venerdì 30 luglio 2010

Consumato, nella "notte dei lunghi coltelli", l'amore tra Berlusconi e Fini, aspettiamo ora di vedersi consumare partito e governo.

Alla fine, com'è  tradizione, ogni amore finisce  tra strascichi  e polemiche.
Non  fanno eccezione alle regola Fini e Berlusconi , ne sono al contrario la conferma, visto che il loro si è consumato ieri , in quella che puo essere definita "la notte dei lunghi coltelli ", dopo incomprensioni e riappacificazioni continue, durate ben  16 anni.
Ora Berlusconi , con al seguito Cicchitto, Schifani, Bondi e Capezzone, dice che Fini e compagni hanno fatto il male del partito e per questo se ne devono andare da qualsiasi incarico, anche istituzionale.
Sembra a ben guardare il riconoscimento implicito che Scajola, Brancher , Caliendo, Dell'Utri , Cosentino e Verdini invece, si sono comportati bene, ne hanno fatto il bene, e proprio per questo sono stati difesi e sostenuti , e tutt'ora mantengono i loro incarichi nel Pdl.
I Finiani, al contrario, vengono cacciati o deferiti ai probiviri perchè sostengono semplicemente che "non è opportuno che chi è indagato abbia incarichi politici".
In pratica perchè predicano l'onestà e ricordano al Premier i suoi trascorsi e le sue "pendenze".
E' vero , potrebbero forse, invece di gridarlo a voce alta, semplicemente sussurrrarlo nei corridoi del partito, senza fare tanto baccano.
C'è comunque da dire che è  sempre più strano questo Pdl. 
Viene istintivo chiedersi quale sia il curriculum ideale , da presentare ai probiviri o al suo Presidente, per esserne accolti onorevolemente.
Sarà poi un caso ma ha forza di parlare di "comunisti" a destra e manca ora proprio il Pdl ne assume i comportamenti tipici, schiacciando ogni  opposizione interna ed ogni libertà di pensiero. 
Sarà di certo per una sorta di legge del contrappasso.
Comunque , quando finisce un amore, prima o poi , si divide ogni cosa, si dividono di certo la casa, i beni comuni, e Fini , cacciato ora finalmente da quell'odioso e oramai  insopportabile talamo, sembra volersene andare con armi, bagagli ed amici , costituendo un suo movimento autonomo. Forse questo si chiamerà "Azione Nazionale".
Solo gli sprovveduti  , anche fra i giornalisti ce ne sono,  aveva creduto infatti fossero sincere le offerte di resettare la situazione e ripartire da capo lanciate da Fini al Cavaliere.
La mossa era propagandistica, serviva solo a far capire a tutti che, per quanto lo riguardava, non sarebbe stato lui a tradire l'impegno assunto con gli elettori, e se tradimento ci fosse stato, a consumarlo fino in fondo doveva essere Berlusconi.
Oggi Fini risponde al premier che tutto si può dividere o restituire , ma per quanto riguarda "l'anello di fidanzamento", cioè la Presidenza della Camera, non se ne parla nemmeno. Il Premier se la, scordi.
Forse il Cavaliere questa volta ha seguito consigli sbagliati, forse non ha fatto bene i calcoli o si è lasciato prendere dal suo cattivo carattere.
Forse semplicemente confida nel classico "stellone" che lo protegge.
Altri parlano di strategia e di tattica, ma non quadra , non regge, non dà spiegazioni.
Spesso molti osservatori sembrano cogliere negli atteggiamenti del Premier una strategia o una tattica che non esiste e che da tempo ha ceduto il posto alla convinzione di onnipotenza ed alla rabbia.
Il Pd , entrando a gamba tesa nella mischia, parla di crisi e chiede a Berlusconi di presentarsi in parlamento anche se è certo che non lo farà.
Di certo non si può non riconoscere come davvero la crisi esista, e come sia reale e profonda.
Dove andrà ora il governo ?
Di certo in ferie , passata anche la fregola di sfornare la tanto odiata legge bavaglio, ora non più gradita nemmeno al suo ideatore , cioè a Berlusconi.
Meglio lasciar passare un po' di tempo, visto che anche la finanziaria , appena votata ed approvata, ha avuto i suoi intoppi  , infatti  il tar del Lazio ha annullato subito gli aumenti autostradali. Per via di improvvisazione e dilettantesimo, i nostri non li batte nessuno, quelle poche che fanno , sono sempre sbagliate o smentite.
Meglio il riposo quindi per i nostri Onorevoli, è più saggio, in spiaggia al massimo si sbaglia a fare un tuffo, o un castello di sabbia.  
Ritornato dalle ferie però il Cavaliere dovrà fare i conti con i finiani, che a quanto pare sono , non solo decisi a contare , ma, proprio e del tutto, necessari alla tenuta del governo.
Ammesso e non concesso comunque che i finiani possano reggere e votare per il governo, nell'incomunicabilità tra Fini e Berlusconi, è ben chiaro come Bossi trionfi , si dimostri il vero premier, il leader che , con l'amico Tremonti , tirerà le fila del governo, facendo ballare tutti i burattini, presidente del Consiglio compreso.
 Non si vede tattica o strategia in tutto questo, solo improvvisazione, a meno che non si confidi sul tempo , ma sopratutto su Casini e Rutelli in avvicinamento.
Comunque vada, l'autunno sarà caldo per il Cavaliere, ammesso si possa paragonare ad un grande condottiero, ed io ne dubito,  l'impressione è che rischi , ben gli vada, di trovarsi presto come Napoleone, Imperatore sì  , sulla carta ed ancora, ma rinchiuso a Sant'elena ed in attesa del suo 5 maggio. 

mercoledì 28 luglio 2010

Pdl : cadono come birilli sotto il peso delle accuse, non basterà cacciare Fini per risolvere il problema.

Prima Scajola , poi Brancher, Cosentino , dell'Utri , Verdini  e ora Caliendo, è una epidemia, che colpisce più e peggio della peste e del colera.
Cadono come birilli gli uomini del Pdl , sotto il peso delle accuse e delle responsabilità.
Difficile ora , anche per un cieco , dire che nel Pdl non esiste un problema morale.
Esiste eccome, ed ha le dimensioni  di un macigno, talmente grande che rischia di schiacciare governo e maggioranza.
Solo uno sciocco o uno sprovveduto potrebbe pensare che per risolvere il problema sia sufficiente cacciare Fini , Bocchino e Granata.
Ci vuole altro, ci vorrebbero leggi ad personam, leggi bavaglio che impediscano non solo di indagare ma anche di sapere o forse un vero e proprio colpo di stato.
Si può tentare tutto, anche quello che parrebbe impossibile, salvo poi assumersene le responsabiltà e le colpe, ammesso che in un paese già in crisi si possa anche far poi appovare e digerire ogni cosa.
Se Fini ed i suoi attaccano ne hanno motivo e ragione, ed i dubbi si infiltrano e si fanno strada nel partito.
E non si può pensare alle solite difese d'ufficio, affidate questa volta non solo al premier ed a Ghedini, ma anche ad Alfano, Schifani, Bondi e Capezzone, pensando così di salvare il salvabile, dimenticandosi che non è più questione di perdere solo quel poco di credibilità rimasta, ma questa volta, davvero e tutta, la faccia.
E evidente che quando Fini afferma che "va bene il garantismo, ma c’è da chiedersi se è opportuno che chi è indagato abbia incarichi politici" non si rivolge solo a Cosentino o a Verdini, ma mira decisamente alto, si rivolge direttamente al primo responsabile, non solo del partito ma anche del Pdl.
"La grande questione dell'etica deve essere una bandiera del Pdl" , continua Fini, ma come è possibile farlo accettare  in un partito che ha fatto delle leggi ad personam una bandiera ed un simbolo e che si ritrova con un premier pluri inquisito, con personaggi di spicco e di livello indagati, quando non già condannati ?
Prima o poi quindi si arriverà alla resa dei conti, anche perchè è evidente che non solo di Verdini o di Cosentino si tratta ora ,ma l'affondo di Fini prima o poi arriverà a Berlusconi , se per tutti deve valere e si accetta il principio che "non è opportuno che chi è indagato abbia incarichi politici".
Proprio per questo , mentre è vero che non basterà cacciare Fini per tacitare il paese o risolvere la questione morale, è altrettanto vero che non basteranno le dimissioni di Verdini, di Cosentino e ora di Caliendo , per fermare Fini e riunificare così il partito.
Piaccia o no, la questione morale , comunque la si affronti, è destinata a minare da vicino il governo, e se non sarà nell'immediato la principale causa della sua caduta, già ne fa trasparire le crepe diffuse nella compagine governativa e nel partito, se ne odono già gli scricchiolii, si intravedono già minate le principali fondamenta dell'uno e dell'altro.
Sicuramente sbaglia, questa volta, il capitano che pensa di poter ancora manovrare a suo piacere, ritornare a navigare nel mare aperto ed in burrasca, salvare se stesso e tutto l'equipaggio, buttando semplicemente a mare il secondo assieme a tutti i rivoltosi.
Mentre non si placa  così la burrasca, neanche è possibile pensare, così facendo, di poter meglio governare la nave.

martedì 27 luglio 2010

Il Verdini banchiere smentisce il politico.

In apparenza è del tutto incomprensibile ai più il  fatto che Denis Verdini abbia deciso di dimettersi da Presidente della Banca  di Credito Cooperativo Fiorentino, e nel contempo non abbia lasciato anche l'incarico politico di Coordinatore del Pdl.
Anche la presunzione di innocenza da sola non basta a fornirne una spiegazione.
L'incongruenza del comportamento , credo possa avere due sole motivazioni , o Verdini teme , abbandonando ogni incarico politico, di rimanere senza "copertura e difesa," proprio nel momento in cui queste potrebbero rendersi maggiormente necessarie, o si considerano più importanti gli affari e gli interessi, oltre alla reputazione in questi, che il rispetto dovuto alla politica ed agli elettori.
Qualunque sia la motivazione, la discrepanza nel comportamento è evidente ; senz'altro non è giustificabile , e ad essere sinceri è  proprio irrispettoso e del tutto  esecrabile.

lunedì 26 luglio 2010

Per affrontare la questione morale si dovrebbe avere un minimo di moralità.

