martedì 11 agosto 2009

Ad ogni delitto deve necessariamente seguire il castigo.

Luigi Campise ritorna in carcere. I carabinieri hanno nuovamente arrestato il giovane che nel marzo del 2007 uccise la fidanzata, Barbara Bellorofonte, di 18 anni.
L'uomo , condannato mo grado dal tribunale a 30 anni di reclusione, era stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare.
Il nuovo arresto è stato disposto dal gip che ha accolto una nuova richiesta di misura cautelare fatta dalla Procura della Repubblica, e motivata dal pericolo di fuga dell'indagato.
Proprio nei gironi scorsi il padre della vittima, Giuseppe Bellorofonte, aveva scritto una lettera al Corriere della Sera: "Ignoro i motivi che hanno indotto la giustizia italiana a liberare l'omicida - scriveva l'uomo - ma quello che mi chiedo da padre, da cittadino, da uomo è se è giusto tutto questo".
Ce lo chiediamo anche noi, anche se semplici cittadini, e lo facciamo anche dopo aver visto in tv un Luigi Campise pentito, mentre chiedeva perdono per il suo omicidio.
E' nobile qualsiasi pentimento, se sincero è un segno inequivocabile del ravvedimento e del cambiamento.
Ma la giustizia è altro.
La giustizia, anche quella divina, chiede che ad ogni colpa segua l'espiazione, che ad ogni delitto faccia necessariamente seguito il castigo.
Solo così si può pensare di meritarsi il perdono.
Ecco perchè , nonostante il pentimento, l'omicida deve ritornare in carcere ad espiare la sua colpa.
Ecco perchè, una legge che permetta di perpetrare un delitto senza sopportarne la pena, non è giusta, e necessariamente dovrà essere cambiata.