
Si conclude con una severa condanna il processo in Svezia ai quattro responsabili di The Pirate Bay, uno dei maggiori siti di scambio di file via Internet al mondo.
I giudici
hanno condannato i quattro ragazzi a un anno di prigione per complicità nella violazione dei diritti d’autore.
La denuncia iniziale era partita da diversi giganti dei media, tra cui spiccano Warner Bros, Mgm Pictures, Colombia Pictures Industries, 20th Century Fox, Sony Bmg, Universal e la Emi.
Il sito internet era stato poi chiuso e sequestrato dalla polizia Svedese nel maggio del 2006
.
Naturalmente, a questa prima sentenza, seguirà un processo di appello , ma il processo travalica già i confini del paese e diventa un fatto epocale per chi vive di internet.
Tutto il mondo ha gli occhi puntati sulla Svezia, del fatto si interesseranno migliaia di blog, famosi e sconosciuti , s ne parla su youtube, su twitter, su facebook.
Il messenger impazzira nella rete, per seguire gli esterefatti e sorpresi commenti.
La guerra comunque è già scoppiata ed è una lotta titanica, tra Davide e Golia, tra i giganti dei media e quattro sconosciuti, tra la libertà e la costrizione.
Non si tratta qui di stabilire se "The Pirate Bay" favorisse o meno la pirateria, non c'era bisogno in questo caso di alcun processo, lo sapevano milioni di persone al mondo.
Qui si tratta di stabilire, una volta per tutte, se favorire la condivisione di file multimediali non autorizzati sia un reato o meno.
Se lo è siamo tutti colpevoli.
Alzi la mano chi non ha mai scaricato da internet un film , una canzone o un programma ?
Se questo è un reato, milioni di persone al mondo delinquono ogni giorno senza per questo sentirsi criminali.
La consistenza del fenomeno non ha mai impedito, alle società produttrici o agli autori , di arricchirsi e di avere comunque ingenti proventi; anzi ,spesso la diffusione illegale ha favorito la conoscenza e la commercializzazione di molti prodotti.
Qui non si tratta di proteggere sotto varie forme la ricchezza a cui qualcuno crede di aver diritto per aver prodotto o commercializzato un opera, qui si tratta del destino e del futuro di internet, della sua diffusione, della conoscenza e del sapere mondiale.
Senza la condivisione avremmo senz'altro un mondo meno ricco di conoscenze senza per questo arricchiere di un centesimo le grandi aziende produttrici o distributrici.
Se davvero si crede che condannando quattro persone e chiudendo in sito si possa fermare il fenomeno della condivisione e dello sharing vuol dire che non si è capito molto della globalizzazione e di internet.
Chiusa "The Pirate Bay"nasceranno (e sono già nati) milioni di altri siti "illlegali".
Bastano pochi spicioli in più nelle tasche di chi è già milionario per fermare il progresso ? ne vale veramente la pena ? Io non lo credo.
La rete è nata e si è sviluppata proprio per far circolare e rendere universali , pensieri, conoscenze e contenuti.
Nessuno riuscirà a fermare "la Rete" , la potranno solo ostacolare , ma non proibire.
Allora tanto vale dichiarare da subito che il processo svedese , il processo alla condivisione e a internet è già perso in partenza per le case produttrici e distributrici, per tutti quei governi, compreso il nostro, che pensano di porre rimedio al fenomeno con leggi restrittive e punitive.
Ha colto nel segno chi rammenta che non è condannando, qua e la dei ragazzi o colpendo nel mucchio che si risolverà il problema.
"La Rete - si dice - è fatta apposta per far circolare liberamente contenuti e al giorno d'oggi, non esiste niente di più semplice, naturale, economico, efficiente e socialmente condiviso della condivisione di file multimediali sulle reti P2P".
Questo cambiamento è epocale, diffusissimo, universale , economicamte vantaggioso e giovanile. Il sapere di molti giovani, la loro cultura , i loro svaghi viaggiano così, non sarebbero altrimenti sostenibili diversamente, chiedetelo a un qualsiasi ragazzo nato negli anni Ottanta o Novanta, chiedetelo a ogni fruitore di internet.
E' questa la rivoluzione moderna , per tanti versi è per l'uomo moderno quello che è stata la scoperta del fuoco o della ruota per gli antichi, è la rivoluzione, è il progressso, è la storia che avanza.
Chi pensa di contrastarla o di ostacolarla senza capire che non è questa la strada, non vive nel suo tempo , appartiene al passato e lo giudica immodificabile.
Ancora non ci sono proposte che sappiano conciliare i diversi interessi in campo ma è già chiaro he se qualche cosa si deve cambiare lo si dovrà circoscivere al diritto d'autore.
Il mondo guarda sempre avanti, non indietro , nessuno potrà fermare il progresso, nessuno riuscirà a fermare la storia, per quante risorse vi possa impegnare, per quanto tempo vi possa dedicare.
Ogni rivoluzione lascia sul campo i suoi morti, forse sarà destino debba morire il diritto d'autore così come è stato pensato, ma ogni rivoluzione guarda sempre avanti, prepara il futuro , non si richiude mai a riccio in difesa del passato.