere disattenti o indifferenti ora rischierebbe di costarci molto caro in futuro.

mercoledì 8 settembre 2010

Berlusconi "l'ostaggio".

E' un Fini volutamente compassato  quello che dagli schermi di La7 si lascia intevistare da Mentana.
Il tono è pacato , la calma apparente anche se sotto la cenere delle apparenze , sembrano covare sentimenti forti, traspaiono qua e là, alcuni nervosismi che non sembrano dovuti all'emozione ma alla rabbia ed al rancore a lungo trattenuti.
Il messaggio è come sempre calmo e semplice "Resterò - dice- presidente della Camera per tutta la legislatura". Ancora per quanto tempo ? "Questo nessuno lo sa. Io spero per tre anni. Andare a votare adesso sarebbe da irresponsabili".
Con questo affermazioni sono già serviti e catalogati i tanti untori, che da un po' di tempo  a questa parte invocano quotidiamente le elezioni anticipate al grido di , "al voto, al voto subito". Lo facciano cadere loro il governo.
Spiega poi , con un velato insulto e non senza qualche allusione, che Bossi e Berlusconi  non saliranno al Colle per chiedere le sue dimissioni, "perché altrimenti dimostrerebbero di essere analfabeti del diritto costituzionale".
Prevede invece che Berlusconi e Bossi parleranno con Napolitano della situazione politica ; ed è scontato credo, anche se pare sia vero e dimostrato dai fatti, che dal quel Colle, più elevato rispetto al resto dell'Urbe, si goda di maggior ossigenazione, che porta non solo nutrimento al corpo, ma anche alla mente dei suoi occupanti.
Ecco perchè il "pensiero del Colle" in tante situazioni sembra essere sempre più lucido.
Ripete poi Fini che il Pdl non esiste più , tutti comunque lo avevano già capito, e che lui non ha alcuna intenzione, per  il futuro, di ritornare in un partito "inesistente".
Il discorso viagga fluido tra il Presidente  della Camera e Mentana , le domande dirette ricevono risposte chiare e precise , un telegiornale ed un'intervista a cui non eravamo abituati da tempo nella palude della comunicazione televisiva italiana.
Qualche ritegno nelle risposte, qualche silenzio più lungo del solito, viene colto solo  qua e là , quando si parla della casa di Montecarlo. Se lascia qualche dubbio è comunque plausibile anche il richiamo al segreto istruttorio.
Anche questa bella intervista finirà però per aggiungersi, come è inevitabile, ai tanti motivi di scontro e di contrapposizione tra Berlusconi e Fini.
E nonostante le rassicurazioni del Presidente della Camera, questo governo alla lunga non pare nelle condizioni di poter reggere alle tante tempeste.
Il Pdl è morto come dice Fini, e con esso è caduto anche il suo Re, sempre più ostaggio nelle mani di quanti possono impedire , con i loro voti, la sua azione ed i suoi progetti.
Non che questo sia per molti motivo di rimpianto o di sconforto, ma è evidente che ora il Cvaliere è strattonato e diviso tra Bossi e Fini e che il  suo governo dipende sempre più da loro.
Che accadrà ora ? Dopo l'inutile tentativo di chiedere l'aiuto, anche indiretto, del Capo dello Stato per liberarsi di Fini o per passargli il cerino, al gatto ed alla volpe, cioè a Berlusconi ed a Bossi, non resta altra strade oltre quella di vivacchiare alla giornata, cercando una via di fuga che pare al momento impossibile.
Ma la strada è breve e le elezioni sempre più vicine ed inevitabili.
Non saranno certamente a novembre come sembrano volere  Maroni  e Bossi, ma arriveranno con la primavera,  sperando solo che per allora il vento possa anche cambiare , essere più fresco e leggero, magari spirare in altre direzioni, dando fiato e vita nuova finalmente a questo martoriato e sempre più vecchio e stanco paese.

lunedì 6 settembre 2010

Fini consegna nelle mani di Berlusconi il cerino acceso.

