lunedì 30 novembre 2009

Lettera aperta: " Caro papa".

 Ogni lettera del padre merita alla fine una risposta da parte del figlio.  
Pubblico volentieri una possibile lettera di risposta del figlio , se non a tutti , a tanti padri di questo paese.

una possibile lettera di risposta del figlio di Celli immaginata da Piero Sorrentino

Caro papà,
grazie dei complimenti per la carriera universitaria che mi fai dalle pagine di uno dei principali quotidiani di questo Paese. È una fortuna non da poco. Non tutti i figli hanno il privilegio di leggerli, e non tutti i padri di scriverli. Per esempio il papà del mio compagno di corso Cesare, un metalmeccanico di Latina con tre figli e una moglie casalinga, ha acquistato nelle pagine di cronaca locale del Messaggero un piccolo box di tre righe per la laurea di suo figlio: solo per la soddisfazione di veder comparire il nome del suo pupillo – e la relativa, brillante votazione – a pag. 47, nella colonna riservata alla “piccola bacheca”, tra un annuncio di massaggi erotici e un appello per il ritrovamento di Bibo, un cucciolo di Jack Russell scomparso a Vairano Scalo la settimana scorsa.

Ho letto con attenzione la tua lettera. Intanto mi chiedo perché tu non me l’abbia lasciata sul tavolo della cucina, o spedita nella mia casella privata di posta elettronica. Che, per caso ti si è impallata di nuovo la rubrica, e il mio nome è andato a finire sotto l’indirizzo della redazione di Repubblica?
Non ti preoccupare; anche se fosse stato un gesto sbadato, non importa. È lo stesso una lettera bellissima. Lo sfogo di un uomo amareggiato, addolorato. Un’invettiva rabbiosa contro i poteri forti di questo Paese. Contro chi questo Paese se l’è mangiato, giorno dopo giorno, ingoiandolo a grossi bocconi o a microscopici pezzi. Contro questa “società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.”. Ben detto, papà. Un Paese debole, cinico, falsamente morale ma profondamente moralista, che ama presentarsi al mondo sotto una veste seducente e amabile, salvo poi sapersi vendere in privato al miglior offerente, al più forte, al più aggressivo, al più furbo, al più ricco; un popolo capace di nascondere sotto una coltre di frizzi e lazzi il peggior sangue, le truffe più pericolose, le ribalderie della peggior specie. Bravo papà!
Gruppi bancari, università, compagnie telefoniche, aziende che fatturano centinaia di milioni di euro. Unicredit, Eni, Omnitel, Wind, Rai, Luiss Guido Carli. Tu sì che sei un esperto della materia! In questi anni sei stato immerso fino al collo nel midollo di potere italiano. Ti sei seduto su poltrone che scottavano. Sei stato per ben tre anni al vertice della Rai. Direttore generale, eh! Tre anni son tanti. Chissà quanto ti sei dovuto barcamenare tra lottizzazioni selvagge, tentativi di raccomandazione, bustarelle, intrallazzi, veleni. Non deve essere stato facile per te uscirne talmente pulito da poterti permettere di scrivere a testa alta quella lettera a Repubblica. Papà, che orgoglio mi dà la stesura di questa lettera! Che brivido mi corre lungo la schiena, a leggere il tuo appello a lasciare questo Paese martoriato da gruppi bancari, università, compagnie telefoniche, aziende che fatturano centinaia di milioni di euro all’anno. Ma come hai fatto, mi chiedo?
Hai tenuto gli occhi chiusi per tutti questi anni, papà mio? Il naso turato per non sentire il puzzo che saliva da sotto quelle potentissime poltrone che hai occupato? Quanto hai dovuto tenere stretti i tuoi occhi, papà, per non vedere il marcio che mi indichi nella tua meravigliosa lettera?
Quanto dolore, povero papà mio.
Mica come il papà di Cesare, il metalmeccanico con le ritenute fiscali in busta paga. Lui di questo Paese non sa niente. Tu no, papà. Tu sai tutto.
Ti abbraccio,
tuo figlio



p.s. Mi è arrivata una email anonima. Contiene la scheda editoriale del tuo superbo saggio “Comandare è fottere”.
Dice: “Ci sono troppe cose che si fanno ed è bene non dire. Questo è un libro che non fa giri di parole. Che magari mentre tu stai lì a farli, gli altri ti soffiano la poltrona da sotto il sedere. Il mondo del lavoro è una giungla, con poche regole e tanti aspiranti leoni. Lo sa bene Celli, che per anni è stato ai vertici delle maggiori aziende italiane. E allora risultano inutili, se non addirittura ridicoli, i discorsi buonisti e politicamente corretti sulle strategie per fare carriera.
In questo “piccolo vademecum per bastardi di professione” l’ex presidente della Rai dice tutto quello che di solito in proposito si tace. Ovvero che, alla faccia dell’utopia delle pari opportunità, “nascere bene” aiuta eccome. Così come aiuta saper scegliere la persona giusta da servire per poi abbandonarla quando serve, selezionare alleati e nemici, usare l’arte della seduzione e della finzione. E quando arrivi poi, consiglia Celli, non guardarti indietro, sii sempre pronto a succedere a te stesso o a farti rimpiangere attraverso i successori.”
Secondo me è quello stronzo di Cesare. Adesso lo chiamo e gliene dico quattro.
Questo è un articolo pubblicato su Nazione Indiana.

Referendum Svizzero, croci contro minareti, valori contro pregiudizi.

Gran brutto segnale quello che arriva dalla vicina Confederazione Elvetica.
La vittoria dei "si" al referendum svizzero contro i minareti, nonostante le raccomandazioni in senso opposto di tutte le forze politiche moderate sia del governo che dell'opposizione, imprimono un sostanziale arresto ad una pacifica e civile convivenza nel paese.
Non che la Svizzera sia mai stato un fulgido esempio di progressismo e di tolleranza, ma questa volta ha superato il segno e rischia davvero di mostrare  tutta la sua sostanziale intolleranza, e una vasta e  diffusa forma di sottile razzismo.
E' gelida l'aria che si sente soffiare oltr' Alpe, e quei venti gelidi non lasciano  speranze per ora di mitigare il clima.
Purtroppo quel vento freddo rischia di dilagare oltre una catena montuosa che spesso si è frapposta a difesa della nostra penisola, già pronta a spazzare le nebbiose pianure padane.
Già se ne erano visti i prodromi con la recente battaglia del crocefisso, dove una meschina e pretestuosa difesa delle tradizioni sono subito scattate a difesa di reazionari preconcetti.
La croce , voluto e desiderata solo come simbolo vuoto di retoriche e conformistiche tradizioni, mai intesa nel suo valore religioso ed umano.
Non è così che si unificano nazioni o paesi, non è così nemmeno che si esalta la cristianità o si professa degnamente una fede.
Quando un paese si chiude a riccio di fronte al nuovo o di fronte agli altri , o semplicemente non si dimostra tollerante nelle idee e nel pensiero si è già persa la battaglia, ancora prima di combattere.
Non si cerca in questo caso di ragionare , di confrontarsi , ci si conta semplicemente facendo soccombere le minoranze o i diversi, nella falsa convinzione che questo sia il sostanziale significato di ogni democrazia in cui una maggioranza decide a discapito di tutto, anche della civiltà.
Nelle vere democrazie, al contrario, la tolleranza, il rispetto, e l'equilibrio tra le varie istanze , evitano lo scontro, danno ragione e sostanza al vivere civile.
Non sempre le maggioranze stanno dalla parte della ragione, pur rappresentando il volere dei più.
Ecco però , quasi per magia postreferendaria , che i tanto vituperati "Svizzeri dei paradisi fiscali " di questi giorni , per qualche nostra testa vuota diventano invece da oggi un fulgido esempio di civiltà.
La Lega inneggia subito per la vittoria referendaria della destra elvetica , "Ancora una volta dagli svizzeri ci viene una lezione di civiltà" , pontifica Castelli.
E già ora, l'ex ministro della Giustizia,  lancia, non solo una nuova ed irragionevole proposta, ma davvero una disastrosa crociata.
"Occorre un segnale forte per battere l'ideologia massonica e filo-islamica che purtroppo attraversa anche le forze alleate della Lega" dice l'esponente del Carroccio. E' evidente qui l'allusione ai Fini.
«Credo che la Lega Nord possa e debba nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale chiedere l'inserimento della croce nella bandiera italiana".
Già, poi non resterebbe che armarsi e partire, gettando magari a mare il "nemico, " o l'infedele, come fosse un gioco o un passatempo da affidare a giovani annoiati nei raduni leghisti, o conquistare ancora il sacro sepolcro, per salvare le tradizioni, una vuota fede o l'irrazionalità , o semplicemente una , non so quanto inconscia, stupidità.
Neanche si sono accorti i nostri fedeli integralisti che il volto di quel loro agognato e desiderato Dio è più simile a quello colorito di un fedayn o di un arabo che ai loro bianchi visi. Ma neanche vivono il valore del cristianesimo e della natalità.
Certo , alla fine il mondo progredirà comunque, nonostante tutto, nonostante i nostri meschini referendum o la nostra irrazionalità ; progredirà semplicemente più piano , con maggiori resistenze, e ci si augura senza altri conflitti, nemmeno religiosi.
E' certo però che nessuno di questi personaggi e nessuna di queste idee riusciranno a fare od essere esse stesse la storia, potranno esserne una pausa, oscura finchè si vuole, triste e dolorosa come il fascismo, come il nazismo, come l'attuale integralismo, ma la storia vive di ben altre idee di ben altri valori che nulla hanno a che fare con  questa stupida e becera irresponsabilità.

