martedì 15 giugno 2010

E rivolta tra le Regioni, anche di destra, contro l'iniquità della manovra.

Per concludere che la manovra economica voluta dal Governo  fosse iniqua ed ingiusta bastava poco, serviva solo un po' di buon senso ed un minimo di obiettività.
In fondo era sufficente notare  come  ad un milionario  quale è  Silvio Berlusconi non si chiedesse di pagare un centesimo di euro , mentre ad altri si chiedevano sacrifici consistenti e sostanziali come il blocco dello stipendio per anni.
Sembrava che però opporsi alla manovra fosse un vezzo o una pregiudizo della solo sinistra , a destra invece se ne sosteneva la necessità e correttezza , o al massimo se ne addebitava la responsabilità  all'Europa.
Così non era , l'Europa chiedeva corretti bilanci, contenimento della spesa e  trasparenza nei conti; con quali mezzi raggiungere gli obiettivi era compito lasciato ai singoli stati.
Ora però di colpo si scopre che non è più il solo centro sinistra ccontrario alla manovra;  ora la critica è più ampia ed estesa, più circonstanziata e condivisa, nel momento in cui anche le Regioni , di qualsiasi colore politico,  alzano finalmente la loro voce e bocciano senza mezzi termini i tagli della manovra ai loro bilanci.
«La manovra è stata costruita dal governo senza condivisione nè sulle misure nè sull'entità del taglio, riproponendo una situazione di assenza di coinvolgimento diretto»: gridano i governatori all'unisono.
Ma non basta, "la manovra oltre che ridurre i margini della riforma del federalismo fiscale finirà per ridurre i servizi delle regioni ai cittadini, con pesanti cadute su persone, famiglie e imprese" predicano in coro i governatori a raccolta.
Non lo dice più, a nome di tutti, solo il Presidente Errani , del Pd , che per questa destra che non riconosce mai ruoli istituzionali potrebbe essere superficialmente accusato di essere uomo di parte.
Ora lo afferma persino Formigoni, Berlusconiano di ferro , legato a filo doppio con Letta e a Comunione e Liberazione. Il governatore lombardo è durissimo nelle critiche , e spiega come alle Regioni «vengono tolti i soldi ma non le funzioni e questo contraddice quanto disposto dalla Corte Costituzionale".
C'è dunque un rischio di incostituzionalità della manovra, dal momento che la Corte Costituzionale afferma che deve esservi un collegamento diretto tra le funzioni conferite e le risorse necessarie per il loro esercizio".
Formigoni chiede perciò di "mantenere fermi i capisaldi" della manovra ma di "distribuire il carico dei sacrifici in modo proporzionale, come nelle famiglie un buon padre distribuisce il carico dei sacrifici su tutti i figli.
Qui invece si carica su un figlio tutto il carico e il padre fa spallucce.
Anzi, di più, siamo di fronte ad un padre sciammannato che ha aumentato il debito pubblico".
E riferendosi poi alla manovra , brevemente il Governatore conclude : "Così non è sostenibile e nemmno equa e perciò va cambiata".
Se lo dice lui ci possiamo credere, meglio tardi che mai direbbe qualcuno.
Anche se  a dire il vero, tanti di noi , inascoltati  sostengono tali argomentazioni dall'inizio, con lucidità, buon senso e testarda coerenza , anche di fronte agli insulti , alle minacce, alle critiche , ed alle tante iniquità.

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