mercoledì 27 gennaio 2010

D'Alema....."ad avercene come lui".

Sarà colpa del destino o della "male sorte", degli astri o degli "ascendenti" , fatture del Cavaliere o semplicemente di una sfiga infinita, ma per questo Pd non c'è proprio pace in questo perido.
Dapprima si era perso l'Abruzzo con Del Turco , e tra l'altro pare si sia trattato di un errore madornale in cui gli unici colpevoli sembrano essere gli accusatori.
Poi si sono persi il Lazio con lo scandalo di Marrazzo, un bel miscuglio di sesso e droga, come sembra essere di moda nei palazzi della politica.
Infine arriva, pesante come una mazzata , il caso di Bologna e le dimissioni di Del Bono.
Leccarsi le ferite sembra impossibile , una fatica di Sisifo, quando il partito è tutto una piaga.
La pazienza di Bersani è a dura prova, e anche la sua autorità ed il suo carisma.
Mentre infatti nel Lazio il nuovo segretario si è trovato di colpo costretto , senza quasi accorgersene, a sostenere Emma Bonino come candidato del Pd , dall'altra parte dello stivale è arrivata bruciante la sconfitta di Boccia e la vittoria quasi "bulgara" di Vendola in Puglia.
Ben inteso , sia Vendola che la Bonino sono candidati eccellenti per la sinistra italiana , ma non si capisce per quale strano motivo vengano vissuti ancora come un qualche cosa di marginale, di estraneo o semplicemente di esterno , e si preferisca , alla fine , accogliere nel Pd personaggi come Rutelli o la Binetti, distanti anni luce.
Si tratta forse di una crisi di identità o di uno smarrimento collettivo, ma le strategie pensate dal Leader Massimo proprio non sembrano attecchire o funzionare.
Potrebbe essere che oramai gli uomini di sinistra siano stanchi dei giochi di potere e delle alleanze sempre più annaccuate, che snaturano l'identità del partito.
A volte serve la chiarezza , magari quella dei principi o delle posizioni.
A volte è importante solo essere se stessi, senza vendersi o svendere le idee ed i principi.
Forse al Pd serve davvero una nuova classe dirigente, tanto per cambiare o almeno per provarci, perchè le vecchie strategie non funzionano più.
Al massimo sono servite a perdere se stesso in una lotta interna infinita, dapprima contro Prodi, poi con Veltroni ora si rischia se si continua così  di perdere il partito e l'intera sinistra.
Quanto successo in Lazio , ma sopratutto in Puglia, è inutile nasconderlo, è una sconfitta pesante che non può essere sottovalutata o taciuta, è peggiore dello scandalo di Bologna, è una sconfessione totale e politica, non è un incidente di percorso.
Qualcuno si è imbarcato in queste splendide strategie, qualcuno dovrà trarne le conclusioni, ammesso si sia capito cosa è successo.
Certo ,finche Bersani continua a difendere D'Alema per essersi speso nelle primarie contro Vendola, ed a dire che D'Alema è "un combattente, e che bisognerebbe avercene come lui", forse non si è davvero capito cosa sia successo e quale sia il segnale.
E non è questo la cosa peggiore, è proprio il fatto che non si capito davvero dove si deve "andare", quale strada seguire per conquistarsi , non il centro , ma semplicemente i propri elettori.


     

1 commento:

Anonimo ha detto...

mi succede che quando li devo nominare parto con sinistroli che non va bene poi sinistri,suona male,allora sinistronzi ma è offensivo ed allora comunisti,anacronistico.mi trovo in crisi come bersani