mercoledì 30 giugno 2010

In un paese normale

Un paese normale un parlamentare condannato a sette anni di reclusione da un tribunale rassegna le sue dimissioni.
In un paese normale in cui lo stato combatte seriamente la "mafia" e la criminalità, personaggi come Falcone e Borsellino, che hanno dato la vita per la giustizia e per lo Stato, sono da tutii riconosciuti come eroi.
In un paese normale uno stalliere di Arcore, che è stato legato a vario titolo alla mafia, non può , da nessuno, essere dichiarato un eroe.
In un paese normale un Presidente del Consiglio che ha tra i suoi migliori amici e collaboratori, persone come Previti e Dell'Utri , condannate a più anni di reclusione per vari reati, siatene certi , avrebbe già rassegnato le sue dimissioni.

in riferimento a: Dell'Utri: "I miei giudici, onesti ma senza coraggio" - LASTAMPA.it (visualizza su Google Sidewiki)

martedì 29 giugno 2010

I giormalisti scomodi per il Cavaliere. Quelli ideali ? Fede e Minzolini.

Dopo aver invitato in altri tempi a non pagare il canone televisivo ora il premier vuole convincere gli Italiani a scioperare contro la carta stampata.
Di ritorno dal vertice del G8 il Cavaliere coglie l'occasione di un incontro con i media per affermare che ""I giornali disinformano e che I lettori dovrebbero scioperare per insegnare a chi scrive a non prenderli in giro".
Da quale pulpito viene la predica ci si chiede, visto che il nostro premier , di solito, ci dice prima una cosa e poi l'esatto suo contrario, nella convinzione , o nella speranza, che gli italiani siano davvero tutti idioti.
Non ci dobbiamo comunque preoccupare, "nulla di nuovo sotto il sole", e nemmeno nella testa del nostro Presidente , se si tralasciano le solite quattro ossessioni e le conseguenti critiche , al presidente della Repubblica, ai giudici ed ai giornalisti.
E' oramai nota la sua avversione alle critiche, così come è conosciuta la proverbiale allergia del premier alla libertà di stampa ed ai bravi giornalisti.
Giornalisti come Montanelli , Biagi, Mentana, Santoro, ed altri , lui non li può digerire nè apprezzare, in genere li preferisce "licenziare".
Per il nostro Cavaliere , evidentemente, il massimo del giornalismo in Italia è rappresentato da Fede, Minzolini e Feltri.
Tutti gli altri , per lui , sono scomodi.
Ancora non ha capito che in democrazia l'informazione deve essere scomoda, al pari dei giornalisti , e che questi , con più sono scomodi con meglio fanno il loro lavoro , rendendo un buon servizio , non solo alla verità o alle diverse opinioni , ma anche proprio al loro paese.

in riferimento a: Berlusconi ancora contro i giornali "Servirebbe uno sciopero dei lettori" - Repubblica.it (visualizza su Google Sidewiki)

E' ancora il caso di solidarizzare con dell'Utri e "compagni" ?

Per il senatore Marcello Dell’Utri è arrivata la condanna , da parte della Corte d'Appelo di Palermo , a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Dell'Utri ha così potuto "godere" (si fa per dire) della riduzione di due anni della precedente pena.
Restano da vedere le motivazioni della sentenza, ma già da ora il politico siciliano è stato assolto  per i reati successivi al 1992.
Entro il ’92 sono stati collocati "i fatti estorsivi per i quali Dell’Utri avrebbe mediato con la mafia per proteggere Berlusconi e le sue aziende", Fininvest e Standa.
Questi fatti estorsivi sono stati stati dal tribunale ritenuti "un fatto di agevolazione alla mafia nel senso che i pagamenti l'avrebbero rafforzato, senza tenere conto del fatto che Dell’Utri in quell’occasione ha agito per proteggere Berlusconi e le aziende".
All'interno del Pdl le reazioni alla condanna del senatore, uomo vicinissimo a Berlusconi  , sono ,come al solito,  di comprensione e di solidarietà; tanto scontate oramai , da sembrare persino inutile ogni precisazione.
Ma ogni uomo  di questo paese, dotato di ragione, di senso civico, di un minimo di onesta e di senso dello stato e delle istituzioni , dovrebbe serenamente concludere che nessun partito, degno di tale nome , può dare coperture politiche e morali a chi è stato giudicato, da un tribunale ,  capace  di giungere a "trattative" con la mafia.
Lo Stato ed ai suoi rappresentanti non possono essere, in alcun modo , "collusi" con associazioni mafiose, terroristiche o criminali.
Onestà e chiarezza vorrebbero che, invece di solidarizzare , all'interno del Pdl , si decidesse una buona volta di fare piazza pulita , a qualsiasi livello di tali personaggi.

venerdì 25 giugno 2010

Con il ministro Brancher siamo all'indecenza.

E' domani il giorno in cui  Aldo Brancher si sarebbe dovuto presentare in aula al tribunale di Milano per rispondere , assieme alla moglie, dell'accusa di appropriazione indebita e ricettazione nell'ambito del processo sulla fallita scalata ad Antonveneta , da parte della Bpi.
Ma Brancher non ci sarà, visto che , appena una settimana fa nominato ministro, i suoi legali hanno già deciso di avvalersi del legittimo impedimento.
Inutile dire delle proteste, per la sua nomina e per le sue decisioni, non solo dell'opposizione ma anche all'interno della stessa maggioranza.
Sul sito dei finiani si legge oggi " Non sa ancora quali deleghe avrà, in quali uffici verrà ospitato, quante segretarie potrà assumere e quanti soldi avrà in dotazione il suo ministero , e il suo primo atto da ministro della Repubblica è eccepire il legittimo impedimento".
Sarcastica e durissima invece la nota dell' Italia dei Valori:  "Ormai per sfuggire alla giustizia" attacca Massimo Donadi "ci sono solo due strade: o la latitanza o una poltrona nel governo Berlusconi".
Il Cavaliere si difende e si giustifica.
Come Muzio Scevola , Berlusconi, è pronto , come sempre e come al solito, a mettere la mano sul fuoco per Brancher , che ha , secondo il premier , l'indubbio merito di avergli fatto "incontrare" Bossi.
Sono ora evidenti per tutti  le tenui  e poco accorate reazioni della Lega, alla nomina  di Brancher a ministro  per il federalismo.
Ora però si vedono anche , se ancora esistevano dubbi, i bei risultati di una legge che già di per sè era uno scandalo.
Ora anche Fini ed amici hanno di che meditare davvero , considerando che nel merito si dicono sempre contrari , ma poi approvano alla fine qualsiasi cosa, anche la più stomachevole.
Qui non si tratta più solo di uno scandalo, ma di vera e propria indecenza, non solo nel merito, ma anche nel metodo.

mercoledì 23 giugno 2010

Il sì di Pomigliano ed il forse della Fiat.

