martedì 18 maggio 2010

Ma davvero si pensa che Berlusconi possa "chiedere" sacrifici al Paese ?

Dicono che Berlusconi stia preparando un discorso alla nazione.
Pare non abbia ancora deciso né come né quando e neppure con quali argomentazioni, ma sembra oramai certo che a breve tentarà di convincere gli Italiani a tirare la cinghia.
E' fuor di dubbio  infatti che gli italiani dovranno fare sacifici e che la colpa non potrà  essere addebitata a Berlusconi quando si è in presenza di una crisi  che investe l'intera Europa o quasi.
Sarà però difficile affrontare davvero i problemi e parlare delle difficoltà per chi fino a ieri ha parlato di ottimismo ed cercato di convincere il paese che la crisi esisteva solo nella testa dei "catastrofisti" di  sinistra , che intendevano con questo giustificare un aumento delle tasse mettendo le mani nelle tasche degli italiani.
Sarà ora interessante stare a vedere dove intenderà davvero mettere le mani il Cavaliere per risanare la finanza pubblica italiana e per far superare al paese le sue difficoltà.
Già le proposte circolate non sono incoraggianti , si è parlato di bloccare il turn over nel pubblico impiego, di chiudere alcune finestre pensionistiche,  di rinvio dei contratti.
Così facendo viene il fondato sospetto che si vogliano mettere le mani nelle "solite tasche", cioè di quelli  che le tasse e le crisi le stanno pagando da sempre.  
Già si prevede  che il Cavaliere dovrà fare sforzi sovraumani per convincere gli italiani della necessità dei sacrfici, anzi qualcuno pronostica già che il discorso al paese sarà un vero boomerang.
E ancora più difficile sarà farlo proprio nel momento in cui gli scandali scuotono il paese e rischiano di far crollare la sua popolarità , i suoi ministri ed i suoi più stretti collaboratori, oltre che il suo governo.
Ad un buon leader basterebbe forse poco, basterebbe dire che la giustizia deve fare il suo mestiere, e che glielo si deve lasciar  fare, che i corrotti devono dimettersi e che proprio chi è investito di cariche pubbliche deve dare il buon esempio davvero, non offrendo solo  come palliativo la ridicola proposta di  riduzione del 5 per cento dello stipendio.
Il Cavaliere invece viene vissuto dagli italiani , a torto o a ragione, come l'uomo che deve ad ogni costo , e per salvare se stesso,  fermare e bloccare i giudici e la giustizia, impedire le intercettazioni che ci hanno permesso al contrario di scoprire gli scandali , e per ultimo addirittura proibire ai giornalisti di parlarne , con il risultato che , se così fosse , Scajola sarebbe ancora al suo posto.
Come sarebbe poi possibile per Berlusconi chiedere ad operai ed impiegati, pubblici o privati che siano, di tirare una cinghia che tirano da sempre e che colloca i loro stipendi agli ultimi posti in Europa.
Basterebbe in fondo, prima di parlare e prima di qualsiasi discorso alla nazione, guardarsi un po' attorno e verificare il tenore di vita di tanti imprenditori , artigiani e professionisti, e confontarlo  poi con la loro dichiarazione dei redditi.
Solo potrebbe essere colta la necessità , oltre che il dovere morale, di affrontare da subito il problema dell'equità sociale che divide i ricchi dai poveri, i salariati o peggio ancora i disoccupati dai liberi professionisti, gli evasori ed i corrotti dagli onesti cittadini, i giovani dai vecchi, insomma tutte quelle questioni che rischiano di dividere e far saltare il paese .
L'impressione che se ne coglie è che la parabola del Cavaliere sia giunta alla fine , visto che in poche parole la crisi gli chiede di sconfessare se stesso e tutta la sua politica, oltre che di inimicarsi gran parte del suo bacino elettorale.
L'impressione che se ne coglie è di un Cavaliere messo alle corde dalla crisi e dagli scandali , incapace di reggere alla mutata situazione ed agli eventi, mentre la sua poplarità è in rapido declino, le difficoltà in aumento , e gli italiani, come si sa, volubili ed incostanti, sopratutto se costretti a nuovi sacrifici, quando la loro inconscia speranza era che il Cavliere fosse in grado di renderli tutti ricchi o quantomeno benestanti.
Chi ha ancora gli occhi per vedere e la testa per ragionare si prepari a quel Governo di larghe intese, che il crollo di questo regime renderà necessario, questo prima che sia troppo tardi e che la situazione sfugga di mano a tutti.
L' Italia non è certo la Grecia ma con questa divide molte cose, un alto debito pubblico, una corruzione dilagante ad ogni livello, alti costi della politica ed un'enorme evasione fiscale.

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