In molti dicono che Silvio Berlusconi stia solo aspettando che vengano approvate dalla Camera sia la manovra finanziaria he la legge bavaglio, o quel che ne resta,  per  far squillare le sue trombe e dar fuoco così alle polveri.
Con Fini ed i suoi, oramai  il Premier  lo ha capito , non esistono possibilità di accordo.
I finiani infatti chiedono quello che per Berlusconi non è possibile  concedere senza smentire se stesso e le sue "battaglie", e cioè che nel partito e nel gruppo dirigente c'è una questione morale da affrontare e che gli inquisiti ed i condannati, dovrebbero, definitivamente o temporaneamente, "lasciare" non solo il governo ma anche il partito.
Nel silenzio del premier chi soffia ora sulle ceneri sono i cosiddetti colonnelli, i portavoce o, come qualcuno sostiene , i portaborse;  sono i vari Cicchitto, Gasparri e Frattini.
Mancano all'appello per ora , ed è strano, i soli Bondi e Capezzone, ma statene certi arriveranno.
La questione è sempre la stessa e anche gli argomento, non esiste questione morale nel Pdl, gli attacchi agli uomini del partito sono sempre pretestuosi, fatti solo per destabilizzare il governo, il partito od il premier.
Il disco , come si sa si è inceppato in questo punto e "scivola" in continuazione, sulla questione morale e sul rinnovamento interno al Pdl, il ritornello è sempre lo stesso, e anche le argomentazioni.
Chi voleva trasmettere l'immagine di un movimento politico nuovo e moderno, con  grandi ed acclarati valori morali , di democrazia e di libertà, se ne esce a pezzi, sconfessato da una realtà sempre più deprimente.
Già le leggi volute o in approvazione faticano a convivere con i vecchi concetti di libertà e di democrazia, dimostrano che tra il dire ed il fare ci sta di mezzo spesso il mare e a volte anche l'interesse personale.
Si trasmette poi,  quand'anche questo non bastasse il resto, l'immagine di un partito  che non ha nulla di nuovo da offrire, un partito  "vecchio", in cui conta di più pensare a se stessi che al paese, in cui si scoprono zone d'ombra diffuse, linee indistinte di confine e a volte di continuità, con il malaffare e con la corruzione , con intrallazzi diffusi, un movimento politico in cui si muovono personaggi, legati ai vertici del partito , che definire "squallide consorterie" è già un eufemismo.
E' questo quello che resta dei proclamati slanci iniziali, in cui molti italiani hanno anche voluto credere.
Per affrontare davvero il rinnovamento del paese, come di un partito, per affrontare sistematicamente l'evidente questione morale, si dovrebbe avere un minimo di moralità, di senso dello stato, di etica politica.
Tutte cose che mancano.
In pratica  sarebbe come chiedere ad un cieco di cogliere la bellezza di un cielo stellato, ad un sordo di commuoversi sulle note di una sinfonia.
E di ciechi e sordi , di uomini qualunque ,senza virtù o morale, si stà dimostrando pieno il pdl.
Certo è vero, non lo è in maniera diversa dallas società  ma quest'ultima, o la sua parte più numerosa, quella onesta, li vorrebbe espellere come un cancro, il pdl li difende, li gratifica, li promuove ed a volte gli affida il partito o pezzi dello stato.
Ecco perchè a chi , come Granata, pone la gravità della questione morale, l'onorevole Lupi, uomo di spicco del suo partito e vicino al Premier risponde , come un cieco o un sordo, che "Lo Statuto che anche Granata ha votato è molto chiaro e preciso: chi non si ritrova nel partito, chi pronuncia parole durissime e strumentali nei confronti del Pdl, o va via o c'è un luogo dove va giudicato per questi atteggiamenti, i probiviri".
Resta da chiedersi onestamente che fine dovrebbero fare, dove dovrebbero andare,  in un partito normale o in un paese normale , secondo Lupi ed i suoi, i tanti corrotti o i corruttori che vi hanno trovato posto.
Io credo che molti italiani al riguardo, e non solo Fini, Granata, Bocchino asssieme all'intera opposizione , avrebbero già delle risposte pronte e ampiamente condivise.

sabato 24 luglio 2010

Quattro sfigati o squallide consorterie ?

Certo che la differenza è sostanziale, al pari dei giudizio sui fatti e sui personaggi.
Berluconi a proposito della P3 ha cercato di minimizzato, sperando ancora una volta di  farla franca e non pagarne dazio, cercando così di salvare i "compari di merende", il suo giudizio era che in fondo non si trattava  altro che di "4 sfigati che volevano cambiare l'Italia".
Oggi il capo dello Stato rimette i puntini sulle i e parla invece di «fenomeni di corruzione e di trame inquinanti" , mentre i 4 sfigati si tramutano "in squallide consorterie".

venerdì 23 luglio 2010

Neanche l'ultima barzelletta di Berlusconi riesce a far ridere, anzi.

Dapprima  gli scandali all'Aquila ed il coninvolgimento, a vario titolo, della protezione civile e la sempre più chiaccherata e difficile posizione di Bertolaso.
Nell'ordine poi sono arrivate le dimissioni di tre autorevoli rappresentanti del governo, Scajola , che abitava in un appartamento senza sapere chi glielo avesse acquistato e ristrutturato, Brancher che appena eletto ministro, e nonostante le obiezioni del Capo dello Stato , subito si era trovato "impedito" ad andare in tribunale , Cosentino  accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Nel mezzo ci stanno i rapporti sempre più tesi e difficili con Fini ed i suoi, il parto di alcune leggi che faticano ad uscire proprio dal grembo della maggioranza , quand'anche non fossero invise all'opposizione, ai giudici, ai gionalisti, ad un buon 80% della popolazione italiana , all'Europa e persino all'O.N.U.
Questo , solo se si tralascia la questione prioritaria per il Pdl,  quella morale, che spazza il partito, dalla Alpi alla Sicilia, , dal governo alle regioni, dalle provincie ai comuni, "dall'uno all'altro mar" verrebe voglia di dire.
Si mormora ora che, persino Letta , la "mente" di Berlusconi, sia ai ferri corti con Tremonti, che tra l'altro ha problemi con Formigoni e con buona parte dei governatori italiani , con  la stragrande maggioranza dei presidenti di Provincia e con molti dei comuni italiani, per non dire proprio tutti, a causa dei tagli della manovra economica.
E in tutto questo marasma , impossibile da districare, se non vivacchiando alla giornata, proprio nel momento in cui ci sarebbe bisogno di trasparenza, di riforme , di regole nuove e di progetti di ampio respiro , il Cavaliere se ne esce raccontando la sua ultima barzelletta.
"In questi giorni - racconta Berlusconi - sono riprese contro il governo e contro il Popolo della libertà furibonde campagne mediatiche , ma «le calunnie» e le «furibonde campagne mediatiche» contro il governo e gli esponenti del partito, "non riusciranno a scalfire l'attività della maggioranza". Trattiene il fiato il cavaliere, e poi , come una mazzata o come una ciliegina sulla torta, la battuta finale , quella che dovrebbe far scoppiare l'ilarità,  "tutto a posto, tutto perfetto nel Pdl".
Nessuno però ha riso della battuta , perchè di questo si trattava, il Cavaliere non poteva parlare seriamente.
Gli attoniti spettatori si sono visti un Berlusconi  però sorridere da solo, in cuor suo forse già si gustava la convinzione che se prendevano  per buona anche questa gli italiani , allora delle due l'una, o si sono completamente rimbambiti, oppure è vero che si può riuscire , con un po' di pazienza e qualche tv  a disposizione, a far  credere a questo ingenuo popolo proprio tutto.
Si potrebbe pensare di portarli nel tempo a credere che la crisi è già finita, che  al governo e nel partito ci stanno solo galantuomini , che molte delle battaglie sulle intercettazioni , sulla legge bavaglio, sul legittimo impedimento, sono sempre state  disinteressate, una pura questione di principio e di democrazia.
Ebbene  se così fosse, con un po' di pazienza ed avendo fiducia, si potrebbe addirittura e tranquillamente pensare  persino di portarli a credere che anche gli asini,  a volte e se vogliono, riescono a volare.
In fondo tra tutte queste cose non ci sono molte differenze sostanziali, voglio dire, sul piano statistico hanno la stessa probabiltà di essere vere.

giovedì 22 luglio 2010

Ma che devono fare gli italiani per farsi ascoltare da Tremonti, la rivoluzione ?

