giovedì 17 dicembre 2009

Copenaghen : Gelate le speranze di impedire il surriscaldamento del pianeta.

A Copenaghen , mentre si doveva trovare rimedio al surriscaldamento del pianeta, la Cina  ha di colpo gelato , non solo i 190 rappresentanti  alla Conferenza sul clima, ma anche qualsiasi speranza di accordo.
Questo avviene proprio nel momento in cui decine di Capi di Stato stanno per arrivare nella capitale Danese.
Nessuno alla vigilia poteva davvero pensare che tanti "potenti" fossero condannati, dagli eventi , ad incontrarsi per stringersi semplicemente la mano, per una foto ricordo , o per rilasciare  una "dichiarazione politica di qualche tipo" come chiede il governo cinese, riconoscendo così implicitamente il fallimento della Conferenza.
Le poche speranze rimaste si concentrano ora sul presidente Obama, che in più occasioni aveva invocato  dal vertice “un accordo operativo” sostanziale, e quindi una vera intesa politica , che avrebbe dovuto portare ad un accordo formale nel 2010.
A meno di sorprese delle ultime ore questo vertice si concluderà invece con un accordo di facciata che non servirà a nulla, se non a rendere ancora più precaria la "salute" del nostro Pianeta.
I dottori, chiamati al capezzale della Terra ammalata, hanno sì riconosciuto la malattia, ma non trovando un accordo su come pagare i medicinali hanno semplicemente deciso di prolungare l'agonia del paziente; poco importa se così si rischia di raggiungere il punto di non ritornop o quello in cui la cura nonotrà più dare alcun risultato.
Sono così accontentati quanti pensavano che l'evidenza dei dati scientifici servisse a scuotere le coscienze ed a raffreddare gli egoismi dei vecchi , come dei nuovi inquinatori.
Come spesso accade , sopratutto nei momenti di crisi , nessuno è disposto ora a fare i sacrifici necessari, neanche di fronte allo sciogliersi dei poli e dei ghiacciai, neanche di fronte al costante avanzare del deserti.
Tutto questo non sembra bastare a correggere la miopia dei potenti e dei singoli stati, e far si che si trovi alla fine , nell'interesse comune, un accordo per la riduzione delle emissioni e dell'inquinamento
Si litiga su tutto a Copenaghen , anche con gli ambientalisti che fuori urlano la loro rabbia e incendiano la città, rendendo così l'aria ancora più calda ed irrespirabile anche per colpa degli incendi e dei gas lacrimogeni.
I paesi emergenti accusano quelli ricchi di aver inquinato per anni il mondo e di voler ora, con la scusa dell'inquinamento, frenare il loro sviluppo.
I  paesi ricchi al contrario accusano i paesi emergenti , ed in primis la Cina, L'India ed il Brasile di essere oramai i principali inquinatori del pianeta.
Quelli poveri, senza colpa e senza speranza alcuna , temono gli uni e gli altri e poco gli importa di avere un pianeta "pulito" se per questo devono morire di fame e di stenti.
Come si vede trovare tra questi divisioni un accordo sembra più un miracolo che una speranza.
Eppure non è più il momento delle divisioni e delle rivalse, poco importa chi alla fine si sacrificherà di più se poi tutti, indistintamente , dovremo perdere la nostra "casa", il pianeta che appartiene a tutti, alle attuali come alle future generazioni , le quali avanzano gli stessi nostri diritti.
Per questo si confida ora in tutto, nell'accordo in extremis, nell'arrivo risolutore di Obama ; si è persino disposti a credere nei miracoli.
In tutto si spera, purchè alla fine prevalga il buon senso e la ragione, si abbia il coraggio di rinunciare agli stupidi egoismi, alle ottuse miopie che impediscono di vedere oltre il proprio naso, oltre il proprio orizzonte: C'è bisogno di essere lungimiranti, di guardare assieme un po' più lontano, al nostro futuro ed a quello del nostro pianeta.
Non ci sono altre scelte possibili, non c'è più tempo, se davvero si vuole evitare il disastro ecologico ed economico che si fa sempre più vicino
Questo disastro è  sempre più fedele compagno delle nostre indecisioni, delle nostre inadempienze, dei nostri ritardi, delle nostre parole al vento, come delle nostre inutili Conferenze.
Per questo è giunto il momento di agire, e di avere dei risultati.