
Che cosa vuole dire nel mondo moderno affermare , come ha fatto Berlusconi, che non si vuole un'Italia multietnica ?
Vuol dire credere che il pensiero , la cultura , le tradizioni italiane debbano chiudersi in se stesse, senza aperture, senza slanci , senza alcuna visione del mondo o della storia , senza coscienza del nuovo e del futuro che avanza ?
O vuol dire, forse, pretendere di opporsi con ogni mezzo agli immigrati, non solo illegali ma anche a quanti legalmente si trovano nel nostro paese ?
Le affermazioni del Premier sono state chiare, si inseriscono in un preciso programma , non solo politico , ma culturale , ideologico e sociale che dà per scontato l'impossibiltà al riconoscimento , sul nostro territorio delle diverse etnie e delle diverse culture.
Al di là delle facili e spesso scontate polemiche che distinguono gli oppositori dal Premier o la destra dalla sinistra, resta da chiedersi se ancora sia possibile avere un'immagine così banale del nostro paese e del suo futuro.
Il mondo che Berlusconi pensa, prefigura o vuole non esiste più da tempo, forse è un ricordo della sua giovinezza, di mezzo secolo fa.
Un mondo simile non può che essere confinato solo nei suoi pensieri, nei suoi sogni, contrapponendosi così ai suoi peggiori incubi , o a quelli dei suoi amici della Lega.
Pare impossibile far finta di non sapere che in Italia vivono oramai, legalmente, 4 milioni di lavoratori stranieri, più circa un milione e mezzo di extracomunitari illegali.
Sono naturalmente distribuiti tra varie etnie , i più numerosi sono i romeni , gli ucraini ,i bulgari, i nord africani , e poi molti cinesi.
Milioni di extracomunitari oramai lavorano in Italia e oltre che essersi integrati perfettamente sono indispensabili alle nostre aziende, ai nostri servizi commerciali ed alla nostra società.
Ogni giorno questi cittadini creano ed iscrivono alle Camere di Commercio delle varie città centinaia di nuove società e di attività, accompagnano ed assistono gli ammalati e gli anziani, lavorano nelle nostre aziende o coltivano i nostri campi.
Pensare che il paese possa rinunciare a questa ricchezza è sbagliato oltre che stupido, pensare che si possa ostacolare la loro permeanenza in Italia o addirittura ricacciarli in mare e spedirli al loro paese, inseguendo un'idea di purezza della razza o della società, non è solo stupido o dannoso, è anche razzista e pericoloso.
Va subito però sgomberato il campo da un fraintendimento su cui il Cavaliere sta giocando "marciandoci".
Chi si dimostra favorevole all'integarazione sociale o a una società multietnica non per questo non fa suo il principio della sicurezza e della legalità.
Non è possibile evidentemente accettare tutto e tutti , non si può accogliere ed ospitare all'infinito; non lo vuole nessuno, anche se il Cavaliere fa credere a tutti che ancora esiste una sinistra che lo persegue.
Parole come legalità e sicurezza non sono nè di destra nè di sinistra, sono solo concetti oramai patrimonio di tutti , come tali vanno riconosciuti, perseguiti e ricercati come primarie necessità dell convivenza civile.
Tutti oramai , con poche eccezioni, concordano sul fatto che quanti entrano illegalmente in Italia , se non hanno motivo o diritti per restarci, vanno rispediti , appena possibile, al loro paese.
Ma detto questo , con buona pace di tutti, anche delle tante fobie degli italiani che Berlusconi cavalca così platealmente, tutto il resto va combattuto.
Proviamo a pensare che cosa volesse dire Berlusconi con le sue affermazioni.
Forse che i romeni ed i nordafricani non saranno accettati nella nostra società ? Non avranno diritto di cittadinanza nel nostro paese ?
Il provincialismo e l'arretratezza dell'Italia è cosa nota, ma basterebbe forse alzare un poco la testa ed a volte anche il pensiero per poter vedere , oltre oceano, come vive e , pur nella crisi , prospera, cresce e si mantiene "grande", proprio quell'america multietnica che tanti razzisti d'oltre oceano chiedevano di mantenere "pura", etnicamente e socialmente.
Ora, a conclusione di uno scontro sociale durato più di un secolo, l'integrazione sociale li ha portati ad eleggere il loro primo Presidente nero.
Se poi lo sguado non potesse arrivare così lontano, basterebbe fermarsi in europa ad osservare quanto è avvenuto in Inghilterra ed in Francia , nazioni multietniche per cultura, non solo per vocazione storica.
In Inghilterra, proprio ieri, il ministro degli Esteri David Miliband, non ha avuto esitazione a chiedere il voto per il Labour ai "milioni di stranieri residenti nella multietnica Gran Bretagna contro la minaccia fascista rappresentata dal British National Party".
Miliband ha definito proprio "fascisti" quanti ancora, da destra, giocano "sui sentimenti antistranieri" con l'intenzione di guadagnarsi solo un qualche seggio in più a Strasburgo.
E' utile che anche noi cominciamo a chiamarli proprio con il loro "nome", anche le parole identificano le idee, valgono spesso a rimarcare, definire, sottolineare differenze.
Il punto vero però diceva qualcuno "non è una battaglia sulle parole multietnici sì, multietnici no, è come governare questo processo.
Con le vetture differenziate per soli milanesi nel metrò? Con i proclami che non arrestano la pressione biblica che dal cuore dell’Africa si riversa sulle sponde del Mediterraneo? Tutti sappiamo quanto sia difficile la convivenza, quanto sia giustificabile nei quartieri popolari il senso di ingiustizia che si prova si fronte all’impunità delle bande «etniche» che rivaleggiano con quelle italiane per la conquista dei territori dove lo Stato arretra".
Questo non succede solo in Italia e non solo con gli extracomunitari.
Nel nostro paese, al riguardo, abbiamo zone di mafia e di camorra , zone d'ombra pesantissime, intere città e territori, sottratti allo stato, e mai veramente conquistate alla legalità.
Bisogna però sapere che dovremo fare i conti con la realtà ed attrezzarci a gestire una società multietnica, non a giocare con le parole ed i sentimenti, per banali ragioni elettorali o per guadagnarsi un punto in più di popolarità.
La strada ancora una volta dovrà obbligatoriomente essere quella dell'incontro , tra razze diverse, tra culture, pensieri , idee , religioni e tradizioni diverse.
Tutto questo andrà fatto, se solo si vorrà evitare di cadere nel tranello di quanti ancora , incoscienti, razzisti, stupidi, illusi, falsi profeti o cassandre , illudono il mondo ed il paese, con la convinzione che ancora sia possibile difendere così il loro sempre più piccolo "spazio", la loro sciocca identità.
Dovrà essere chiaro a tutti, anche al nostro Premier, che in anni di globalizzazione , mancando l'incontro, non potrà esserci altra strada che quella dello scontro, con tutte le sue conseguenze.
Ma in questo caso la battaglia sarà semplicemente persa, per noi tutti.