mercoledì 16 giugno 2010

Berlusconi confessa "chi me lo fa fare, torno a fare quello che facevo prima o me ne vado in pensione".

E' proprio vero che la lingua batte dove il dente duole ed il nostro Premier in questo periodo soffre di un qualche problema in più visto l'ossessione con cui ritorna periodicamente sui temi a lui più cari, chissà perchè legati tutti in qualche modo al "problema della giustizia".
 Ora è il turno delle intercettazioni e l'occasione l'assemblea della Confcommercio a Roma.
Certo è un po' difficile pensare che un italiano medio , stretto tra i problemi della cisi economica,  non riesca più a vivere se non viene approvata, al più presto ,  la nuova legge sulle intercettazioni.
Solo Berlusconi può pensarlo e può sperare, parlandone in continuazione di farlo pensare anche al paese.
Ma quando si danno notizie, dovrebbero essere certe e confrontabili, troppo distanti i numeri dati dal Premier a confronto con quelli dell'Associazione Nazionale Magistrati.
Uno dei due ne fa un un uso strumentale.
L'esagerazione comunque è evidente quandio si afferma , come ha fatto il Premier che "in Italia siamo tutti spiati" e che per questo motivo "non vi è vera democrazia". Questa è una cosa che non tolleriamo più, non c'è la tutela della libertà di parola".
Il resto del discorso ? Nulla di nuovo sotto il sole se non l'aver ribadito l'impotenza sua a risolvere i problemi del paese, naturalmente addossandone la colpa ad altri.
Si può cogliere solo un piccolo spiraglio di luce tra le tante banalità quando il Premier , alzando la voce e rivolgendosi alla platea, con fare accorato si lascia sfuggire "Quando un imprenditore come me pensa alle cose da fare, si scoraggia, perché per arrivare a un risultato concreto bisogna passare le forche caudine di tante difficoltà che a volte uno pensa "chi me lo fa fare, torno a fare quello che facevo prima o me ne vado in pensione".
Ecco davvero un pensiero comune che tanti vorrebbero veder diventare universale; una domanda intelligente che si concede da sola una risposta, una nota allegra fra tante sciocchezze, un ragionamento non peregrino e che lascia ben sperare per il futuro.
Di colpo il paese si unisce in un accorato appello ed è di nuovo con il suo Presidente.
Scelga Cavaliere, non si sacrifichi per noi, forse le sue aziende hanno bisogno di lei, forse è davvero il tempo della pensione, visto che l'età c'è tutta da tempo , nonostante il trucco e tutti i trapianti.
Non si pensi anche Lei, Cavaliere,  un uomo mandato dal destino o peggio ancora voluto da Dio, il paese saprà rassegnarci e se ne farà sicuramente una ragione, non si sacrifichi per noi, sapremo cavarcela lo stesso.

1 commento:

Anonimo ha detto...

almeno lui in pensione ci va!!!