mercoledì 30 settembre 2009

Lo scudo fiscale, uno schiaffo in faccia a tutti i cittadini onesti.

Oggi verrà definitivamente approvato , con voto di fiducia ", lo scudo fiscale".
In mattinata è stato presentato un emendamento, poi ritoccato definitivamente nel primo pomeriggio, che prevede che nessun "reato" potrà beneficiare dello scudo fiscale.
Nell'emendamento originale invece, con lo scudo fiscale , venivano beneficiati reati come il falso in bilancio, il riciclaggio, la ricettazione e la bancarotta.
Nella nuova versione nessun reato potrà più essere salvato a eccezione della dichiarazione infedele e dell'omessa dichiarazione.
Come dire , salviamo più o meno tutto o tutti, anche chi si è "scordato" persino di dichiarare , purchè ci si lasci almeno una scappatoia, una parvenza.
Naturalmente le somme detenute all'estero dovranno rimpatriare , con l'unica eccezione di quelle detenute in paesi aderenti alla Ue.
La sanatoria stenderà un velo pietoso  su anni di  evasione fiscale per riconsegnare tutto, persino quelle ingenti somme,  alla legalità.
Il tutto avverrà , a differenza di quanto avviene nella maggior parte degli altri paesi, spendendo solo , come si è soliti dire , poche lire, anzi pochi euro, e tra l'altro assicurando  a tutti l'anonimato.
Certo si potrà dire che così si è certi di far rientrare in Italia capitali ingenti che in caso contrario sarebbe sfuggiti al fisco italiano, si dirà sicuramente che occorre essere realisti, sopratutto in un momento di crisi economica, per avere disponibilità di risorse senza "mettere le mani nelle tasche dei cittadini", come è solito dire il nostro premier,  oppure , come dice Tremonti , che quello che conta è chiudere la caverna di Ali Babà e, aggiungo io, dei suoi ladroni.
Tutto giusto e tutto vero, ma ancora una volta dobbiamo dire che questo nuovo "condono" non è altro che l'ennesimo schiaffo appioppato sulla faccia di tutti gli italiani onesti.
Qualcuno prima o poi dovrà spiegare, come tra l' altro chiedeva un giornalista americano proprio ieri, come si possano conciliare lo scudo fiscale e la lotta all'evasione e "come mai il ministro abbia cambiato idea sullo scudo fiscale rispetto agli intenti etici dichiarati al G-8".
Si sa l'etica e la morale sono spesso "ballerine", saltano un po' qui e un po' là, a secondo delle convenienze e delle circostanze. 
Quel giornalista anericano purtroppo, al pari di tanti nostri onesti cittadini,  non era ancora riuscito a capire di essere in Italia, la patria riconosciuta del diritto , ma sempre più spesso anche del "rovescio", e che tra l'una e l'altra cosa in questo paese non si fa differenza visto che alla fine, chi la vince sono sempre i soliti furbi, non i cittadini onesti.

Alla faccia della libertà ora anche la Dandini finisce nel mirino del governo.

Annozero non era "il caso" ma solo uno dei caso, forse il primo.
Oppure si pensava, colpendo e minacciando Santoro, di educare così tutti gli altri "cento".
Fatto sta che ieri è toccato a Serena Dandini , al suo esordio ieri su Rai Tre con "Parla con me",  finire nel mirino del governo.
Il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani non appena ha scoperto che in una "minifiction" a puntate, che trova spazio nella trsmissione, due giovani donne baresi si cambiano d'abito in un lussuoso bagno in previsione di un "festino", subito intuendo si faccia esplicito riferimento a Palazzo Grazioli , si è chiesto " cosa c’entri mai questo con il servizio pubblico".
Inutile, è parsa subito, la risposta di quanti gli hanno ricordato  che questa è satira.
Inutile chiedergli poi, di rimando e con qualche polemica, che cosa mai c'entrino  alcune intere trasmissioni con il servizio pubblico.
Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Tutto quello che si ottiene dal Viceministro è un'altra sconcertante dichiarazione :  "Questo è un paese di m...” E’ satira questa?».
Forse Romani vorrebbe una apposita legge che regolamentasse anche la satira, ricordando a tutti quella che è permessa e quale no.
Forse Romani preferisce una televisione molto simile a quella di Rete 4 o Italia uno, una tv pubblica in piena sintonia con il governo e con Berlusconi, una tv di "regime" in parole povere.
Proprio in mattinata si aveva avuto un "ammirevole" esempio di TV pubblica, da manuale, come intende il nostro governo, da additare ad esempio di quanti "ancora" sbeffeggiano , deridono o mostrano i limiti ed i difetti del "potere".
Unomattina, proprio in mattinata, aveva ospitato una lunga telefonata di Berlusconi, intervenuto nel giorno del suo 73° compleanno, poco prima di andare all’Aquila a consegnare le case ai terremotati.
Naturalmente il Cavaliere ha approfittato dell'occasione, e anche della televisione pubblica, per elogiare e propagandare l'operato suo e del suo governo; è stato un vero comizio, degno proprio dell' ego-Cavaliere.
Ma quello più eclatante, e che ha fatto traboccare il vaso già colmo, è stato quando, alla battuta del premier, «Chiamatemi più spesso, così mi sento meno solo», Susanna Petruni e Stefano Ziantoni , i conduttori della trasmissione , hanno risposto in coro, con uno zelo ed una piaggeria da manuale, e che personalmente valuterei con una qualche preoccupazione  se davvero fosse presa sul serio, "Siamo qui ogni mattina, questa è anche casa sua".
Ecco questa è la televisione pubblica che qualcuno vuole, quella fatta di propaganda per il governo, quella che funziona da cassa di risonanza del suo operato o del centrodestra, quella che non critica, quella fatta di piccole cose, di veline, di pettegolezzo ammesso, di tanta e tale "leggerezza" da togliere il fiato assieme ad ogni più piccolo pensiero.
Se non si vuole credere che in questo paese sia pericolo la libertà di stampa e d'informazione basterebbe forse guardarsi un po' attorno e giudicare, serenamente ed obiettivamente, se quanto meno non sia in atto un tentativo palese , grossolano, arrogante ed autoritario di restringere ogni più piccolo spazio di tale libertà, di intimidirla, di confinarla in spazi angusti.
In poche parole di renderla sempre più "invisibile" e sempre più "silenziosa".  

martedì 29 settembre 2009

Se Polanski è colpevole sconti la sua pena.

Esattamente 32 anni fa (ma per la giustizia americana non vi è prescrizione) Roman Polanski, secondo i giudici d'oltre oceano , ha drogato, fatto ubriacare e sodomizzato una tredicenne.
Invece di scontare la sua pena, il noto regista si diede allora alla fuga in Europa, sfuggendo così alla legge degli Stati Uniti.
Ora gli U.S.A. hanno emesso un mandato di cattura internazionale costringendo la Svizzera a procedere nei confronti del regista , e poco importa se nel frattempo, come pare, la piccola vittima di allora, diventata nel frattempo adulta , abbia avuto parole di perdono per il suo stupratore, il reato commesso da Polanski nei confronti di una minorenne era e rimane un reato grave ed odioso.
Fanno proprio per questo estrema meraviglia le prese di posizione di alcuni ministri Francesi , del mondo del cinema e pare anche dello stesso partito del Presidente Sarkosi a favore del regista.
Sicuramente non bastano a giustificare questa inspiegabile tolleranza il riconoscere le difficoltà e la tragedia che hanno costellato la sua vita.
La certezza del diritto e della pena ed il principio che tutti sono uguali davanti alla legge sono alcuni dei pilastri su cui si reggono tutte le democrazie al mondo.
Quello che si fatica a capire è spesso il motivo secondo cui di fronte alla legge vi è  sempre qualcuno che si crede o che si pensa più "uguale" degli altri, per il semplice fatto che appartiene ad un mondo di ricchi e famosi, che è magari Presidente del Consiglio, o un rappresentante della cultura , dello spettacolo, conosciuto e famoso in tutto il mondo.
Merita tutto il nostro ideale sostegno quindi Laura Rodatà che dalle pagine del Corriere , scrive : " No, per favore evitateci il Lodo Polanski . D'accordo, come regista è un genio. Ma è un adulto responsabile delle sue azioni; non può evitare una condanna per aver commesso un reato contro la persona perché a suo tempo ha diretto «Chinatown». O «Il pianista», o «Rosemary's Baby», o «Luna di fiele»
Evitiamo quindi di dividerci, Polanski sconti la sua pena e la sua condanna , anche se è un uomo famoso ed un illustre rappresentante della cultura di questo mondo , non diamo sempre l'impressione che la giustizia e la legge siano solo per chi non ha nome , nè fama , nè titolo e neppure denaro.
Non trasmettiamo ai nostri figli il messaggio che il possedere queste "doti" in abbondanza possa giustificare poi , agli occhi del mondo, qualsiasi reato , persino uno stupro, e persino se questo è commesso nei confronti di una tredicenne.

lunedì 28 settembre 2009

Berlusconi, l'Italia che non c'è e la speranza in un futuro Presidente.

