giovedì 17 settembre 2009

Dopo ancora 6 morti, diamoci un senso per rimanere in Afghanistan.

Ancora sei morti, tanti, troppi e che portano a 20 il numero complessivo delle vittime italiane dall'inizio di questa guerra. Qualcuno , sulle prime, poteva forse illudersi si sarebbe trattato di una semplice sfilata militare in un deserto polveroso, accolti da una popolazione tripudiante e felice per il sopraggiungere dei liberatori , che assieme alla civiltà portavano la pace, la libertà , la democrazia.
Secoli e secoli di altalenanti conquiste e di altrettante repentine cadute di popoli non sono servite a nulla se ancora non si è compreso che gli unici veri liberatori sono quelli che appena finita la battaglia , subito dopo aver conquistato il campo ed il nemico, abbandonano e consegnano il territorio ai residenti, alla popolazione locale. 
Così , piano piano e giorno dopo giorno , l'Afghanistan è ora diventato un inferno o la sua anticamera,  e l’Italia , al pari delle altre nazioni , come in una sorta di macabra partita tiene il conto ed il pareggio dei suoi morti , piange i suoi soldati, mette le bandiere e gli edifici a lutto ; dalle piazze agli stadi , dal parlamento alle scuole , tutti ancora una volta si fermeranno non per riflettere , ma come è giusto ora , per commemorare i loro morti, trattenere attoniti le lacrime , il respiro e l'ultimo singhiozzo, quello che si pensava liberatore.
Certo il colpo è duro, proprio la sua durezza però ci consegna totalmente alle emozioni ed ai sentimenti che alla fine ancora una volta riusciranno ad avere ragione di quanto ci divide , come paese, come politici, come uomini.
Sei morti ancora sono tanti si diceva , venti sono troppi per potersi ancora illudere.
Viene istintivo chiedersi se valga ancora la pena di morire per Kabul.
La risposta ora , in questo momento sembra scontata, visto che in caso contrario ci si dovrebbe chiedere per che cosa sono morti tutti questi nostri ragazzi, anche se penso  che comunque basti il pensiero che quei giovani sono morti per degli ideali, che hanno fato onore a loro ed al loro paese. Ma questo può bastare a dare un senso alle cose ? Può bastare per delle madri e per delle mogli ? Può bastare per un paese intero ?
Evidentemente no , anche se andarsene ora dall' Afghanistan sarebbe disastroso , darebbe l'impressione di una sconfitta o di una fuga. Ma ora davvero , passata l'emozione del momento, ad elezioni avvenute nel paese,  dovremo chiederci o darci un'ulteriore ragione della nostra presenza.
Dovremo alla fine chiederci se questa guerra deve per forza essere combattuta e se esistano possibilità di vittoria. Per morire si muore, ma possiamo avere speranze di vittoria ?
Io non lo credo.
Siamo in un paese dilaniato tra guerre intestine, tribali, un paese diviso in clan e tra signori della guerra, che vive di guerra , è cresciuto e prospera con questa e fa delle divisioni interne il suo punto di forza .
Noi non siamo stati capaci di dare loro possibilità di crescita, non siamo riusciti a dare speranze per una vita diversa.
Abbiamo fatto di più , ci siamo illusi bastasse mandare un uomo come Karzai per avere speranze di riuscita, neanche ci siamo accorti che Karzai rappresenta solo una parte del paese e neanche la maggioranza.
Tra l'altro il suo è un governo corrotto , che noi stessi accusiamo di evidenti brogli elettorali, e che può solo sopravvivere fino a quando troverà protezione dietro i nostri contingenti militari.
Verrà quindi il momento in cui dovremo chiederci se vale la pena ancora resistere semplicemente perchè non si ha il coraggio di scappare o se vogliamo e pensiamo davvero di vincere sul campo questa guerra
Se pensiamo si possa vincere allora dobbiamo mandarci l'esercito e non un semplice contingente , ma non dobbiamo essere soli, lo deve fare la Nato, lo deve fare l'Europa  tutta.
Scelto questo poi si vedrà , senza dimenticare che in Afghanistan neanche i Russi sono riusciti a sottomettere il paese; in questo caso prepariamoci , i morti saranno destinati a crescere.
Non è un segreto per nessuno che ancora oggi  i talebani controllano circa la metà dell'Afghanistan e stanno espandendo la loro influenza sulla restante parte.
Come pensiamo di arginare la loro espansione ? Con le armi ? e se così fosse siamo certi di essere capaci poi  di combattere a lungo per una guerra non nostra e che potrebbe , in questo caso, costare davvero centinaia se non migliaia di vite umane ?
Gli Stati Uniti e l'Amministrazione Obama stanno discutendo proprio ora se e quanti soldati e mezzi inviare ancora in Afghanistan, ma l'obiettivo è evidente, Obama non vuole arrendersi, non vuole la fuga ma pensa ad una via di uscita dal paese.
La morte dei nostri soldati spingerà nell'immediato il nostro, come gli altri paesi, a rafforzare la loro presenza militare, ma è evidente che serve molto di più.
Per avere una possibilità di uscita dall'Afghanistan, serve il sostegno della popolazione , servono aiuti economici, e piaccia o meno all'Occidente,  serve una trattativa lunga ed estenuante con le singole tribù, con le varie etnie  e perchè no con i signori della guerra ed anche con i talebani moderati, se tutto questo può servire a normalizzare e rappacificare il paese , a salvare vite umane ed a permetterci una via di uscita dignitosa dall'inferno dell'Afghanistan. .