E' un Tremonti allegro ed appagato quello che ai microfoni televisi afferma che gli  italiani "hanno capito ed accettato la sua manovra con grande senso di responsabilità".
Non so come il Ministro abbia maturato questa convinzione, fatto sta che forse affermazioni meno banali , vanesie e sciocche, o qualche dubbio in più , avrebbero, senza dubbio, meglio trasmesso la realtà dei fatti.
Sarebbe bastato forse collegarsi in contemporanea su Sky  News,  per constatare come , con l'ultimo sondaggio, il 77 per cento degli italiani smentisce le convinzioni del Ministro.
Di certo la manovra economica del Ministro è stata benevolemte accettata e condivisa dai ricchi, a cui nessuno ha tolto una lira, dagli evasori, a cui nulla comunque importava, dai liberi professionisti e da tutta una serie di lavoratori autonomi, certi che da loro nessuno , di fatto, avrebbe potuto "pretendere" lacrime e sangue  
E pensare che per mostrare contrarietà e disapprazione ad una manovra economica, giudicata iniqua ed ingiusta, negli ultimi periodi ci si sono messe tutta una serie di categorie e di lavoratori.
Hanno protestato e scioperato, li elenco in ordine sparso ed a caso, i ferrovieri in attesa di un contratto, gli autoferrotranvieri , gli aeroportuali e gli internavigatori, i magistrati, gli ambasciatori con l'intero corpo diplomatico, tutto  il  mondo della sanità, andando dai medici ai veterani, e poi la Cgil,  le forze dell'ordine e persino i pompieri, e chi più ne ha più ne metta.
E' vero le televisioni , sopratutto quelle controllate , direttamete o indirettamente dal governo, non hanno mostrato molto di questo paese che protesta, ma non essersene semplicemente accorti vuol dire essere fuori dal mondo o voler travisare la realtà.
Non ha scioperato, è vero, e per evidenti motivi , il mondo della scuola, ma solo perchè si  trovava già in ferie.
Il fatto è che tutte queste categorie e tutti questi cittadini, di cui Tremonti non s'è nemmeno accorto,  hanno protestato com'è loro abitudine, civilmente e democraticamente.
Forse in avvenire , per far sì che anche il Ministro se ne accorga e capisca, gli italiani dovrebbero cominciare ad assaltare , che ne so ,i ministeri o il parlamento, dare inizio ad una vera e propria rivoluzione , come quelle di altri tempi, per dimostrare tutta la loro rabbia repressa e fino ad ora controllata.
Questo forse sarebbe giudicato un segnale inequivocabile, che servirebbe a scardinare, non solo i palazzi del potere , ma anche le false e vanesie affermazioni di un Ministro, disposto ad ignorare un intero paese pur di mettersi in mostra, lodando una bravura, in questo caso, inesistente.
Purtroppo però ne avrebbero da gridare i nostri poveri rivoltosi, ho il dubbio che ancora una volta si dimostrerebbe vero il detto, che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
    

mercoledì 21 luglio 2010

Non cantare vittoria prima del tempo sul ddl intercettazioni.

Certo , con l'emendamento presentato ieri al disegno di legge sulle intercettazioni  il governo ha fatto un clamoroso, e per tanti versi inaspettato, dietrofont.
A dimostrarlo potrebbero bastare proprio le dichiarazioni e la palese insoddisfazione del Premier che ancora una volta esterna che queta legge alla fine ora lascera "la situazione pressapoco come quella attuale e non lascerà parlare gli italiani liberamente al telefono".
Come se gli italiani avessero non so quali segreti o problemi da tenere nascosti, forse il Premier ha davvero un cattivo rapporto con il telefono, la sua è infatti una vera e propria psicosi.
Comunque con questo emendamento il governo allenta in pratica la stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni stabilendo che siano pubblicabili quelle ritenute rilevanti,  o dalla cosiddetta udienza filtro ,appositamente creata,  oppure quelle utilizzate dal pm per  "ordinanze cautelari".
Soddisfatto naturalmente Fini che oltre a vedersi cambiare una norma indigeribile ha dimostrato di essere in grado di dettare , con i suoi, precise condizioni al governo.
E mentre Alfano parla di unica mediazione possibile , l'opposizione , più cauta , attende di vedere nello specifico , nero su bianco, l'intera proposta.
In ogni caso molto meglio aspettare prima di cantare vittoria in coro.
E' l'intera legge che fa acqua da ogni parte ed il meglio di certo sarebbe  ritirarla o rinviarla "sine die".
Anche perchè su di essa pesa ancora il parere del capo dello Stato, che aveva parlato di "criticità",  ed il parere della Consulta.
Di fatto per ora si può parlare di vittoria politica , ma in pratica si è solo passati dal bavaglio totale al bavaglino o al "filtro" , ma davvero ha ragione chi sostiene , come i magistrati, che è del tutto inutile ed irrilevante una piccola apertura sulla pubblicazione di intercettazzioni qualificate  come "rilevanti" se poi di fatto, con le restanti parti della legge, si impediscono le stesse intercettazioni o si rendono quasi impossibili.
Non vorrei davvero che questa in fondo diventasse una vittoria di Pirro e che ancora una volta non stessero a far altro , di comune accordo , che prenderci per i fondelli, con anche grande nostra soddisfazione. 


 

martedì 20 luglio 2010

Si allenta il bavaglio sul DDl intercettazioni , ma non basta.

E'  finalmente arrivato l'atteso emendamento antibavaglio del governo al ddl intercettazioni, alla fine l'elefante ha partorito il topolino.
Il testo concordato modifica il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini preliminari.
In pratica , piuttosto che darla vinta a chi afferma che il ddl è un disastro e come tale va ritirato , si istituisce il meccanismo della cosiddetta udienza filtro con la quale il gip di intesa con l'accusa e la difesa decidera' le parti pubblicabili delle intercettazioni e quelle che invece vengono secretate.
Il classico pasticcio, per far salvi capre e cavoli.
Nella seduta odierna della Commissione odierna si dovevano analizzare i circa 600 emendamenti presentati dalla maggioranza e dall'opposizione.
Pochi minuti prima dell'inizio invece arriva  la notizia che '' serviva maggiore tempo per scrivere un nuovo emendamento, che tenga conto non solo dei rilievi della maggioranza e dei finiani ma anche dell'opposizione".
Non solo , non si dirà apertamente , ma sulla legge in discussione incombono sia il parere che le osservaizoni del Capo dello Stato.
La nuova battuta d'arresto è la dimostrazione pratica delle difficoltà interne alla maggioranza, ma è anche la dimostrazione pratica della sua ostinazione e della sua insensatezza,
E pensare che la cosa più sensata sarebbe quella del ritiro della legge, non piace più a nessuno così com'è stata ora  pensata.
Non soddisfa più i promotori e neanche i contrari, non rassicura l'Europa , a cui tanti si rivolgeranno per abrogarla, e nemmeno l'O.N.U. che la critica apertamente.
L'ennesima brutta figura dice qualcuno, l'ennesimo attacco alla libertà dicono altri, l'ennesima sciocchezza per soddisfare solamente il principe di turno o un novello  Cesare , dicono oramai in tanti.

Per il Premier "non ci sono mele marce , Tutti angeli, a parte quattro......"

Non bisognava essere indovini per capire come la pensasse Berlusconi sulla questione morale nel Pdl.
Non cambia idea il Cavaliere, nel suo partito non si sbaglia mai.
E' questo il ritornello, cascasse il mondo, fossero anche tutti convinti e lo dimostrassero, che il Cavaliere stia raccontando le panzane più terribili e madornali , lui insisterebbe , imperterrito nelle sue affermazioni, semplicemente come un disco rotto.
E' stato così per i suoi processi, la colpa era dei giudici e di certa stampa; è stato così per Scajola e per Cosentino, salvo poi  mollarli quando erano indifendibili  e , a meno di passare per cerebrolesi, non si poteva più, nè dire nè fare fare null'altro per loro.
Ora è così anche per lo scandalo della loggia P 3 , dapprima erano "quattro pensionati sfigati che volevano semplicemente cambiare il paese", (strana affermazione sopratutto se riferita a chi , intrallazzando in vario modo e per motivi personali , esercitava indebite ed improprie pressioni su vari organi dello stato) , poi sono diventate "alcune mele marce", ora invece siamo ritornati all'inizio , "sono tutti angeli  , dice Berlusconi, " a parte 4, come in tutte le categorie , dai sacerdoti ai carabinieri".
le affermazioni assomigliano in maniera indegna ad alcune affermazioni di vescovi doltr'alpe, a difesa dei preti pedofili , salvo poi essere smentiti , dai fatti e persino dal Papa.
E pensare che Tremonti , con non poca fatica ed un po' più di lungimiranza, ma anche proprio perchè , a meno di non offendere la sua intelligenza e quella dei tanti italiani, si era spinto a riconoscere che la questione morale esisteva e  come nel Pdl,  dove oramai, almeno "una cassetta di mele marce" bisognava riconoscere di averla in bella mostra sui bancali del partito.
Ora Tremonti è servito e tra l'altro subito smentito.
Se per caso il ministro dell'economia pensava di raccogliere consensi, e lanciare , proprio sulla questione morale, segnali ben chiari e precisi, sia ai finiani che al Pd ora è il Cavaliere che "avvisa ", semplicemente non esiste alcuna questione morale da affrontare nel partito.
Se Tremonti mostrava di cercare alleati interni per arginare la caduta del castello del Pdl , che si  sbriciola e perde pezzi sotto i colpi delle inchieste si ravveda e lasci perdere.
Se invece Tremonti , pur negandolo e riaffermando il principio che non esistevano possibiltà di governi di larghe intese , di fatto pensava , con qualche apertura sulla questione morale, di condidarsi alla guida della nuono governo, si disilluda.
Nulla avverrà di tutto questo, avvisa Berlusconi, il pdl va bene così, lo stesso dicasi del governo.
Ogni critica è per il Cavaliere infondata, a priori, e senza alcuna valutazione preventiva.
Se a qualcuno quel partito non "va bene così com'è" ,dice il Cavaliere, " liberissimo di andarsene" , sono così avvisati ed avvertiti sia i Finiani che Tremonti. 
Sono avvisati però anche gli italiani.
Si potranno di certo cambiare le leggi, e dopo quella "bavaglio", se ne potranno ripresentare altre,  magari anche più restrittive delle libertà di informazione e di espressione, ma la politica non cambia, non cambia la sostanza, non cambierà il Pdl e non cambierà nemmeno Berlusconi.
Questo è un paese perfetto, uno di quelli in cui i problemi non si affrontano, si nascondono e si negano, sempre e ad ogni costo, qualunque sia il prezzo da pagare per i cittadini, qualunque sia il prezzo per il paese.
Questo è il paese di bengodi , un paese in cui non vivono e prosperano corruttori e corrotti , evasori fiscali e mele marce di ogni tipo che si arricchiscono sulle spalle degli  onesti e dei lavoratori, questo è semplicemente il paese che "non c'è", ma che vive ben saldo nella testa di Berlusconi e dei suoi portavoce. 