E' un Silvio Berlusconi "fuori di sè" , quello che conclude la prima festa nazionale della Libertà a Milano, che urla a squarciagola , tronfio, soddisfatto di se, sicuro dell'accoglienza e del tributo, qualunque cosa dicesse, fosse vera o falsa , sciocca o vanesia , idiota o con qualche parvenza o sprazzo di intelligenza e di ragione, tutto avrebbe digerito o perdonato la sua platea ed il suo popolo.
Ognuno ha il leader che si merita diceva un proverbio evidentemente non ci meritavamo altro.
E accade così che il suo discorso, infarcito dalle fondamenta di retorica e di qualunquismo, sentito ed ascoltato oramai da 15 anni a questa parte senza molte novità, viene accolto dai militanti al grido "'Silvio, Silvio" e poi dalla canzone "Meno male che Silvio c'e".
E il Cavaliere per soddisfare i suoi fedelissimi, per stimolare gli apatici neuroni di una platea che si era dimostrata fredda ed insensibile persino di fronte alle sottigliezze ed alla ragione di Fini, si inventa all'istante una opposizione "tutta sua" che vive e prospera solo nei suoi pensieri, che solo lui vede e sente, poco importa se così assomiglia sempre a più a un Don  Chisciotte  che si scaglia contro immaginari mulini a vento.
Peccato che del  Cavaliere spagnolo , il nostro, non possieda nè la grandezza , nè l'idealità, nè i nobili principi, ma solo un uguale ridicola visione del mondo, dei suoi mostri e dei suoi "mulini a vento".
Ed è così che un'opposizione, giustamente preoccupata degli effetti di una crisi che ogni persona di buon senso paventa , diventa "un' opposizione anti-italiana  che tifa  per la crisi" e, senza neanche accorgersi o pensare che l'unica forza politica italiana rappresentata in parlamento che aveva chiesto irresponsabilmente il ritiro dall'Afghanistan era un suo alleato, la Lega, eccolo urlare di essere " orgoglioso dei nostri militari, che sono là coraggiosamente per difendere la pace, mentre l'opposizione brucia in piazza le sagome dei nostri soldati, inneggia a meno sei... Non ci stiamo, è inaccettabile avere un'opposizione di questo tipo nel nostro paese. ......Vergogna, vergogna, vergogna..." ha urlato Berlusconi, nel microfono e tra gli applausi.
Vergogna sì quando ci si inventa persino un'intera opposizione che non c'è, quando quattro "scalmanati" senza idee e senza anima vengono additati come "l'opposizione", quando si dimentica persino di avere, sotto il governo Prodi , tra le altre cose anche votato contro quella missione.
Di questo passo le "scemenze" di qualche leghista potrebbero essere spacciate come  il "pensiero del governo",  visto che il Cavaliere ha voluto ricordare la sua indissolubile unione con la Lega e come , Fini ed i suoi ne sono avvisati,  "nessuno riuscirà a dividerlo dalla Lega".
Ma c'è n'è per tutti nel discorso di Berlusconi, anche per Obama che oltre ad essere onorato, assieme alla consorte, della vecchia  trita battuta sull'abbronzatura  : "voi non ci crederete, ma sono andati a prendere il sole in spiaggia in due, perché è abbronzata anche la moglie", da oggi potrà essere giustamente orgoglioso di essere stato classificato da Berlusconi come  " UNO BRAVO".  Fosse mancato questo apprezzamento chissà come avremmo potuto giudicare il Presidente degli Stati Uniti.
Si spinge oltre però il Cavaliere nei giudizi, e nel dubbio, forse legittimo, che i suoi sostenitori non abbiano ancora ben colto il fenomeno Obama, diventato serio di colpo e afferma : "Vi do una ottima notizia: Obama è uno molto bravo. E questo ci deve fare contenti". Anche perchè  "i rapporti sono facili ed è anche una persona ironica e autoironica".
Fine della battute ? No , a dire il vero qualcuno sottolinea come la migliore sia arrivata dopo quando il Cavaliere ha azzardato   "CON NOI NUOVA MORALITA" .
Logica conseguenza vorrebbe che a questo punto qualcuno abbandonasse l'aula, e invece scrosci ed applausi, a testimonianza che si è oramai perso il senso della misura e della realtà, che quella gente vive in un mondo onirico fatto di immaginazione, di ciò che si vorrebbe, di ciò che si immagina. Qualche maligno inizialmente pensava che in circolazione ci fosse Tarantini con qualche chilogrammo di "roba", ma è subito stato smentito.
Nulla di "stonato" , nè di male in fondo.
Quella platea ha avuto ciò che si cercava , a testimonianza che la vita spesso non è quella che si vive ma quella che si "pensa" di vivere.
In fondo poi ,  tanto per rendere l'idea, il clima, il confronto culturale , basti pensare come poco prima quegli ascoltatori avessero accolto con un  grande ed ideale applauso l'ingresso di Feltri.
I grandi giornalisti Italiani , al pensiero, forse si rivolterebbero nella tomba.
E se Casini e l'intera opposizione affermano che è ora di rivolgersi al presidente della Repubblica perchè non è possibile in alcun modo falsificare e ridicolizzare la realtà di questo paese nè l'intera opposizione  il Cavaliere continua imperterrito per la sua strada, al massimo lui ed il suo governano pensano di mettere il bavaglio a quanti ancora lo criticano apertamente, quel mondo di farabutti che vanno dagli oppositori ai magistrati , da Santoro a Travaglio, da Repubblica all'Unità, dalla Commissione Europea a Rai Tre, chi più ne ha più ne metta.
Pensavo proprio in questi giorni, ascoltando il discorso di Obama all'Onu , come questi potesse essere il mio "presidente" ideale, mentre invece devo accontentarmi di Berlusconi e dei suoi piatti ed inverosimili discorsi.
Mi è stato di sollievo e di speranza  un pensiero Manzoniano che ripetevo scherzosamente  proprio alcuni giorni fa ad un giovane amico , e cioè che "Dio non turba mai la felicità dei suoi figli se non darne loro una più grande e duratura".
Ebbene, se gli americani hanno dovuto sopportare Bush per avere un Presidente al pari di Obama, chissa  quale "mirabile" Presidente  riusciremo ad avere noi  Italiani tra qualche anno, dopo essere stati costretti  a sopportare così a lungo il Cavaliere ed i suoi proclami.
   

giovedì 24 settembre 2009

Pillola abortiva RU486 , indagine, polemiche, libertà, calcoli politici.

E' un Pd già diviso dalle ultime posizioni e dichiarazioni di Rutelli , sempre più in avvicinamento a Casini, quello che ,ora e ancora, deve fare i conti con il problema della pillola abortiva.
Sui temi etici e "morali" non c’è davvero pace in casa del Pd.
Sul banco degli imputati questa volta ci sale la Teodem Dorina Bianchi , capogruppo Pd in Commissione Sanità, che, nella giornata di martedì martedì pomeriggio aveva votato a favore dell' indagine conoscitiva sulla pillola RU486, ed ha accettato il ruolo di co-relatrice affidatole dal presidente Antonio Tomassini, del Pdl.
La sua scelta aveva però scatenato le critiche dei due candidati alla segreteria del partito Pier Luigi Bersani e Ignazio Marino.
Erano evidenti , non solo da parte loro, i timori riguardanti l'uso strumentale della Commissione , da parte della maggioranza, utilizzata per frapporre ostacoli ed impedimenti alle precedenti decisioni dell'Agenzia italiana del farmaco.
Persino il cattolico Fioroni era riuscito a dichiarare  che "L'indagine aveva il solo scopo di  coprire la falsa promessa della destra al mondo cattolico di bloccare la Ru486, promessa che ora non si riesce a mantenere".
Pare che ora la  Teodem Dorina Bianchi , non ci stia a farsi cristianamente crocifiggere dal Partito, e dichiari che il suo voto sia stato condiviso ed approvato dalla Finocchiaro.
Vera o falsa la dichiarazione, a tanti nel Pd non è parso opportuno, non solo il voto in commissione della Bianchi ,ma la primaria scelta di inserire la Senatrice stessa in Commissione.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso, si diceva una volta; i dirigenti del Pd avrebbero di che meditare al riguardo.
Così, per colpa degli uni ora e degli altri prima, scopriamo che in un baleno al Senato è stata approvata l’apertura di una indagine conoscitiva sulla pillola Ru486 nonostante la stessa sia stata approvata dall'agenzia del farmaco e nonostante essa sia già in uso, da parecchio tempo, in diversi Paesi europei.
L'indagine è stata autorizzata quindi, non in base a preoccupazioni di carattere sanitario, ma in base a precisi calcoli o convenienze politiche.
Questa pillola non "introduce" in Italia l’aborto, non ha bisogno di inventarlo visto che è praticato da millenni , semplicemente lo rende meno pericoloso per le donne.
E' solo e sempre una "dolorosa" e "drammatica" cura; lo è per tutte, lo è anche per la coscienza di tutti, non solo  dei cattolici  , ma anche dei laici.
Si può capire l'opposizione della chiesa, ma non si può condividerla nè sopportarla perchè lesiva della libertà dell'invidio e della dignità della donna.
Ad ogni cattolico osservante si può riconoscere il diritto di non farvi ricorso,  ma davvero proibirla agli italiani è una vera infamia, una crudeltà che non elimina l'aborto.
Spesso però i calcoli politici sono più forti della ragione e delle libertà individuali, molti politici, e sopratutto il Presidente del Consiglio , proprio in questi giorni, vivono la forte tentazione di ingraziarsi i vescovi  e la gerarchia ecclesiastica, dopo gli ultimi dissapori sul caso Avvenire.
Le elezioni  si stanno avvicinando rapidamente , si coglie già il clima , meglio preparasi per tempo , in fondo una "pillola" può anche attendere; non ci sarà danno per nessuno si pensa, nemmeno per l'aborto che continuerà ad esistere.
Pazienza poi se ne soffriranno le donne in attesa, la laicità dello stato, la libertà individuale o quant'altro, la cosa veramente importante per i nostri Onorevoli è che non ne abbiano a "soffrire" loro,  pagando magari elettoralmente la scelta di affrettate o inopportune decisioni in materia.
Come si vede, si fa di tutto per "l'interesse" e per il "bene" di  tutti i cittadini.

mercoledì 23 settembre 2009

"Il tempo sta finendo" dice Obama.

