venerdì 11 settembre 2009

Il fallimento del Pdl e i sassolini di Fini.

Alla fine Gianfranco Fini si è deciso a parlare.
Lo ha fatto dal palco del convegno sulla formazione del Pdl di Gubbio.
Se qualcuno però credeva volesse semplicemente togliersi qualche sassolino dalle scarpe si è dovuto ricredere. Non si tratta di semplici sassolini, sono al contrario veri e propri macigni.
In pratica nulla del programma e dei progetti politici voluti ed approvati  da questo governo vedono consenziente il Presidente della Camera.
Fini non è d'accordo ad esempio sui provvedimenti adottati circa l respingimenti degli immigrati, non è d'accordo e lo dice sul testamento biologico , non è d'accordo come sono state affrontate le questioni ed i problemi del "nord" e del "sud". Non è d'accordo con il Cavaliere nemmeno sull'approccio ai processi per le stragi di mafia .
Pesano come macigni le sue parole al riguardo: "Mai, mai, mai dare l'impressione di non avere a cuore la legalità e la verità", come se ci fosse qualcuno che nel Pdl dà , al riguardo , proprio questa impressione.
I bene informati dicono che il Cavaliere , dopo aver sentito le parole di Fini al convegno, si sia convinto che il Presidente della Camera voglia la sua morte politica ed in qualche modo si prepari ad una successione che crede vicina.
Da uomo d'affari come è, Berlusconi è sempre convinto che nessuno combatta per delle idee astratte, ma pensa comunque che la lotta politica presupponga sempre un qualche trofeo a cui  "ambire" .
In questo caso lui crede che Fini pensi alla Presidenza della  Repubblica o alla guida del Pdl , una volta accantonato o fatto fuori Berlusconi.
Il Cavaliere non capisce , da sovrano assoluto , la democrazia interna di un partito, e relega tutto ad un fatto personale; non riesce ancora a valutare quello che i più attenti osservatori mormorano, ma ancora non osano dichiarare, e cioè che la parabola ascendente del Cavaliere , dopo aver raggiunto il suo apice, ha iniziato ora la fase discendente.
La caduta sarà dettata forse dallo scandalo delle vicende personali, anche se queste non presuppongono reati, dal disaccordo "morale" con la gerarchia ecclesiastica, dagli scontri istituzionali continui, con il Capo dello Stato, con la magistratura, con la stampa.
Forse la caduta del premier dipenderà dall'insieme di tutte queste concause o forse sarà semplicemente un fatto naturale , fisiologico.
Esiste anche un'altra possibilità ed è allo stato la più probabile , che il  Cavaliere cada per una congiura di palazzo, per un complotto dei suoi luogotenenti, delle diverse anime di un partito che non conosce dibattito interno.
Si pensa che i  "congiurati" potrebbero essere sempre più tentati ad approfittare delle difficoltà del Presidente del Consiglio, lo si è visto in Sicilia con Lombardo, lo si vede ora con Fini.
Una cosa è comunque già certa ora , indipendentemente dalle sorti di Berlusconi , qualcosa si è evidentemente incrinato nel rapporto tra lui e Fini , tra i due leader fondatori del Pdl , ed è un disaccordo che mette in dubbio la stessa volontà o necessità dell'unione.
A questo punto ha ragione chi sostiene che, o Berlusconi se ne va dalla guida del partito , di fatto aprendo la sua successione , ed in questo caso rimarrebbe ben poco a Palazzo Chigi, oppure Fini si fà un nuovo partito ed altrettanto fà Berlusconi.
Resta aperta anche un'altra strada , un'ulteriore possibilità, quella più indolore , con onestà entrambi i leader prendono atto del fallimento completo del progetto politico del pdl e danno corso al suo scioglimento . Sarebbero sempre liberi poi di aggregarsi magari come confederazione di partiti, come da tempo sostengono giustamente, seppure inascoltati , Bossi e la Lega.
Una qualche volta , per evitare guai peggiori, serve anche l'onestà politica di prendere atto delle situazioni createsi , piuttosto che negarle e nasconderle in continuazione, come fa perennemente e con evidente malafede, il Cavaliere Silvio Berlusconi.