lunedì 19 luglio 2010

Per il Pdl gli interessi precedono i diritti e la libertà

Nel sito ufficiale dei promotori della Libertà fa bella mostra di sè un'immagine di Silvio Berlusconi ed una scritta parecchio significativa della mentalità del Premier e del messaggio da veicolare nella società e tra gli elettori.
Un Berlusconi sorridente e molto ringiovanito, a pugno alzato incita, dal sito ufficiale, ogni potenziale sostenitori a scendere in campo al suo fianco "per difendere", sono testuali le parole, "i tuoi interessi, i tuoi diritti , la tua libertà".
Come si vede gli interessi vengono anteposti ai diritti ed alla libertà.
Non è un caso e neanche un refuso, si tratta di una precisa volontà politica, di un ben preciso e volontario messaggio "culturale".
Non c'è poi da meravigliarsi , se una volta eletti danno l'impressione di perseguire leggi ad personam ed interessi privati piuttosto che gli interessi della comunità.
Tutto questo è messo "nero su bianco, è scritto lì , ben chiaro, sul loro manifesto, è contenuto nel loro programma politico, e questo loro perseguono, con costanza ed ostinazione.

in riferimento a: Regolamento - Pdl Promotori della Libertà (visualizza su Google Sidewiki)

venerdì 16 luglio 2010

Voto «irregolare» in Piemonte; ci sarà rimasto qualche cosa di "regolare" in questo paese ?

E' di oggi la notizia che il Tar del Piemonte ha accolto in parte uno dei ricorsi presentati per verificare la validità del voto di fine marzo che ha sancito la vittoria di Roberto Cota su Mercedes Bresso.
A questo punto è certo che si dovranno ricontare i voti dati a due liste che avevano sostenuto l'attuale Governatore Cota.
Il destino quindi del Presidente Cota, che aveva battuto per una manciata di voti la candidata del centro sinistra Bresso,  rimane in bilico, appeso proprio ad un filo.
Il centro sinistra ha già dichiarato che, in caso di ritorno alle urne , in sostituzione della Bresso ed in accordo con questa, scenderà in campo il sindaco di Torino Sergio Chiamparino.
Ancora una volta si è in presenza quindi di un voto irregolare , uno degli ennesimi  pasticci all'italiana, che denotano improvvisazione e pressapochismo, quando non sconfinano nell'aperta illegalità.
E sempre più triste considerare come in questo paese poche cose siano oramai rimaste "regolari".
Da qualsiasi parte si volga lo sguardo non si scoprono altro che "irregolarità", ed a questo , poche cose fanno eccezione.
E quando questo accade , è solo per confermare la regola generale di un paese allo sfascio.

giovedì 15 luglio 2010

Dopo i 4 pensionati sfigati ora tocca a Cesare.

Se ne sono andati nell'ordine Scajola, Brancher e Cosentini.
Tre uomini di governo, costretti a lasciare il governo sotto il peso degli scandali e delle critiche, segno evidente che esiste una questione morale nella maggioranza e nel Pdl.
In ogni caso Berlusconi sembra ancora non essersi posto alcun problema , visto che   tre chiacchierati personaggi se ne sono andati dal governo solo dopo il fuoco di sbarramento dell'opposizione, dei giornali, del Presidente della Repubblica in qualche caso , o dei finiani, visto che l'altro alleato, la Lega, digerisce più o meno ogni indecenza e non va oltre i mugugni rituali.
Cosentino , ad esempio, è stato costretto a rassegnare le dimissioni dopo che Fini aveva deciso di porre all'ordine del giorno della Camera il voto di sfiducia, presentato dall'opposizione nei confronti del sottosegretario e dopo che Bocchino aveva minacciato , che il gruppo dei finiani avrebbe valutato la possibiltà di votare con l'opposizione.
Non si è trattato quindi di una scelta autonoma, cosciente e volontaria, nè del sottosegretario, nè del premier, non era , per capirci, una sorta di impennata morale, nemmeno il più lieve sussulto "etico".
Nulla di tutto questo, solo la paura del peggio.
Le dimissioni di Cosentino sono state in pratica una bruciante sconfitta per il Premier e per tutti i "Berluscones", e come tale tra l'altro è stata vissuta.
Per accorgersene, bastava sentire le piccate dichiarazioni dei portavoce (o dei portaborse) del Pdl,  guardarne il livore stampato sui volti, la rabbia cocente della resa negli occhi.
Altro che nuovo corso nel partito e nel governo.
Ma se il governo perde i pezzi uno dietro l'altro e si avvicina oramai inevitabilmente al crollo od al botto finale , nemmeno il capo , o se preferite il capitano della nave in tempesta, può immaginare di potersi salvare in tutto questo marasma.
Quel "Cesare" che una volta si immaginava abile condottiero, ed ora non è altro che l'ombra di se stesso, preda inevitabile dei ricatti di destra e di sinistra, incapace di  reagire, incapace di null'altro che di invischiarsi ed invischiare i suoi nella discussione di leggi indecorose, che persino l'O.N.U ci contesta.
E' ancora pensabile che una classe dirigente, squalificata di fronte all'opinione pubblica , intenta solo ai propri affari ed ai propri interessi, incurante del paese, delle ragioni, delle difficoltà dei più e  del momento,  continui impertterrita per la sua strada, nei suoi affari, nei suoi più o meno loschi intrighi, nelle illecite pressioni , nei confronti dello stato o dei suoi rapprentanti ?
E ancora pensabile che chi ha governato, e tutt' ora governa questo paese, se ne possa chiamar  fuori o dichiararsi estraneo al malcostume generale ?
Nessuno lo crede o lo pensa.
Se oggi riusciamo a scorgere attorno a noi , non seri ed attenti politici , ma clan , circoli più o meno mafiosi, procacciatori d'affari, , compagni di merende, gente sempre ai margini della legalità e della legge, pronti a piegare anche questa ai loro interessi nel momento del bisogno, qualcuno dovrà pure averne la responsabiltà ?
Qualcuno se ne dovrà assumere , sia la responsabilità che la colpa , di aver  introdotto , siffatte persone, negli organismi di partito, nei palazzi del potere, negli organismi delo stato, mischiati assieme , spesso, a cortigiani , saltimbanchi , veline e prostitute.
Se  per tanto tempo si sono denigrate le istituzioni, lo stato, i suoi organismi costituzionali, se ad ogni piè sospinto si sono sollevati polveroni indecenti, si è attacato tutto e tutti, si è fatto spesso venir meno, tramite continue critiche , il senso stesso dello stato e delle istituzioni, qualcuno dovrà assumersene la colpa.
Ogni giorno che passa, uno scandalo in più ci porta sempre più lontano dalla legge, dall'etica politica, dal rispetto delle istituzioni e del nostro paese, e persino dal rispetto di noi stessi.
Se un "Cesare" esistesse per davvero in questo paese, non una macchietta del più famoso ed antico, di fronte a questo sfascio  se ne andrebbe di filato in parlamento, dichiarerebbe di aver fallito miseramente, se non su tutto , almeno su molte cose, farebbe mea culpa, si libererebbe e libererebbe il paese da tanto malcostume.
Si presenterebbe in Senato , rassegnerebbe le dimissioni , sue  del governo , e raggiungerebbe al più presto "quei quattro pensionati sfigati " , che erano tra l'altro suoi buoni compagni e che dicendo di voler salvare il paese lo stavano semplicemente e miseramente rovinando.
Ma poichè quel "Cesare" non esiste se non nei sogni, e quello ben più misero di certe intercettazioni è solo una macchietta del grande condottiero, un povero guitto irreale, un personaggio strampalato ed assurdo , in bocca agli sfigati di turno , si sente davero la necessità di un vero cambiamento .
Ora per davvero è il momento di capire che il sistema o si rigenera o crolla , o si prepara per davvero quel governo di larghe intese  che ci porti al di là del guado, ben lontano da questa cricca, e ben inteso senza Berlusconi, o il crollo farà molto rumore , spazzerà di certo i palazzi , ma forse anche il paese e le istituzioni tutte.

mercoledì 14 luglio 2010

Ma i magistrati, secondo Berlusconi, non erano tutti di sinistra ?

Giuseppe Cascini,  segretario dell'Associazione nazionale magistrati, ha invitato , aggiungo doverosamente, tutti i magistrati , coinvolti a vario titolo nelle ultime inchieste (P3, Eolico, appalti G8) a dimettersi.
"Bisogna avere la capacità e il coraggio di farsi da parte.
Quando il sospetto sulla tua persona getta ombra sulla categoria della quale si fa parte, è necessario lasciare libera l'istituzione, è necessario un segnale forte".
Affermazioni con le quali non si può che concordare come cittadini, e rimanere in attesa.
Certo , per qualcuno è proprio una sorpresa imbarazzante scroprire che, dopo anni in cui , ad ogni indagine, ad ogni processo e ad ogni intercettazione ci si è voluto far credere che i magistrati erano e sono dei "talebani, schierati con i comunisti e  con la sinistra", uomini che non perdono occasione per ostacolare il Premier, il governo ed il Pdl, di colpo si trasformano in personaggi  legati a vario titolo a politici importanti del Pdl e del potere, con questi in "armonia" o in "intimità".
Il tempo , dicono, sia sempre galantuomo.
Cade purtroppo però, agli occhi di tutti , anche uno degli ultimi miti  di Berlusconi, uno di quelli su cui ha costruito una fetta importante della sua fortuna, o tramite cui è riuscito a rimanere a galla anche nella sventura, cade una delle ultime, e sue preferite, leggende metropolitane.    