"Figlio mio lascia questo paese"

Pubblico volentieri, condividendolo totalmente, questo lettera aperta al figlio .
E' una lettera ideale, dedicata a tutti i "figli" di questo paese.


Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

PIER LUIGI CELLI


L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)

venerdì 27 novembre 2009

Capezzone una gran bella faccia di.....


Ma ve lo godete almeno Capezzone quando, con aria da notabile o di persone seria, cerca di convincere gli italiani della bontà e dell'onesta delle azioni di Berlusconi e del Governo ?
Se non lo conoscessimo potremmo persino riuscire a credere i suoi ragionamenti.
Putroppo lo abbiamo sentito anche quando , da radicale, pretendeva di insegnarci a difendere , naturalmente votandolo, i nostri diritti.
Ora non sembra minimante preoccuparlo il fatto che , per la sua posizione di "portavoce", si trovi costretto a difendere le scelte del Governo per il blocco della commercializzazione della pillola antiabortiva, in barba ai diriti delle donne, o se, con la stessa serietà di una volta pretenda di convincerci che in fondo era giusto fosse lo stato o Sacconi a decidere se Eluana avesse il diritto o meno di rinunciare ad una vita orrenda che non si augurerebbe nemmeno al peggior nemico.
Certo , direte, Capezzone deve pure lavorare e guadagnarsi la sua pagnotta come meglio gli riesce, ma vederlo sostenere con natualezza,  come fa spesso, che Berlusconi è un perseguitato , che deve essere messo in grado di governare perchè è stato eletto dal popolo , che i magistrati o la legge sono un qualche cosa di losco o di sbagliato e che vanno per questo messi in condizione di non nuocere al premier, che Cosentino , accusato di mafia, deve rimanere giustamente al suo posto, non offende soltanto lo stato, ma anche la nostra intelligenza , l'onestà e la ragione.
Non è che meraviglino i suoi cambiamenti o la scarsa coerenza dimostrata, giustificando oggi quello che avrebbe aspramente criticato o cambattuto ieri.
No, quello che davvero meraviglia e fa specie, è proprio la sua faccia tosta, le "capriole" verbali e alle panzane che è costretto a ripetere, al solo scopo di salvarsi , non solo lo stipendio, ma anche il culo.

giovedì 26 novembre 2009

Una pillola antiabortiva difficile da digerire.

La commissione Sanità di Palazzo Madama ha oggi deciso, a maggioranza , di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola abortiva RU 486, in attesa di un parere tecnico del Ministero della Salute circa la compatibilità tra questa e la legge 194.
Lo scorso settembre la Commissione Igiene e Sanità del Senato , presumibilmente al solo scopo di ostacolarne la vendita, aveva dato all'unanimità parere favorevole a un'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, dopo che l'Agenzia italiana del Farmaco ne aveva invece autorizzato la vendita, già dal luglio scorso, raccomandandone  l' utilizzo nel rispetto della legge sull'interruzione di gravidanza ed all'interno di un rigido protocollo di somministrazione.
Da subito però si erano levate le proteste di buona parte del centrodestra e della chiesa cattolica con lo scopo neanche tanto velato di collaborare attivamente alla ricerca di un qualsiasi pretesto .
Questo è solo l'ultimo, o l'ennesimo colpo di mano, in una storia che rischia di diventare infinita.
E' veramente indecente questo nuovo stop senza motivazioni nè giustificazioni alcuna, se non pretestuosa, alla vendita di un farmaco che è distribuito e commercializzato da anni in tutta Europa.
Ancora una volta le motivazioni sono ideologiche e moralistiche, e questa ulteriore scelta non fa altro che seguire quella strada oscurantista ed illiberale, imboccata da questo Governo, su argomenti a contenuto "etico".
Per questo maggioranza, come si vede, la scienza e la morale si sono fermata a 100 anni fa , come se a nulla ci avessero insegnato vuoi il processo a Galileo, i roghi, i secoli bui dell'inquisizione o i metodi dei nuovi e tanti integralismi.
Neanche il concetto di libertà è servito a molto , visto che, anche in questa occasione siamo in presenza di un'ulteriore attacco a  quelle che sono normalmente considerate libere scelte degli individui.
 Viene impedito anche , come in questo caso , la libera determinazione delle donne, cosi' come avviene nei Paesi più avanzati, ed in cui prevale davvero la democrazia  la libertà.

mercoledì 25 novembre 2009

Il Giornale di Feltri è convinto "vogliano portar via il patrimonio a Berlusconi".

Vorrebbero essere  inquietanti le dichiarazioni di oggi pubblicate sul Giornale di Feltri .
"Dalla Sicilia" si legge " è in arrivo un avviso di garanzia a Berlusconi per concorso esterno in associazione mafiosa. Subito dopo gli verrà requisito l'intero patrimonio. Per la legge, infatti, basta il sospetto".
Le dichiarazioni riportate dal quotidiano fanno seguito alle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, braccio destro dei boss mafiosi Filippo e Giuseppe Graviano, che chiamano in causa il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, grande amico di Berlusconi e già al vertice di Pubblitalia, la società che raccoglie pubblicità per il gruppo Mediaset. Il sospetto e la paura di Feltri sono che il suo "padrone" possa ritrovarsi di colpo senza più una lira, visto che gli accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, per scongiurare il sequestro dei loro beni, devono dimostrare e spiegare la lecita provenienza di quanto posseduto.
Se Feltri , da buon fedelissimo servitore , grida in questo caso "al lupo al pupo" nel tentativo di scongiurare qualsiasi pericolo al suo Editore, Berlusconi probabilmente non dorme sonni tranquilli, visto come, anche i recenti sondaggi hanno dimostrato che la maggioranza degli italiani non approva per nulla le sue proposte in tema di giustizia.
Certo è che la lotta alla mafia si fa a tutto campo, con leggi adeguate, con indagini a tappeto e fugando qualsiasi sospetto di connivenza.
Purtroppo questo Governo ed il suo premier vogliono semplicemente addomesticare la legge per piegarla ai propri interessi, ostacolare le indagini impedendo in molti casi anche le intercettazioni , difendere ad oltranza , come fa oggi  il vicecapogruppo del Pdl Gaetano Quagliariello, persino un accusato di mafia come Cosentino.
La scusa è buona, anche se poco dignitosa "Non possiamo mettere il governo nelle mani dei pentiti. Se non reagiamo adesso, rischiamo di essere travolti in futuro: il caso Cosentino può essere l'anticipazione del caso Spatuzza". In pratica, diciamo di no ora per non dovere dire di sì domani.
Molto meglio anche in questo caso mettere le mani avanti, per evitare guai futuri.
E' la paura purtroppo che regola i tempi e le leggi di questo Governo, la paura per il loro Premier, per il suo patrimonio, per i "suoi" , come per i loro interessi.
La paura in questi casi, come si sa, è sempre cattiva consigliera, fa compiere oggi azioni di cui ci si vergognerà domani , fa approvare leggi che verranno bocciate dalla Consulta , creerà conflitti all'interno dei poteri dello stato e disaffezione per la politica tra i cittadini.
Resta da chiedersi se tutto questo , fatto per evitare i processi del Premier, vale davvero la candela.
Io credo di no, e come me sono convinto la pensino la maggioranza degli  Italiani, quelli che giudicano opportuno, indipendentemente dallo schieramento,  che Berlusconi dimostri in tribunale la sua innocenza, al pari di tutti gli altri cittadini.

Battisti ripone fiducia sul "senso" della giustizia di Berlusconi e confida di non essere estradato.