A  Pomigliano, come era prevedibile ha vinto il sì, ma non con quelle maggioranze che la Fiat attendevano.
Certo l'esito positivo del referendum che ha registrato un consenso a favore dell’accordo di oltre il 63% dei voti validi, ha premiato lo sforzo di coloro , sindacati e lavoratori, che hanno sottoscritto e voluto l’accordo, ma questo non pare, allo stato attuale, sufficente a convincere Marchionne a mantenere l’impegno di investire a Pomigliano  700 milioni di Euro per produrre la Futura Panda.
Ecco perchè , quella che a prima vista , potrebbe sembrare un'indubbia vittoria rischia di non far contento proprio nessuno.
Tuttavia, quando si combatte una battaglia, qualunque questa sia , quello che conta davvero è il risultato finale, in fondo ognuno dei contendenti deve aspettarsi di vincere , non di stravincere.
Ora Marchionne e la Fiat hanno dalla loro un importante accordo, sottoscritto da una parte consistente delle Organizzazioni Sindacali ed approvato da una significativa maggioranza dei lavoratori , e non sono legittime, nonostante i precedenti proclami, altre soluzioni che non siano il rispetto delle intese raggiunte ed ora approvate.
La Fiat può anche tergiversare, far mielina fin che vuole, ma ora ha nelle sue mani tutti gli strumenti per governare l'azienda, lo stabilimento ed i lavoratori, ed in questo senso deve al più presto procedere nel lavoro e negli investimenti, senza dubbi, senza se , senza  forse e senza ma.
 

martedì 22 giugno 2010

C'è qualcosa di squallido in quegli attacchi dell'Osservatore Romano.

All'indomani della scomparsa di José Saramago non passano inosservati gli attacchi dell'osservatore Romano.
Le motivazioni sono note e risapute, visto che il grande scrittore Portoghese ha ripetutamente messo in discussione il ruolo della Chiesa e della religione nella storia dell'uomo sopratutto per quanto attiene all'Europa.
Sconcertano non poco però alcune affermazioni che definiscono Saramago uomo dotato di una mente "uncinata", e portatore di "una destabilizzante banalizzazione del sacro e di un materialismo libertario che quanto più avanzava negli anni tanto più si radicalizzava".
Non basta , poco più avanti Saramago si guadagna sul campo l'epiteto di "populista estremistico".
Nessun discorso sulle doti letterarie, nessun accenno alla grandezza dello scrittore;  sul gionale del Papa, solo banali, ieratici e scontati giudizi morali ed ideologici.
In altri tempi si voleva che almeno la carità cristiana trionfasse sulle bassezze e sulle malignità della vita, sopratutto nel momento estremo della morte che tutto stempera e sbiadisce mentre accompagna ogni uomo all'eterno oblio.
Non è più così nemmeno per la Chiesa , i sentimenti soccombono alla quotidianità ed agli interessi, ma non si può comunque fare a meno di notare come ci sia davvero qualche cosa di squallido in tutti questi attacchi, non solo in quanto tale ma anche nella scelta del momento.
Ancor di più è sgradevole notare la durezza del giudizio morale su uno scrittore e le sue opere , sopratutto se paragonata alla comprensione ed alla tolleranza dimostrate nei confronti di altri fatti o personaggi, magari proprio anche in questi giorni, nei confronti ad esempio del Cardinale Sepe , dei suoi "amici" e del loro operato.

lunedì 21 giugno 2010

"Roma ladrona", diventata di colpo "Roma padrona".

