lunedì 11 gennaio 2010

Berlusconi non vuole più sentir parlare di "leggi ad personam".

Sulle prime sembrava interessantissima la notizia appena battuta dalle agenzie, finalemente il Cavaliere, forse merito del forzato riposo , si era deciso a fare autocritica ed a gettare la spugna sul tema della giustizia.
Questa volta sembravano davvero serviti a qualche cosa i richiami dei giudici, della Consulta, del Capo dello Stato, dell'opposizione oltre che naturalmente anche i risultati dei numerosi sondaggi tra i cittadini.
Dopo una prima verifica la notizia si dimostrava vera, finalmente Berlusconi non vuole più sentire nemmeno parlare di "leggi ad personam".
E' questa infatti la sua indignata risposta a Bersani che gli chiede di non fare più leggi ad personam in materia di giustizia : "Non voglio più parlare di queste cose, mi indigno soltanto quando sento queste cose, e io non voglio indignarmi".
Viene istintivo pensae che forse in materia è servita l'indignazione del paese.
Purtroppo non illudiamoci, ancora una volta il Cavaliere sta usando le parole e smentisce se stesso poi nei fatti, prendendosi gioco della nostra ragione e delle nostre ragioni.
Dopo il grande effetto ottenuto nel paese con la trovata del partito dell'amore, Berlusconi si è accorto del grande potere delle parole.
Proprio così, ora le leggi , anche se non cambieranno di una virgola, anche se saranno sempre le stesse e cioè volute e votate per togliere il Presidente del Consiglio dagli impicci ed evitargli così qualche processo non si dovranno più chiamare "leggi ad personam" ma "ad libertatem".
L'opposizione ed il paese sono avvisati, neanche il gusto di dire pane al pane e vino al vino ci vuole lasciare questa volta il cavaliere.
Naturalmente non illudetevi , la libertà di cui lui parla è sempre la stessa e cioè la sua , su questo non si possono avere dubbi ; anche cambiando il termine od il vocabolo , il risultato dovrà essere sempre lo stesso.

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