Cesare Battisti ha deciso di sospendere lo sciopero della fame , dando così termine alla protesta che stava portando aventi da dieci giorni.
E' un gesto di fiducia , dapprima nei confronti del Presidente Lula a cui spetta l'ultima parola al riguardo, ma è anche la diretta conseguenza di una sua "presunzione", quella di conoscere davvero le intenzioni e le volontà di Berlusconi .
"A Berlusconi non interesso" dice Battisti "credo che rimarrò in Brasile, francamente credo che Berlusconi non abbia alcun interesse in questa storia".
lo credo anche io. Pur così lontano dal paese Battisti si è costruito le sue fondate convinzioni, vedendo come , in Italia non vogliono celebrare nemmeno i loro di processi oppure come si considerino le sentenze o le richieste dei giudici. Figuriamoci se qui , qualcuno mai può avere interesse a far scontare proprio la sua di pena , visto che anche lui sostiene di essere perseguitato , come i nostri, proprio dai giudici.
Sicuramente ha ragione Battisti ,  Berlusconi non ha alcun interesse visto che ha già i suoi bei processi a cui pensare  e considerato che ha un "senso" della giustizia abbastanza elastico, curioso e personale.
Figuriamoci poi il nostro Parlamento visto che , non più tardi di oggi , la Giunta delle autorizzazioni di Montecitorio ha detto no alla richiesta di arresto nei confronti del sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Tranquillo Battisti , l'Italia è un paese in cui a nessuno importa davvero nulla della giustizia una volta aggiustato o impedito i loro di processi. I nostri politici , lo hai scoperto persino tu in Brasile vedono i processi ed i tribunali come il fumo nell'occhio.
Tranquillo quindi, sospendi pure lo sciopero , anche io sono convinto che dalla giustizia italiana non hai nulla di cui temere, guardati solo da quella Brasiliana.     

martedì 24 novembre 2009

Fini sotto l'attacco concentrico degli "alleati".

Non accenna a diminuire la tensione nella maggioranza di Governo.
Il polemico attacco di Brunetta nei confronti di Tremonti durante l'assenza del Premier sembra solo un diversivo che fa però seguito al più usuale scambio di  accuse e "apprezzamenti" reciproci tra Fini e la Lega.
L'attacco al Presidente della Camera però questa volta si irrobustisce e si allarga, sembra organizzato a tavolino e condotto in grande stile da un regista occulto che, da vero "puparo" muove le marionette e le polemiche.
Stavolta le critiche al presidente della Camera, non arrivano sparse o alla "chetichella", arrivano in blocco e  contemporaneamente da tre quotidiani: "Il Giornale", "Libero" e "La Padania".
Naturalmente, in queste, si accenna alla scarsa riconoscenza di Fini nei confronti del Cavaliere, che nel giro di 16 anni "lo ha saputo  trasformare da "camerata" a Presidente della Camera. Forse si è trattato di una inversione di ruoli.
Ora la destra si dice tradita , ma sottintende Feltri, il vero traditore è Fini.
Anche "Libero" dedica la sua interessata attenzione e una intera pagina al Presidente della Camera.
Al centro di questa colloca una foto d'archivio ove appare "il giovane" Fini con la fiamma del Movimento sociale alle spalle.
Il giornale di Maurizio Belpietro , al fine di mostrare la scarsa coerenza di Fini si preoccupa di mettere in bella fila 14 dichiarazioni del Presidente della Camera, pronunciate fra il 1987 e il 1993, tutte dedicate all’immigrazione, con un titolo eloquente: «Il curriculum anti immigrati di Fini".
Per ultima la Padania , questa, trasformando per l'occasione la sua innata superficialità in "spirito" , gioca , rischiando per questo molto, non più con gli immigrati, ma con le parole: "Clandestini e afFini verso il naufragio".
Dalla destra verso l'ignoto, la lunga "nuotata" del sub Fini, ancora ignoto il punto nel quale riemergerà, probabile però che sia oltre i confini dell’attuale centrodestra".
Come si vede si tratta di attacchi guidati e concentrici.
Il Presidente della Camera dovrebbe , a questo punto guardarsi più dagli amici che dai nemici.
Buona parte della gente , non solo all'interno del Pdl, assiste alla strisciante e continua polemica parteggiando e dividendosi a favore dell'uno o degli altri, mai o difficilmente , ora per l'uno ed ora per gli altri.
Questo conferma oltretutto una personale convinzione, in questi casi suffragata dai fatti, e cioè che la "destra" non è tutta uguale, come non sono uguali quanti vi aderiscono .
Vi sono spesso differenze di cultura, di sensibilità, di senso delle istituzioni, di percezione dei problemi o coscienza delle responsabilità.
E questo fa eccome la differenza tra gli uni e gli altri.
Ecco perchè dovendo proprio scegliere per chi parteggiare anche a me viene istintivo schierarmi con Fini, dimenticando persino il suo passato e rispettando il suo percorso ideologico , politico e culturale.
C'è destra e destra, e non nascondo che la mia simpatia va interamente a  quella parte politica rappresentata dal  Presidente della Camera ,  piuttosto che a  quella di Berlusconi o di Bossi, checche ne dicano  i direttori de "Il Giornale", di "Libero" o de la "Padania".
Se proprio dovessi mandare un augurio al "sub Fini", non potrebbe che essere quello , dopo la sua lunga e faticosa nuotata di emergere il più lontano possibile , non solo da Bossi e dalla lega ma anche da Berlusconi.

lunedì 23 novembre 2009

Cristo si è fermato in Franciacorta.


Chissà se nel vecchio sud degli Stati Uniti , o addirittura in Alabama , non dico qualche decennio fa , ma un secolo fa, si preparassero con tanta "solerzia ed entusiasmo" a festeggiare il santo Natale.
Già le strade ed i negozi sono interamente addobbati e brillano di luci.
Chi ancora può godere di un lavoro già pensa agli acquisti possibili con l'imminente tredicesima, alla soddisfazione dei regali , ai buoni sentimenti del periodo, quando ogni egoismo sembra destinato a smarrirsi sotto una coltre di neve, di nebbia o di freddo, per lasciare posto al calore dei sentimenti.
E' il segno dell'abbondanza, che si accompagna in questo caso a quello della generosità e dell'altruismo.
Tutto questo avviene a Natale, non solo qui, ma in molte parti del mondo e in molti luoghi d'Italia , anche se l'attesa non è uguale per tutti, come non lo sono le apettative.
Qui , in queste ricche terre , da questa parte del Po, si stanno preparando altri e diversi "spettacoli", qui si cede il campo e si lascia posto a ben altri sentimenti.
In queste terre , nelle mie terre, il Natale non è più bianco per la neve, invocata e sperata; è bianco solo per chi può contare sul chiaro colore della sua pelle.
A Coccaglio , in provincia di Brescia, già si pensa ad un nuovo censimento, sia pure molto diverso da quello così tollerante di Augusto, in cui vide la nascita il Cristo.
Qui a Coccaglio non trovano più posto i "migranti" , nemmeno quelli che si ovessero accontentare di umili stalle, qui non c'è più carità, non c'è generosità,  nemmeno a Natale.
Qui non potrebbe più nascere il Cristo.
Poco distante, nel comune di Adro, in questa Franciacorta così opulenta, Oscar Lancini, sindaco leghista , prepara sì un ricco Natale, ma solo per i suoi agenti municipali , il suo piccolo esercito da "Erode" di provincia.
La ricompensa per loro è costituita da 500 euro per ogni extracomunitario clandestino arrestato e accompagnato in questura.
Lui lo definisce un  bonus, un incentivo per chi vuole lavorare, qualcun altro la chiama semplicemente taglia: Cambia il vocabolo, ma la sostanza rimane inalterata.
E' questo il Natale che si prepara in queste terre, luoghi in cui lo "spirito" riconosciuto e chiaramente identificabile è solo quello che rimane, ben chiuso, nelle numerose bottiglie e nelle cantine che fanno la fama della regione e ne costituiscono la fortuna e la ricchezza.
Qui non crescono più buoni sentimenti, l'ospitalità è oramai quasi sconosciuta, la generosità incomprensibile ai più. Nessuno forse la pretenderebbe per tutto l'anno, ma almeno a natale, almeno in questo periodo sì.
E pensare che non c'è sindaco leghista che non abbia fatto la sua bella battaglia per la croce, per la salvaguardia della tradizione cristiana, per i valori della fede, per le nostre radici.
Se questi sono i valori e la tradizione, molto  meglio rinunciarvi, non riconoscersi in esse, molto meglio non pregare su quella croce che è diventata , per questa gente, un inutile e vuoto simbolo.
Il biancore di questo Natale , non sarà dato dalla neve, ma solo dal colore diffuso dei tanti "sepolcri imbiancati" che qui abitano.
I canti dei fedeli  per un " Dio" che sembra morto invano, immaginato senza passione nè sentimenti, crudele, inutile, potranno forse servire a creare nuove armonie in queste belle chiese.
Ma tutto questo non riuscirò a coprire il  dolore e la rabbia del Dio dei poveri, di questi nuovi oppressi, di questi moderni derelitti.
Inutile in altre parti, ma qui doveroso ripetere che Dio ha creato l'uomo, tutti gli uomini, indipendentemente dal colore della loro pelle, uguali a sè stesso.
Carlo Levi scriveva anni fa che Cristo si era fermato ad Eboli, lì si era fermata la "ragione" e anche la speranza.
Ora anche Cristo si è portato un po' più a Nord ma non è riuscito a varcare quel confine ideale costituito dal Po.
Quelle acque e quel fiume rischiano davvero di diventare la linea di demarcazione tra i valori veri del cristianesimo, quello fatto di sentimenti , di carità , di uguaglianza , di rispetto e di amore, per chi quella croce la sente su di sè tutti i giorni ed è costretto a portarla, senza speranza , per le vie di un mondo sempre più indifferente, sempre più egoista , sempre meno cristiano.

