lunedì 12 aprile 2010

Il Cavaliere, è utile ripeterselo, non sopporta semplicemente la democrazia.

Era pura e semplice illusione  quella che sorreggeva i molti commentatori politici che da alcuni giorni inneggiavano alla tregua tra il Presidente della Repubblica e Berlusconi.
Chi lo pensava dimostrava solamente una profonda ingenuità o la scarsa conoscenza della mentalità e dei modi del nostro Premier.
Serviva solo in pratica un'occassione, ed eccola lì la dimostrazione che a volte per Berlusconi la parola è scollegata dal pensiero, colpa di alcuni neuroni mancanti dice qualcuno.
A volte l'età avanzata gioca di questi scherzi.
Era Parma la città designata per dar fuoco alle polveri, e l'occasione una riunione con una nutrita platea di imprendidotori .
Quale migliore possibilità che il sentirsi a casa propria per chi non aspettava altro.
Dopo le solite quattro puerili e demenziali sciocchezze sul Governo del fare, sul  Partito dell’Amore e sulle odiatissime tasse ( quasi le odiassero solo lui e gli imprenditori e come se, in così nutrito numero, non fossero proprio loro ad evaderle), che in futuro , e sempre e solo in futuro , lui provvederà a  ridurre , il Cavaliere ha sferrato il suo attacco.
Seguiamone pari pari i virtuosismi concettuali , visto che le televisioni private e di stato hanno preferito sorvolare.
Per prima cosa il Presidente del Consiglio ha confermato di essersi stancato di molte cose.
"Il governo italiano - ha detto- non è in grado di governare nel quadro del sistema vigente. Non può paragonarsi a nessun altro governo europeo da questo punto di vista. L'esecutivo non ha alcun potere; i disegni di legge vanno in esame alle Commissioni della Camera, poi in aula, poi al Senato".
E in tutti questi passaggi sostiene,  i deputati ne vogliono, oltre che naturalmente discuterne, provvedere anche ad alcune modifiche. Assurdo secondo lui.
 "Finalmente - continua - una volta approvato dal Parlamento, quel testo, viene comunque rallentato dalle burocrazie nazionali e regionali. Senza dire, come antefatto, che il testo viene preliminarmente sottoposto al presidente della Repubblica e al suo staff che ne controlla addirittura gli aggettivi".
Come dire in pratica che il Premier è  stanco di un Parlamento che discute e cambia le leggi, è stanco del Presidente della Repubblica che , secondo il dettato Costituzionale deve esaminarle e firmarle se del caso, è stanco poi , come al solito, della Corte Costituzionale che ne vuole giudicare l’idoneità.
In pratica, se ci si pensa con quel pizzico di attenzione necessaria , il Cavaliere è stanco semplicemente della  democrazia e delle sue regole.
Le parole del Cavaliere non meritano pensosi commenti, si giudicano da sè, ma guai a sottovalutarle visto che lasciano intravedere una pericolosa strada, il bordo di quel precipizio a cui ci vuole portare.
Due soli interessanti commenti tra il tanto qualunquismo , il primo viene da Eugenio Scalfari che, dalle pagine di Repubblica, parla di un Berlusconi che vuole “dare una spallata definitiva alla Costituzione repubblicana sostituendola con un regime autoritario,  con “un Parlamento di "cloni" plebiscitati, con un potere giudiziario frantumato e subordinato all'esecutivo".
L'altro giudizio pare venire dallo stesso Presidente della Repubblica Napolitano che, ad un Letta che si dichiarava dispiaciuto per le affermazioni del Premier , si dice abbia risposto che “Le sue scuse personali non risolvono la questione. Se non si trattasse del presidente del Consiglio ma di una qualunque altra persona dovrei dire che siamo in presenza di un bugiardo che dice una cosa al mattino e fa l'opposto la sera oppure d'una persona dissociata e afflitta da disturbi schizoidi”.
Tagliente il giudizio ma pare abbia colto davvero nel segno.
La tregua tra i due come si vede è già finita ancora prima di iniziare , ma nessuno pensi si tratti solo e semplicemente di uno scontro personale , in gioco c'è altro , e di ben più importante.
A me pare davvero sensato concludere , con un lucidissimo Scalfaro, che penso di sapere e di prevedere che la battaglia tra i due è appena niziata ma che sarà durissima e senza esclusione di colpi.
Non sarà una battaglia  personale, ma per la democrazia italiana.

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