venerdì 25 giugno 2010

Con il ministro Brancher siamo all'indecenza.

E' domani il giorno in cui  Aldo Brancher si sarebbe dovuto presentare in aula al tribunale di Milano per rispondere , assieme alla moglie, dell'accusa di appropriazione indebita e ricettazione nell'ambito del processo sulla fallita scalata ad Antonveneta , da parte della Bpi.
Ma Brancher non ci sarà, visto che , appena una settimana fa nominato ministro, i suoi legali hanno già deciso di avvalersi del legittimo impedimento.
Inutile dire delle proteste, per la sua nomina e per le sue decisioni, non solo dell'opposizione ma anche all'interno della stessa maggioranza.
Sul sito dei finiani si legge oggi " Non sa ancora quali deleghe avrà, in quali uffici verrà ospitato, quante segretarie potrà assumere e quanti soldi avrà in dotazione il suo ministero , e il suo primo atto da ministro della Repubblica è eccepire il legittimo impedimento".
Sarcastica e durissima invece la nota dell' Italia dei Valori:  "Ormai per sfuggire alla giustizia" attacca Massimo Donadi "ci sono solo due strade: o la latitanza o una poltrona nel governo Berlusconi".
Il Cavaliere si difende e si giustifica.
Come Muzio Scevola , Berlusconi, è pronto , come sempre e come al solito, a mettere la mano sul fuoco per Brancher , che ha , secondo il premier , l'indubbio merito di avergli fatto "incontrare" Bossi.
Sono ora evidenti per tutti  le tenui  e poco accorate reazioni della Lega, alla nomina  di Brancher a ministro  per il federalismo.
Ora però si vedono anche , se ancora esistevano dubbi, i bei risultati di una legge che già di per sè era uno scandalo.
Ora anche Fini ed amici hanno di che meditare davvero , considerando che nel merito si dicono sempre contrari , ma poi approvano alla fine qualsiasi cosa, anche la più stomachevole.
Qui non si tratta più solo di uno scandalo, ma di vera e propria indecenza, non solo nel merito, ma anche nel metodo.

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