Forse sarà stato colpa della pioggia , del cattivo tempo , del vento freddo che scendeva da quei monti in lontananza e spazzava veloce la pianura , certo è che ieri , a Pontida ad ascoltare Bossi , nonostante le aspettative , si trovavano solo poche migliaia di persone.
Quattro gatti in fondo , rispetto all'adunata oceanica attesa.
Disaffezione ? delusione ? chissa.
Certo è che qualche cosa sta accadendo nel popolo leghista.
Per ora si tratta solo di umori , mugugni sommessi, intercalati tra i tanti "potà" , "alura" , "se va be" ed i "ma" , gridati  nelle interminabili discussioni.
Motivo di scontento quel federalismo tanto voluto e ricercato.
La lega governa oramai da 20 interminabili anni e ancora il federalismo e di là da venire.
Sogno , utopia , chimera, chissà.
E' vero , tanta acqua è passata sotto i ponti, si è avuto il  successo, sono arrivati i voti e con questi i ministeri, i govenatori, gli amministratori in ogni livello pubblico, ma il sogno eterno rimane sullo sfondo , sempre irraggiungibile , sempre troppo lontano e sfuggente, per i molti che ci hanno creduto e ora sono impazienti di vederne finalmente i risultati.
La crisi economica ha spinto quel sogno un po' più lontano e ora , tra l'altro, proprio non ci voleva la nomina di Brancher (Pdl) a ministro "per il federalismo".
I leghisti si sono sentiti di colpo traditi , nonostante le rassicurazioni ricevute.
In mezzo al fango di quell'adunata il popolo della lega teme di vedere impantanarsi anche i tanti loro ideali, per anni inseguiti.
E pensare che per questo hanno accettato tutto, digerito persino l'indigeribile,.
Sono passati sopra gli avvisi di garanzia, gli scandali vari che hanno lambito e coinvolto , a più riprese , membri del governo , assessori , uomini di partito.
Sono rimasti in silenzio persino di fronte ad accuse di "mafia", hanno sopportato la corruzione ai vari livelli , i processi, le leggi "ad personam", e tutto per nulla.
Hanno perso per strada la loro intransigenza, tutto questo per nulla, per ritrovarsi ora , dopo anni , con un pugno di mosche in mano.
Fango direbbe qualcuno, ma fango ben peggiore di quello che stanno calpestando.
Fatica più del solito Bossi a tenere la piazza.
Il leader annusa l'aria , riparla di federalismo , ma il cuore del popolo leghista parla già di secessione , e lo grida anche.
Non si può aspettare una vita quello che rischia di non arrivare mai.
Roma , una volta ladrona , è di nuovo e di colpo diventata padrona, dei loro destini e del loro futuro , un po' più incerto da ieri, lastricato dai tanti dubbi, non solo degli oppositori , ma per la prima volta anche loro.
Si palpa nell'aria un po' di scoramento e di sfiducia.
Si coglie sui quei volti ed in quelle immagini la convinzione che si sia camminato e sudato fino ad ora per niente,  e che di strada ce ne sia ancora molta da percorrere, e che nemmno in lontananza si intravede ancora la meta.
E' valsa la pena sopportare tutto per niente ?
Forse no ed è giunto il momento di dirlo, è giunto il momento di alzare una voce da troppo tempo quieta.
Sono questi i pensieri di tanti leghisti ora.
Vale ancora la pena seguire Berlusconi e questo governo ?
Bossi ci prova a convincerli , ma lui stesso sembra avere dubbi.
Ci proveranno in molti in questi giorni nel partito, l'aria di Pontida è stata colta.
Ci proveranno a rincuorare , ad incitare , cercando di convicere gli sfiduciati ad insistere in una fiducia che qualcuno,  per la prima volta, ha il coragio di dire mal riposta.
Ma per quanto ancora potranno bastare le parole e la pazienza ?
Le parole rischiano di essere buttate al vento , e la pazienza non può essere infinita, così come non lo è la fiducia.    

venerdì 18 giugno 2010

Pomigliano : la storia a ritroso , senza vincitori nè vinti.

Tutti in attesa a Pomigliano e non solo. Qui si fa la soria o si muore direbbe qualcuno. Peccato che la storia viva di altro e che la storia di Pomigliano sia già stata scritta.
Inutile parlare degli insuccessi , sono conosciuti e famosi da anni .
Fabbrica voluta dalla politica, nata per soddisfare clientele e clientelismo ; nata male hanno detto in tanti , cresciuta peggio dicono altri.
Pomigliano non fu mai un esempio di riscatto per il sud , fu al contrario l'immagine dei suoi fallimenti, o se si vuole degli antichi mali del paese.
La fabbrica raggiunse ben presto, in pochi anni,  un bassissimo tasso di produttività, un altissimo assenteismo , sopratutto in occasione delle partite del Napoli o delle elezioni politiche, senza poi scordare "il record nazionale di invalidi, i doppi lavori, i furti e i difetti nelle auto prodotte, che per decenni hanno fatto impazzire i concessionari di tuto il mondo".
 Certo quello è il passato si dirà, ora Pomigliano può ripartire , se solo passerà il referendum con una grande maggioranza. Ma come partirà Pomigliano ?
Pagando in diritti per tutti per colpa degli abusi dei tanti.
Pomigliano ha scontato negli anni l'assenza di un senso di collettività, di appartenenza, ad una azienda , ad una collettività, ad un paese.
Pomigliano si è persa nei difetti italici delle piccole furburie, degli egoismi, dello speriamo che me la cavo da solo. In questo modo, e stupidamente, si sono perse prospettive , idee e anche il futuro , per sè  per i propri figli.
Riuscirà Pomigliano a rivivere ? Forse.
Certo le colpe antiche pesano su tutti, pesano sui dipendi rimasti, su quelli che hanno comunque lavorato per davvero, sui sindacati,  sui diritti dei lavoratori, sull'intero sud e anche sul paese.
Le scelte ora non sono incoraggianti , e ad essere sinceri non ci sono nemmeno possibilità di scelta.
Non si sceglie quando si ha la pistola puntata alla tempia o quando si è sotto ricatto.
O si lavora a queste condizioni o non si lavora per nulla ,  e le auto si continuano a fare in Polonia o dove capita, o costa meno , o dove si lavora con migliori condizioni.
Si dirà che accettare quel contratto è rinunciare a tanti diritti ed è vero.
Si dirà al contrario che qualche sindacato sbaglia o dimostra eccessiva intransigenza.
Tutte cose vere ed in parte giuste , ma la risposta è quasi scontata quando si deve scegliere tra il lavoro per migliaia di famiglie e la disoccupazione.
Ma nessuno può dire che Pomigliano sia una vittoria.
E' una necessità, è uno scherzo del destino, è un fatto ineluttabile, ma a Pomigliano non si può gioire se non del lavoro ritrovato,  e a molti sembra già tanto.
Vincitori e vinti , o almeno che si reputano tali, tutti seduti allo stesso tavolo, pronti a fare la storia.
Ma questa volta la storia viaggia a ritroso , inseguendo una globalizzazzione selvaggia che si nutre di sfruttamento nei paesi poveri con l'illusione di farli arrichire , e che distrugge i diritti nei paesi ricchi con la paura di una nuova ritrovata povertà , quando si pensava di poterla dimenticare per sempre.
In questo senso Pomigliano farà storia, cercherà e troverà forse una sua nuova via per vivere,  anche se nessuno può essere soddisfatto fino in fondo, nemmeno quanti , liberisti da strapazzo o insulse cassandre , si illudono e sperano in cuor loro di aver vinto una battaglia storica contro il sindacato o contro i diritti dei lavoratori.
Non resta che rimboccarsi le maniche , tutti assieme, con convinzione, con umiltà , con costanza e lungimiranza.
Non ci sono vincitori o vinti a Pomigliano , o si vince tutti assieme o se ne esce tutti sconfitti , senza eccezione alcuna.