Quei "quattro pensionati sfigati" se ne devono comunque andare.

"Tranquilli"  dice Berlusconi , intervenuto ala cena per i 30 anni di Capital,  "non succederà proprio nulla" , "l'inchiesta cosiddetta P3 sull'eolico che coinvolge anche esponenti molto vicini al presidente del Consiglio è solo un polverone".
Ritorna solo  il nostro Premier, a ripetere un suo vecchio consiglio, in attesa della legge bavaglio, non si sa mai, non leggete i giornali", "oggi hanno parlato di P3 , ma sono solo 4 sfigati pensionati che si mettono insieme per cambiare l'Italia. Ma se non ci riesco io...".
Già , vogliono cambiare l'Italia dice il Cavaliere, ma come ? In meglio o in peggio ? a vedere dai risultati e dai fatti, nonchè dalle accuse, dalle intercettazioni e dalle indagini , non hanno di che essere fiduciosi e tranquilli gli italiani.
 Verrebbe da dire "lasciate perdere" , "smettetala di lavorare per noi" , pur con i suoi mille difetti questo paese è meglio così com'è, piuttosto che essere quel verminaio che qualcuno di voi vuole, un paese alla deriva, privo di moralità, di onestà, di libertà, di idee e di prospettive.   
Forse è anche vero, come dice Berlusconi ,che si è oramai instaurato un clima Giacobino , ma quando non se ne può più non restano molte altre scelte.
I giacobini si fanno largo persino nella stessa maggioranza, si contano oramai a frotte, ed aumentano di giorno in giorno, di scandalo iin scandalo.
Tralasciamo Fini e compagni , ma oggi anche Maroni, il ministro dell'Interno , è passato tra le schiere dei Giacobini . Si è infatti lasciato scappare, in una intervista al Corriere, che Cosentino e Verdini dovrebbero pensare seriamente alle loro dimissioni.
Possibile che ci pensi Maroni, che ci possano pensare Cosentino e Verdini e che non ci possa pensare il Presidente del Consiglio, nonchè "padrone" del partito di maggioranza e quindi principale responsabile dei fatti e del clima ?
pare di no.
Per il premier si tratta solo di "artificiose burrasche" da cui lui vuole restar fuori, ben "lontano da chi vuol solo giocare, in maniera irresponsabile, una partita personale a svantaggio di tutti".
Con chi e di chi stia parlando rimane un mistero, a volte , si sa,  si parla anche da soli, o con se stessi e la propria coscienza.
Ritorniamo però a noi ed all'inizio di questo discorso.
Ammesso e non concesso che quei "quattro " , (e sono molti di più) che intrallazzano ai danni del paese siano solo poveri sfigati che si mettono assieme per sbaglio e non parte importante della "creme" , del Pdl, del governo, della magistratura, dello stato e della finanza,  comunque una decisione deve essere presa.
La devono prendere loro e la dobbiamo prendere noi, come italiani.
Da quello che si scopre e si sente, reati perseguibili o meno, ancor più se siamo d'accordo che si tratta di "pensionati" , quei "quattro sfigati" si devono proprio dimettere, se ne devono proprio andare , abbandonare qualsiasi incarico, con le buone o se preferiscono a calci in culo, volenti o nolenti.
E poi, detto tra noi, quei "quattro" pensionati, come li definisce il Cavaliere,  non hanno bisogno di difese, nè di difensori , tanto meno se questi rappresentano i vertici dello stato.
Al massimo potranno essere difesi per obbligo, per simpatia o per comunanza di interessi e di idee, dai loro legali, dai  loro "compari" o dagli amici di merende e di disavventure, non certo dallo stato, nè dagli italiani, sopratutto se onesti.

martedì 13 luglio 2010

Che latte con queste quote cara Lega.

Ancora pochi anni e poi , nel 2015, le quote latte per fortuna spariranno.
Fortuna nostra naturalmente, come italiani , visto che per i produttori, abituati agli aiuti ed alla potezione statale o europea, forse andrà ancora peggio.
In ogni caso le attuali quote latte ed il conseguente contenzioso sono  già costati all' Italia  4 miliardi di euro per il mancato rispetto degli accordi e delle regole.
Nessuno pensi che tutti questi soldi siano stati agati dagli allevatori, li  abbiamo pagati noi contribuenti.
E' successo in pratica che si è permesso ad allevatori, che non hanno voluto rispettare le regole europee che ci imponevano delle quote di produzione per il latte  oltre le quali non si poteva andare , di produrre in sovrappiù intascandosene il relativo compenso, mentre ai cittadini italiani si sono fatte pagare , come contribuenti,  le  multe da loro accumulate.
Ora il quesito si ripropone integralmente ed in aggiunta ulteriori sanzioni europee , già minacciate, si stanno per abbattere sul paese.
Una battaglia tutta italiana direbbe qualcuno, di fatto ora la Lega , con alcuni suoi esponenti di spicco vorrebbe nuovamente sospendere il pagamento di quanto concordato dai nostri rappresentanti con l'Ue, addirittura con un disegno di legge.
Inutile dire che l'Unione ha già fatto sapere che in questo caso non rimarrebbe altra strada che quella di ulteriori e più salate sanzioni.
Persino il ministro Galan , uomo indubbiamente di destra, si augura che "la maggioranza di Governo abbia un minimo di dignità e tenga conto del monito del Commissario europeo all'agricoltura (che ha chiesto all'Italia di ritirare l'emendamento, pena una procedura di infrazione).
Con quale autorevolezza altrimenti un Ministro può affrontare una battaglia come questa per la politica agricola comune?
Con quale faccia si presenta in un consesso europeo quando in Italia deliberatamente i parlamentari della maggioranza vanno contro le norme europee?".
Il ministro ha aggiunto di essere a Bruxelles "per dare una sensazione di serietà alla presenza italiana in Europa, mentre là viene difeso un piccolo manipolo di trasgressori".
Si dimetta - ha concluso il nostro Ministro - chi causa multe e sanzioni europee al nostro Paese".
Certo che ha davvero dell'incredibile il fatto che , mentre molti italiani tirano la cinghia, molte imprese chiudono o  annunciano licenziamenti, mentre la disoccupazione fa segnare drammatici record e non si trova un euro per aiutare lo sviluppo, mentre le Regioni ed i comuni si dicono costretti ad eliminare servizi essenziali ai cittadini ed ai disabili , la maggioranza si appresti a sospendere, con la manovra in approvazione al Senato, il pagamento delle multe agli allevatori che non hanno rispettato le norme sulle quote latte, che non hanno rispettato accordi, che non hanno rispettato regole e che , tra l'altro, non vogliono sentire ragioni.
Ci vuole davvero un bel coraggio a dire che così si sta dalla parte della gente, dei cittadini o di chi ne ha bisogno.
Si sta semplicemente (e come sempre) dalla parte dei soliti furbetti, di quelli che non rispettano le leggi e neanche gli accordi sottoscritti.
Si accetta volontariamnte di far pagare multe agli italiani per difendere l'indifendibile, senza alcun rispetto per il paese e per i cittadini onesti.
 

Tutti gli uomini ed i faccendieri del Presidente.