Il tempo sta veramente finendo, non lo dice solo Obama, lo hanno detto prima di lui e continuamente lo ripetono inascoltati, scienziati e studiosi di tutto il mondo
Al Presidente degli Stati Uniti va il  merito come politico di aver capito , prima di altri che ancora vivono un' irreale incoscienza, che la "minaccia climatica" è grave , urgente e crescente.
Obama non si nasconde le difficoltà di un accordo , non si fa illusioni di poter risolvere tutto e subito, sa quanto sia problematico in un periodo di crisi parlare di clima e di riduzione delle emissioni inquinanti, ma nutre la certezza che il tempo stringe e che la "partita" , solo agli inizi, deve essere giocata fino in fondo se si vuole evitare il peggio.
 Il suo è un accorato appello, un programma deciso e ricco di conseguenze, la sua realizzazzione cambierà, in meglio, la faccia del pianeta
Lo sforzo di Obama merita comprensione e sostengo , nella convinzione che non è possibile non essere d'accordo con lui se solo vogliamo salvare noi stessi, le future generazioni e l'intero pianeta.
Sono questi i motivi che mi spingono a pubblicare una parte significativa del discorso "sul clima" , tenuto a New York in occasione del Summit dell'Onu, in previsione ed in preparazione del successivo vertice di Copenaghen.
Il discorso di Obama, e questo fa ben sperare, ha , tra l'altro,  ricevuto una prima incoraggiante risposta proprio da parte della Cina.


BARACK OBAMA


La risposta della nostra generazione alla sfida climatica sarà giudicata dalla storia perché, se falliamo, rischiamo di consegnare le generazioni future a una catastrofe irreversibile.
Nessun Paese, grande o piccolo, ricco o povero, può sfuggire all’impatto del cambiamento climatico. E il tempo che abbiamo per rovesciare la situazione sta finendo.
Eppure possiamo ancora rovesciarla. Come disse una volta John F. Kennedy «i nostri problemi sono causati dall’uomo, perciò possono essere risolti dall’uomo».
È vero che per troppi anni l’umanità è stata lenta a rispondere o addirittura a riconoscere le dimensioni della minaccia climatica.
Questo è vero anche per il mio Paese. Lo riconosciamo.
Ma oggi è un altro giorno. Una nuova era. E io sono orgoglioso di dire che negli ultimi otto mesi gli Stati Uniti hanno fatto più di quanto non avessero fatto in tutto il loro passato per promuovere le energie pulite e ridurre l’inquinamento da anidride carbonica.
Poiché però nessuna nazione può affrontare queste sfide da sola, gli Stati Uniti hanno sollecitato l’impegno di partner e alleati per trovare nuove soluzioni e messo il clima in cima all’agenda di tutti gli incontri diplomatici: con la Cina, il Brasile, l’India, il Messico, i Paesi dell’Africa e quelli dell’Europa.
Messi in fila uno dietro l’altro, tutti questi passi rappresentano un riconoscimento storico da parte degli americani e del loro governo: abbiamo capito la gravità della minaccia climatica.
Siamo decisi ad agire. E ci assumiamo le nostre responsabilità di fronte alle prossime generazioni. Quello che c’è da fare non è facile. La parte più ardua del viaggio è davanti a noi. Cerchiamo cambiamenti difficili ma necessari proprio nel mezzo di una recessione globale, quando la priorità immediata di ogni nazione è rivitalizzare la sua economia e riportare la gente al lavoro. Così ognuno di noi, nella sua capitale, deve fronteggiare dubbi e difficoltà, mentre cerchiamo soluzioni durature alla sfida climatica.
Ma oggi io sono qui per dire che le difficoltà non devono essere una scusa per l’autocompiacimento né i dubbi una scusa per l’inazione. Ognuno di noi deve fare la sua parte per far crescere le nostre economie senza danneggiare il pianeta, e dobbiamo farla tutti insieme.
Non possiamo permettere alle vecchie divisioni, che in tutti questi anni hanno caratterizzato il dibattito sul clima, di bloccare il nostro progresso. Sì, i Paesi sviluppati che nell’ultimo secolo hanno causato la maggior parte dei danni al pianeta continuano ad avere la responsabilità della leadership , Stati Uniti compresi. E noi continueremo a farlo, investendo nelle energie rinnovabili, promuovendo una maggiore efficienza energetica e riducendo le nostre emissioni di anidride carbonica per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati per il 2020 e, più a lungo termine, per il 2050.
Anche i Paesi a crescita rapida, che nei prossimi decenni produrranno quasi tutto l’aumento di gas serra, devono fare la loro parte, impegnandosi a restrizioni severe e rispettandole, esattamente come fanno i Paesi sviluppati. Possiamo affrontare la sfida climatica solo se i Paesi che più inquinano agiscono insieme. Non ci sono altre strade.
Dobbiamo anche aumentare gli sforzi per mettere i Paesi più poveri e più vulnerabili sulla strada di uno sviluppo sostenibile. Questi Paesi, per combattere il cambiamento climatico, non hanno le stesse risorse degli Stati Uniti e della Cina, ma sono i più interessati a una soluzione. Perché sono loro a dover già convivere con gli effetti di un pianeta che si riscalda, carestie, siccità, scomparsa dei villaggi costieri, conflitti per la divisione delle scarse risorse.
Il loro futuro non è più la scelta tra crescita economica e pianeta più pulito, perché la loro sopravvivenza dipende da entrambi. Non serve a molto alleviare la povertà se poi non trovi più acqua potabile. Per questo abbiamo la responsabilità di fornire a quei Paesi assistenza tecnica e finanziaria.
Quello che stiamo cercando, dopo tutto, non è soltanto un accordo sulle emissioni di gas serra. Cerchiamo un accordo che consenta a tutti i Paesi di crescere e raggiungere buoni livelli di vita senza danneggiare il pianeta. Sviluppando e disseminando tecnologie pulite e condividendo il nostro know how, possiamo aiutare i Paesi in via di sviluppo a liberarsi delle energie sporche e ridurre le emissioni nocive.
Sarà un viaggio lungo e difficile. E non abbiamo molto tempo per farlo. E’ un viaggio che chiede a ciascuno di noi di perseverare nelle sconfitte e combattere per ogni centimetro di progresso. Dunque, rimbocchiamoci le maniche. Perché, se saremo flessibili e pragmatici, se sapremo lavorare indefessamente in uno sforzo comune, raggiungeremo il nostro scopo comune: un mondo più sicuro, più pulito, più sano di quello che abbiamo trovato. E un futuro degno dei nostri figli.

Dal discorso del Presidente degli Stati Uniti al Forum del clima convocato da Ban Ki-moon alle Nazioni Unite.

martedì 22 settembre 2009

Bagnasco e Cei, è rotta di collisione con Berlusconi e con il Pdl.

Vi era grande attesa negli ambienti politici ed ecclesiastici  per il discorso che il Cardinale Bagnasco avrebbe tenuto al Consiglio permanente della Cei.
Negli ultimi tempi i rapporti tra il Pdl e la Chiesa non erano stati proprio idilliaci.
Il caso Boffo e le polemiche che ne hanno fatto seguito avevano creato un ampio solco divisorio tra Berlusconi ed i vertici della Chiesa.
Non esisteva alcun dubbio, oltre Tevere, che dietro agli attacchi di Feltri ad Avvenire ed al suo direttore si nascondesse in realtà una precisa strategia del Presidente del Consiglio , nonchè la chiara volontà di questi di liberarsi di un "oppositore" scomodo.
La condanna dei vertici ecclesiastici sulla "campagna" diffamatoria del Giornale all'inizio non fu del tutto unanime, tra le variegate posizioni ufficiali, vi fu addirittura qualche vescovo che osservò come avrebbe maggiormente giovato a Boffo ed alla linea editoriale dell' Avvenire "una maggiore prudenza".
Ora , a distanza di tempo, si scopre come la prima uscita ufficiale del porporato che guida i vescovi italiani, non lasci più alcun dubbio su chi abbia vinto, quella sorta di guerra intestina dentro la chiesa, e nemmeno sulla valutazione ufficiale dei vescovi italiani sull'intera vicenda.
Sta tutta nell'affermazione che "la Chiesa non si fa coartare né intimidire" la valutazione ed il giudizio sui fatti ,nonchè  l'avvertimento , chiaro ed esplicito, per qualsiasi azione o rapporto futuro.
Ma c'è di più e di meglio nelle parole di Bagnasco che indica come sia del tutto finito quel rapporto privilegiato che legava Berlusconi ed il centrodestra alla gerarchia ecclesiastica.
Quella del Cardinale è una vera e propria dichiarazione di guerra, un'offensiva diplomatica senza precedenti nei confronti del Capo del Governo Italiano. 
Bagnasco , al pari dei vescovi, non si lascia intimidire , anzi contrattacca  con un messaggio ed una condanna netta allo stile di vita ed al modo di far politica di Berlusconi : "Occorre che chiunque accetta di assumere un mandato politico sia consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell'onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda", si lascia andare a dire.
La condanna è, non solo morale, ma anche politica, con quell'evidente richiamo alla Costituzione; il destinatario od i destinatari del messaggio talmente evidenti che li saprebbe individuare persino un ragazzino.
Nessuno  si illuda che Bagnasco sia isolato o abbia espresso un giudizio del tutto personale, lo testimonia il fatto che non più tardi di ieri è stato ricevuto a colloquio dal Papa.
Proseguendo poi , tanto per continuare nelle critiche al modus operandi del governo , il nostro Cardinale, ha voluto riaffermare il punto di vista della Cei anche in materia di immigrazione dichiarando che le "esigenze di legalità e sicurezza dei cittadini" non possono essere disgiunte "dalla garanzia dei diritti umani riconosciuti nell'ordinamento nazionale e internazionale" agli immigrati, né possono "portare a trascurare stati di necessità e doveri da sempre radicati nel cuore della nostra gente".
Riguardo poi all'unità del paese , dimostrando come non sia servito a molto il "pellegrinaggio" di Bossi in Vaticano, ha voluto ricordare che nel " momento in cui si avvicina la ricorrenza dei 150 anni dell'unita' , ''è impossibile guardare sulla carta geografica l'Italia e non pensare ad una sua naturale vocazione unitaria''.
C'è ne per tutto il centrodestra come si vede, e la condanna di buona parte del suo programma politico, realizzato e da realizzare, è evidente, a meno che il centrodestra intero non decida, con abili mosse e con pronti "mea culpa" , di cospargersi il capo di cenere e di piegarsi genuflessi a "Canossa", cambiando programmi politici, cambiando stile di vita e valori, ma sopratutto  cambiando anche premier.

lunedì 21 settembre 2009

Brunetta vaneggiante riconferma tutto; Bondi, in delirio, parla di operazione culturale.