No di Confindustria alla tassa europea sulle banche : e chi se ne frega.

Una regola democratica e di convivenze civile vuole che si ascoltino sempre con rispetto sia il parere che le idee di ognuno , è per questo che accettiamo anche il discorso odierno della Marcegaglia che a nome di Confindustria dice no alla tassa europea sulle banche.
E' un no argomentato il suo , secondo lei  "le tasse dalla banche alla fine passano sempre alle imprese e ai risparmiatori ".
Sarà , ma chissa perchè non abbiamo sentito affermare da parte della Confindustria che anche il blocco dello stipendio per tante categoria di lavoratori , così come previsto dalla finaziaria, avrà di certo effetti recessivi sul sistema Italia.
Come si vede si è sempre contrari al male maggiore, o per dirla tutta , quando qualcuno pesta direttamente sui tuoi piedi.
AE' noto a tutti , credo,   l'intreccio di interessi , non sempre trasparentissimi, tra Banche e Aziende.
Anche e proprio per questo prendiamo perciò atto doverosamente del parere della Marcegaglia e della Confindustria , ma dobbiamo constatare , forse poco cortesemente, che del loro no non ce ne può fregare di meno.
Chi è causa principale di questa crisi economica non può chiamarsene fuori,  e non può non pagarne le conseguenze.

giovedì 17 giugno 2010

I Robin Hood nostrani tolgono, e a volte rubano , ai poveri per lasciare ai ricchi.

Doveva arrivare dall'Unione Europea la proposta di istituire una tassa sulle banche.
Una proposta in tal senso è infatti ora in discussione a Bruxelles.
Il Cancelliere tedesco Angela Merkel, poco prima di prendere parte al vertice, è stata esplicita e durissima in tal senso con gli istituti di credito, affermando che "banche e finanza, ovvero i responsabili della crisi, dovranno «passare alla cassa».
I "Robin Hood " nostrani , sempre pronti a togliere ai poveri , o quantomeno ai soliti, per dare ai ricchi , agli evasori o agli opportunisti, avrebbero di che imparare su come distribuire un po' più equamente i sacrifici.
Ma si sa ,l'italia non fa testo, e oramai si allontana sempre più dal resto d'Europa , anche come mentalità.
A parole nel nostro paese i politici predicano tutto ed il contrario di tutto, sono liberisti  e statalisti contemporaneamente , a secondo di come conviene,  moralisti nelle parole e nel castigare i costumi degli altri, libertini nei fatti, sopratutto se propri, forti sempre con i deboli e deboli con i forti.
Nulla è realmente cambiato in quello che tanti si ostinano ancora a chiamare il Bel Paese.
O almeno nulla è cambiato in meglio, nemmeno l'abitudine di togliere, e a volte rubare, ai poveri per lasciare ai ricchi.
Bastano solo due esempi , i primi che ricordo , per l'appunto questa manovra finanziaria , che è visibile a tutti, e le famose liberalizzazioni , andate quasi tutte nel dimenticatoio , e dove,  per non scontenatre alcune categorie ricche di liberi professionisti si è deciso persino di ostacolare la concorrenza al ribasso, introducendo le tariffe minime garantite, tanto le pagano il resto dei cittadini.
Peccato non si sia poi introdotto il salario minimo garantito anche per i precari, i disoccupati o cassaintegrati.
Ma purtroppo era inutile già in partenza ogni speranza, già si sapeva che Robin Hood non è per nulla un eroe italiano , qui riescono spesso più famosi , non gli eroi buoni , ma i veri  e propri briganti.
 

 

Berlusconi , Bossi e Fini fanno melina sul Ddl intercettazioni.

Fino ad ieri erano parole di fuoco contro ogni forma di opposizione che non assicurasse una approvazione del decreto intercettazioni in tempi rapidi.
Ora il clima sembra , almeno in apparenza, un po' più svelenito.
Berlusconi si dichiara pronto ad abbandonare  la pregiudiziale sui tempi , anche se non vuole si parli di resa ai Finiani.
Bossi minimizza e concede la sua disposnibilità ad accettare tempi diversi oltreche modifiche al testo.
Fini è soddisfatto , se non per il decreto, almeno perchè è riuscito a salvare la faccia ed a crearsi un ruolo, senza far cadere il governo.
Non illudiamoci però, siamo alle meline, e  tutti sono in cerca di un qualche tornaconto , personale o politico.
L'interesse del paese o della giustizia, della democrazia come della libertà , o anche solo della chiarezza , con tutto questo, non c'entrano proprio nulla.
Non lasciamoci  nè impressionare , nè convincere.
Mantenere alta l'attenzione serve, e forse alla fine pagherà.
Ora semplicemente non va abbassata la guardia su una legge vergognosa e neppure la protesta, non ci si può fidare di queste commedie improvvisate e non si possono accettare , magari per stanchezza o disattenzione, soluzioni pasticciate, l'opposizione a questa legge deve essere dura.
Se ancora non l'hanno capito , non va corretta in alcune sue parti, per renderla solo un po' più digeribile, va semplicemente ritirata.

mercoledì 16 giugno 2010

Berlusconi confessa "chi me lo fa fare, torno a fare quello che facevo prima o me ne vado in pensione".

