venerdì 18 giugno 2010

Pomigliano : la storia a ritroso , senza vincitori nè vinti.

Tutti in attesa a Pomigliano e non solo. Qui si fa la soria o si muore direbbe qualcuno. Peccato che la storia viva di altro e che la storia di Pomigliano sia già stata scritta.
Inutile parlare degli insuccessi , sono conosciuti e famosi da anni .
Fabbrica voluta dalla politica, nata per soddisfare clientele e clientelismo ; nata male hanno detto in tanti , cresciuta peggio dicono altri.
Pomigliano non fu mai un esempio di riscatto per il sud , fu al contrario l'immagine dei suoi fallimenti, o se si vuole degli antichi mali del paese.
La fabbrica raggiunse ben presto, in pochi anni,  un bassissimo tasso di produttività, un altissimo assenteismo , sopratutto in occasione delle partite del Napoli o delle elezioni politiche, senza poi scordare "il record nazionale di invalidi, i doppi lavori, i furti e i difetti nelle auto prodotte, che per decenni hanno fatto impazzire i concessionari di tuto il mondo".
 Certo quello è il passato si dirà, ora Pomigliano può ripartire , se solo passerà il referendum con una grande maggioranza. Ma come partirà Pomigliano ?
Pagando in diritti per tutti per colpa degli abusi dei tanti.
Pomigliano ha scontato negli anni l'assenza di un senso di collettività, di appartenenza, ad una azienda , ad una collettività, ad un paese.
Pomigliano si è persa nei difetti italici delle piccole furburie, degli egoismi, dello speriamo che me la cavo da solo. In questo modo, e stupidamente, si sono perse prospettive , idee e anche il futuro , per sè  per i propri figli.
Riuscirà Pomigliano a rivivere ? Forse.
Certo le colpe antiche pesano su tutti, pesano sui dipendi rimasti, su quelli che hanno comunque lavorato per davvero, sui sindacati,  sui diritti dei lavoratori, sull'intero sud e anche sul paese.
Le scelte ora non sono incoraggianti , e ad essere sinceri non ci sono nemmeno possibilità di scelta.
Non si sceglie quando si ha la pistola puntata alla tempia o quando si è sotto ricatto.
O si lavora a queste condizioni o non si lavora per nulla ,  e le auto si continuano a fare in Polonia o dove capita, o costa meno , o dove si lavora con migliori condizioni.
Si dirà che accettare quel contratto è rinunciare a tanti diritti ed è vero.
Si dirà al contrario che qualche sindacato sbaglia o dimostra eccessiva intransigenza.
Tutte cose vere ed in parte giuste , ma la risposta è quasi scontata quando si deve scegliere tra il lavoro per migliaia di famiglie e la disoccupazione.
Ma nessuno può dire che Pomigliano sia una vittoria.
E' una necessità, è uno scherzo del destino, è un fatto ineluttabile, ma a Pomigliano non si può gioire se non del lavoro ritrovato,  e a molti sembra già tanto.
Vincitori e vinti , o almeno che si reputano tali, tutti seduti allo stesso tavolo, pronti a fare la storia.
Ma questa volta la storia viaggia a ritroso , inseguendo una globalizzazzione selvaggia che si nutre di sfruttamento nei paesi poveri con l'illusione di farli arrichire , e che distrugge i diritti nei paesi ricchi con la paura di una nuova ritrovata povertà , quando si pensava di poterla dimenticare per sempre.
In questo senso Pomigliano farà storia, cercherà e troverà forse una sua nuova via per vivere,  anche se nessuno può essere soddisfatto fino in fondo, nemmeno quanti , liberisti da strapazzo o insulse cassandre , si illudono e sperano in cuor loro di aver vinto una battaglia storica contro il sindacato o contro i diritti dei lavoratori.
Non resta che rimboccarsi le maniche , tutti assieme, con convinzione, con umiltà , con costanza e lungimiranza.
Non ci sono vincitori o vinti a Pomigliano , o si vince tutti assieme o se ne esce tutti sconfitti , senza eccezione alcuna.

Nessun commento: