lunedì 25 gennaio 2010

Il sindaco di Bologna si dimette dopo il "Cinzia-gate".

Flavio Del Bono abbandona la carica di sindaco di Bologna.
E' l'inevitabile conclusione di una piccante vicenda finita sotto il nome di Cinzia-gate
Il caso era scoppiato in piena campagna elettorale quando il candidato del Pdl, Alfredo Cazzola , durante una trasmissione radiofonica aveva porto a  "Flavio Delbono  i saluti della signora Cinzia, sua ex fidanzata, che molto ha da dire sulla sua moralità".
Da quelle affermazioni  ha avuti inizio una storia quasi infinita, fatta di piccole vendette e ricatti.
Di storia in storia si delineano accuse e querele che diventano sempre più chiare e circostanziate e parlano di viaggi istituzionali fatti da del Bono e dalla ex segretaria per i quali ancora non si è capito chi pagava.
Ci sono ad esempio due viaggi, in Messico e a Santo Domingo, per i quali "sarebbe stato chiesto un rimborso, pur essendo  Delbono e la sua ex compagna in villaggi turistici". L'ex sindaco si difende ammettendo si il rimborso per poche centinaia di euro, ma dichiarandolo un semplice errore materiale.
Ma c'è di più , si scopre poi una storia estremamente complicata del bancomat che Cinzia Cracchi "aveva nelle sue disponibilità"  e che le era stato fornito da Mirko Divani, imprenditore amico del sindaco.
Spese "pasticciate" le definisce l'ex sindaco.
Ma , al di là della colpevolezza o meno di Del Bono, le giustificazioni non reggono per tanti motivi.
Per prima cosa è quantomeno imprudente parlare e riconoscere "addebiti modesti"; per un sindaco non possono sono ammessi , qualunque sia la cifra degli addebiti contestata..
L'onestà è una virtù che richiede specchiati ed ineccepibili comportamenti, indipendentemente dal fatto che ci possano essere "pasticci da centinaia di migliaia di euro o semplicemente di pochi spiccioli".
 Ma il fatto preponderante è che Del Bono è sindaco proprio di quella città che da sempre è il simbolo della buona amministrazione della sinistra, proprio per questo non ci possono essere dubbi.
Qui , in questa città , che è considerata la capitale dell´alternativa, la sinistra deve "garantire il massimo di limpidezza e trasparenza, in caso contrario la diversità tanto rivendicata rischia di restare una parola vuota" titola la Repubblica.
E per questo che Del Bono se ne deve andare e rassegnare le sue dimissioni indipendentemente dai risvolti penali del caso.
Se infatti poi alla fine si dovesse comunque scoprire che tutto è posto, quanto sta emergendo da queste indagini delinea un quadretto non particolarmente edificante, un intreccio di fatti pubblici e privati non indifferente.
Bologna ed il Pd non possono tollerarlo, e la sinistra ha il diritto di pretendere di più e di meglio.

2 commenti:

BC. Bruno Carioli ha detto...

Di tutta questa vicenda la cosa più dolorosa sono alcune affermazioni di Delbono troppo simili a quelle di Berlusconi.
C'è poca chiarezza.
Quel che vedo è l’assenza di regole certe in un partito che non ha una politica certa.

ivan ha detto...

concordo con te.