Delle due l'una , o hanno scaricato D'alema, o in Europa non contiamo proprio niente.

Ora interviene il nostro Ministro degli Esteri Franco Frattini per replicare a  Schulz, "che il Governo Italiano non ha colpe per la mancata elezione di D'Alema, ma che al contrario, la responsabilità di quanto accaduto è da addebitarsi a Schulz stesso".
L'irritazione del nostro governo è palpabile, ed legata alla ricostruzione che Schulz aveva fatto sull'intera vicenda , dichiarando apertamente e senza mezzi termini che " se Berlusconi avesse ufficialmente proposto il nome dell'ex ministro degli Esteri Italiano , le cose sarebbero andate diversamente.
D'Alema non ha avuto un governo che lo sostenesse a differenza di  Catherine Ashton che ha goduto dell'appoggio ufficiale del governo Britannico". 
Ma c'è di più e di peggio racconta il capogruppo del Pse : " risulta che Berlusconi abbia addirittura contattato alcuni primi ministri conservatori per chiedere di far cadere la candidatura di D'Alema".
Ora , checchè ne dica il nostro Governo, le dichiarazioni fatte da Martin Schulz sull'intera vicenda non sembrano tanto fantasiose , anzi, paiono proprio del tutto plausibili.
In ogni caso, comunque siano andate le cose, il Ministro Frattini ed il Governo Italiano scelgano, delle due l'una, o è vera la ricostruzione data da Schulz  oppure in Europa non contiamo molto, anzi , proprio meno di niente.

sabato 21 novembre 2009

Chiare fresce e dolci acque.


Il parlamento ha approvato il decreto per la privatizzazione dei servizi pubblici locali , tra cui è finita anche la distribuzione dell'acqua.
Al contrario si sarebbe dovuto riconoscere che l' acqua è un bene pubblico, e come tale non dovrebbe essere  privatizzata.
Il Governo si è giustificato asserendo che queste privatizzazione sono state proposte per uniformarsi alle direttive  Europee.
Nulla di più falso , l' Europa ha lasciato ai singoli Governi l'individuazione di quei bene essenziali che potevano anche non essere oggetto di privatizzazione.
 Tra l'altro due diverse risoluzioni del Parlamento europeo affermano a chiare lettere il principio che l'acqua è un “bene comune dell'umanità” e che “alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza”.
La scelta e la responsabilità della privatizzazzione ricade quindi interamente sul Parlamento e sulla maggioranza di Governo.
E' vero che le tariffe dell'acqua in alcune Regioni sono relativamente basse , ma è altrettanto evidente che le privatizzazzioni porteranno ben presto ad un sostanziale rialzo delle tariffe per tutti , senza minimamente migliorare il servizio.
Una volta il Petrarca cantava le nostre "chiare fresche e dolci acque"; già ora era difficle averle dolci , tra poco vedrete , in seguito agli aumenti, saremo costretti a definirle "care acque" .

giovedì 19 novembre 2009

Gli incubi di Berlusconi ?

Il silenzio di Berlusconi in questi ultimi periodi preoccupa.
 Lui, così loquace e pronto alla polemica se ne rimane silenzioso proprio nel momento in cui Fini diventa così loquace attaccando ogni sua posizione.
Il premier è riuscito a delegare persino Schifani a parlare in sua vece.
Qualcuno afferma che questo sia dovuto  ai tanti consigli interessati degli "amici" che alla fine, preoccupati della tenuta del governo ma sopratutto della caduta degli indici di gradimento del premier,   lo hanno in tal senso consigliato.
Se la cosa rallegra gli oppositori, purtroppo disturba e preoccupa i fedeli sostenitori che sono alla ricerca delle cause e dei motivi che sembrano aver tolto la parola e l'allegria al loro Premier
E'  interessante in tal senso l'interpretazione data  dal quotidiano la Stampa al riguardo dei "silenzi" del Cavaliere.
Proprio ieri , si legge nel quotidiano torinese , l’Unità ha dedicato a un pentito di mafia, tale Gaspare Spatuzza, un intero articolo , rivelando che questi " accusa Dell’Utri e chiama in causa il premier come nuovi referenti politici di Cosa Nostra nel ‘93 al termine della sanguinosa campagna stragista a Roma, Firenze e Milano".
"Il timore del Cavaliere - vi si legge - è che da Palermo gli arrivi un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa.
Poi, continua la Stampa, "vi sono altri due fronti aperti: quello della procura di Caltanisetta, che indaga sugli attentati a Falcone e Borsellini nel ‘92: e l’inchiesta di Firenze sui mandanti esterni delle stragi del ‘93. A tutto questo si aggiunge l’inchiesta milanese sull’Arnerbank (oggetto della puntata di idomenica di «Report») che i procuratori milanesi sospettano sia una sorta di lavanderia per il denaro sporco che arriva fino a Marina e Piersilvio Berlusconi". Come si vede se le notizie riportate dal quotidiano fossero vere , al pari dell'interesse delle procure , ce n'è a sufficienza per rendere silenziosi anche i più loquaci, non solo il Cavaliere.
Altro che pensieri per Fini o per la tenuta del governo, si capirebbe se fosse semplicemente preoccupato per se stesso e se invece di "dolci sogni" si trovasse la notte ad avere i peggiori incubi.
Se fossi in lui , l'ultimo pensiero che avrei io, sarebbe proprio quello delle elezioni anticipate, che mi consegnerebbero integralmente nella mani dei giudici, il primo però sarebbe sicuramente quello di far digerire al ad ogni costo, al parlamento ed al paese una nuova legge, che mi mettesse definitivamente al riparo da ogni accusa e mi togliesse ogni preoccupazione.
Ma io , è noto , sono un emerito egoista ; tutti sanno invece che lui al contrario si è sacrificato per il bene degli Italiani .

martedì 17 novembre 2009

Cosentino e Berlusconi , due metri e due misure.

Italo Bocchino , interrogato dal TG3 dichiara che " la  candidatura di Cosentino alla presidenza della Regione Campania non è più nell'ordine delle cose possibili. In seguito si discuterà insieme quale candidato proporre agli elettori campani. In ogni caso sarebbe più opportuno che , fino alla soluzione della vicenda ci fosse un passo indietro del Sottosegretario anche dal governo, per evitare che venga attaccato Berlusconi anche per questa vicenda"
Per questi motivi, in assenza di decisioni adeguate, il "Pdl valuterà come votare se ci sarà una mozione di sfiducia dell'opposizione nei confronti del sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, per il quale è stato richiesto l'arresto per concorso esterno in associazione mafiosa".
Una mozione per chiedere le dimissioni di Cosentino dal governo è stata infatti presentata dall'Idv da Antonio Di Pietro e dal capogruppo Massimo Donadi.
Lunedi sera,  a "Porta a Porta" il sottosegretario aveva detto che non si sarebbe mai dimesso, a meno che non glielo chiedesse Berlusconi in persona."
Già , ma perchè Berlusconi dovrebbe chiedere un passo indietro a  Cosentino quando lui stesso , sotto processo, non indietreggia di una virgola, anzi, attacca quotidianamente la magistratura ed i giudici e cerca con ogni mezzo possibile qualsiasi sotterfugio pur di non farsi giudicare.
Con quale coraggio il nostro Premier potrebbe presentarsi in conferenza stampa e dire che forse , in attesa del pronunciamento della magistratura, sarebbe opportuno un passo indietro del Sottosegretario Cosentino ?
E perchè poi un analogo comportamento non lo si dovrebbe chiedere per logica anche al Premier , che tra l'altro dovrebbe dare l'esempio ?
forse per il fatto che questi afferma di essere "perseguitato" o di essere innocente , oppure perchè è stato eletto dagli italiani ? ma in fondo sono le stesse argomentazioni di Cosentino. 
Certo i reati contestati sono diversi , ma c'è il rischio davvero per Berlusconi di rasentare il  ridicolo se dovesse chiedere a Cosentino quello che lui stesso rifiuta con ogni mezzo di dover fare, anche se tutto questo sarebbe logico, doveroso ed opportuno.

lunedì 16 novembre 2009

Ma Berlusconi i guai se li trova o se li cerca ?