"La magistratura è un cancro da estirpare", sostiene da mesi il presidente del Consiglio, nella furia iconoclasta che lo spinge ad abbattere i simboli e le istituzioni repubblicane. Finge di non vedere la doppia metastasi che gli sta crescendo attorno, e che sta lentamente ma inesorabilmente divorando il suo governo. C'è una metastasi giudiziaria, che ormai mina alle fondamenta il sistema di potere che lui stesso ha costruito negli anni.
L'iscrizione di Dell'Utri e Cosentino nel registro degli indagati, per associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulle società segrete, è per ora soltanto un'ipotesi investigativa. Ma è più che sufficiente a completare un quadro agghiacciante del rapporto tra politica e malaffare nell'epoca berlusconiana.
Le inchieste che si moltiplicano, da Milano a Roma, da Firenze a Napoli, da Perugia a Palermo, scoperchiano un verminaio che travolge a vario titolo gli uomini più "strategici" e più vicini al premier.
Guido Bertolaso, ras della Protezione Civile, signore delle Emergenze e vicerè dei Grandi Eventi, finito nel tritacarne dell'inchiesta sul G8, che nel triangolo Balducci-Anemone-Fusi ha svelato un micidiale meccanismo di corruzione sistemica e di arricchimento personale.
Claudio Scajola, feudatario ex democristiano e plenipotenziario del Nord-Ovest, dimesso da ministro per aver lucrato (a suo dire inconsapevolmente) un appartamento dalla stessa banda al lavoro tra La Maddalena e L'Aquila.
Aldo Brancher, storico tenutario dei rapporti con la Lega, dimesso da ministro dopo aver tentato di approfittare della nomina per sottrarsi al processo che lo vede imputato per la vicenda Antonveneta-Bnl. Denis Verdini, potentissimo coordinatore del Pdl, invischiato in diversi filoni d'inchiesta: prima gli appalti del G8, adesso anche le cene organizzate con i compagni di merende per spartire gli affari, condizionare i giudici della Consulta chiamati a decidere sul lodo Alfano, fabbricare falsi dossier ai danni degli avversari dentro il Popolo delle Libertà.
Nicola Cosentino, vicerè azzurro della Campania e accusato di concorso esterno in associazione camorristica, ora coinvolto anche nell'inchiesta sul killeraggio morale ai danni del presidente della Regione. Marcello dell'Utri, sovrano di Publitalia e delle Due Sicile, padre fondatore di Forza Italia e garante degli equilibri con Cosa Nostra (secondo la Corte d'Appello, sicuramente fino al 1993), a sua volta finito nell'inchiesta sull'eolico (insieme al governatore della Sardegna Ugo Cappellacci) in quanto ospite di casa Verdini per le cene con i magistrati alla Antonio Martone o i faccendieri alla Flavio Carboni.
Ci sarà tempo per verificare la fondatezza delle accuse formulate nei confronti dell'inner circle berlusconiano. Ma una cosa è già chiara, fin da ora.
Quella che sta venendo fuori dal complesso panorama indiziario è molto più che una banalissima "cricca", che si riuniva per pagare qualche mazzetta e condividere qualche affaruccio di sotto-governo.
Quello che si delinea è un vero e proprio "sistema di potere" a fini privatistici, che chiama in causa non qualche sparuta mela marcia, non qualche episodico mariuolo.
Ma piuttosto, verrebbe da dire, "tutti gli uomini del presidente".
E proprio per questo, quello che si delinea è un vero e proprio "metodo di governo" della cosa pubblica, nel quale politica e affari si mescolano nella violazione sistematica della legge e del mercato.
Una fabbrica che genera illecito, attraverso la distribuzione di tangenti e lo scambio di favori. E che conserva potere, attraverso il controllo delle candidature a livello nazionale e locale e il pilotaggio delle nomine dei capi degli uffici giudiziari.
Una fabbrica che produce fango, attraverso i dossier falsi (meglio se a sfondo sessuale) commissionati per distruggere avversari interni ed esterni, com'è capitato a suo tempo al direttore di "Avvenire" Dino Boffo, e come capita adesso al governatore della Campania Stefano Caldoro. E man mano che emergono nuovi, inquietanti spezzoni di queste inchieste, si capisce anche il perché Berlusconi abbia bisogno di un provvedimento come quello sulle intercettazioni, con il quale può anche cedere su alcuni punti che riguardano la procedibilità delle indagini, ma non su quelli che riguardano il diritto di cronaca.
La legge-bavaglio serve esattamente a questo: non far conoscere agli italiani le malefatte di una "casta" che, come sostengono a ragione alcuni pm, somiglia sempre di più a un'associazione a delinquere.
Questa ragnatela di illegalità è sempre più diffusa, sempre più pervasiva. Non è incistata "nel" sistema. È "il" Sistema. E i suoi fili, con tutta evidenza, sono intrecciati in ciascuna delle varie indagini che le diverse procure stanno portando avanti. Il procuratore antimafia Pietro Grasso ha parlato di "favori tra reti criminali". Qualcuno ha evocato una nuova "Loggia P3", che agisce con pratiche non diverse, e altrettanto pericolose, della vecchia massoneria deviata di Licio Gelli. È una definizione convincente, al di là delle suggestioni giornalistiche. E comunque sufficiente a far pensare, a questo punto, che una "questione morale" esista davvero. E che interroghi direttamente il governo, e personalmente il presidente del Consiglio. Fino a quando può ignorare questa metastasi? Fino a quando può blindare e a difendere gli uomini che la incarnano? Fino a quando può illudersi che la cura sia l'ovvio passo indietro di un ministro impossibile come Brancher o quello di un modesto assessore regionale come Sica? Per questo la metastasi è ormai anche politica.
Il Pdl è dilaniato da una faida violenta tra bande rivali. Il premier è accerchiato da ogni parte. Non solo Fini sulla giustizia e Tremonti sulla manovra. I Dell'Utri e i Cosentino, i Verdini e gli Scajola, gli si agitano intorno come spettri.
 Allegorie della sua ossessione giudiziaria, ma anche della sua concezione politica. In alto il Sovrano Assoluto, in basso il suo Popolo. In mezzo la sua Corte. Che ne mutua tutti i vizi, ne riproduce tutte le nefandezze. Così non può reggere. E non reggerà.

 Massimo Giannini

la Repubblica.

lunedì 12 luglio 2010

Casini : ''Governo a larghe intese e anche a guida Berlusconi", forse troppo sole , o che altro ?

Per il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che proprio oggi ritorna a richiedere un Governo di larghe intese ma arricchito della brillante idea che a guidarlo possa essere "anche", e ancora, l'attuale premier Berlusconi , i casi sono due , o il sole cocente di questi giorni lo ha colpito troppo intensamente senza che riuscisse a trovare un riparo, o si sta semplicemente preparando a far "marciare" la sua candidatura ingraziandosi il Cavaliere ed il suo partito.
Forse è proprio in "quell'anche" il senso di tutta questa insana proposta.

E' una bufera dietro l'altra nel Pdl , ma non era il partito dell'amore e delle libertà ?

Ci hanno perseguitato per mesi con "messaggi" puerili, di facile presa, rivolti ad un pubblico che, faticando ad avere ed a cogliere idee un po' complesse, proprio per questo preferiva i facili ed immediati slogan.
Chi non ricorda  le  ossessive "nenie" , ripetute  da stampa e televisoni, sul  " partito della libertà" oppure sul tragicomico  ed onnipresente  "partito dell'amore" ?
Sono stati  , per qualcuno, il tormentone estivo, al pari della popolarissima e datata   "fin che la barca va"  o del più recente "vamos a la Playa", canzonette buone per tutte le occasioni, da infilare quà e là in tutti i discorsi ed in tutti i  convegni, meglio ancora se i più strampalati.
Che fine hanno fatto ora ?
Persi per strada , non solo a parole ma proprio nei fatti , visto che anche un cieco ora avrebbe occhi per vedere ed uno sciocco un cervello per capire.
Se prendiamo ad esempio l'amore, i due cofondatori del partito , Berlusconi e Fini , sono l'esempio evidente che spesso proprio i "grandi amori" riescono a trasformarsi nei più profondi odii.
E' tanto vero il fatto che trova persino giustificazione una battuta circolata nell'emiciclo della Camera proprio in questi  giorni.
I bene informati dicono che , in risposta ad un incisivo ed esplicito "se tu mi amassi ..." , rivolto da Berlusconi  a Fini , tra un voto di fiducia e l'altro, quando pareva che questa maggioranza potesse crollare sotto il suo stesso peso, questi, in perfetto romagnolo,  si sia lasciato sfuggire, rendendo così esplicito oltre che il suo disagio anche i suoi più profondi pensieri , " ma no che non ti "amasso" qui  così davanti a tutti....."
Anche le battute in fondo sono un segno dei tempi, ce lo insegna proprio il Premier che ne conosce tante e se ne vanta.
Ma sono i fatti veri poi quelli che contano.
Ed allora rivolgiamoci solo a questi , ne volete un altro esempio ?
Guardate con quanto "amore"  Enesto Sica , assessore regionale in Campania , sembra (da quanto riportato dalla stampa) aver preparato il "complotto" contro la candidatura del suo collega di partito Stefano Caldoro , attuale governatore della Campania.
Ieri Sica, dopo un faccia a faccia in regione, ed un ultimo "abbraccio" con il suo governatore che ricorda molto l'abbraccio mortale dei serpenti, ha rassegnato , per fortuna di tutti, le dimissioni.
Se l'amore si è perso perr strada ed ora il Pdl pare essersi trasformato in quello "dell'odio" più viscerale , che fine ha fatto il partito delle libertà?
Anche queste perse per strada.
Ma per non ascoltare solo il sottoscritto, ascoltiamo Berlusconi, che avendo modificato il suo personale giudizio su molte delle "primitive e strombazzate "libertà" , si è accorto ora che non esistono "diritti assoluti (quelli degli altri naturalmente, non i suoi visto che per questi si fanno persino leggi ad personam ) e che , proprio in ragione di questa sua convinzione, ora lui si trova costretto a presentare un disegno di legge che vuole limitare  persino "la libertà di stampa e di informazione " , che nella civilissima America è  proprio il diritto più intoccabile ed assoluto.
La libertà viene e va in fondo, a secondo degli interessi , e a secondo di chi è rivolta, ed a questo mondo è tutto relativo, lo diceva  persino Einstein, figuriamoci se non lo dice Berlusconi che cambia idea e pensiero ad ogni stormir di foglia , che smentisce oggi quello che dichiarava ieri, e che si prepara a fare domani quello che critica oggi.

venerdì 9 luglio 2010

L'assordante silenzio contro la legge bavaglio.

Il silenzio di oggi dovrebbe essere davvero assordante.


NO ALLA LEGGE BAVAGLIO CHE VUOLE NEGARE  AI CITTADINI IL DIRITTO DI ESSERE INFORMATI

giovedì 8 luglio 2010

Lo spot di Berlusconi.

"Impiega le tue vacanze, per conoscere meglio l'Italia, la tua magica Italia".
E' questo l'invito che , con voce suadente, il Presidente del Consiglio rivolgerà ai telespettatori già dai prossimi giorni.
Silvio Berlusconi si è vestito infatti per l'occasione , su richiesta del Ministro del turismo Brambilla, dei panni del presentatore, in uno spot pubblicitario alla tv della durata di circa 30 secondi.
Mentre scorrono le immagini dell'Italia il Cavaliere incombe :"Questa che vedi è la tua Italia, un paese unico fatto di cielo, di sole, di mare, ma anche di storia, di cultura e di arte. E' un paese straordinario, che devi ancora scoprire".
L'invito non potrebbe essere più esplicito, proprio per quesi motivi, chiunque tu sia , straniero o residente,  trascorri le tue vacanze in Italia".
Buona iniziativa si dirà , meritevole di considerazione e di rispetto.
Già, peccato venga diffusa ben oltre la metà del mese di luglio, un periodo in cui la quasi totalità degli italiani ha già prenotato le ferie, come d'altronde hanno fatto anche gli stranieri.
Ma allora si dirà a che serve lo spot ? A fare un po' di pubblicità al Premier è evidente, a ridargli un po' dello smalto perduto per strada in questi periodi.  
E se il Cavaliere, si sottolinea, per la sua prestazione non ha ricevuto compensi, in ogni caso è riuscito a farsi pubblicità gratis , con i soldi dei contribuenti.
Bello comunque lo spot signor Presidente, e anche l'interpretazione.

mercoledì 7 luglio 2010

Vergogna , ora i terremotati si accolgono con i blindati e con le forze dell'ordine.