E' proprio vero che la lingua batte dove il dente duole ed il nostro Premier in questo periodo soffre di un qualche problema in più visto l'ossessione con cui ritorna periodicamente sui temi a lui più cari, chissà perchè legati tutti in qualche modo al "problema della giustizia".
 Ora è il turno delle intercettazioni e l'occasione l'assemblea della Confcommercio a Roma.
Certo è un po' difficile pensare che un italiano medio , stretto tra i problemi della cisi economica,  non riesca più a vivere se non viene approvata, al più presto ,  la nuova legge sulle intercettazioni.
Solo Berlusconi può pensarlo e può sperare, parlandone in continuazione di farlo pensare anche al paese.
Ma quando si danno notizie, dovrebbero essere certe e confrontabili, troppo distanti i numeri dati dal Premier a confronto con quelli dell'Associazione Nazionale Magistrati.
Uno dei due ne fa un un uso strumentale.
L'esagerazione comunque è evidente quandio si afferma , come ha fatto il Premier che "in Italia siamo tutti spiati" e che per questo motivo "non vi è vera democrazia". Questa è una cosa che non tolleriamo più, non c'è la tutela della libertà di parola".
Il resto del discorso ? Nulla di nuovo sotto il sole se non l'aver ribadito l'impotenza sua a risolvere i problemi del paese, naturalmente addossandone la colpa ad altri.
Si può cogliere solo un piccolo spiraglio di luce tra le tante banalità quando il Premier , alzando la voce e rivolgendosi alla platea, con fare accorato si lascia sfuggire "Quando un imprenditore come me pensa alle cose da fare, si scoraggia, perché per arrivare a un risultato concreto bisogna passare le forche caudine di tante difficoltà che a volte uno pensa "chi me lo fa fare, torno a fare quello che facevo prima o me ne vado in pensione".
Ecco davvero un pensiero comune che tanti vorrebbero veder diventare universale; una domanda intelligente che si concede da sola una risposta, una nota allegra fra tante sciocchezze, un ragionamento non peregrino e che lascia ben sperare per il futuro.
Di colpo il paese si unisce in un accorato appello ed è di nuovo con il suo Presidente.
Scelga Cavaliere, non si sacrifichi per noi, forse le sue aziende hanno bisogno di lei, forse è davvero il tempo della pensione, visto che l'età c'è tutta da tempo , nonostante il trucco e tutti i trapianti.
Non si pensi anche Lei, Cavaliere,  un uomo mandato dal destino o peggio ancora voluto da Dio, il paese saprà rassegnarci e se ne farà sicuramente una ragione, non si sacrifichi per noi, sapremo cavarcela lo stesso.

martedì 15 giugno 2010

E rivolta tra le Regioni, anche di destra, contro l'iniquità della manovra.

Per concludere che la manovra economica voluta dal Governo  fosse iniqua ed ingiusta bastava poco, serviva solo un po' di buon senso ed un minimo di obiettività.
In fondo era sufficente notare  come  ad un milionario  quale è  Silvio Berlusconi non si chiedesse di pagare un centesimo di euro , mentre ad altri si chiedevano sacrifici consistenti e sostanziali come il blocco dello stipendio per anni.
Sembrava che però opporsi alla manovra fosse un vezzo o una pregiudizo della solo sinistra , a destra invece se ne sosteneva la necessità e correttezza , o al massimo se ne addebitava la responsabilità  all'Europa.
Così non era , l'Europa chiedeva corretti bilanci, contenimento della spesa e  trasparenza nei conti; con quali mezzi raggiungere gli obiettivi era compito lasciato ai singoli stati.
Ora però di colpo si scopre che non è più il solo centro sinistra ccontrario alla manovra;  ora la critica è più ampia ed estesa, più circonstanziata e condivisa, nel momento in cui anche le Regioni , di qualsiasi colore politico,  alzano finalmente la loro voce e bocciano senza mezzi termini i tagli della manovra ai loro bilanci.
«La manovra è stata costruita dal governo senza condivisione nè sulle misure nè sull'entità del taglio, riproponendo una situazione di assenza di coinvolgimento diretto»: gridano i governatori all'unisono.
Ma non basta, "la manovra oltre che ridurre i margini della riforma del federalismo fiscale finirà per ridurre i servizi delle regioni ai cittadini, con pesanti cadute su persone, famiglie e imprese" predicano in coro i governatori a raccolta.
Non lo dice più, a nome di tutti, solo il Presidente Errani , del Pd , che per questa destra che non riconosce mai ruoli istituzionali potrebbe essere superficialmente accusato di essere uomo di parte.
Ora lo afferma persino Formigoni, Berlusconiano di ferro , legato a filo doppio con Letta e a Comunione e Liberazione. Il governatore lombardo è durissimo nelle critiche , e spiega come alle Regioni «vengono tolti i soldi ma non le funzioni e questo contraddice quanto disposto dalla Corte Costituzionale".
C'è dunque un rischio di incostituzionalità della manovra, dal momento che la Corte Costituzionale afferma che deve esservi un collegamento diretto tra le funzioni conferite e le risorse necessarie per il loro esercizio".
Formigoni chiede perciò di "mantenere fermi i capisaldi" della manovra ma di "distribuire il carico dei sacrifici in modo proporzionale, come nelle famiglie un buon padre distribuisce il carico dei sacrifici su tutti i figli.
Qui invece si carica su un figlio tutto il carico e il padre fa spallucce.
Anzi, di più, siamo di fronte ad un padre sciammannato che ha aumentato il debito pubblico".
E riferendosi poi alla manovra , brevemente il Governatore conclude : "Così non è sostenibile e nemmno equa e perciò va cambiata".
Se lo dice lui ci possiamo credere, meglio tardi che mai direbbe qualcuno.
Anche se  a dire il vero, tanti di noi , inascoltati  sostengono tali argomentazioni dall'inizio, con lucidità, buon senso e testarda coerenza , anche di fronte agli insulti , alle minacce, alle critiche , ed alle tante iniquità.

lunedì 14 giugno 2010

Cresce il debito , calano le entrate , il paese scende ogni giorno un gradino più giù.