"Report" la trasmissione di Milena Gabanelli andata in onda ieri sera si occupava di una piccola banca , la banca Arner , sconosciuta ai più, ma dagli addetti ai lavori considerata "La banca dei numeri uno".
Fondata nel 1994 da Paolo Del Bue, Nicola Bravetti, Giacomo Schraemli e Ivo Sciorilli Borelli, nell'anno 2003 viene aperta una sua sede Milanese e subito dopo hanno inizio tutta una serie di disavventure giu­diziarie.
Tra i clienti della banca , sempre secondo Report ci sarebbero En­nio Doris, fondatore del grup­po Mediolanum e socio di Berlusconi, e Stefano Pre­viti , figlio di Cesare.
Ma le casualità non finiscono con queste insignificanti notizie, quello che "Report" lascia intendere è una strana commistione" di "chiacchierati" personaggi, non ultimo l'avvocato Mills che, "per la sentenza di primo grado confermata in appello, si sarebbe fatto pagare da Ber­lusconi anche per nascondere fondi neri che facevano capo al­le società Century One e Uni­versal One".
La Banca Arner si scopre poi che , il 17 aprile del 2008, viene messa sotto tor­chio dagli ispettori della vigi­lanza della Banca d’Italia che ri­scontrano "gravi irregolarità a causa delle carenze delle viola­zioni in materia di contrasto del riciclaggio".
A questo punto Bankitalia commissaria la Banca Arner con Ales­sandro Marcheselli , ma questo , un an­no dopo viene sostituito con al­tri due commissari perché in­dagato pure lui per favoreggia­mento al riciclaggio.
Ora non è che per forza di cose si voglia sempre essere maliziosi ad ogni costo ma viene istintivo un sobbalzo quando si scopre che , secondo "Report" ,"nella sede milane­se della svizzera Banca Arner la famiglia Berlusconi ha quattro conti correnti per un totale di 60 milioni di euro, di cui uno intestato direttamente al presi­dente del Consiglio per dieci milioni".
Ebbene, diranno forse i più, non vediamo che cosa ci possa essere di male in tutto questo, in fondo il nostro Premier avrà pure il diritto di depositare i suoi soldi dove meglio crede, in fondo tutte queste casuali cirostanze non provano proprio nulla e se nessun magistrato ha avuto sinora nulla da dire , probabilmente è proprio perchè non c'è nulla di "" nei fatti analizzati.
Sarà pur vero tutto questo , e nessuno ha niente da dire , certo è che il nostro Premier dimostra una certa "propensione" a mettersi volontariamente in situazioni che definire imbarazzanti è solo un po eufemistico; tra l'altro anche le amicizie e le frequentazioni a volte sono un po' chiaccherate.
Viene così istintivo concludere con Milena Gaba­nelli, se alla fine, " sarebbe forse più opportuno, per il premier, prendere i suoi 60 mi­lioni di euro, spostarli da lì (la Banca Arner) e depositarli in un’altra banca italiana un po’ più trasparente", forse si eviterebbe una qualche ulteriore inchiesta o un nuovo scontro con la giustizia o una nuova legge ad personamvisto che ancora non abbiamo concluso la prima.

Obama in Cina, il bene di oggi e gli ideali del domani.

L'elezione di Obama alla Casa Bianca era stata una grande speranza per molti.
Forte era la speranze per un mondo diverso, per tanti aspetti migliore e più giusto.
Fra le tante speranze vi era posto anche ad  un accordo globale per il clima , visto che il problema era da tutti considerato prioritario ed urgente, visto che oramai il tempo oramai stringe e le possibilità di intervento diminuiscono con gli anni.
Si nutrivano però anche grandi speranze per i diritti civili, per la libertà e la democrazia, per i popoli oppressi, per la fame nel mondo.  
Molti ora pensano che Obama abbia deluso le iniziali aspettative, che la sua grande carica iniziale sia semplicemente svanita, al pari del  suo idealismo inghiottita dal vortice della grande crisi economica mondiale e dalla recessione.
Le grandi riforme e gli slanci innovativi hanno ceduto il passo a problemi più urgenti e reali, sembrano essersi  momentaneamente impantanate assieme alla riforma della sanità.
Ogni forza ideale ed ogni aspettativa è stata risucchiata da questa riforma come in un grande buco nero, tanto che tutto il resto sembra dipendere dalla sua approvazione e dal suo successo.      
Ora il Presidente Americano stà visitando l'oriente e la Cina, per tanti versi questo è un viaggio importante, fondamentale per Obama , per l'America come per l'intero  Occidente.
Obama con i suoi discorsi infiamma sempre gli animi ed i cuori, lo fà anche in questo suo viaggio dall'altra parte del mondo.
Mentre parla agli studenti cinesi a Shanghai ribadisce che la libertà di religione, di informazione e di partecipazione politica sono valori  universali.
Con una sorta di piccola "furberia" tocca poi una delle questioni più urgenti per le giovani generazioni del grande paese asiatico: la libertà di espressione e informazione sul web.
Ecco quindi il no del Presidente alla censura e lo scontato riconoscimento che il web deve essere libero.
Anche questo , dice Obama, è un  valore universale e dovrebbe essere garantite a tutti, "anche alle minoranze etniche e religiose, tanto che vivano negli Stati Uniti, in Cina o altrove".
Ma i duri e puri ,  gli  idealisti che non arretrano mai, i sostenitori del primato dei principi sulla realpolitik   avrebbero preteso di più , avrebbero voluto sentir tuonare , ad esempio, contro la repressione nel Tibet, a difesa dei diritti di ogni popolo alla libertà all'autodeterminazione ed all'indipendenza.
Così come molti avrebbero sperato in un grande accordo sul clima con il governo cinese.
Sembrava ve ne fossero tutte le premesse.
Ma gli accordi economici e la ricerca di una uscita dalla crisi per il suo paese hanno alla fine prevalso su tutto il resto.
I discorsi quindi sono rimasti lì , sempre ideali, ma senza accenni diretti alla realtà, semplici affermazioni di principio, privi di  riferimenti temporali e storici.
L'accordo sul clima e la riduzione dei gas serra è un accordo solo ricercato , un "accordo senza alcun accordo".
Semplicemente viene lasciata aperta la strada di un possibile futuro accordo.
E' il trionfo della politica e del realismo, e il messaggio di Obama al mondo è evidente e chiarissimo, magari non condiviso da tutti , ma comunque saggio e intriso di quel profondo realismo che appartiene ai grandi personaggi, è l'indicazione del fine e anche delle difficoltà di raggiugerlo.
Tutto si riassume in poche parole, in un consiglio appassionato e sincero ai leader ed ai popoli del mondo di non permettere che il «meglio sia nemico del bene».
Certo è il principio terra terra del meglio l'uovo oggi che la gallina domani, ma è quello che ci permette di mantenere salde le speranze future, di salvare gli ideali per il domani assieme al bene che è possibile avere oggi.
Tutto il resto avrebbe mischiato il fallimento di oggi  e quello di domani.

venerdì 13 novembre 2009

Ora Berlusconi ha propio rotto, ha ragione Grillo.