Doveva essere una pacifica manifestazione di protesta , doveva servire a risvegliare la coscienza del paese, a fugare l'errata convinzione di chi è convinto che tutto sia stato risolto all'Aquila.
Erano 5.000 pacifici manifestanti , appositamente arrivati a Roma dalla città, per buona parte abitanti del cratere , la zona più colpita dal terremoto.
. Come ha spiegato il sindaco dell’Aquila, volevano semplicemente protestare davanti al Parlamento per il trattamento ricevuto dal governo.
La tensione si coglieva già da sola nell'aria, a surriscardare ancora di più gli animi ci hanno pensato le autorità che ad accogliere i manifestanti hanno pensato bene di mandare due blindati dei carabinieri e forze di polizia in tenuta antisommossa.
Sono così subito scoppiati i tafferugli e non sono bastate le raccomandazioni del sindaco dell'Aquila a trattenere i più arrabbiati.
Pare che negli scontri ci siano feriti e contusi.
I manifestanti in fuga elavano ancora, alte e minacciose,  le grida di "Aquila Aquila" e "vergogna vergogna".
Un corteo di terremotati sembra abbia sfondato il cordone di polizia e si sia così portato davanti a Palazzo Grazioli, residenza romana del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, gridando lo slogan  "più forti, meno gentili" e l'ossesivo, e ripetuto a squarciagola ,"vergogna, vergogna".
E' stato un risveglio brusco quello degli Aquilani , la fine di tante speranze, il crollo delle certezze, della fiducia volutamente riposta , come si è visto spesso , malamente, anche se utile a tirare avanti, per avere una speranza di vita , cieca e incontrollata come spesso sono tutte le fedi.
Ma la fede ha bisogno speso di miracoli e quando questi non avvengono subentra la disillusione , la rabbia per il mondo migliore che era stato promesso.
I profeti di ieri , diventano gli aguzzini di oggi, quelli che con enfasi spergiuravano, davanti alle televisioni ed ai telegiornali che mai avrebbero dimenticato i terremotati dell'Aquila, ora mandano ad accoglierli i blindati,  ed a loro difesa schierano la polizia in tenuta antisommossa , chiudono i pesanti cancelli di palazzo Grazioli per tenerli a dovuta distanza, quando fino sembravano desiderare i bagni di folla.
Lo fanno per paura, ma lo fanno anche per non mischiarsi alle grida accorate di quella gente che si era illusa e si è sentita  usata.
Strumentalizzata di certo, da parte di qualche faccendiere e mascalzone di troppo, amici di merende , di malaffare, di imbrogli a non finire,  sulla pelle della povera gente e sulle loro disgrazie.
Certo chiudendo i cancelli, sbarrando palazzo Grazioli, si può anche pensare di non vedere quanto accade fuori, di non vedere la realtà dei fatti, forse si possono anche non sentire quelle urla e poi l'Aquila ora è tanto lontana e qui contano di più il lodo Alfano e la legge bavaglio.
Ma Roma le sente quelle urla, l'italia intera le ode, e ancora un po' di più oggi , anch'io mi sento di poterle fare un po' mie , "vergogna , vergogna".

martedì 6 luglio 2010

La stampa estera "piomba" sul caso Brancher .

Solo il Giornale riesce a difendere ancora l'ex minsitro Brancher, le cui dimissioni vengono presentate come un volontario sacrificio e non come un atto dovuto, doverose dopo il richiamo del presidente della Repubblica.
Si spinge anche oltre il Giornale nella mistificazione dei fatti quando asserisce che "Il sacrificio del ministro appare come il primo atto di quel "riordino" nel Pdl che il premier ha annunciato la settimana scorsa".
Il quotidiano però si scorda di dire che la nomina di Brancher non avrebbe mai dovuto avvenire se solo vi fosse ancora  un po' di serietà e di moralità  nelle scelte politiche.
D'altronde queste cose accadono solo nel nostro paese, gli italiani digeriscono tutto, anche le peggiori brutture; in altri paesi e con altri governi il caso Brancher non sarebbe nemmeno nato.
Ci sono ancora luoghi in cui si è mantenuta intatta la facoltà dei cittadini di indignarsi, di meravigliarsi , di giudicare e di contestare a secondo dei casi.
Ma sopratutto viene mantenuta ancora un'alta coscienza dei doveri e degli obblighi della stampa, della necessità di un'informazione libera da condizionamenti, puntuale , obiettiva , e quanto più  possibile corretta.
Nel nostro paese la televisone, con rare eccezioni, sul caso Brancher ha letteralmente raggiunto l'indecenza, alcuni quotidiani hanno a dir poco superato l'oscenità.
Persino le dimissioni del ministro sono passate come una decisone di moralizzazzione del Pdl ed una vittoria del Cavaliere.
Bisogna andare all'estero per avere un metro certo di giudizio sul caso e sulle implicazioni e ricadute sul Premier  che lo ha voluto nominare.
Sia il Financial Times 1 che il Wall Street Journal 2 parlano di un duro "colpo a Berlusconi", che ha dovuto subire le sue dimissioni dopo soli 17 giorni dalla sua nomina.
Il Financial Times, ripercorrendo la vicenda del contestato ministro, "ex manager nel gruppo Fininvest", evidenzia come la sua nomina sia stata  un "colpo imbarazzante al governo di centrodestra", che è riuscito persino a "far arrabbiare il principale alleato di Berlusconi, la Lega Nord", e ha spinto anche il presidente Giorgio Napolitano "a fare un raro intervento", a proposito della decisione iniziale di Brancher di fare ricorso al legittimo impedimento".
Il Wall Street Journal  , parlando dei "successi" del governo, ricorda  "come queste siano le seconde dimissioni di un ministro nell'arco di due mesi , dopo quelle di Claudio Scajola".
Le Figaro ricostruisce le tappe della vicenda e  parla di un evidente  "calo di popolarità che si trova ad affrontare Berlusconi, alle prese con i conflitti con i suoi alleati" e naturalmente e sottinteso, con gli scandali di questo tipo.
 In Germania la stampa evidenzia in vario modo lo "scandalo giudiziario" ed il fatto che ,  "L'amico di fiducia di Berlusconi deve dimettersi, a poche settimane dalla nomina".
Tutta la stampa estera però, indistintamente, accenna all'inusualità della nomina di Brancher a ministro e di come tale scelta voluta dal premier, unita alla decisione dello stesso ministro di avvalersi del legittimo impedimento abbia fatto sorgere il sospetto, che il ministro volesse usare la sua carica per evitare di presentarsi di fronte ai giudici.
La morale diffusa e sottintesa è che,  a pensar  male si commetta spesso peccato,  ma a  volte  si indovina anche.

lunedì 5 luglio 2010

L'ennesima figuraccia: "il caso Brancher" .

Che cosa avrà mai fatto Brancher in questi suoi 17 giorni da ministro resta un mistero per tanti, persino per lui credo.
A dire il vero anche la sua nomina resta un mistero, anche se i più smaliziati una idea se la sono anche fatta.
In fondo la prassi non è nuova e rischia di diventare consuetudine, viviamo oramai in un paese in cui si fanno proprio a questo scopo anche alcune leggi.
Ora, ad ascoltare qualche giornalista , le dimissioni di Brancher sembrano un segnale del nuovo corso del Pdl.
Poveri illusi , se così fosse,  dovremmo vedere sparire anche quella indecente legge bavaglio che qualcuno vuole spacciare come necessaria asalvare la privacy.
No, non si tratta della prima azione del nuovo corso di Berlusconi, si tratta solo dell'ennesima , nonchè ultima brutta figura, giunta al suo inevitabile epilogo, visto che non era più sostenibile per nessuno, dopo l'intervento anche del Capo dello Stato.
 

Il vero significato di quel " Ghe pensi mi" .

"Ghe pensi mi" aveva detto , di ritorno dal Brasile, pensando forse di poter riprendere in tempi brevi , i fili di una matassa oramai estremamente sfilacciata.
In effetti, il Cavaliere nelle prossime settimane avrà di che pensare per davvero. Il caso Brancher si è infatti risolto da solo ma lascia sul tappeto polemiche a non finire oltre ad una ennesima figuraccia
Sul tappeto del governo però restano ancora due provvedimenti fondamentali,  sufficienti di per sè a dare da soli qualche grattacapo, il disegno di legge sulle intercettazioni e la manovra economica, oramia indigesta a tutti.
Ma non basta , in aggiunta Berlusconi si ritrova a dover  recuperare un rapporto almeno "dignitoso" con il Capo dello Stato, a dover frenare Tremonti e la sua politica sempre più "nordista", ma sopratutto deve in qualche modo risolvere il caso Fini , che ogni giorno di più è critico nei confronti della politica del Cavaliere e del suo governo.
Come pensi di uscirne Berlusconi si fatica a capire, il sospetto è che ancora una volta il Cavaliere attaccherà tutti, creando il solito gran polverone, e aspettando poi le mosse degli avversari.
Ma questa volta le tentazioni sono molteplici ed il Cavaliere le sta certamente valutando tutte , compreso il calo di popolarità  e  una situazione economica che non sembra per nulla in fase di miglioramento.
Anche gli ulltimi dati, in arrivo dai mercati finanziari, mostrano come la borsa italiana , nel giro di pochi mesi abbia perso come poche in europa, e come i dati sulla disoccupazione , sopratutto giovanile, peggiorino di giorno in giorno.
I nodi, a lungo tenuti ben stretti , rischiano di venire al pettine tutti assieme , lasciando strada e posto alla tentazione estrema, quella del ritorno al voto, nella ricerca di  risolvere tutto assieme, addossandone di certo le colpe agli altri.
Sembrerebbe una decisione scontata, quasi facile in sè, se non fosse che la strada è rischiosissima e troppi gli imprevisti.
Sarebbe però per il Cavaliere la più chiara, quella che dimostrerebbe, una volta per tutte, che se muore Sansone muoiono con lui anche tutti i Filistei.
Perchè è evidente per tutti che il Pdl è in seria difficoltà, rischia di implodere all'interno delle sue divisioni  e delle sue contraddizioni, non solo tra Finiani e non , ma tra Nord e Sud, tra federalisti e centralisti, tra statalisti e liberisti.
E' proprio in quel "ghe pensi mi " che sono racchiuse tutte le difficoltà del Cavaliere, tutte le contraddizioni del Pdl.
Ecco perchè in quella frase, come qualcuno sostiene, non sta nascosta di certo la ferrea volontà di Berlusconi, nè la sua forza , in quell'affermazione al contrario vi è racchiusa tutta la sua debolezza e l'incapacità totale a risolvere i problemi veri del paese, le riforme necessarie o la sua riorganizzazzione.
Non è per nulla il  grido che preannnuncia la vittoria , ma è l'urlo , scomposto e rauco, di chi vuole rimuovere la prossima probabile sconfitta.

venerdì 2 luglio 2010

La battaglia al malaffare inizia strappando un bavaglio dalla bocca.