Non c'è mai fine alle scemenze , vanno in gruppo , si accoppiano fra di loro sempre alla ricerca di "buone compagnie", basta dargli un inizio e rischiano di non avere più fine quando neanche la decenza o un minimo di intelligenza riescono più a fermarle.
Se "ieri" Brunetta poteva tranquillamente dire che "ci sono élite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di stato" e magari aggiungere , in un crescendo di idiozie  impressionante ed allucinante, che "la sinistra si fa condizionare da una élite di merda" costituita da "cattive banche, da cattiva finanza, da cattivi giornali e che questi dovrebbero andarsene a "morire ammazzat"; oggi , sempre al ministro, è persino possibile affermare che non stava vaneggiando, che non era colpa di un momentaneo calo di sangue al cervello, e che in fondo aveva un poco esagerato con le "dichiarazioni" lasciandosi prendere da una foga oratoria inaspettata , da quella forma di rancore o di astio che cova spesso, come fuoco sotto la cenere, proprio negli animi di quanti, "nati poveri, non belli, non particolarmente dotati dalla natura", si sono fatti strada a gomitate , in un mondo difficile e spesso ostile.
No , niente di tutto questo, oggi il ministro Brunetta afferma che "su l'élite lui proprio non si pente, non è un ipocrita"; "la frase era però scherzosa" e, in pratica se è stata strumentalizzata è tutta colpa "di giornaloni o giornalini che si attaccano a una battuta". Quest'ultima, se era una battuta, rischia di essere un po' vecchia.
Pensare che il povero Ministro Bondi intervenendo a commentare le dichiarazioni di Brunetta aveva confuso " una battuta" con una "meritoria opera culturale" del collega ministro delle Funzione Pubblica.
Se sono questi i progetti culturali "perseguiti" dal ministro Bondi il futuro del paese rischia di essere sempre più oscuro e preoccupante.
"Salvate Brunetta da Brunetta" dice oggi Gian Antonio Stella  sulle pagine del Corriere.
Salvate il paese dai vaneggiamenti  irresponsabili dei nostro governanti, verrebbe da dire ad un normale cittadino ,con un quoziente intellettuale almeno decente.
A nessuno, e sicuramente non ad un paese che affronta la sua peggiore crisi del dopoguerra , giova questo clima politico di contrapposizione, questo scontro quotidiano, voluto dal premier ed imitato dai suoi ministri, questi strilli continui, contro la stampa, contro i giudici, contro una sinistra che non potrebbe far male ad una mosca e che al massimo riesce ad autoflagellarsi ed autopunirsi.
Si pensa forse , in questa maniera, di distogliere il paese dai suoi problemi reali mostrando in continuazione nemici irreali ed improbabili.
Gli insuccessi del governo , di questo o di quell'altro ministro, secondo i "nostri", non sono mai dovuti ad incapacità personale ma sempre all'ostilità di  "poteri forti" ed indistinti, che operano nell'ombra per sovvertire uno stato governato dal miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni; a volte se ne incolpano i giudici , a volte la stampa, a volte tutti assieme.
Neanche li sfiora il pensiero che in fondo sia la stampa che i giudici non fanno altro che il loro mestiere.
Che dire quindi dei nostri "personaggi da copertina" che si guadagnano solo urlando le prime pagine dei giornali ? Potremmo forse essere tentati di dire, a loro giustificazione, che ognuno tira l'acqua al proprio mulino come meglio crede e secondo le proprie personali capacità.
Ma questo non basta a giustificare l’enfasi e l'animosità  con cui i nostri governanti affrontano e ingigantiscono sia i problemi , veri o presunti, sia i loro avversari.
Potremmo dire che così facendo distolgono l'attenzione dai loro insuccessi, forse invece è semplicemente il caso di dire ,  con Gad Lerner, che questo modo di fare è in fondo solo rivelatorio di quel " complesso d’inferiorità che continua ad affliggere questi sedicenti portavoce del popolo", questi tribuni della plebe i quali in fondo non vogliono riconoscere e nemmeno ammettere con se stessi di fare parte della medesima, modestissima élite di questo paese, dopo avere , tra l'altro, spintonato tanto per passare dalla seconda alla prima fila".

venerdì 18 settembre 2009

L'avvocatura di Stato "avverte" la Corte sul Lodo Alfano, dicono sia normale.

Sembra persino seccato Oscar Fiumana , Avvocato Generale dello Stato , mentre si trova costretto a difendere il "contenuto ed il tenore" del documento presentato dal suo ufficio davanti alla Corte Costituzionale con la richiesta di stabilire che il Lodo Alfano venga dichiarato costituzionale.
"La nostra memo­ria non è assolutamente fuori dalle righe né ha inviato alla Corte un avvertimento per con­to di chicchessia, è in linea di diritto e non riferita a per­sone in carica" e cioè a Silvio Berlusconi.
Sarà forse così ma allora di chi sono le dimissioni minacciate ? Sarà forse come dice Fiumana, ma più che una richiesta alla Corte, a molti il suo documento è sembrato una minaccia.
Minaccia inutile tra l'altro visto che lo stesso Ministro della Giustizia ha dichiarato che Berlusconi non ha alcuna intenzione di dimettersi,  qualunque sia il parere della Corte.
E' pur vero che ,in uno stato di diritto , ognuno deve avere una difesa , sia esso colpevole od innocente, ma L'Avvocato Generale dello Stato , non deve dare l'impressione di difendere il Presidente del Consiglio come individuo o persona, non deve entrare così pesantemente nella mischia politica.
L'Avvocato Generale dello Stato dovrebbe difendere l'istituzione, il suo concetto ideale, indipendentemente da chi casualmente , opportunamente o meno , lo rappresenta.
Questo dovrebbe avvenire in uno Stato o in un paese normale .
Nella nostra "moderna" Italia invece , forse accantonato ogni valore ed ogni morale , ma anche ogni semplice questione di opportunità, pare normale "tentare" di influenzare la Corte con la vaga minaccia che il paese "potrebbe" essere condotto  all' instabilità  politica in conseguenza di alcune "sue decisioni".
Molti italiani , se non tutti, vorrebbero vivere in un paese normale, un paese in cui una Corte qualsiasi, dovendo decidere su una legge, lo faccia indipendentemente da chi vi è coinvolto, indipendentemente dalle conseguenze o dalle opportunità , ma solo ed esclusivamente per questioni di diritto, per rispetto alla Costituzione, alla legge, al principio di uguaglianza tra i poteri o tra i cittadini.
Questo ci si augura in un paese normale.
Ad ognuno le sue personali conclusioni, visto che viviamo in Italia , un paese in cui può sembrare normale  "il contenuto ed il tono" del documento presentato dall'Avvocatura dello Stato a difesa del Lodo Alfano, ed in cui a qualcuno e parso persino "scontato e normale" che dei giudici abbiano incontri o si intrattengano amichevolmente  a pranzo con chi dovrebbe essere oggetto del loro giudizio.

giovedì 17 settembre 2009

Dopo ancora 6 morti, diamoci un senso per rimanere in Afghanistan.