Ancora riesco a mantenere delle buone maniere, ma non so fino a quando mi sarà possibile l'autocontrollo, visto che ora il fastidio nei confronti di Berlusconi è giunto a pelle.
Mancava solo la proposta dei processi brevi per inquadrare del tutto il personaggio ed i metodi.
Con una "leggina", anzi con un vero e proprio pastrocchio ad uso e consumo del Premier, ancora una volta spacciato per interesse generale del paese, si procede alla depenalizzazione di una gran quantità di reati.
I cortigiani ed i giullari del Cavaliere sono impegnati, su più fronti e con grande impegno, nella difesa pubblica del "processo breve" .
Ma non c'è molto da credergli, per salvaguardare il loro padrone ed il loro "posto", oltre naturalmente al "pasto", giustificherebbero qualsiasi crimine.
Questo governo voleva differenziarsi sul problema della sicurezza e della giustizia, ma tra depenalizzazioni, condoni, sanatorie e "scudi" stanno uccidendo davvero anche il più piccolo barlume di "giustizia".
Ora, con questa ultima proposta, si dà l'ennesimo colpo di spugna su quelli che vengono considerati i reati dei colletti bianchi.
Si mettono davvero a rischio i principali processi attualmente in corso in Italia, da quello della Parmalat, a quello della Cirio, dall' Antonveneta a quello dell'Enelpower, della Thyssen, dell' Eternit e, tanto per finire, lo scandalo rifiuti della Regione Campania.
Se passa la legge difficilmente potranno essere perseguiti tutti i reati societari, come il falso in bilancio e il falso in prospetto, i reati tributari, la bancarotta, la corruzione, le truffe aggravate, l'appropriazione indebita.
Scopriamo però che sono anche davvero razzisti e che i clandestini quelli si li condanneremo comunque, il loro è un vero reato , non queste quisquilie da quattro soldi.
Io non so come la pensiate voi, ma io ho ancora la facoltà o il dono di "arrabbiarmi" per queste cose, di non riuscire a farmele passare , come se niente fosse, sulla pelle, ma di viverle ancora con sdegno morale e politico.
Oltre alla battaglia questa volta voglio davvero ascoltare Beppe Grillo e cominciare anche io a dire , e mi scuso per la volgarità, che "Mi sono davvero rotto i coglioni di Berlusconi".
Da oggi lo dirò in pubblico, al bar, al ristorante, ai semafori.
Lo scriverò ai giornali, sui blog , ai giornali italiani ed esteri; "Mi sono rotto i coglioni di Berlusconi".
Non voglio nemmeno io passare la mia vita a inseguire l'ultimo Lodo Alfano, l'ultima ghedinata, l'ultima assoluzione per legge di un corruttore, neanche voglio più sentirmi una sua battuta , una sua qualsiasi sciocchezza che tanto sono sempre le stesse, contro i comunisti, contro le toghe, contro la stampa . Neanche voglio più sentire nè Capezzone nè Schifani , nè Ghidini e neppure Bondi, appena li vedrò apparire cambierò canale.
Non voglio più essere preso per il culo , come fanno di solito , nè mettermi a discutere con passione , su di loro , sulle loro leggi, sulle loro sciocchezze, come sulle orrende battute del Premier.
Ma , come Grillo , non voglio nemmeno " sentire più i suoi "servi" che blaterano di riforma della giustizia nei programmi televisivi, che difendono disonestamente l'indifendibile, pagati per mentire, per prendersi gioco di noi e della nostra intelligenza.
Alla fine davvero nutro ancora la speranza che gli italiani non siano del tutto rincoglioniti e che alla fine prevalga in loro come si augura Grillo " un moto di rigetto, un conato di vomito a vedere la Repubblica Italiana trattata come una zoccola" , e che Berlusconi non riesca , come un novello Re Mida , a corrompere ogni cosa , dalla vita politica a quella pubblica.
Almeno la coscienze vorremmo vederle salve , l'Italia e gli italiani si meritano di meglio e di più, in fondo di figure ne abbiamo già fatte tante anche all'estero, visto che oramai non c'è giornale straniero che non consideri il nostro paese " lo zimbello del mondo".

giovedì 12 novembre 2009

Processo breve governo Berlusconi lungo.

E alla fine anche Fini ha ceduto , almeno in parte, davanti alle insistenze del Cavaliere sulla giustizia e, con l'accordo  sui processi brevi ,di fatto gli ha permesso di trovare una via d'uscita che lo liberi dai processi in corso.
Anche le buone coscienze, come si vede, alla fine si piegano per un qualche vantaggio , per non provocare il peggio o per non andare ad uno scontro che non avrebbe portato nulla di buono nè agli uni nè agli altri.
Così l'ennesimo "legge ad personam" viene spacciata come "riforma della Giustizia" per accorciare i processi a tuto vantaggio , si dice, dei cittadini onesti. Strano questo concetto di onestà sbandierato nel momento stesso in cui si compie una birbonata.
Peccato non si parli di maggiori risorse alle magistratura o di aumento degli organici dei magistrati.
A bene guardare sembra che l'obiettivo non sia quello di svolgere velocemente i processi , semplicemente si cerca proprio di non farli.
La bozza del disegno di legge del Pdl presentata in Parlamento prevede che un dibattimento non possa durare più di sei anni per reati fino a 10 anni.
Le uniche eccezioni previste sono per i reati di mafia, terrorismo, omicidio e rapina.
In pratica i processi dovranno durare , due anni per il primo grado, due per l’appello e due per il giudizio in Cassazione.
I processi che non rispetteranno questi tempi cadranno inevitabilmente in prescrizione, è questa la parte che più interessa al nostro Governo ed al Cavaliere, senza di essa non si sarebbero sognati di presentare alcuna proposta.
La nuova normativa naturalmente, altrimenti cadrebbe lo scopo, si applica agli imputati incensurati anche per i processi in corso, soltanto però di primo grado.
Come si vede un disegno di legge perfetto per Berlusconi, pare un abito fatto su misura, disegnato ed intagliato da abili sarti, finalmente pronto dopo tante prove.
I processi del Cavaliere che già hanno usufruito delle pause concesse dal Lodo Alfano sarebbero così , con la nuova legge, l'uno già prescritto essendo iniziato nel novembre del 2006 , l'altro (processo MIlls) già in via di prescrizione , vi andrà definitivamente nella primavera del 2011.
Tempi strettissimi come si vede.
Basterà questo a soddisfare ed a salvare il Cavaliere ? no, ancora non è soddisfatto Berlusconi  perchè la nuova legge lo metterebbe in salvo dai processi in corso ma non lo salverebbe da nuove ulteriori inchieste che già sembrano nell'aria.
Ecco quindi rispuntare l'immunità parlamentare come proposta definitiva, non solo per i reati di opinione o per quelli commessi nell'esercizio delle proprie funzioni o del proprio mandato, ma un'immunità parlamentare che con un colpo di spugna metterebbe tutti al riparo dalla giustizia, anche per reati comuni e forse di mafia.
C'è da dire che ne perdono di tempo i nostri Parlamentare per seguire i propri interessi, ne dedicassero la metà per fare il bene dei cittadini godremmo di leggi ineguagliabili , invece ci dobbiamo accontentare di questi sempre più iniqui "pastrocchi".
Per anni gli Italiani hanno coltivato il vezzo di considerarsi "furbi"  e "smaliziati" tanto che , proprio i Campani , avevano coniato il famoso motto, storpiato in parte e divenuto poi nazionale , "ca nissune è fesso".
Ebbene ,  le cose non stanno esattamente così, qui veniamo considerati  con qualche ragione, tutti fessi; i "furbi" , come si vede, sono solo loro , e se ne "fregano" di dimostrarlo.

mercoledì 11 novembre 2009

Cosentino e le scelte, della politica, della camorra e della giustizia.

Nicola Cosentino, deputato del Pdl, sottosegretario all´Economia e probabile candidato alla presidenza della Regione Campania, oramai è a tutti noto, dovrebbe , secondo il giudice di Napoli Raffaele Piccirillo, essere arrestato per i suoi rapporti con il clan camorristico dei Casalesi.
La Giunta della camera si appresta, non senza difficoltà, a decidere sull'autorizzazione a procedere.
Si chiude così definitivamente un anno segnato dalle indiscrezioni sull´inchiesta e si pone decisamente fine ai tanti dubbi ed alle riserve sulla opportunità della candidatura di Cosentino a governatore della Campania..
Non mi pare il caso qui di analizzare le accuse , anche se i sospetti sembrano tanti e suffragati, pare ,dalle dichiarazioni di ben sei pentiti.
La giustizia farà il suo corso ed i giudici il loro lavoro, tutti si augurano si possa  arrivare a conclusioni rapide e certe.
Ancora una volta però si deve registrare l'ennesima ed inopportuna polemica con i giudici , voluta e cercata da un classe politica del tutto irresponsabile.
Abbonda anche in questo caso la dietrologia di quanti si chiedono, perchè in questo momento o perchè proprio nei confronti di Cosentino.
Domande del tutto retoriche e in malafede, che presuppongono già un iniziale pregiudizio.
Comunque andranno le cose sarebbe infatti  inopportuno e del tutto fuori luogo delegittimare ora, anche a fronte di accuse così pesanti e circostanziate, una magistratura che finora si è dimostrata, con le forze dell'ordine, unico argine e baluardo alla  mafia , pagandone a volte un prezzo elevatissimo in vite umane.
Cosentino per noi rimane innocente fino a prova contraria, ma è certo che
la giustizia deve essere messa nelle condizioni di poter fare serenamente il suo corso, e la magistratura che l’amministra non può es­sere perennemente delegittimata attra­verso le scontate e rituali accuse di mo­venti politici mascherati o si­mili, e a volte anche peggiori, insinuazioni.
Inutile poi stupirsi od inorridire al pensiero che le collusioni tra politica e criminalità possano giungere a livelli così alti .
La criminalità organizzata ha sempre mostrato di ambire al controllo delle istituzioni e del livello politico decisionale, per poter da qui controllare il sistema degli appalti pubblici o della pubblica amministrazione.
Opportuno sarebbe a questo punto che Cosentino , facendo un passo indietro, decidesse di rassegnare le sue dimissioni dal governo in attesa del giudizio.
Scelta alla quale credo poco, visto la fondamentale "immoralità" , unità alla sostanziale arroganza, dei nostri politici.
Certo Cosentino pagherà, se colpevole, per i suoi reati, ma che dire di un intero sistema politico in cui le scelte dei candidati nelle varie elezioni vengono effettuate con tanta faciloneria, cadendo a volte su personaggi così tanto chiacchierati.
Scelte più adeguate ed opportune servirebbero sicuramente a regalarci, non solo una classe politica migliore  dedita all'interesse dei cittadini invece che al proprio, ma anche ad evitare il rischio di continui conflitti con la magistratura, quando i nodi del malaffare , delle collusioni, delle scelte inopportune, vengono al pettine facendo finire qualche "mariolo" sotto inchiesta o addirittura nella mani della giustizia.

lunedì 9 novembre 2009

Berlino, mai più muri a dividere.


