lunedì 2 novembre 2009

E adesso su Stefano Cucchi pretendiamo la verità.

Chi ha visto , anche solo in fotografia, il corpo di Stefano Cucchi non può non rimanere inorridito
Basta guardarlo per rendersi conto della triste realtà dei fatti, viso tumefatto , drammaticamente impressionante su quel corpo ischeletrito dalle vicissitudini di una vita quantomeno difficile, occhi gonfi in maniera abnorme , un occhio addirittura infossato , la mascella con evidenti fratture e tutta la dentatura rovinata.
Sono impressionanti le foto scattate al cadavere, potrebbero tristemente figurare in un Lager e al pari di quelle chiedono giustizia.
Quegli scatti invece provengono dall'Ospedale Pertini di Roma , dove il detenuto , 31enne, vi era giunto proveniente dal carcere di Regina Coeli.
Le fotografie , con ogni probabilità non sono state eseguite con l'intenzione di procedere ad alcuna successiva denuncia, ma tristemente, quasi fosse una routine, si scopre che sono solo scatti post autopsia, effettuati doverosamente dall'agenzia funebre e pubblicati poi, per espressa volontà della famiglia e con la speranza di ottenere almeno la verità sui fatti.
Il ragazzo , arrestato il 15 ottobre per droga in un parco romano, processato per direttissima il 16 ottobre a piazzale Clodio per spaccio, spedito a Regina Coeli per i suoi precedenti, è morto il 22 ottobre nel reparto destinato ai detenuti dell'Ospedale Pertini.
Sulla vicenda è già scivolato stupidamente il Governo con le dichiarazioni dei ministri La Russa ed Alfano , i quali hanno, istintivamente e poco accortamente, tentato di escludere e salvaguardare sia le Forze dell'Ordine che le Guardie Carcerarie.
La difesa d'ufficio, in sostituzione di una durissima inchiesta, è sembrata subito come una seconda e non meno grave offesa al dolore dei familiari oltre che all'intelligenza ed alla pietà degli italiani.
Come non sdegnarsi di fronte ai fatti, ai racconti, ad alcune evidenti responsabilità o reticenze.
Come è possibile non conoscere ancora la verità su questa triste vicenda, non degna di un paese civile.
In questi casi, in queste circostanze, non vi debbono essere giustificazioni.
Nemmeno quella di pensare che sì, d'accordo, si tratta di un triste caso , di una brutta storia, pietosa fin che si vuole, ma che in fondo questa è successa solo per sbaglio, per un errore , per il semplice fatto che qualcosa è andato storto o che il destino ci ha messo del suo.
No, non è possibile pensarla così , non è possibile darsi o dare alcuna giustificazione, è morto un uomo in maniera orribile, impressionate, circondato dal silenzio omertoso, incivile ed inumano ,di tanti . Un uomo che in fondo era affidato allo Stato.
A nulla sono servite le proteste dei familiari.
La verità e la pietà sono finite contro un muro di stupida ed ottusa burocrazia, di assurdi divieti, di “no, senza l’autorizzazione non si può”, che hanno dapprima impedito ai familiari di portare aiuto e conforto e forse la salvezza al loro caro, ma che ora , stanno ancora proteggendo, quelli che sono gli esecutori "materiali" della morte di Stefano Cucchi, un uomo arrestato in buona salute dai carabinieri il 15 ottobre e restituito cadavere."
E' triste dover riconoscere come la morte di Stefano possa essere la lampante ed evidente rappresentazione di un paese in cui ancora, così barbaramente, possano essere negati anche i più elementari diritti umani.
Non servirà sicuramente a consolarci nè a ridare vita a chi è già morto, ma ora non è possibile non pretendere la verità.
Non la dobbiamo solo ai familiari di Stefano ed al loro coraggio di denuncia, ma la dobbiamo proprio pretendere per noi tutti , onde evitare che ancora possano accadere fatti simili, senza che qualcuno protesti, senza che qualcuno veda, senza che qualcuno inorridisca e denunci.
E' questo in fondo che costituisce il fondamento e la forza prima di un paese civile.