Ancora sei morti, tanti, troppi e che portano a 20 il numero complessivo delle vittime italiane dall'inizio di questa guerra. Qualcuno , sulle prime, poteva forse illudersi si sarebbe trattato di una semplice sfilata militare in un deserto polveroso, accolti da una popolazione tripudiante e felice per il sopraggiungere dei liberatori , che assieme alla civiltà portavano la pace, la libertà , la democrazia.
Secoli e secoli di altalenanti conquiste e di altrettante repentine cadute di popoli non sono servite a nulla se ancora non si è compreso che gli unici veri liberatori sono quelli che appena finita la battaglia , subito dopo aver conquistato il campo ed il nemico, abbandonano e consegnano il territorio ai residenti, alla popolazione locale. 
Così , piano piano e giorno dopo giorno , l'Afghanistan è ora diventato un inferno o la sua anticamera,  e l’Italia , al pari delle altre nazioni , come in una sorta di macabra partita tiene il conto ed il pareggio dei suoi morti , piange i suoi soldati, mette le bandiere e gli edifici a lutto ; dalle piazze agli stadi , dal parlamento alle scuole , tutti ancora una volta si fermeranno non per riflettere , ma come è giusto ora , per commemorare i loro morti, trattenere attoniti le lacrime , il respiro e l'ultimo singhiozzo, quello che si pensava liberatore.
Certo il colpo è duro, proprio la sua durezza però ci consegna totalmente alle emozioni ed ai sentimenti che alla fine ancora una volta riusciranno ad avere ragione di quanto ci divide , come paese, come politici, come uomini.
Sei morti ancora sono tanti si diceva , venti sono troppi per potersi ancora illudere.
Viene istintivo chiedersi se valga ancora la pena di morire per Kabul.
La risposta ora , in questo momento sembra scontata, visto che in caso contrario ci si dovrebbe chiedere per che cosa sono morti tutti questi nostri ragazzi, anche se penso  che comunque basti il pensiero che quei giovani sono morti per degli ideali, che hanno fato onore a loro ed al loro paese. Ma questo può bastare a dare un senso alle cose ? Può bastare per delle madri e per delle mogli ? Può bastare per un paese intero ?
Evidentemente no , anche se andarsene ora dall' Afghanistan sarebbe disastroso , darebbe l'impressione di una sconfitta o di una fuga. Ma ora davvero , passata l'emozione del momento, ad elezioni avvenute nel paese,  dovremo chiederci o darci un'ulteriore ragione della nostra presenza.
Dovremo alla fine chiederci se questa guerra deve per forza essere combattuta e se esistano possibilità di vittoria. Per morire si muore, ma possiamo avere speranze di vittoria ?
Io non lo credo.
Siamo in un paese dilaniato tra guerre intestine, tribali, un paese diviso in clan e tra signori della guerra, che vive di guerra , è cresciuto e prospera con questa e fa delle divisioni interne il suo punto di forza .
Noi non siamo stati capaci di dare loro possibilità di crescita, non siamo riusciti a dare speranze per una vita diversa.
Abbiamo fatto di più , ci siamo illusi bastasse mandare un uomo come Karzai per avere speranze di riuscita, neanche ci siamo accorti che Karzai rappresenta solo una parte del paese e neanche la maggioranza.
Tra l'altro il suo è un governo corrotto , che noi stessi accusiamo di evidenti brogli elettorali, e che può solo sopravvivere fino a quando troverà protezione dietro i nostri contingenti militari.
Verrà quindi il momento in cui dovremo chiederci se vale la pena ancora resistere semplicemente perchè non si ha il coraggio di scappare o se vogliamo e pensiamo davvero di vincere sul campo questa guerra
Se pensiamo si possa vincere allora dobbiamo mandarci l'esercito e non un semplice contingente , ma non dobbiamo essere soli, lo deve fare la Nato, lo deve fare l'Europa  tutta.
Scelto questo poi si vedrà , senza dimenticare che in Afghanistan neanche i Russi sono riusciti a sottomettere il paese; in questo caso prepariamoci , i morti saranno destinati a crescere.
Non è un segreto per nessuno che ancora oggi  i talebani controllano circa la metà dell'Afghanistan e stanno espandendo la loro influenza sulla restante parte.
Come pensiamo di arginare la loro espansione ? Con le armi ? e se così fosse siamo certi di essere capaci poi  di combattere a lungo per una guerra non nostra e che potrebbe , in questo caso, costare davvero centinaia se non migliaia di vite umane ?
Gli Stati Uniti e l'Amministrazione Obama stanno discutendo proprio ora se e quanti soldati e mezzi inviare ancora in Afghanistan, ma l'obiettivo è evidente, Obama non vuole arrendersi, non vuole la fuga ma pensa ad una via di uscita dal paese.
La morte dei nostri soldati spingerà nell'immediato il nostro, come gli altri paesi, a rafforzare la loro presenza militare, ma è evidente che serve molto di più.
Per avere una possibilità di uscita dall'Afghanistan, serve il sostegno della popolazione , servono aiuti economici, e piaccia o meno all'Occidente,  serve una trattativa lunga ed estenuante con le singole tribù, con le varie etnie  e perchè no con i signori della guerra ed anche con i talebani moderati, se tutto questo può servire a normalizzare e rappacificare il paese , a salvare vite umane ed a permetterci una via di uscita dignitosa dall'inferno dell'Afghanistan. .

mercoledì 16 settembre 2009

Berlusconi e Vespa hanno fatto flop.

"Berlusconi ha fatto flop, solo 13% di share in prima serata su Rai 1 ll'ammiraglia del servizio pubblico, non lo dico naturalmente solo io, questo è il giudizio unanime della stampa  "indipendente".
La trasmissione di Porta a Porta, e le polemiche che ne sono seguite, non hanno portato bene al nostro premier. Tutta l'arroganza e  l'insofferenza dimostrate , anche in fase di trasmissione, si sono stranamente trasformate in un boomerang questa volta.
Capita naturalmente che a forza di tirare una corda questa alla fine si spezzi.
"L'Onore e il Rispetto", la fiction con Gabriel Garko andata in onda su Canale 5,  ha raggiunto il 22,61% di share con 5.750.000 spettatori, ben più del misero bottino del Cavaliere e di Vespa messi assieme.
La fiction è stata trasmessa dalle 21.16 alle 23.20, mentre Porta a porta è andata in onda dalle 21.12 alle 23.45.
Ebbene , lo speciale di Vespa andato in onda per mostrare Berlusconi consegnare le prima 94 case ai terremotati, ha avuto un ascolto del 13,47%, per un totale di 3.219.000 spettatori.
Lo strano è che di solito il programma di Vespa ha un ascolto del 18,30% per le prime serate e del 17,50% per le seconde.
Lo show del "giullare" del potere e di Berlusconi, preparato in pompa magna e strombazzato ai quattro venti si è trasformato quindi, come si vede, in un madornale flop che ha abbassato addirittura gli ascolti del conduttore di Porta a Porta.
L'insuccesso è stato talmente evidente che Beppe Giulietti, deputato e portavoce di Articolo 21, parla addirittura di  "Un dato clamoroso che adesso non so come tenteranno di manipolare, ma resta il fatto che ieri sera Berlusconi ha registrato ascolti pari all'ispettore Coliandro in onda su Rai 2 e lo spettacolo di varietà su Rete 4, e non voglio infierire paragonandolo ai dati delle partite".
Di fronte a questa debacle", prosegue Giulietti, "adesso mi aspetto le dimissioni dei responsabili della Rai.
Questi dirigenti- osserva- stanno portando al disastro il servizio pubblico televisivo, stanno creando un enorme danno erariale. L'Autorità garante non può far finta di nulla, deve intervenire con decisione.
Forse a questo punto Giulietti nutre il dubbio legittimo, che tra l'altro appartiene anche a  tanti italiani , che in fondo molti alla Rai  non stiano lavorando per il servizio pubblico, ma semplicemente siano al servizio della concorrenza.

martedì 15 settembre 2009

Se i fatti sono questi ha ragione chi sostiene che l'informazione in Italia è a rischio.

Alla fine Ballarò andrà in onda , non secondo l'originaria programmazione, ma nella serata di giovedì.
Diciamocelo chiaro, si tratta dell'ennesima provocazione del "regime".
E' di per sè abbastanza scandaloso che la trasmissione di Ballarò venga annullata per lasciare posto a quello che tutti giudicano uno spot  pubblicitario ad uso e consumo del nostro Presidente del Consiglio.
La consegna delle case ai terremotati è un atto importante, ma non aveva obbligatoriamente bisogno delle luci e dei riflettori, anzi, questi avrebbero ben più degnamente servito la causa dei terremotati se fossero stati impiegati per mostrare quanto ancora deve essere realizzato, e non è ancora stato fatto, per i terremotati d' Abruzzo.
Ma d'altronde come meravigliarsi dopo che abbiamo visto un  Berlusconi  "servirsi" persino dei funerali di stato di Mike Borngiorno per auto- promuoversi di fronte agli ascoltatori, affermando che Mike era un suo "fedele" sostenitore, un "amico" che lo incitava in continuazione a proseguire nel suo lavoro e nel suo impegno politico, nella convinzione che avrebbe " ben fatto per il  paese".
Che il nostro Premier sia pieno di sè , è cosa risaputa , è di pochi giorni fa la sua , ridicola se non fosse tragica, affermazione di "essere il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni".
Sta tutto qui il problema, questo suo smisurato "egocentrismo" lo porta a non sopportare nè tollerare alcuna critica o alcun oppositore è questo che lo rende allergico a tutto quello, o tutti quelli , che non sono allineati con lui, si tratti di magistrati, del Capo dello Stato , di Fini o, ultimamente, della stampa e dei giornalisti.
Quanto accaduto a Floris ed al suo Ballarò per lasciare spazio ad un'edizione speciale di Porta e Porta è solo l'ultimo di una serie di interventi nei confronti di "certa" stampa a lui contraria.
Prima di questo vi sono state le querele nei confronti di Repubblica e dell'Unità, nel mezzo si è collocato lo squallido caso dell'Avvenire e di Boffo .
Ora si scopre che anche Santoro ed il suo Annozero non sono ancora riusciti ad ottenere la squadra di tecnici necessari alla messa in onda e che ancora non sia stata definita la partecipazione di Marco Travaglio, che  "Report  di Milena Gabbianelli non sia stato garantito nella tutela legale e che ancora non si è riusciti a capire che fine faranno "Parla con me " di Serena Dandini  e "Che Tempo che fa" di Fabio Fazio.
Il nostro Cavaliere ha un bel dire che chi parla di libertà di stampa e di democrazia a rischio in questo paese racconta solo fesserie ; la cosa deve essere poi provata dai fatti e se i fatti sono questi , come si vede, danno, purtroppo sempre più ragione a quanti ne sostengono la tesi.

lunedì 14 settembre 2009

Un Bossi preoccupato dalla resa dei conti tra Fini e Berlusconi dichiara che "La Padania sarà uno stato libero e sovrano" .

