venerdì 6 novembre 2009

Quel crocefisso che rischia di dividere.

Berlusconi , non lo vuole proprio staccare il crocefisso dalle aule e prontamente quindi dichiara che  il crocefisso rimane dove è e  che "La decisione presa dalla Corte Strasburgo "non è vincolante" per gli Stati membri":
In ogni caso , proprio per tranquillizzare i numerosi cattolici e la chiesa, il Premier precisa che, anche se il Consiglio dei Ministri ha già deciso l'immediato ricorso alla sentenza della Corte Europea, comunque vadano le cose nessuno obbligherà gli italiani a rinunciare alla loro "croce".
Resta da chiedersi allora quale sia il motivo per cui si è deciso il ricorso se poi alla fine si stabilisce che non ce ne può fregare di meno.
Tra l'altro a tanti sarebbe sembrato strano se , indipendentemente dal motivo del contendere, a Berlusconi fosse andato a genio una sentenza qualsiasi di un tribunale qualsiasi
Pare che per lui  il principio che la Corte Europea "non è rispettosa della realtà" , nè delle tradizioni
Tradizioni che tra l'altro non provengono da molto lontano , visto come la croce sia stata introdotte nelle scuole proprio nel ventennio fascista.
D'altronde siamo in Italia e non abbiamo su queste cose il dono dell'originalità nè della correttezza e doveva per forza di cose arrivare un tribunale d' oltralpe per ricordarci persino l'evidenza delle cose.
Per prima cosa la Corte Europea ci ricorda che il crocefisso identifica solo  una religione tra tante e che la sua esposizione obbligatoria in un luogo pubblico rischia di non essere gradita a chi coltiva una diversa fede, o semplicemente è ateo.
Poi è proprio il principio della libertà religiosa di ognuno che impedisce di propagandare questa o quella fede da parte dello stato , che al contrario dovrebbe osservare il sacrosanto principio della laicità.
Va anche ricordato a quanti ora si scagliano contro la sentenza europea che non esiste alcuna legge dello stato italiano che imponga il crocifisso nelle scuole o in qualsiasi luogo pubblico.
Non è previsto nei tribunali e nemmeno negli ospedali, come non lo è negli uffici pubblici.
Ma allora quali sono le tradizioni a cui si riferisce Berlusconi ? sono quelle contenute in alcuni regolamenti e circolari risalenti agli Anni Venti, quando l’Italia era governata da un dittatore di destra e gli italiani venivano obbligati a vestire la camicia nera ed a esporre proprio quella croce nelle aule scolastiche.
Il regime fascista se ne è andato, spazzato dalla "resistenza" e dalla storia, lasciando dietro di se qualche nostalgico e qualche "consuetudine" spacciata ora per "tradizione".
Chi ricorda più in fondo il tradizionale scontro tra Stato e Chiesa che ha contraddistinto l'intera storia italiana anche del Risorgimento.
 Se queste però sono le tradizioni a cui si ispira il nostro Cavaliere vorremmo le tenesse solo per sè , e non pretendesse di obbligarci a condividerle ne ad approvarle, in fondo gli italiani hanno già deciso un bel po' di anni fa e non credo abbiano alcuna intenzione di tornare indietro, noi tra l'altro proprio per difendere tutte le religioni preferiamo la nostra laicità alla sua "confessionalità".