lunedì 11 gennaio 2010

Disoccupazione , reddito delle famiglie e quota di profitto delle imprese a picco in un anno.

Sarà anche vero , come dice qualcuno, che la crisi è finita ma i suoi effetti perversi si stanno facendo sentire sul tessuto sociale e non accennano a diminuire.
Bastano per questo solo alcuni dati, dietro questi si nascondono storie di nuove e vecchie povertà, nuove e vecchie miserie.
La disoccupazione in Italia ha raggiunto oramai livelli record impensabili , e migliaia sono ancora i posti di lavoro a rischio.
A novembre il tasso disoccupazione registrato nel paese era salito all'8,3%, dato massimo dal 2004.
Un dato disarmante ed inquietante evidenzia poi la triste realtà giovanile , qui il tasso di disoccupazione è al 26,5%, più di un giovane su quattro non riesce a trovare lavoro in Italia.
Ora l'Istat fornisce nuovi indicatori anche per chi non ha perso il suo posto di lavoro.
"Nel periodo tra ottobre 2008 e settembre 2009 il potere d'acquisto delle famiglie (ovvero il reddito disponibile in termine reali) è diminuito dell'1,6% rispetto al periodo tra ottobre 2007 e settembre 2008".
Se le famiglie piangono le imprese non riescono a gioire , anche loro soffrono pesantemente la crisi, "la loro quota di profitto, nel periodo che va da ottobre 2008 a settembre 2009, è calata di 2 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente".
Il reddito disponibile (in valori correnti) è invece diminuito dello 0,4% congiunturale e dell'1% su anno, la spesa per consumi ancora di più: dell'1,5% tendenziale e dello 0,6% congiunturale."
Sarà anche vero che non serve a nulla essere "catastrofisti" e che alla fine può essere sicuramente utile manifestare   fiducia nel futuro, ma con altrettanta sincerità bisogna riconoscere che è certamente più dannoso ed irresponsabile ignorare i dati e pensare che nulla è successo e cambiato.
Basterebbe guardarsi solo un po' attorno per accorgersi che le condizioni di vita sono cambiate in peggio, non solo nel nostro paese, ma nell'intero pianeta.

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