mercoledì 12 agosto 2009

Scuola, la Cei contro la decisione del tar del Lazio. E' scontro aperto.

Monsignor Diego Coletti, Presidente della Commissione Cei per l'educazione cattolica, è categorico, e  bolla, come frutto del più ''piu' bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identita''' , la sentenza del Tar del Lazio che esclude l'insegnamento della religione cattolica dalla valutazione degli studenti nelle scuole italiane.
Prosegue poi imperterrito il prelato, forse nella convinzione di essere in queste "valutazioni" in compagnia dello stesso Presidente del Consiglio, che sul tema è entrato a gambe tese in più occasioni,  che si tratta di una decisione "che rischia di alimentare diffidenza e sospetto verso la magistratura".
Non è un caso che a fianco del vescovo si schieri subito l'Onorevole Gasparri.
Le sue ultime e più recenti posizioni politiche, lo spingono, in divergenza con lo stesso suo ex segretario di partito Fini, ad un abbraccio soffocante e mortale con il peggiore clericalismo cattolico.
''Siamo di fronte ad una deriva anticattolica che non ha precedenti nella storia e nella tradizione del nostro paese" dice senza, neanche arrossire, il nostro Onorevole.
Lo strano è che tutti si dimentichino che con il concordato del 1984 l'ora di religione ha smesso di essere obbligatoria.
L'ex ministro Fioroni, interpretando, a modo suo e malamente la Legge, con una circolare ministeriale riconosceva però all'ora di religione di concorrere al credito scolastico, creando di fatto una gravissima discriminazione verso tutti coloro che cattolici non sono , appartenenti o meno ad altre religioni.
Non ci meraviglia più di tanto sentire un Vescovo cattolico, criticare apertamente le sentenze di un tribunale e dei suoi giudici, nè ci tocca il fatto che questa venga fatto un giorno sì e l'altro pure, quello che veramente risulta insopportabile è che questo avvenga nel silenzio generale della nostra politica.
Non riesce proprio a diventare cultura predominante in questo paese il principio che la fede e la religione debbano essere, e rimanere, un fatto privato , non un obbligo pubblico, e che lo stato sostanzialmente debba garantire la sola sua laicità.
Quanto stabilisce il Tar del Lazio ora, non è null'altro che riaffermare il sacrosanto principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini, indipendentemente dal loro credo e dalla loro religione.
Che la Chiesa cattolica , con sempre più ostinata convinzione, cerchi di assumere posizioni di privilegio all'interno dell'ordinamento dello stato, ci turba ma non ci angoscia .
Che l'ideale ordinamento democratico, a cui la gerarchia religiosa aspira, si avvicini sempre di più al regime degli ayatollah piuttosto che alla cultura illuminista occidentale ci preoccupa ma non ci toglierebbe per sè stesso il sonno.
Quello che è davvero sempre più triste invece, è vedere con quanta riluttanza e con quanta arrendevolezza i nostri governanti ed i nostri politici accettano, oltre alle sferzanti critiche, le pesanti ingerenze di una gerarchia ecclesiastica sempre più arrogante.
Forse davvero sarebbe auspicabile un intervento del Presidente della Repubblica, almeno per richiamare qualcuno, se non al rispetto dello stato e delle sue leggi, almeno al motto evangelico che va dato a "Dio quello che è di Dio e dare Cesare quello che è di Cesare", con qualche distinzione tra l'uno e l'altro. 
Per quanto riguarda i nostri governanti ed i nostri politici non aspettiamoci, nemmeno in questa occasione, nulla di buono,  oramai non si tenta nemmeno più di difendere i diritti dello stato e dei cittadini, di tutti i cittadini, ma , al contrario si perseguono, apertamente e spudoratamente, i privilegi di pochi , senza accorgersi che, ha davvero ragione chi sostiene che , tra gli obblighi di uno stato laico, non dovrebbe assolutamente annoverarsi quello di finanziare, in maniera così impropria e anticostituzionale,  l'istruzione confessionale cattolica.
Ai Vescovi ed alla Santa Sede è giunto comunque il momento di ricordare , che , se è vero che in ogni stato moderno e laico, anche a loro garanzia, ad ogni "fede", religiosa o laica, vadano assicurate uguale legittimità e pari opportunità, va anche ristabilito e ricordato il principio che l'autorità dello stato, e le convenzioni democratiche, esigono dai rappresentati delle varie religioni un maggiore rispetto delle istituzioni e dei loro rappresentanti.
Non illudiamoci  che questo avvenga , vedremo al contrario, come anche in questa occasione , i nostro governanti interverranno apertamente a sostegno della Chiesa, a tutto discapito dell'autorità dello Stato.