Mentre il nostro esecutivo si occupa di intercettazioni, di legge bavaglio , di tutela della (loro) privacy e di amenicoli vari ,quali l'inno nazionale o il "va pensiero" , giungono i dati allarmanti di una  situazione economica sempre peggiore.
Nel mese di aprile infatti , secondo i dati di Bankitalia , il debito pubblico italiano ha raggiunto la cifra record di 1.812,7 miliardi di euro.
Si tratta del livello più alto mai raggiunto, ben 5 miliardi in più del precedente mese di marzo, ed il bello è che continua a salire.
Peccato che nel frattempo , nei primi 4 mesi del 2010,  le entrate tributarie  siano state di soli 104,794 miliardi, in flessione dell' 1,86% .
E ancora non si sono fatti sentire gli effetti negativi della manovra economica, con la conseguente contrazione dei consumi di larghi strati sociali.
Aspettiamo di vedere il resto ed il peggio.
A meno di non agganciare, al più presto  ed al volo, una ripresa economica stentata, la situazione rischierà ancora di deteriorarsi , e non si possono ora escludere ulteriori adeguamenti aggiuntivi della manovra economica.
E mentre il paese  scende  ogni giorno un gradino più in basso,  il nostro Parlamento perde tempo in discussioni inutili, formulando leggi insensate, quando non dannose o antidemocratiche.
Doveva essere il Governo dei fatti, si sono dimenticati di aggiungere inutili oltrechè dannosi.

mercoledì 9 giugno 2010

Berlusconi: Facciamolo subito Re.

C'è chi nella vita è nato per fare il medico, chi l'aviatore, chi il politico e chi il dentista; lui , Berlusconi è nato per essere Re.
La vita è piena di gente in fondo che sogna di essere Napoleone, di poter comandare , come vuole e  quando vuole, senza ostacoli, senza opposizioni, senza regole.
C'è chi viene poi ridimensionato , dal destino o  dagli eventi,  e chi persegue il suo sogno o ilsuo delirio fino alla fine.
Berlusconi aveva inziato con il dire che per governare il paese aveva bisogno di voti, di consensi e di una solida maggioranza.
Avuto tutto questo e visto che non bastava , aveva pensato di prendersela con i magistrati che non lo lasciavano governare, con Napolitano che gli metteva  i bastoni tra le ruote, con la Consulta che annullava  le sue leggi, con il Parlamento che era troppo lento, con la stampa e con i giornalisti , che lo criticavano  e lo sbeffeggiavano a volte persino con l'Europa intera.
Ora non sapendo più con chi prendersela e non sapendo più neanche che dire, nè che fare , se la prende con la Costituzione , dimenticandosi persino di averle giurato fedelta assoluta.
"Governare con le regole che impone la Costituzione è un inferno" dice il Premier all'assemblea della Confartigianato.
Bene ora sappiamo davvero che cosa "frulla" per la testa del Cavaliere e quali possono essere le soluzioni.
Facciamolo Re domani, subito, diamogli il potere assoluto, senza regole, senza intoppi, senza scrupoli e senza oppositori.
Troviamogli però subito dopo una bella isola come San Elena e li mandiamolo a riposare.
Credetemi , sarà più felice lui, ma staremo meglio anche tutti noi.

Se qualcuno ancora in Italia pensa ad un futuro.

Se qualcuno ancora pensa che l'italia sia un paese felice dove ognuno possa vivere serenamente la sua vita senza problemi, senza soverchie preoccupazioni, convinto che la crisi sia passata o finita, i casi sono due , o questo è Berlusconi o un qualche suo amico , magari del Giornale , oppure è un emerito ignorante , senza occhi per vedere, , nè orecchie per sentire , nè testa per pensare.
Basterebbe , in fondo, guardare i dati resi noti dall'Istat per farsene una ragione, averne un'idea.
Non tutti patiscono in ugual misura le conseguenze di una crisi che viene da lontano, non tutti sopportano uguali ed equi sacrifici.
Chi  soffre di più nella "sfascio generale" sono i giovani, il nostro futuro, per questo l'italia sembra avere meno speranze di altri. 
Mentre infatti Il tasso di occupazione complessivo è calato dell’1,2% nell’ultimo anno, quello dei giovani tra i 15 e i 29 anni è calato di ben l’8,2%, scendendo al 44%.
In Italia i giovani che non sono né occupati in un lavoro, "né inseriti in percorsi di studio o formazione  sono il 21,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni", in larga parte diplomati e laureati: proprio quelli sui quali dovremmo poter contare di più per rilanciare, non solo l'economia, ma la società intera.
Questo vuol dire che nel paese ci sono oltre due milioni di giovani che, non lavorano e neanche studiano, non fanno assolutamente niente , aspettano solo.
 Aspettano un lavoro, una minima occupazione, aspettano forse semplicemente tempi migliori.
Ma l'attesa distrugge, distrugge le speranze, la fiducia , la conoscenza stessa , acquisita con fatica e denaro dopo anni di studio.
E' un dramma per la società , è un dramma per il paese, è l'insicurezza nel futuro e la sfiducia in se stessi e nel proprio avvenire.
Ecco basterebbe pensare a questo per farsene un'idea, per rendersi conto di come possa essere felice e sereno questo paese, di come sia lecito dubitare dei tanti che spandono ottomismo, tanto per fare, senza cognizione di causa, senza aver ben chiari i problemi, figuariamoci le soluzioni.
In queste condizioni è , non solo lecito, ma anche doveroso, il più totale pessimismo.

martedì 8 giugno 2010

Quello che il governo non vuole fare e che da solo impedirebbe la "macelleria sociale".