«La Padania un giorno sarà uno stato libero, indipendente e sovrano, non basterà il federalismo, vogliamo cambiamenti più radicali. Saremo liberi con le buone o con le meno buone" dice Bossi in Laguna , nella giornata conclusiva della festa dei popoli padani , poco prima di versare in mare l' acqua del Po prelevata sul Monviso.
Berlusconi ed alleati avranno ora un bel dire che queste sono solo parole e che non vanno prese troppo seriamente.
"Non ci fermerà neanche il carcere" ha continuato il Senatur ; naturalmente non pensando al suo.
Certo, l'occasione e le festa per Bossi erano importanti, si trattava di mobilitare nuovamente per degli obiettivi il suo "popolo", ma i toni e gli argomenti non lasciano dubbi, per Bossi il programma rimane sempre lo stesso, la divisione del paese e l'indipendenza di un territorio, oramai senza confini, indefinito ed indefinibile, ma che qualcuno si ostina ancora a chiamare "Padania".
Per chi pensava che la Lega si fosse "integrata" , vista la completa integrazione negli organismi di potere romani, ecco arrivare la risposta netta, integrazione sì ma con riserva, e pronti se qualcuno pensa di sostituirci.
Dopo aver agitato e sfruttato politicamente le paure degli italiani , concentrato la sua azione politica sulla sicurezza e sui problemi dell'immigrazione , vistasi oramai stretta negli attacchi di Fini ed ingessati su posizioni governative, in assenza di programmi che possano ancora una volta unire il suo elettorato , ecco che la Lega ritorna alla sua originalità , al suo programma primitivo , alla secessione e all'indipendenza.
Il motivo è subito spiegato, Bossi sente il terreno farsi molle ed in procinto di franare sotto i suoi piedi, da "animale" politico coglie tutta la debolezza odierna di un Berlusconi impegnato a difendere una vita privata oramai indifendibile; gli attacchi di Fini al premier lo impensieriscono per più di un motivo.
Innanzitutto perchè Fini attacca Berlusconi proprio sul programma e proprio perchè giudicato troppo sbilanciato a favore della lega, poi perchè vede e sente un Casini sempre più corteggiato all'interno del Pdl e , su posizioni opposte ed inconciliabili con le sue, pronto alla battaglia politica proprio rivolgendosi ad un "comune" elettorato conservatore e cattolico.
Sotto questo profilo va inquadrato anche l'incontro degli uomini della Lega con i vertici della Chiesa.
Esiste quindi per Bossi il forte rischio che, perso l'appoggio del Cavaliere o perso per colpa degli scandali lo stesso Cavaliere, questo possa determinare anche la perdita di una "forza" politica di "dissuasione" nei confronti del Pdl, libero, perchè autonomo in parlamento con altri alleati, da ogni ricatto politico.
Nel momento in cui, come diceva proprio ieri Magris in un suo articolo, si è persa ogni "ragione" o "ragionevolezza" politica , non resta che "urlare", alzare i toni e lo scontro, usare parole "violente" e "grevi", essere intransigenti ed irrazionali.
Ecco quindi alzarsi ancora una volta il grido, fino ad ora sottaciuto dell'indipendenza e della secessione. A questo, ben presto, sentiremo nuovamente affiancarsi il clamore dei "fucili padani", pronti a non si sa quale battaglia e per quale conquista.
E mentre la politica , quella vera, arranca alla ricerca di un "centro" perduto che non sente più rappresentato dal premier e dal suo programma , e che per questo vede avvicinarsi Casini a Rutelli ed allo stesso Fini , Bossi ha capito chiaramente che per chi voglia rompere l'egemonia del Cavaliere nel Pdl , scalzare la sua leadership, o quantomeno realizzare un programma diverso, non resta altra strada che attaccare la Lega ed i suoi programmi, per attaccare così il Premier ed avere un appoggio anche da quanti non oserebbero in alcun modo criticare e contrastare direttamente il Cavaliere .
Tutto questo Fini lo ha capito e, oramai in rotta di collisione con Berlusconi, prosegue per la sua strada senza tentennamenti, ma pure Bossi ha colto nel segno e proprio per questo agita le acque della Laguna, per questo si prepara nuovamente alla "guerra" , non solo psicologica, e non potendo più parlare di un federalismo che nessuno ha ancora capito come possa ben realizzarsi, prepara nuovamente i suoi alla secessione, all'indipendenza , alla divisione.
Lo scontro è solo all'inizio ma comunque rende inevitabile una resa dei conti tra Berlusconi , Bossi e Fini.
L'autunno , come si può vedere, si preannuncia molto caldo, anche sotto il profilo politico.

venerdì 11 settembre 2009

Il fallimento del Pdl e i sassolini di Fini.

Alla fine Gianfranco Fini si è deciso a parlare.
Lo ha fatto dal palco del convegno sulla formazione del Pdl di Gubbio.
Se qualcuno però credeva volesse semplicemente togliersi qualche sassolino dalle scarpe si è dovuto ricredere. Non si tratta di semplici sassolini, sono al contrario veri e propri macigni.
In pratica nulla del programma e dei progetti politici voluti ed approvati  da questo governo vedono consenziente il Presidente della Camera.
Fini non è d'accordo ad esempio sui provvedimenti adottati circa l respingimenti degli immigrati, non è d'accordo e lo dice sul testamento biologico , non è d'accordo come sono state affrontate le questioni ed i problemi del "nord" e del "sud". Non è d'accordo con il Cavaliere nemmeno sull'approccio ai processi per le stragi di mafia .
Pesano come macigni le sue parole al riguardo: "Mai, mai, mai dare l'impressione di non avere a cuore la legalità e la verità", come se ci fosse qualcuno che nel Pdl dà , al riguardo , proprio questa impressione.
I bene informati dicono che il Cavaliere , dopo aver sentito le parole di Fini al convegno, si sia convinto che il Presidente della Camera voglia la sua morte politica ed in qualche modo si prepari ad una successione che crede vicina.
Da uomo d'affari come è, Berlusconi è sempre convinto che nessuno combatta per delle idee astratte, ma pensa comunque che la lotta politica presupponga sempre un qualche trofeo a cui  "ambire" .
In questo caso lui crede che Fini pensi alla Presidenza della  Repubblica o alla guida del Pdl , una volta accantonato o fatto fuori Berlusconi.
Il Cavaliere non capisce , da sovrano assoluto , la democrazia interna di un partito, e relega tutto ad un fatto personale; non riesce ancora a valutare quello che i più attenti osservatori mormorano, ma ancora non osano dichiarare, e cioè che la parabola ascendente del Cavaliere , dopo aver raggiunto il suo apice, ha iniziato ora la fase discendente.
La caduta sarà dettata forse dallo scandalo delle vicende personali, anche se queste non presuppongono reati, dal disaccordo "morale" con la gerarchia ecclesiastica, dagli scontri istituzionali continui, con il Capo dello Stato, con la magistratura, con la stampa.
Forse la caduta del premier dipenderà dall'insieme di tutte queste concause o forse sarà semplicemente un fatto naturale , fisiologico.
Esiste anche un'altra possibilità ed è allo stato la più probabile , che il  Cavaliere cada per una congiura di palazzo, per un complotto dei suoi luogotenenti, delle diverse anime di un partito che non conosce dibattito interno.
Si pensa che i  "congiurati" potrebbero essere sempre più tentati ad approfittare delle difficoltà del Presidente del Consiglio, lo si è visto in Sicilia con Lombardo, lo si vede ora con Fini.
Una cosa è comunque già certa ora , indipendentemente dalle sorti di Berlusconi , qualcosa si è evidentemente incrinato nel rapporto tra lui e Fini , tra i due leader fondatori del Pdl , ed è un disaccordo che mette in dubbio la stessa volontà o necessità dell'unione.
A questo punto ha ragione chi sostiene che, o Berlusconi se ne va dalla guida del partito , di fatto aprendo la sua successione , ed in questo caso rimarrebbe ben poco a Palazzo Chigi, oppure Fini si fà un nuovo partito ed altrettanto fà Berlusconi.
Resta aperta anche un'altra strada , un'ulteriore possibilità, quella più indolore , con onestà entrambi i leader prendono atto del fallimento completo del progetto politico del pdl e danno corso al suo scioglimento . Sarebbero sempre liberi poi di aggregarsi magari come confederazione di partiti, come da tempo sostengono giustamente, seppure inascoltati , Bossi e la Lega.
Una qualche volta , per evitare guai peggiori, serve anche l'onestà politica di prendere atto delle situazioni createsi , piuttosto che negarle e nasconderle in continuazione, come fa perennemente e con evidente malafede, il Cavaliere Silvio Berlusconi.

giovedì 10 settembre 2009

Le confessioni di Tarantini dovrebbero spingere il premier a riferire al Parlamento ed al paese.

