lunedì 3 maggio 2010

New York; le ansie e le paure che non finiranno mai.

Il fallito attentato di New York risveglia di colpo vecchie inquitudini ed ansie mai sopite.
Times Square, uno dei luoghi "sacri" della città , uno dei suoi indiscussi simboli, è stata evacuata improvvisamente alle 18,30 di sabato , ora locale, per un veicolo sospetto che aveva a bordo un rudimentale ordigno esplosivo.
L'ordigno è poi stato disinnescato dagli artificieri.
Nel tardo pomeriggio di domenica è arrivata la rivendicazione dei talebani pachistani anche se ancora non la si ritiene attendibile e certa.
Qualcuno potrebbe pensare che quanto avvenuto abbia cambiato la vita dei Neworkesi , nulla di tutto ciò, almeno in apparenza.
Lo spettacolo pomeridiano del Minskoff Theatre , dicono sia cominciato regolarmente , come da programma.
Di più, il luogo del fallito attentato, che avrebbe potuto trasformarsi in una qualsiasi strada di Bagdad o di Kabul , è diventato di colpo uno dei luoghi da visitare e dove è ora possibile acquistare magliette di New York  e  bandierine a stelle e striscie.
La vita è giusto continui , così come è giusto continui lo spettacolo che fa di New York una città unica al mondo.
E se i turisti ora hanno un nuovo luogo di culto e di immaginazione per  forti emozioni,  pagate con una buona dose di cinismo e qualche misero dollaro in più, per gli abitanti della città  la fallita autobomba è il naturale e repentino risveglio alla realtà, è un ripresentarsi cupo e minaccioso , di  ansie ed inquitedini ,mai sopite nè dimenticate ,dopo quel terribile e terrificante 11 settembre che li ha fatti scoprire così vulnerabili ed indifesi.
Il mondo è pieno di gente che per vari motivi odia l'America e gli Americani, odia i simboli di questo grande paese e chi ,meglio di New York , sa rappresentare l'America intera, l'occidente, il mondo moderno.
Ancora non si sono trovati i colpevoli di questo fallito attentato , nemmeno si sa se si riusciranno a trovare visto che si brancola ancora nel buio, sono tante le piste e portano n molte direzioni, vanno dall'Afghanistan, all'Iraq ed all'Iran degli ayatollah,  ai terroristi arabi locali e persino a qualche psicopatico.
I Newyorkesi però sanno che la loro vita è spesso in pericolo , lo hanno imparato a loro spese da alcuni anni, vivono in questo ansie e paure che si pensavano da tanto superate e ora ritornate di colpo modernissime.
Sanno però che proprio questo è l'obiettivo principale dei terroristi, non solo la ricerca delle vittime, di una assurda vendetta, della strage e del sangue, ma anche la volontà di impedire a tanti americani non solo una vita serena, ma la vita stessa, nel loro paese, nelle loro città.
L' 11 settembre , è certo, ha cambiato profondamente non solo L'America, ma il  mondo .
L’inquietudine che tanti Newyorkesi si portano dentro,  rischia alla fine di diventare sentimento universale dell'occidente, ma in fondo ci  potrà aiutare ad essere più preparati, più attenti e guardinghi.
Il mondo e neppure  la vita, lo abbiamo imparato di colpo nel 2001, non saranno più come prima.
Le ansie , le paure del vivere in una città moderna, non sono prerogativa solo di New York  e dei suoi abitanti,  si sono globalizzate, sono diventate universali come il ricatto a cui si soggiace, proprio per questo non ci  abbandoneranno tanto presto e le dobbiamo saper accettare.
Ma la vita continua, assieme alle sue angoscie, e New York  deve continuare a vivere, non solo come esempio.

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