E' il ministro Calderoli che dà fuoco di nuovo alle polveri delle polemiche con le sue demagogiche proposte.
Nessuno naturalmente i signa di contestare la veridicità delle sue osservazioni,  e neanche le sue argomentazioni.
Perchè si chiede Calderoli "le finanze italiane devono essere risollevate solo con i sacrifici dei dipendenti pubblici? Perchè non intervenire anche sui compensi da capogiro percepiti dai calciatori?
Per  il Ministro per la Semplificazione, nonchè Vice-presidente del Senato della Repubblica, "i club calcistici dovrebbero comprendere la difficile situazione economica in cui versa il Bel paese e mettersi una mano sulla coscienza e una nelle tasche, riducendo ad esempio i premi per i giocatori della Nazionale in caso di vittoria dei Mondiali in Sudafrica.
Non è questa l'unica uscita di un qualche rappresentante del governo degna di nota. Qualcuno ha già pensato agli stipendi dei magistrati , dei giornalisti della Rai , e chi più ne ha più ne metta.
Di demagogia naturalmente , anche perchè  se si volesse far davvero qualche cosa, basterebbe così poco per rendere un po' più equa e giusta questa manovra economica.
In vece di chiosare e strombazzare tanto, riferendosi una volta agli stipendi degli uni e una volta a quelli degli altri , ben coscienti che così , nella caciara generale, non si farà un bel nulla,  basterebbe decidere in quattro e quattr' otto , di aumentare , da un certo reddito in sù , le aliquote fiscali.
Basterebbe "questo poco" per non fare "macelleria sociale", per mantenere i servizi, per non far pagare ai più deboli , o semplicemente ai soliti.
Per farlo però bisognerebbe dire di aver sbagliato tutto , almeno sino ad ora, bisognerebbe solo riconoscere che fino a questo momento si è fatto solo demagogia , illudendo gli italiani.

sabato 5 giugno 2010

Milano meritava di più e di meglio.

Il caso Masari scuote la giunta Milanese.
Un altro assesore lascia , con non poca ignominia.
Arriva comunque buon ultimo , almeno per ora, dopo il caso Maiolo, De Albertis, Croci e Colli.
Una giunta dimezzata dagli incidenti di percorso, che sembra ormai al capolinea, senza più motivazioni , e con pochi e ben magri successi al proprio attivo e di cui potersi vantare
Una città come Milano si meritava di più e di meglio.
Ai milanesi non resta che affidarsi ai sogni ed futuro quando il presente è , purtroppo, così triste e scoraggiante.

in riferimento a: Caputo (Pd): "Dopo la Moratti è pronta la Gelmini" - Affaritaliani.it (visualizza su Google Sidewiki)

venerdì 4 giugno 2010

La Campania esporta e insegna la cultura dei rifiuti.

Le sorprese e gli sprechi dei nostri politici sono due cose che non finiscono mai.
E' di oggi la notizia, scandolosa , ridicola e curiosa, che la giunta Bassolino aveva stanziato ben 662 mila euro per finanziare un progetto di eco-sostenibilità ai Caraibi.
I soldi dovevano essere utilizzati per inviare consulenti in centramerica, con il compito di "spiegare la sostenibilità ambientale a cubani ed haitiani".
Curiosità delle curiosità, la delibera venne approvata al 31 di dicembre.
Speriamo che almeno la permanenza ai caraibi dei nostri "esperti" napoletani sia stata piacevole e poco faticosa, visto che sul piano dei risultati si è dimostrata catastrofica.
Più che insegnare , e non si capisce perchè si dovessero spendere soldi per farlo, abbiamo imparato.
Abbiamo imparato a rendere la Campania come la paggiore Haiti, un paese da terzo mondo.
Che almeno si chieda alla giunta di restituire i soldi, visto che ci abbiamo un po' tutti perso la faccia.

Il Giornale ed i continui sfregi a Saviano e Gomorra.

Per chissà quale strano motivo, il Giornale , non perde mai occasione per denigrare Saviano e Gomorra.
Lo fa anche oggi, prendendo a spunto le interviste rilasciate da un calciatore, il napoletano Marco Boriello, ed il sassofonista Daniele Sepe, che a vario titolo criticano Saviano.
Non conosco Boriello, ma è lo stesso Giornale che precisa come nell’immaginario mediatico-collettivo" sia " un semi-analfabeta, uno a cui non è concesso alcun credito intellettuale. La sua boutade, che non ha alcuna connotazione politico-ideologica, sarà considerata alla stregua della minchiata pro-cocaina di Morgan.
Una battuta infelice, senza alcun peso morale o culturale, scappata di bocca a un ragazzino".
Mi fermo, hanno fatto tutto da soli, naturalmente al Giornale.
Per quanto riguarda Sepe invece, il quotidiano  lascia intendere si possa trattare di una vera e propria antipatia, oguno in fondo ha le sue, tutte diverse e tutte sorrette da varie motivazioni.
Proprio qui sta il punto, chissà per quale mai strano motivo , Saviano risulta così indigesto al Giornale. perchè questi ricorrenti e continui attacchi ?
Qui prodest ? si chiederebbe qualche pseudo intellettuale , poco importa se di destra o di sinistra.
Saviano può piacere o meno come scrittore , (e può anche , a ragione, non piacere) ma non si può essere indifferenti , o addirittura ostili , nei confronti delle sue battaglie contro la camorra o la mafia.
Ecco , che il Giornale sia mosso da supeficiale antipatia è poco credibile, al contrario sembrerebbe proprio un sentimento di viscerale odio, ben radicato e profondo.
Certo è che se ne vorrebbero capire almeno le vere motivazioni, visto che Saviano , tra l'altro,  si dice anche non sia di "sinistra".
Ecco perchè, queste continue critiche a Saviano , rischiano anche di essere fraintese, di lasciar spazio a tanti e forti dubbi , e a dire il vero a molti e profondi sospetti, che forse sarebbe meglio fugare.

mercoledì 2 giugno 2010

Berlusconi : "mente spudoratamente chi dice che io abbia preso le parti di chi non paga le tasse".