9 novembre 1989 davvero una delle date più belle di tutto il ventesimo secolo.
Vent’anni fa cadeva il muro di Berlino e trascinava con sè nella caduta molti anni di guerra fredda ed una delle ideologie più pervasive del 900, il comunismo.
Oggi Berlino, la Germania ed il mondo intero, festeggiano, la caduta di quel muro e la riconquistata libertà per un popolo oltre che la fine di un opprimente sistema politico che aveva diviso, non solo quel paese , ma l'intero Continente .
Il cuore delle celebrazioni sa­rà la Porta di Brandeburgo, simbolo tedesco ma anche della divisione in due dell'Europa per qua­rant'anni.
Lì, oggi il Muro cadrà di nuovo, e tutti noi idealmente potremo, come J.Kennedy tanti anni fà, dire che
"tutti gli uomini liberi, ovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino".
Lo erano allora e lo sono tutt'ora quanti idealmente lottano ogni giorno per abbattere i tanti muri reali od ideali che ancora ci dividono.
Quella data è sicuramente una delle date più belle e significative del Ventesimo Seco­lo, lo è per un'intera generazione, lo è per tutti gli uomini liberi.
Ora è facile la festa , come altrettanto facili sono il ricordo e la memoria.
Ma al di là di ogni retorica dobbiamo tutti lottare affinchè nessun muro divida più i Continenti, l'Europa , l'Italia e noi tutti.
Se la storia , non solo insegna ma indica spesso la strada del futuro infondendo negli uomini , non la certezza ma almeno la speranza necessaria alla costruzione di un mondo migliore, noi tutti ancora oggi dobbiamo sentirci Berlinesi e rifiutare prima, e combattere poi , contro tutti i "muri" del mondo e contro quanti, ancora oggi, pensano di edificarne.

sabato 7 novembre 2009

Alda Merini, bisogno di poesia.

"Io non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti. Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi".

(Alda Merini, Terra d’Amore, 2003)

venerdì 6 novembre 2009

Quel crocefisso che rischia di dividere.

Berlusconi , non lo vuole proprio staccare il crocefisso dalle aule e prontamente quindi dichiara che  il crocefisso rimane dove è e  che "La decisione presa dalla Corte Strasburgo "non è vincolante" per gli Stati membri":
In ogni caso , proprio per tranquillizzare i numerosi cattolici e la chiesa, il Premier precisa che, anche se il Consiglio dei Ministri ha già deciso l'immediato ricorso alla sentenza della Corte Europea, comunque vadano le cose nessuno obbligherà gli italiani a rinunciare alla loro "croce".
Resta da chiedersi allora quale sia il motivo per cui si è deciso il ricorso se poi alla fine si stabilisce che non ce ne può fregare di meno.
Tra l'altro a tanti sarebbe sembrato strano se , indipendentemente dal motivo del contendere, a Berlusconi fosse andato a genio una sentenza qualsiasi di un tribunale qualsiasi
Pare che per lui  il principio che la Corte Europea "non è rispettosa della realtà" , nè delle tradizioni
Tradizioni che tra l'altro non provengono da molto lontano , visto come la croce sia stata introdotte nelle scuole proprio nel ventennio fascista.
D'altronde siamo in Italia e non abbiamo su queste cose il dono dell'originalità nè della correttezza e doveva per forza di cose arrivare un tribunale d' oltralpe per ricordarci persino l'evidenza delle cose.
Per prima cosa la Corte Europea ci ricorda che il crocefisso identifica solo  una religione tra tante e che la sua esposizione obbligatoria in un luogo pubblico rischia di non essere gradita a chi coltiva una diversa fede, o semplicemente è ateo.
Poi è proprio il principio della libertà religiosa di ognuno che impedisce di propagandare questa o quella fede da parte dello stato , che al contrario dovrebbe osservare il sacrosanto principio della laicità.
Va anche ricordato a quanti ora si scagliano contro la sentenza europea che non esiste alcuna legge dello stato italiano che imponga il crocifisso nelle scuole o in qualsiasi luogo pubblico.
Non è previsto nei tribunali e nemmeno negli ospedali, come non lo è negli uffici pubblici.
Ma allora quali sono le tradizioni a cui si riferisce Berlusconi ? sono quelle contenute in alcuni regolamenti e circolari risalenti agli Anni Venti, quando l’Italia era governata da un dittatore di destra e gli italiani venivano obbligati a vestire la camicia nera ed a esporre proprio quella croce nelle aule scolastiche.
Il regime fascista se ne è andato, spazzato dalla "resistenza" e dalla storia, lasciando dietro di se qualche nostalgico e qualche "consuetudine" spacciata ora per "tradizione".
Chi ricorda più in fondo il tradizionale scontro tra Stato e Chiesa che ha contraddistinto l'intera storia italiana anche del Risorgimento.
 Se queste però sono le tradizioni a cui si ispira il nostro Cavaliere vorremmo le tenesse solo per sè , e non pretendesse di obbligarci a condividerle ne ad approvarle, in fondo gli italiani hanno già deciso un bel po' di anni fa e non credo abbiano alcuna intenzione di tornare indietro, noi tra l'altro proprio per difendere tutte le religioni preferiamo la nostra laicità alla sua "confessionalità". 


mercoledì 4 novembre 2009

Ronda che viene, Ronda che va. Ma dove sono finite queste benedette Ronde ? Svanite nel nulla.

Vi ricordate ancora delle Ronde Padane ? Ebbene, a poco più di tre mesi dall'approvazione del decreto Maroni sembrano del tutto sparite.
E pensare che nel periodo della loro  gestazione sembravano rappresentare un'esigenza nazionale, una richiesta prioritaria ed urgentissima di interi territori, abbandonati dallo stato all'insicurezza ed al degrado urbano.
Sembravano migliaia i volontari in attesa di essere inquadrati in piccole pattuglie e volonterosi , non di gloria o di denaro, ma solo preoccupati di assicurare sonni tranquilli ai loro concittadini.
Erano all'inizio partiti alla grande, e non senza qualche problema , non solo organizzativo, visto che , con maggior frequenza erano loro stessi ad aver bisogno di quella protezione che al contrario volevano assicurare agli altri.
A tre mesi di distanza , quando l'estate è un ricordo , e anche i leghisti più entusiasti ed intransigenti hanno scoperto i rigori del clima invernale, le ronde sono semplicemente sparite nel nulla, così come erano nate.
D'altronde come non capire chi , alle "goliardiche" ma fredde passeggiate notturne preferisce il tepore delle calde abitazioni, la comodità degli  " ovattati palazzi" , o il  dolce, molle e sognante, sprofondare su ampie e "vellutate poltrone".
Nessuna meraviglia in fondo, siamo uomini di mondo, ben sappiamo come qualsiasi forza politica, anche la più rivoluzionaria , una volta raggiunto il potere, vi si adegui, perda di smalto e di energie lungo il tragitto, si integri con il sistema ,  perdendo gran parte della carica ideale originaria.
Ecco quindi che se proprio vogliamo fare un po' di conti riassuntivi sulle Ronde, tanto per avere un'idea di come sia andata questa grande battaglia ideale e che risultati abbia sortito , non potremmo non accorgerci che sono state un vero flop, visto che le richieste di iscrizione dei volontari alle varie prefetture locali sono da parecchio tempo vicine allo zero.
Per il futuro quindi non aspettiamoci grandi cose dalle Ronde, non pensiamo ai grandi cambiamenti, semplicemente scordiamoci di loro.
Sono servite ed hanno assolto degnamente al compito per cui erano state istituite, non per risolvere il problema sicurezza , ma solo per qualche foto, per un po' di propaganda e di gratuita pubblicità in vista delle elezioni.
Erano in fondo solo un po' di fumo , che in assenza di arrosto ,doveva essere buttato ancora una volta negli occhi degli italiani, tanto per mischiare un po' le carte, solo per dare ai cittadini un'illusione ed a "loro" la speranza o la "certezza" di essere eletti.
Ora le Ronde, a tre mesi di distanza non servono più a nessuno, anche perchè non sono mai servite alla sicurezza e neppure ad assicurare tranquillità o a far dormire sonni tranquilli ai cittadini.
Le nostre strade sono in fondo identiche a prima , la sicurezza non è cresciuta per merito loro, e nemmeno sono calati gli stupri, le rapine od i furti, si dormiva male allora come si dorme male ora, sempre con un mezzo occhio aperto , mantenendo sempre un sano dubbio.
Ma poco importa, meglio così, con le Ronde a casa a dormire, forse gli italiani saranno un po' più tranquilli ed avranno meno preoccupazioni, nutriranno almeno la speranza di riuscire, come in passato ,  a chiudere almeno un occhio, invece di tenerli, proprio a causa loro , decisamente entrambi aperti.

martedì 3 novembre 2009

Crocefisso o libertà, tradizioni o democrazia ?

