venerdì 7 agosto 2009

Smentendo l'ottimismo del Premier arrivano i dati Istat, fanno presagire un autunno gelido.

Per chi pensava che la crisi e la recessione fossero oramai alle spalle arriva ora l'ennesima smentita.
Nella lotteria delle previsioni e dei pronostici, un posto di rilievo se lo è sicuramente meritato il nostro Presidente del Consiglio che a più riprese ha dichiarato che oramai si era toccato il fondo e stava per iniziare la ripresa.
I numeri sulla nostra produzione industriale, che ieri ha diffuso l’Istat, hanno gli effetti di una gelata su ogni aspettativa.
I dati dell’Istat confermano come ancora non sia terminata la caduta libera della nostra produzione.
I numeri , che qualcuno definisce da infarto e altri semplicemente da incubo, parlano di un  -26% rispetto al giugno 2008 per i beni di consumo e di  -26,8% per i beni strumentali.
Settori come la metallurgia e la produzione degli autoveicoli raggiungono addirittura picchi negativi superiori al 30%.
Altro che dire che la "crisi ha toccato il fondo", è ancora in caduta libera.
I nostri maggiori comparti industriali, dopo aver pagato i costi della globalizzazione, rischiano ora di pagare a carissimo prezzo quelli della recessione e della crisi, se non interverranno presto idonee ed aggiuntive politiche di sostegno.
In queste condizioni il  ritorno dalle ferie di buona parte degli italiani rischierà di essere un triste risveglio; dopo le illusioni e le calure estive ci attende un autunno "gelido".
E' facile, di fronte alla crisi, predicare ottimismo e cieca ed incosciente fiducia, in fondo non costa nulla farlo.
Bisogna però rendersi conto che la crisi per essere affrontata, non può essere sottovalutata , necessità di pragmatismo e di realismo  per inquadrare il problema , ma ha poi anche bisogno di forti ammortizzatori sociali , di investimenti  pubblici e di credito alle imprese.
Senza questo, semplicemente ed ottimisticamente sperando che prima o poi tutto passerà, si rischia di non andare da nessuna parte, di non uscire dal tunnel, se non in tempi lunghissimi, con costi materiali e sociali elevatissimi, inaccettabili per il paese.