Non più tardi di ieri l'Onorevole Fini aveva affermato che tra lui e Berlusconi esistevano divergenze politiche.
La cosa era da tempo evidente a tutti , anche se , come al solito il Premier aveva negato qualsiasi disaccordo.
Le notizie riportate oggi dalla stampa nazionale ed estera, riguardanti i contenuti delle intercettazioni sull'inchiesta della procura di Bari , pongono all'attenzione del paese , di oppositori e di alleati , non più solo delle questioni politiche , ma alcuni sostengono da tempo , anche delle serie questioni personali.
Ora non è più possibile il silenzio , ora è davvero giunto il momento che Silvio Berlusconi vada in Parlamento a riferire.
Lo scandalo rischia di sommergere , non solo il governo e le istituzioni , ma l'intero paese.
Certo, ancora ci sarà chi minimizza, chi parlerà di attacco , di colpo di stato , di una magistratura che vuole sovvertire i risultati elettorali, ma da oggi in poi queste giustificazioni rischieranno di essere sempre meno credibili, sempre meno sostenibili, fatte più che altro per dovere di ufficio o di difesa.
I fatti sono lì, registrati su quelle intercettazioni , poi ognuno dia pure la sua interpretazione, liberissimi di dire , se ci si crede, che questo è normale e che Berlusconi in fondo è uomo di mondo e che il mondo così procede, che il bene del paese può anche dare giustificazione ad una privata privata "chiacchierata" o "dubbia". Ma i fatti non possono essere ignorati da nessuno oramai , non dagli oppositori, ed è evidente, ma neppure dai sostenitori, a questo punto.
Resta sempre sottaciuta una considerazione, ed è che la vita privata di un uomo pubblico, di primo ministro non può incidere così pesantemente sul destino di una intera nazione.
Basta dare uno sguardo , sia pure superficiale, alle leggi approvate da questo parlamento per accorgersi nella sostanza come, in questo paese, non sia il parlamento che detta i tempi della politica, ma al contrario sia la vita privata del primo ministro che, dopo aver stabilito le leggi da approvare ed i loro contenuti, ne detta anche i tempi di approvazione.
Il Parlamento è stato così "libero" di discutere, ed a volte approvare, leggi sulle intercettazioni, sulla immunità del Premier ( legge Alfano), sulla riforma della giustizia, su quella della stampa oltre a qualche recente ed evidente interesse degli ultimi periodi sull'informazione via internet.
Le dichiarazioni oggi riportate dai giornali (non più solo Repubblica, ma ora anche dal Corriere della Sera e dalla Stampa ) parlano di un via vai di prostitute da Palazzo Grazioli , di cene, di feste, di sesso e di orge.
L'intero palazzo viene descritto e presentato, più come un postribolo che un centro di potere dello stato e della vita pubblica, più adatto alla vita privata dei suoi abitanti che agli atti pubblici, con una commistione tra gli uni e gli altri che lascia a dir poco allarmati, scioccati ed allibiti.
Non più tardi di ieri il nostro Premier si descriveva da solo , in mancanza della considerazione degli altri, come il "salvatore" , non solo della patria ma dell'intero pianeta, abile e fine politico, tessitore di accordi internazionali .
Basterebbe dare un'occhiata ogni tanto alla stampa estera per accorgersi di quanto sia tenuto in considerazione il nostro Presidente del Consiglio; si scoprirebbe che è molto più famoso e conosciuto all'estero per le sue barzellette e per la sua vita privata piuttosto che per suoi meriti politici.
Si diceva un tempo che nessuno fosse profeta in patria , ma il Cavaliere rischia di non esserlo oltralpe.
Ma veniamo però alle dichiarazioni di Tarantini ( per ora unico accusato), per renderci conto degli argomenti delle intercettazioni.
Tarantini, secondo la stampa, dice di ingaggiare prostitute ( lui le difinisce escort) per le cene a Palazzo Grazioli, dice di pagarle diversamente a secondo delle loro prestazioni (anche sessuali) in cambio si presume pensi di riceverne favori per le sue attività.
Il Presidente del Consiglio dichiara naturalmente di non sapere , di non vedere , di non capire, sembra quella famosa scimmietta diventata il simbolo della volontaria e assoluta ignoranza sui fatti.
Addirittura "in qualche occasione, Tarantini offre alle "ragazze" (e lo ammette) della cocaina per ricompensarle.
Forse a qualcuno potrà sembrare scontato che tutto questo possa avvenire nei Palazzi di qualche sceicco arabo forse, non certamente in quelli del Governo Italiano.
Ancora una volta vedremo Berlusconi impegnato nel tentativo di liquidare tutto come spazzatura , infierendo sulla violazione della privacy , ma i fatti nrrati ora richiedono delle risposte certe ed ufficiali quelle intercettazioni, che si dicono veritiere, parlano di "bionde" strepitose da non perdere e di italianissime "Brune" .
La prima repubblica è finita negli scandali legati alla corruzione, la seconda rischia di finire nel ridocolo ugual maniera di finire per gli scandali legati alla vita privata di un Premier.
Giuseppe D'Avanza ha ragione quando dalle pagine di Repubblica afferma che la crisi personale di una leadership non "può diventare, per ostinazione di un narciso smarrito, discredito di una nazione, il dramma di un uomo e di una leadership non "può diventare la tragedia di un Paese". "Vada in Parlamento, finalmente, e si racconti, ci racconti.
"Non può cavarsela consigliando, al solito, di non leggere i giornali", visto come oggi i telegiornali siano stati gli unici a non darne notizia.
"L'informazione non ha altra possibilità che continuare a raccontarlo. La questione è se Berlusconi può raccontare se stesso. In pubblico e senza complicità".
Anche questo ci auguriamo possa essere argomento di discussione tra il Premier e Fini, si riprenda il suo coraggio il presidente della Camera e vada fino in fondo nel dividere la sua politica da quella di Berlusconi, la sua sorte da quella oramai segnata di Berlusconi.

lunedì 7 settembre 2009

Il fronte dei nemici del premier si allarga , prima i comunisti ora i cattocomunisti. Povera Italia davvero Cavaliere.

Come si sa la lista dei nemici del nostro premier è sempre stata ricca ed estesa , nel tempo vi sono entrati personaggi singoli ma anche intere categorie, giornalisti, giudici , commissione europea e, per questioni di schieramento , l'onnipresente "sinistra" ed i comunisti, che spesso sono la stessa cosa e che hanno compreso nel tempo tutti gli oppositori, nessuno escluso.
Ora si scopre che il fronte si allarga e la lista si allunga.
Di sicuro ci sono entrati numerosi cattolici, dopo il caso Avvenire, e nella lista finirà da oggi anche il regista americano Michael Moore che, intervistato a Venezia si è lasciato andare ad un consiglio per gli italiani che non farà felice il Cavaliere.
"Cercate di risolvere il problema Berlusconi e fatelo in fretta, perché non ci state facendo una bella figura, come italiani" ha dichiarato scuotendo la testa e dopo aver firmato l' "appello di Repubblica" per la libertà di stampa.
"Quello che non capisco è chi sono quelli che votano per lui e per il suo partito? Perché non li incontro mai quando vengo qui in Italia? Perché votano per lui? E' un imbarazzo per l'Italia e so di cosa parlo perché anche noi abbiamo fatto cose in America di cui essere imbarazzati. Ma è proprio vero che, come mi sento dire, la sinistra non offre alternative?".
Ma Moore non è il solo in vena di dichiarazioni, di consigli e di commenti.
Anche il Premier ci riprova, ed ai microfoni de "La Telefonata", trasmissione di canale cinque condotta da un uomo "imparziale" come Maurizio Belpietro "smaschera" , quelle che , secondo lui , sono le falsità degli oppositori .
"Che sia in pericolo la libertà di stampa è una barzelletta raccontata dalla minoranza comunista e cattocomunista e dai suoi giornali, che sono il 90% della stampa" dichiara, "per loro la libertà di stampa è libertà di insulto, mistificazione, diffamazione. Sono stato costretto a rivolgermi alla magistratura per stabilire un principio importante, che la libertà di stampa non è libertà di insulto".
Come si vede ora si parla non solo di comunisti, ma allargando , di catto-comunisti. Non sappiamo ancora, nel momento in cui si scrive, come verrà catalogato Fini, sempre più critico nei confronti del premier e già sotto il tiro incrociato di Feltri.
Poi , come un fiume in piena, il Cavaliere torna a parlare di "una campagna eversiva" che punta alle dimissioni dell'esecutivo "contro la volontà del popolo".
Alla fine, con profondo sconforto , si lascia andare a ripetere le parole già pronunciate la settimana scorsa nei confronti della stampa : "Con questa informazione povera Italia".
Povera Italia davvero, viene da dire a molti , ma per motivazioni diverse rispetto a quelle sostenute dal Cavaliere.
In fondo su questo si può anche davvero concordare "bipartisan".
Che cosa si dovrebbe mai dire di un paese in cui gli "oppositori" sono spesso derisi, intimiditi, minacciati , un paese in cui l'informazione libera, non schierata o non controllata dal Presidente del Consiglio si trova denunciata e trascinata in tribunale ?
Povera Italia quella costretta ad ascoltare le interviste di Noemi , quella costretta a seguire gli attacchi di Feltri agli "oppositori" del regime, a sorbirsi le piccanti dichiarazioni della D'Addario , a subire le critiche ed i richiami dell'Unione Europea ed i farneticanti ragionamenti dei nostri politici e degli uomini di governo.
Davvero povera Cavaliere questa Italia e senza valori , senza idee, senza pensiero critico, ma è l'Italia a cui in fondo ci volete abituare.

venerdì 4 settembre 2009

Non è finita l'estate dei veleni della politica italiana e già si prepara un autunno che promette burrasche.