La corte europea dei diritti dell'uomo di Straburgo ha stabilito che "La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni».
La sentenza è stata emessa accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana e lo stato Italiano dovrà pagare 5.000 euro per i danni morali.
Il governo italiano ha già deciso , dopo le proteste del ministro Gelmini, di ricorrere contro la sentenza.
Se il ricorso non dovesse essere accolto , la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi.
La decisione della Corte europea è frutto della convinzione  che difficilmente sia possibile " comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, e che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana.
Come si vede, difficile controbattere le motivazioni della sentenza sul piano logico , e allora ci proveranno invocando le tradizioni ed i fondamenti cristiani della nostra società.
Tutte cose vere ma che non cambiano nè la sostanza nè il problema.
Nessuno è mai profeta in patria, ma qui è facile prevedere che nessun politico si ergerà a difesa della sentenza e della laicità dello stato.
Questa volta non lo farà  neppure Fini , il quale si augura , sono sue affermazioni, "che questa sentenza non sia la negazione laicista del cristianesimo".
Mai dichiarazione del presidente della camera fu più inutile e retorica.
Non sono molti infatti i laici che si sognerebbero di negare i valori intrinsechi nel cristianesimo.
Non lo farebbero nemmeno quanti , a spada tratta, sostengono l'intervento e la sentenza della Corte.
Quello che conta nella civiltà occidentali non è mai solo il concetto astratto di libertà delle idee, dei popoli, della fede come della religione , ma è proprio il principio che tale libertà vada estesa proprio all'individuo, ad ogni individuo.
Questa libertà non è mai solo della "maggioranza" , dei più numerosi, di quanti hanno maggiori o più antiche tradizioni, di quanti detengono il potere o controllano l'informazione; al contrario è proprio di ognuno di noi come soggetto, indipendentemente dal fatto che in "cuor suo " poi ognuno di noi possa essere cristiano, ateo, agnostico.  , buddisti o musulmani.
E' solo questo in fondo che la Corte ha stabilito, il riconoscimento delle libertà di tutti, come fondamento e valore di uno stato democratico.

Va eliminato il conflitto di interessi prima di qualsiasi legge sul par condicio.

E' già pronto il testo di una nuova legge che dovrebbe far piazza pulita della "Par Condicio" , ed oltretutto ha già anche ricevuto l'imprimatur del Premier.
Se passerà la nuova legge , già dalle prossime elezioni regionali,  non ci saranno più spazi televisivi uguali per tutti i partiti, ma al contrario questi verrebbero distribuiti su base proporzionale.
Mentre sarebbe assicurato  un diritto di tribuna pari al dieci per cento degli spazi ad ogni "formazione" partecipante al voto, verrebbero anche permessi gli spot  pubblicitari a pagamento.
Poche le resistenze nella maggioranza alla nuova legge se si tralasciano solo alcune perplessità di Fini , più sui tempi che sui contenuti.
Al contrario l'opposizione si prepara alla barricate e se ne capiscono e si condividono i motivi e le preoccupazioni.
Si tratta infatti di un nuova "legge ad personam", fatta su misura per chi , non solo essendo maggioranza partirebbe già avvantaggiata nella competizione, ma anche per chi possedendo enormi "mezzi" e risorse finanziarie da investire nella campagna elettorale potrebbe di fatto "oscurare" qualsiasi altra "presenza".  
Berlusconi infatti, non solo è ricco ,  ma controlla anche una buona fetta, tra televisioni e carta stampata, dei media di questo paese.
Il suo vantaggio sarebbe evidente ancora prima della gara.
In pratica è come voler stabilire a tavolino le regole del Gran Premio facendo partire un concorrente con una cilindrata superiore e con un buon miglio di vantaggio.
Tra l'altro il Cavaliere guadagnerebbe due volte , la prima nella competizione , e l'altra sugli spot elettorali dei concorrenti.
Oltre al danno anche la beffa, come si vede.
Ancora una volta quindi appare a tutti evidente il "problema" prioritario, che dovrebbe essere affrontato prima di ogni altra discussione in materia.
E' sempre infatti quell'irrisolto conflitto di interessi, che come un macigno periodicamente si ripresenta , ad ostacolare ed a rendere sempre più difficile ogni scelta politica di questo paese.

lunedì 2 novembre 2009

E adesso su Stefano Cucchi pretendiamo la verità.

Chi ha visto , anche solo in fotografia, il corpo di Stefano Cucchi non può non rimanere inorridito
Basta guardarlo per rendersi conto della triste realtà dei fatti, viso tumefatto , drammaticamente impressionante su quel corpo ischeletrito dalle vicissitudini di una vita quantomeno difficile, occhi gonfi in maniera abnorme , un occhio addirittura infossato , la mascella con evidenti fratture e tutta la dentatura rovinata.
Sono impressionanti le foto scattate al cadavere, potrebbero tristemente figurare in un Lager e al pari di quelle chiedono giustizia.
Quegli scatti invece provengono dall'Ospedale Pertini di Roma , dove il detenuto , 31enne, vi era giunto proveniente dal carcere di Regina Coeli.
Le fotografie , con ogni probabilità non sono state eseguite con l'intenzione di procedere ad alcuna successiva denuncia, ma tristemente, quasi fosse una routine, si scopre che sono solo scatti post autopsia, effettuati doverosamente dall'agenzia funebre e pubblicati poi, per espressa volontà della famiglia e con la speranza di ottenere almeno la verità sui fatti.
Il ragazzo , arrestato il 15 ottobre per droga in un parco romano, processato per direttissima il 16 ottobre a piazzale Clodio per spaccio, spedito a Regina Coeli per i suoi precedenti, è morto il 22 ottobre nel reparto destinato ai detenuti dell'Ospedale Pertini.
Sulla vicenda è già scivolato stupidamente il Governo con le dichiarazioni dei ministri La Russa ed Alfano , i quali hanno, istintivamente e poco accortamente, tentato di escludere e salvaguardare sia le Forze dell'Ordine che le Guardie Carcerarie.
La difesa d'ufficio, in sostituzione di una durissima inchiesta, è sembrata subito come una seconda e non meno grave offesa al dolore dei familiari oltre che all'intelligenza ed alla pietà degli italiani.
Come non sdegnarsi di fronte ai fatti, ai racconti, ad alcune evidenti responsabilità o reticenze.
Come è possibile non conoscere ancora la verità su questa triste vicenda, non degna di un paese civile.
In questi casi, in queste circostanze, non vi debbono essere giustificazioni.
Nemmeno quella di pensare che sì, d'accordo, si tratta di un triste caso , di una brutta storia, pietosa fin che si vuole, ma che in fondo questa è successa solo per sbaglio, per un errore , per il semplice fatto che qualcosa è andato storto o che il destino ci ha messo del suo.
No, non è possibile pensarla così , non è possibile darsi o dare alcuna giustificazione, è morto un uomo in maniera orribile, impressionate, circondato dal silenzio omertoso, incivile ed inumano ,di tanti . Un uomo che in fondo era affidato allo Stato.
A nulla sono servite le proteste dei familiari.
La verità e la pietà sono finite contro un muro di stupida ed ottusa burocrazia, di assurdi divieti, di “no, senza l’autorizzazione non si può”, che hanno dapprima impedito ai familiari di portare aiuto e conforto e forse la salvezza al loro caro, ma che ora , stanno ancora proteggendo, quelli che sono gli esecutori "materiali" della morte di Stefano Cucchi, un uomo arrestato in buona salute dai carabinieri il 15 ottobre e restituito cadavere."
E' triste dover riconoscere come la morte di Stefano possa essere la lampante ed evidente rappresentazione di un paese in cui ancora, così barbaramente, possano essere negati anche i più elementari diritti umani.
Non servirà sicuramente a consolarci nè a ridare vita a chi è già morto, ma ora non è possibile non pretendere la verità.
Non la dobbiamo solo ai familiari di Stefano ed al loro coraggio di denuncia, ma la dobbiamo proprio pretendere per noi tutti , onde evitare che ancora possano accadere fatti simili, senza che qualcuno protesti, senza che qualcuno veda, senza che qualcuno inorridisca e denunci.
E' questo in fondo che costituisce il fondamento e la forza prima di un paese civile.