Le seguenti  dichiarazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sono state  riportate , negli anni , da vari organi di stampa :
17 febbraio del 2004  , ''Se si chiede una pressione del 50% ognuno si sentirà moralmente autorizzato ad evadere''.
''Se chiediamo ai cittadini di pagare il 33% di tasse tutti si convinceranno che è giusto e doveroso, che è corretto pagare per i servizi che ottiene''. Come dire , noi siamo al 50 o più quindi fate voi.
2 agosto 2006 , a Visco che intensificava la battaglia contro l'evasione fiscale Berlusconi replicava : ''Visco vuole il controllo totale dei contribuenti il suo motto, per citare il filosofo Michel Foucault, è sorvegliare e punire. Lo Stato diventa un grande inquisitore. Si arriverà a una schedatura invasiva e totale, come mai si è visto finora in una democrazia liberale''.  Gli evasori , di colpo,  hanno tirato un bel sospiro di sollievo.
2 aprile 2008, Berlusconi parla al convegno dei costruttori dell'Ance.
Il tema di fondo è sempre lo stesso : il prelievo fiscale corretto si aggira intorno a un terzo del reddito, se invece le ''tasse sono tra il 50 e il 60% è troppo, e così è giustificato mettere in atto l'elusione o l'evasione''.
Il giorno dopo, i Tg ed i siti internet  titolano : "Berlusconi giustifica gli evasori".
Come al solito  e come sempre , anche allora, il Cavaliere se la prese con "le agenzie di sinistra" che avevano male interpretato le sue parole.
Tutta colpa della stampa , si sa , e tutta colpa della sinistra, il Cavaliere non ha mai preso le parti degli evasori , nè dato loro giustificazioni morali.
Almeno così lui dice.

martedì 1 giugno 2010

Che il Cavaliere si incazzi pure.

Nel Pdl dicono si aspettassero l'uscita di Fini  per criticare la legge sulle intercettazioni.
Per questo si stavano forse preparando a qualche leggera correzione, qua e la, tanto per salvare la faccia a Fini , ma facendo salvo anche l'impianto della legge.
Anche Bocchino in fondo aveva dato l' impressione che un accordo pasticciato e minimo fosse possibile.
Ma ecco di colpo arrivare , per bocca del Presidente delal camera, quella che davvero può essere definita una solenne stroncatura pe la legge , che rimette tutto in discussione, persino la stessa tregua nel Pdl, dicono i bene informati.
Che Berlusconi sia infuriato e adirato come non mai è facile immaginarlo, che Fini gongoli è prevedibile, che così si finisca per impantanare una legge vergognosa è semplicemente auspicabile.
E' ora evidente  infatti che i "Berluscones" si sono ficcati da soli in trappola, o piegano la testa a Fini , o ritirano la legge.
Di questo però a noi non ne può importare di meno.
Si tenga Berlusconi le sue "incazzature" , ben vengano anche queste, assieme alle contrapposizioni con Fini, se possono servire ad impedire l'approvazione di una legge che favorisce la mafia ed i criminali , ostacola il lavoro degli investigatori e mette il bavaglio alla libertà di stampa e d'informazione.
Ancora non ha capito il Pdl quale è l'unica soluzione possibile ?
Buttare tutto a mare , anche perchè non ci si può imbarcare in nuove avventure nel momento in cui si dovrebbe portare in porto  una finanziaria già di per sè poco digeribile, iniqua di suo , quanto basta per suscitare proteste e manifestazioni nel paese.
Ricercare altre soluzioni pasticciate , che poi durano lo spazio di un mattino , sul testo di una legge già vergognosa di suo ? 
Non pare il caso, visto che di pasticci questo governo ne ha già combinati tanti,  troppi  per ricercarne altri.
Molto meglio lasciar perdere e non ricercare scontri  inutili  che non servono a nessuno ma in compenso possono danneggiare tutti.

Israele e la sua vergogna.

"L'azione compiuta da Israele ieri sera non è che la continuazione del prolungato e ignobile blocco alla striscia di Gaza, il quale, a sua volta, non è che il prosieguo naturale dell'approccio aggressivo e arrogante del governo israeliano, pronto a rendere impossibile la vita di un milione e mezzo di innocenti nella striscia di Gaza pur di ottenere la liberazione di un unico soldato tenuto prigioniero, per quanto caro e amato.
Il blocco è anche la continuazione naturale di una linea politica fossilizzata e goffa che a ogni bivio decisionale e ogni qualvolta servono cervello, sensibilità e creatività, ricorre a una forza enorme, esagerata, come se questa fosse l'unica scelta possibile.
 E in qualche modo tutte queste stoltezze - compresa l'operazione assurda e letale di ieri notte - sembrano far parte di un processo di corruzione che si fa sempre più diffuso in Israele.
Si ha la sensazione che le strutture governative siano unte, guaste. Che forse, a causa dell'ansia provocata dalle loro azioni, dai loro errori negli ultimi decenni, dalla disperazione di sciogliere un nodo sempre più intricato, queste strutture divengano sempre più fossilizzate, sempre più refrattarie alle sfide di una realtà complessa e delicata, che perdano la freschezza, l'originalità e la creatività che un tempo le caratterizzavano, che caratterizzavano tutto Israele. Il blocco della striscia di Gaza è fallito.
È fallito già da quattro anni.
Non solo tale blocco è immorale, non è nemmeno efficace, non fa che peggiorare la situazione, come abbiamo potuto constatare in queste ore, e danneggia gravemente anche Israele. I crimini dei leader di Hamas che tengono in ostaggio Gilad Shalit da quattro anni a questa parte senza che abbia ricevuto nemmeno una visita dai rappresentanti della Croce Rossa, che hanno lanciato migliaia di razzi verso i centri abitati israeliani, vanno affrontati per vie legali, con ogni mezzo giuridico a disposizione di uno stato.
Il prolungato isolamento di una popolazione civile non è uno di questi mezzi.
Vorrei poter credere che il trauma per la sconsiderata azione di ieri ci porti a riesaminare tutta questa idea del blocco e a liberare finalmente i palestinesi dalla loro sofferenza e Israele da questa macchia.
 Ma la nostra esperienza in questa regione sciagurata ci insegna che accadrà invece il contrario: che i meccanismi della violenza, della rappresaglia e il cerchio della vendetta e dell'odio ieri hanno ricominciato a girare e ancora non possiamo immaginare con quale forza.
Ma più di ogni altra cosa questa folle operazione rivela fino a che punto è arrivato Israele.
Non vale la pena di sprecare parole. Chi ha occhi per vedere capisce e sente.
Non c'è dubbio che entro poche ore ci sarà chi si affretterà a trasformare il senso di colpa (naturale e giustificato) di molti israeliani, in vocianti accuse a tutto il mondo.
Con la vergogna, comunque, faremo un po' più fatica a venire a patti.

David Grossman