Forse davvero con le prime piogge autunnali è finita un'estate torrida e potremo alla fine godere di un clima migliore; si ricreda però chi pensava che i primi freschi venti del nord potessero servire a rendere più sereno e respirabile anche l'infuocato clima politico italiano.
La stagione dei veleni purtroppo non è finita .
Alla burrasca di questi giorni , e con le dimissioni di Boffo, seguirà un periodo di bonaccia, destinata però inevitabilmente, alla prima occasione che permetta di pareggiare i conti, di trasformarsi nuovamente in una burrasca, in un regolamento di conti , in una guerra continua contro tutto e contro tutti ,che sicuramente , come ogni guerra non gioverà a nessuno, men che meno al paese.
A poco valgono gli inviti di Fini alla pacatezza , alla calma, al fermarsi prima che si possa raggiungere il punto di non ritorno; rimangono inascoltati, al pari delle grida manzoniane.
Resta solo da chiedersi , ascoltando il presidente della Camera, che cosa lo obblighi o lo costringa a rimanere in una maggioranza con cui non riesce più a condividere nulla. Non si illuda Fini di poter cambiare il Pdl dall'interno, il potere e la sua arroganza non indietreggiano davanti ad alcun ostacolo, sopravvivono senza cambiare fino alla loro disfatta.
Così giornalisti inviati, come famelici segugi, alla caccia di notizie che possano intimidire gli avversari, scavare nei meandri inconfessati ed inconfessabili dei vizi privati di ognuno al fine di zittirli, imperversano nel paese, nelle procure, nei meandri e nei corridoi dei tribunali, ansiosi  di rivincite, se non per sè almeno per il loro padrone.
Penne, intrise di inchiostro e sangue, aspettano la prima buona occasione per scagliarsi contro veri o presunti nemici, non personali certo , ma di quella che considerano la "loro" causa.
Ora Boffo si è dimesso , con la soddisfazione di alcuni e la tristezza e la preoccupazione di altri.
Avesse rassegnato le sue dimissioni anche Feltri, smentito dalla proprietà del giornale, saremmo riusciti ad avere la tanto agognata tregua ,  oltre che naturalmente aumentare il livello medio dei nostri giornalisti e dei nostri giornali.
Ma la battaglia di Feltri non sembra essere isolata, si intravvede e si sospetta sullo sfondo un burattinaio occulto, una guida nascosta, che tira file e personaggi.
Di tutte le erbe se ne vuole fare un unico fascio, non si capisce , o si finge di non capire , la differenza tra chi anela ,ed ha diritto , ad avere una vita privata e chi per scelte, legittime e personali, ha deciso, al contrario e liberamente di scendere in campo, di diventare personaggio pubblico , portandone con questo tutte le conseguenze, nel bene e nel male.
Forse bisogna essere lontani dalle vicende per poterle inquadrare con assoluta imparzialità.
E' per questo che i giudizi più sereni e "ricchi di prospettive"  sulle vicende italiane e sui suoi sviluppi arrivano dalla stampa estera.
L'Economist , tanto per sottolineare il clima e l'andazzo e come la stagione dei veleni non sia finita, parla di un " ritorno di Superman", volendo con questo far capire come questa sia la nuova strategia d'attacco di Silvio Berlusconi, dopo gli scandali sessuali che lo hanno coinvolto .
The Economist parla dell'offensiva del cavaliere che, «come l'eroe dei fumetti» , tre mesi dopo lo scandalo sessuale che lo ha coinvolto «si sta ora scagliando contro i suoi accusatori, giornalisti , di sinistra o cattolici , ma anche nei confronti della gerarchia della chiesa.
E' però un'Economist amareggiato quello che, pur ricordando come nessun governo Italiano possa contrapporsi impunemente alla Chiesa così apertamente , considera poi come Berlusconi, sia pure in difficoltà e fuori controllo, sia pure platealmente innervosito abbia comunque ancora delle buone carte da giocare» al suo attivo.
Infatti , dopo le profonde critiche della Chiesa e degli ambienti cattolici sui comportamenti del premier «il Vaticano potrebbe temere una rappresaglia da parte del presidente del Consiglio» che si potrebbe concretizzare con «l'abbandono dell'iniziativa legislativa restrittiva sul testamento biologico o il blocco a una inchiesta parlamentare ostile sulla pillola abortiva. C'è anche il rischio che i suoi seguaci laici possano promuovere una legge per il riconoscimento delle coppie di fatto, gay compresi. Ma la carta più forte nelle mani di Berlusconi - secondo The Economist - potrebbe essere quella etica.
Il 1° settembre un Tribunale italiano ha reso noti dettagli sulla sentenza contro Boffo, che sembrano confermare la sostanza delle affermazioni del Giornale. Due giorni dopo, Boffo si è dimesso. L'unica cosa sorprendente è che i vescovi italiani lo avevano considerato adatto a restare in una posizione così di alto profilo e così vulnerabile per cinque interi anni dopo la sua condanna».
C'è n' è per tutti, come si vede, nelle vicende italiane e con più ci si allontana da queste con più il giudizio su di esse è obiettivo.
Forse è questa la nuova tattica di "Superman" se tutti sono colpevoli, se tutti hanno qualche vizio da nascondere, e se in fondo "Dio assiste anche i peccatori" come dice il Papa, allora davvero siamo tutti assolti e possiamo pesarci tutti innocenti. Aspettiamo ora di vedere quale sia la tattica della Chiesa ed il giudizio del paese.

mercoledì 2 settembre 2009

Berlusconi da Danzica dichiara guerra all'Europa.

Berlusconi, a Danzica per la celebrazione del 70 anniversario dell'inizio della seconda guerra mondiale, risponde con una durissima dichiarazione alla richiesta di chiarimenti sui D respingimenti agli immigrati da parte dell'Unione Europea.
"Parli solo il presidente della Commissione, non i portavoce. Altrimenti non daremo più il nostro voto, bloccando di fatto il funzionamento della Ue, e chiederemo il dimissionamento dei commissari" sbotta , come consuetudine minacciando, il nostro Premier.
In pratica, le affermazioni ed il tono , assomigliano più ad una dichiarazione di guerra che ad un pacato avvertimento.
L'Europa minimizza, anche perchè le minacce del Cavaliere non la impensieriscono più di tanto, il personaggio è famoso, in patria ed all'estero.
Quelli più preoccupati dovrebbero essere gli Italiani , che hanno occasione, ancora una volta, di valutare quanto le critiche ed il dissenso infastidiscano ed innervosiscano ,oltre ogni limite , il nostro Primo Ministro.
Dalla nostra postazione ravvicinata possiamo vedere come l'elenco dei nemici di Berlusconi si allunghi a dismisura , giorno dopo giorno ; si spazia dalla sinistra ai magistrati, dai giornalisti delle principali testate italiane e straniere al Tg3 , ora anche all'Europa ed alla sua intera Commissione.  
In pratica nella lista dei nemici compaiono, prima o dopo, tutti quelli che hanno avuto la sventura di criticarlo, di non approvare il suo operato o semplicemente di porgli, direttamente od indirettamente , domande giudicate imbarazzanti od allusive.
Dando per assolutamente scontato che , vivendo in democrazia , dobbiamo  tutti , volenti o nolenti,  accettare un premier che è stato scelto e votato dalla maggioranza degli italiani, è utile però assieme ,  sostenitori e non, porsi ora alcune domande.
A me personalmente, ad esempio, non pare proprio così logico e scontato avere un Primo Ministro così intollerante alle opposizioni ed alle critiche, che non risponde alle domande dei giornali ma anzi li querela, che non risponde all'Europa ma anzi la minaccia, che non risponde alla legge ed al paese, protetto com'è dal lodo Alfano, che controlla , infischiandosene così palesemente ed arrogantemente del problema del conflitto di interessi , tante televisioni private e pubbliche e così tanti giornali.
Penso alle grandi democrazie e noto qualche differenza , non solo di stile, ma anche di sostanza.
Forse la nostra è ancora una democrazia dove la stampa può sentirsi libera di criticare e dove ognuno può personalmente dire la sua, approvando o criticando, ma certo è che gli spazi per poterlo fare si vanno assottigliando ogni giorno di più ed i sintomi ed i segnali che possano anche far temere e presagire il peggio ci sono tutti, e sono talmente evidenti che solo i ciechi, gli stolti, gli interessati ed i menefreghisti, potrebbero alla fine non notarli.

martedì 1 settembre 2009

L'orgoglio delle frecce tricolori ricorda che , almeno loro, non sono mercenari.

Le Frecce tricolori lasceranno una scia bianca rossa e verde sui cieli di Tripoli, lo ha confermato proprio ora l'ambasciatore libico a Roma, mettendo così definitivamente la parola fine al braccio di ferro che ha contrapposto le nostre frecce tricolori al regime Libico.
Niente da dire , è piaciuto ad ogni italiano vedere con quanta determinazione e con quanto coraggio le nostre "frecce" abbiano ostinatamente opposto un netto rifiuto alle richieste (ci auguriamo solo loro) della Libia.
Ma esiste un errore di fondo, un vizio iniziale che ha fatto rischiare l'incidente diplomatico tra i due paesi.
Mai le frecce tricolori avrebbero dovuto presenziare ai festeggiamenti di Gheddafi, mai i nostri "aviatori" avrebbero dovuti essere "prestati" , come un trofeo, poco importa se di pace o di guerra, al Colonnello Gheddafi.
Ho apprezzato l'orgoglio che i nostri aviatori hanno dimostrato, il loro ricordare al mondo l'orgoglio dell'italianità , il rifiuto di vendersi, almeno loro, come prezzolati mercenari.
Ma detto questo io non avrei mai voluto vederli sfilare per i cieli della Libia, e sopratutto mai nel giorno di festa del loro "dittatore", mi dà un certo fastidio vedere i colori nazionali, quelli della bandiera e dell'unità del paese, sventolare per l'onore e la gloria di Gheddafi.
Certo , l'errore non è stato loro, ma è stato un errore di fondo.