Ci sono giorni o momenti in cui le parole non servono, tanto si dimostrerebbero inutili, al pari delle ragioni o del buonsenso che le ha precedute.
A volte è vero conta il gesto, dà più valore, significato e forza ad un'idea.
In questi giorni conta di più un bavaglia sulla bocca per dare un'immagine, un pensiero, un'idea, per esprimere la propria rabbia, la delusione, e perchè no anche l'impotenza contro la stupidità e l'arroganza del potere.
Ma non può essere solo questo, non può finire tutto così, non ci si può lasciar sopraffare senza avere la tentazione di strappare quel bavaglio e gridare fino a che si a voce in corpo, per la libertà , per i diritti, per una democrazia vera.
Per farlo a volte è utile scegliere argomenti forti, che riescono a far breccia anche nelle menti più distratte o più restie a cogliere alcuni aspetti essenziali, per far sì che nulla resti intentato.
E in questo giorno in cui sembra importante protestare solo coprendosi la bocca con un bavaglio, riproviamo ancora dar forza alle parole.
Io lo voglio fare affidandomi a Curzio Maltese, che a proposito della legge bavaglio , oggi su Repubblica scriveva:

"L'unica tutela che si vuole con questa legge è la privacy del malaffare. L'unica divisione che alimenta nel Paese non è fra destra e sinistra, ma fra "le persone perbene e i banditi". Stavolta l'appello populista, il referendum permanente che è lo stilema del berlusconismo, non funzionano, sono sospesi. Non è il popolo, alle prese con ben altri problemi, a volere una legge scudo per i corrotti contro il lavoro di magistrati e giornalisti. Non è il popolo, nemmeno di destra, a non voler più essere informato sulle case di Scajola, le mazzette di Brancher, sui favori di Dell'Utri agli amici degli amici di Dell'Utri, sulle mille altre ruberie di una classe dirigente corrotta che poi chiede sacrifici ai cittadini per uscire dalla crisi. Sono soltanto loro, i signori del malaffare, ad avere bisogno disperato di uno scudo contro la ricerca della verità, tanto da stravolgere l'agenda parlamentare per approvarlo in fretta e furia, meglio se quando i cittadini sono in vacanza.

Così agiscono appunto i ladri. Tanto più che diventa ogni giorno più difficile darla a bere alla famosa gente, nonostante tutte le loro televisioni e le legioni di giornalisti servi e contenti. È difficile convincere le istituzioni, dal Quirinale alla presidenza della Camera, perfino gli stessi parlamentari della maggioranza, dell'assoluta, quasi sacra urgenza di un'altra guerra di casta contro magistrati e giornalisti nell'Italia dilaniata da disoccupazione e sfiducia.

E' una legge anti-italiana. Sono loro gli anti-italiani, ha detto Saviano. Diffamano l'immagine del nostro Paese all'estero, riducendola a quella di una repubblica delle banane. Per due motivi. Entrambi evidenti dalle reazioni di queste settimane. Il primo è che la classe dirigente al potere non si riconosce nel valore comune della Costituzione. Non esiste d'altra parte una democrazia al mondo dove il governo, sia di destra o di sinistra, attacchi un giorno sì e l'altro pure il patto comune. Il berlusconismo si conferma sempre di più nella sua natura eversiva, ormai apertamente anti-costituzionale. Vengono da un'altra storia, parlano un'altra lingua, hanno altri valori. Hanno altri eroi. Un mafioso assassino e trafficante d'eroina, per esempio. Scambiano l'omertà mafiosa per coraggio, così come scambiano la censura per privacy.

L'altro motivo, strettamente collegato, è che abbiamo al potere la classe dirigente più corrotta dell'Occidente e della storia repubblicana. Non sono impressioni o valutazioni politiche. Sono dati. Ai tempi di Tangentopoli si calcolava che gli italiani versassero alla corruzione politica ogni anno il valore di "un'altra finanzaria". Oggi, secondo la Corte dei Conti, la tassa della corruzione è di sessanta miliardi all'anno, il triplo di una finanziaria.
Questi sono i fatti, che nessun bavaglio ci impedirà di continuare a raccontare. La giornata di piazza Navona è stato un passaggio di una battaglia che co

in riferimento a: La battaglia al malaffare - Repubblica.it (visualizza su Google Sidewiki)

giovedì 1 luglio 2010

Spesso bravi , non a far politica o buone leggi, ma a tirar di coca ed a frequentare donnine compiacenti o trans.

E' un nuovo scandalo nell'immoralità costante di certa politica.
Si fa carriera qui, non per servire il paese , ma per far piacere a sè stessi ed averne qualche vantaggio.
Tocca ora , secondo notizie diffuse dalla stampa e raccolte da un trans presente al festino, ad un consigliere della provincia di Roma ed iscritto al Pdl, esporsi al pubblico ludibrio, ad una nuova gogna mediatica direbbe Berlusconi.
Motivo dello scandalo il ricovero in ospedale dopo un coca party con transessuali.
Pare che il festino tra l'altro fosse più importante, o semplicemente più piacevole , delle votazioni sull'assestamento del bilancio che si svolgevano, nello stesso tempo, in aula.
Il nostro consigliere , in evidente stato confusionale , il suo bel discorso sembra lo abbia fatto dal terrazzo di una villa.
Come si sa per il Pdl è sempre importante la vita privata , oltre alla privacy naturalmente, che è addirittura sacra.
E un vero peccato però che i nostri "gloriosi eroi" scivolino così spesso in comportamenti dalla dubbia moralità e si facciano oltretutto scoprire, siano sempre così impegnati ad inseguire piaceri e faccende del tutto personali piuttosto che l'interesse della comunità, siano poi e tra l'altro così bravi, non a far politica, buone leggi o l'interesse comune , ma a tirar di coca ed a frequentare , o donnine compiacenti , o abili massaggiatici , o trans.

in riferimento a: Roma, consigliere provinciale in ospedale dopo coca party con trans - Pupia.Tv (visualizza su Google Sidewiki)

Alemanno ed i Governatori dovrebbero abbattere il portone di Palazzo Chigi.

Tempo addietro era di sinistra solo chi si azzardava a parlare di manovra economica.
Ora la manovra economica è arrivata , è piuttosto pesante e la pagheranno in molti, anche se il motto, oramai consolidato nel tempo e ripetuto anche in questa occasione , è stato "Non metteremo le mani in tasca degli italiani ".
Resta da chiedersi fino ad ora dove le abbiano messe, visto i risultati e le conseguenze.
Comunque è tanto pesante la manovra che oramai strillano tutti , governatori e sindaci in testa, da Formigoni a Cota, da Zaia a Alemanno, ed è tutta gente che con la sinistra non c'entra proprio nulla.
In questa Italia, federalista a parole e un tanto al sacco, capita  che, mentre una volta le Regioni reclamavano competenze per i territori , ora parlano addirittura di restituire le deleghe.
In ogni caso si scopre ora che la finanziaria non è bastata e arriverà anche qualche altro aumento, a volte solo promesso e a volte già applicabile.
Mentre prima si è provveduto a togliere l'ICI ora , proprio in nome del federalismo, si parla di ripristinare una tassa sulla casa e di darne la compenza e la gestione ai comuni.
Almeno così le mani del Premier saranno salve e non potranno essere accusate di entrare nelle tasche di nessuno.
Ma se per il futuro ci si può pensare ed attezzare, per il presente ci sono già alcune certezze.
La prima indubbia e già in applicabile, l'aumento delle tariffe autostradali e l'introduzione di una sorta di nuovo pedaggio per i raccordi gestiti dall'Anas (22 tratte per ora).
Alemanno è furibondo visto che si dovrebbe applicare anche al raccordo anulare di Roma , non si era mai visto il sindaco di Roma imprecare contro la sua stessa maggioranza.
Fa di più Alemanno, dice che , "Se qualcuno mette qualcosa sul Grande raccordo anulare per far pagare il pedaggio", va lui direttamente con la sua macchina e lo sfonda".
Grande trovata , ed effetto mediatico certo, consiglio che dovrebbe essere però esteso a tutti gli aumenti tariffari in atto o a venire.
Ecco perchè la cosa più sensata e da consigliare , ad Alemanno come ai governatori delle Regioni ,non è quella di  perdersi in piccole scaramuccie che non servono a niente ed a nessuno, sfondando singoli caselli di periferia, ma è quella di osare di più , volare più alto, abbattendo magari direttamente il portone di Palazzo Chigi e cominciare da lì la rivolta,  non dalla periferia, il resto  poi si sistema da sè.