Grande discorso quello di Fini a Mirabello.
Come se niente fosse il Presidente della Camera   ha consegnato ai suoi sostenitori l'idea essenziale del suo discorso , che può essere riassunta in poche parole; il Pdl è oramai morto e sepolto, praticamente non esiste più.
E' svanito assieme alle tante polemiche , si è perso per strada , smarrendo la sua identità e le sua stessa ragione di essere.
Facile, per il Presidente della Camera, elencare i motivi del suo dissenso; sono sotto gli occhi di tutti, campeggiano da tempo sulle prime pagine dei giornali, almeno di quelli che ancora meritano tale nome, vanno dalla giustizia al rispetto delle istituzioni, alla legalità, al senso dello stato e della sua unità.
Dure le parole pronunciate da Fini , sicuramente rappresentative della realtà.
"Il garantismo - dice Fini - è un principio sacrosanto, ma mai può essere considerato come una sorta di impunità permanente. Deve essere, infatti, garantita la condizione che processi si svolgano e si concludano e che si accertino se ci sono responsabilità".
"La Magistratura - aggiunge poi - è il caposaldo della democrazia italiana" , non un cancro da estirpare
Governare non può mai significare in alcun modo comandare. Governare è comprendere le ragioni altrui e garantire equilibrio tra i poteri".
Il Pdl non può essere derubricato a contorno del leader, un grande partito deve essere qualcosa di più del coro dei plaudenti. Un grande partito liberale, deve essere una fucina di idee, un polmone che respira e che dà ossigeno anche all'intera azione del governo.
E allora, sottolinea, «rivendicare il diritto di avanzare delle proposte, la necessità di esprimere delle critiche, di svolgere delle analisi e fare delle valutazioni non può essere frazionismo, boicottaggio, controcanto. È piuttosto democrazia interna, altro che teatrino della politica".
Ora che fare dice Fini ? Si va avanti così è la conclusione, senza ribaltoni , ma anche senza lasciarsi intimidire da attachi infami e da minacce sciocche ed inutili.
La politica ha ancora le sue ragioni e anche ambizioni profonde , vanno da una nuova legge elettorale , dalla ricerca di  riforme condivise anche con l'opposizione, ad un federalismo possibile e che dia ragione all'unità del paese.
Ma la politica si rivolge anche ai giovani, guarda con attenzione ad un nuovo patto generazionale, richiede un rilancio dell'economia e nuove relazioni sociali. Sicuramente di tutto ha bisogno tranne che di scontri continui e di falsi problemi.
Ma è alto anche il richiamo ad una nuova etica e qui Fini si rivolge ai tanti italiani onesti che vivono con disappunto le vicende attuali.
"L'Italia onesta è quella dell'etica del dovere: quella dell'etica che un padre insegna ad un figlio. Il senso del dovere, di appartenenza e civico, non bisogna avere paura di aiutare i più deboli. Sono i deboli che hanno bisogno di garanzie e non i più forti. Questo per me è il centrodestra e della politica con la p maiuscola".
Oggi si riuniranno Berlusconi e Bossi per decidere che fare nell'immediato dopo il discorso di Fini.
Incerte le decisioni , a fronte di una Lega che insiste per una corsa immediata alle elezioni ed un Cavaliere ben più cauto.
Di certo Fini ha parlato chiaro e ora il cerino acceso passa nelle mani del Premier, a lui la responsabilità di una rottura definitiva o di un programma concordato che porti il governo a fine legislatura.
Inutile nasconderlo anche se ora i numeri ed i sondaggi sembrano ancora timidi, Fini  si è dimostrato brillante e abile politico, bravisssimo oratore , che ha saputo parlare al paese ed agli elettori con un discorso "appassionato e molto istituzionale".
E' stato capace di ridare agli italiani "la vecchia emozione della politica ben elaborata e capace di coinvolgere ed emozionare la gente".
Ho netta e chiara l'impressione personale che alla lunga il nuovo leader delle destra non potrà che essere lui, Fini.
I bene informati parlano ora di un Berlusconi alle corde ,  livido e schiumante rabbia.
Certo , entrambi sono uomini di destra, ma c'è destra e destra, e tra i due uomini vi sono notevoli diversità di stile, di idee, di approccio alla politica.
Auguri Fini , non dai tuoi nemici, ma da parte degli avversari.