martedì 13 aprile 2010

Le motivazioni della condanna a Google , scontate banalità o vero e proprio attacco a internet ed alla sua libertà.

Finalmente sono state rese pubbliche le motivazioni della condanna per i  tre dirigenti di Google emesse dal tribunale di Milano . Sotto inchiesta vi era un filmato , pubblicato in internet, che riprendeva un minore disabile insultato in una classe.
  "“Non esiste la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente è vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del web – ha scritto il giudice  – Esistono invece leggi che codificano comportamenti che creano degli obblighi che, ove non rispettati, conducono al riconoscimento di una penale responsabilità”.
Affermazioni doverose direbbe qualcuno mentre qualcun altro le giudicherebbe banali proprio perchè scontatissime e condividise da tutti laddove si parla di leggi e di penale responsabilità. L'errore sta solo nel fatto di voler  ascrivere queste a Google anzichè ai responsabili degli atti e delle riprese.
E' come dire in pratica che la Ferrrari, per aver costruito macchine che viaggiano troppo veloci, è colpevole nel caso di incidenti.
Per questo non è ammissibile una condanna ai tre dirigenti di Google per non aver impedito la pubblicazione del filmato, non sono loro le colpe.
In questo caso davvero sarebbero fondate le preoccupazioni dell'amministrazione americana che per bocca del suo ambasciatore ha ribadito il principio che la libertà di internet è vitale per le democrazie".
Pare però che al di la del giro di parole , dell'affermazione di principi banali  scontati per ogni internauta, i tre dirigenti siano stati condannati semplicemente per “una insufficiente e colpevole comunicazione degli obblighi di legge riguardo l’informativa sulla privacy”.
Il giudice insomma emetterebbe la sua condanna contro Google solo per il fatto che l’informativa sulla privacy  nel sito "ha uno spazio irrilevante, in cui si può accettare i termini ben prima di aver letto l’intero documento".
Se così è , si tratta di una banalità, di una formalità, che non mette in discussione nulla, non i principi su cui si regge internet e neppure la libertà di questa. Si è fatto in pratica tanto casino per niente.
Resta il fatto però che non si capiscono le tante precisazioni della sentenza e neppure l'affermazione di tanti scontati principi, restano dubbiosi i "modi" ed i "tempi".
E' proprio per questo che personalmente nutro forti perplessità sul fatto che si sia trattato in questo caso di un'infomazione difettosa , di un problema mal posto, di idee preconcette da entrambe le parti , o semplicemente che si voglia cominciare proprio da qui, dalle fondamenta del sistema di internet , dal sua pagina di accesso vera e propria, una nuova battaglia , che rischia davvero di essere pericolosa se non sconta il principio fondamentale che , come dice Obama, "la libertà di internet è vitale per le democrazie".
Resta qundi da capire se siamo alla fine del processo , anche mediatico, o se siamo semplicemente all'inizio.

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