venerdì 2 luglio 2010

La battaglia al malaffare inizia strappando un bavaglio dalla bocca.

Ci sono giorni o momenti in cui le parole non servono, tanto si dimostrerebbero inutili, al pari delle ragioni o del buonsenso che le ha precedute.
A volte è vero conta il gesto, dà più valore, significato e forza ad un'idea.
In questi giorni conta di più un bavaglia sulla bocca per dare un'immagine, un pensiero, un'idea, per esprimere la propria rabbia, la delusione, e perchè no anche l'impotenza contro la stupidità e l'arroganza del potere.
Ma non può essere solo questo, non può finire tutto così, non ci si può lasciar sopraffare senza avere la tentazione di strappare quel bavaglio e gridare fino a che si a voce in corpo, per la libertà , per i diritti, per una democrazia vera.
Per farlo a volte è utile scegliere argomenti forti, che riescono a far breccia anche nelle menti più distratte o più restie a cogliere alcuni aspetti essenziali, per far sì che nulla resti intentato.
E in questo giorno in cui sembra importante protestare solo coprendosi la bocca con un bavaglio, riproviamo ancora dar forza alle parole.
Io lo voglio fare affidandomi a Curzio Maltese, che a proposito della legge bavaglio , oggi su Repubblica scriveva:

"L'unica tutela che si vuole con questa legge è la privacy del malaffare. L'unica divisione che alimenta nel Paese non è fra destra e sinistra, ma fra "le persone perbene e i banditi". Stavolta l'appello populista, il referendum permanente che è lo stilema del berlusconismo, non funzionano, sono sospesi. Non è il popolo, alle prese con ben altri problemi, a volere una legge scudo per i corrotti contro il lavoro di magistrati e giornalisti. Non è il popolo, nemmeno di destra, a non voler più essere informato sulle case di Scajola, le mazzette di Brancher, sui favori di Dell'Utri agli amici degli amici di Dell'Utri, sulle mille altre ruberie di una classe dirigente corrotta che poi chiede sacrifici ai cittadini per uscire dalla crisi. Sono soltanto loro, i signori del malaffare, ad avere bisogno disperato di uno scudo contro la ricerca della verità, tanto da stravolgere l'agenda parlamentare per approvarlo in fretta e furia, meglio se quando i cittadini sono in vacanza.

Così agiscono appunto i ladri. Tanto più che diventa ogni giorno più difficile darla a bere alla famosa gente, nonostante tutte le loro televisioni e le legioni di giornalisti servi e contenti. È difficile convincere le istituzioni, dal Quirinale alla presidenza della Camera, perfino gli stessi parlamentari della maggioranza, dell'assoluta, quasi sacra urgenza di un'altra guerra di casta contro magistrati e giornalisti nell'Italia dilaniata da disoccupazione e sfiducia.

E' una legge anti-italiana. Sono loro gli anti-italiani, ha detto Saviano. Diffamano l'immagine del nostro Paese all'estero, riducendola a quella di una repubblica delle banane. Per due motivi. Entrambi evidenti dalle reazioni di queste settimane. Il primo è che la classe dirigente al potere non si riconosce nel valore comune della Costituzione. Non esiste d'altra parte una democrazia al mondo dove il governo, sia di destra o di sinistra, attacchi un giorno sì e l'altro pure il patto comune. Il berlusconismo si conferma sempre di più nella sua natura eversiva, ormai apertamente anti-costituzionale. Vengono da un'altra storia, parlano un'altra lingua, hanno altri valori. Hanno altri eroi. Un mafioso assassino e trafficante d'eroina, per esempio. Scambiano l'omertà mafiosa per coraggio, così come scambiano la censura per privacy.

L'altro motivo, strettamente collegato, è che abbiamo al potere la classe dirigente più corrotta dell'Occidente e della storia repubblicana. Non sono impressioni o valutazioni politiche. Sono dati. Ai tempi di Tangentopoli si calcolava che gli italiani versassero alla corruzione politica ogni anno il valore di "un'altra finanzaria". Oggi, secondo la Corte dei Conti, la tassa della corruzione è di sessanta miliardi all'anno, il triplo di una finanziaria.
Questi sono i fatti, che nessun bavaglio ci impedirà di continuare a raccontare. La giornata di piazza Navona è stato un passaggio di una battaglia che co

in riferimento a: La battaglia al malaffare - Repubblica.it (visualizza su Google Sidewiki)

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