venerdì 21 agosto 2009

A Lampedusa abbiamo scordato cos'è un uomo e quanto infinitamente vale.

E' un giovane eritreo, sopravvissuto alla tragedia di Lampedusa, che ha deciso di raccontare ad un operatore di Save The Children, la storia della traversata del Mediterraneo a bordo di un gommone.
La tragedia dell'uomo ha inizio il 28 luglio a Tripoli quando, con altre 77 persone, decide di sfidare il mare alla ricerca di una vita degna di essere vissuta.
La storia agghiacciante non ha bisogno di commenti, parla da sola di sofferenze, di dolore, di speranze tradite, di indefferenza e di inimmaginabile egoismo. "Dopo 6 giorni di viaggio - dice l'uomo - avevamo finito cibo, acqua, benzina, i cellulari erano ormai scarichi. L'imbarcazione si e' trovata in balia del vento e della corrente. Vi sono stati i primi morti e a mano a mano li gettavano in mare. Sono stati 73. Durante il viaggio abbiamo incrociato almeno 10 imbarcazioni, cui e' stato chiesto aiuto, ma invano. Solo nei giorni scorsi, tra lunedi' o martedi', abbiamo incrociato un pescatore che ci ha dato acqua e cibo".
I superstiti del mare e della tragedia sono solo cinque: una donna, due uomini e due minorenni, tutti eritrei.
Rammento, solo per dovere di cronaca, che i cittadini eritrei , per convenzione internazionale, hanno diritto allo status di rifugiati politici.
Mentre è durissima la condanna di Save The Children per "l'indifferenza e l'omissione di soccorso nei confronti dei migranti alla deriva nel Mediterraneo" , gli italiani, ancora degni di tale appellativo, attendono che il Ministro dell'Interno riferisca urgentemente in Parlamento sull'intera vicenda.
Ma un paese ed un popolo, sia pure in ferie e distratto, non può non vedere quanto avviene su quello stesso mare che per tanti è riposo e delizia.
Non è possibile per nessuno girare lo sguardo da un'altra parte e non vedere quei barconi , ritornati colmi di clandestini, così come - dice Avvenire - "durante il nazismo nessuno vedeva i treni pieni di ebrei diretti ai campi di concentramento".
Nessuna politica di controllo dell'immigrazione consente a una comunità internazionale di lasciare una barca carica di naufraghi al suo destino.
La legge eterna del mare ha sempre ordinato , in ogni civiltà, che in mare ogni naufrago o ogni nave alla deriva debba essere per prima cosa soccorsa, poi si vedrà e si giudicherà se sia il caso di concedere il "diritto di asilo, accoglienza o respingimento".
Ma per prima cosa ogni vita va salvata, sia che si voglia seguire la legge del mare, quella di Dio o quella degli uomini.
Quegli uomini morti ritrovati in mare, quel barcone vuoto arrivato sulle coste italiane, stanno invece solo a testimoniare come non esista più nè legge nè solidarietà in questo paese e in questo continente.
Al contrario si sono consegnate tante coscienze al principio del dinteresse, dell'indifferenza , dell'egoismo, degli affari personali, del non fermarsi e del tirare sempre dritti per la propria strada.
Suonano tristi e dense di significato le parole dell'Avvenire , il quotidiano dei vescovi: "Quando, oggi, leggiamo delle deportazioni degli ebrei sotto il nazismo ci chiediamo: certo, le popolazioni non sapevano; ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il totalitarismo e il terrore, a far chiudere gli occhi. Oggi no. Una quieta, rassegnata indifferenza, se non anche una infastidita avversione, sul Mediterraneo.
Così è stata violata una legge antica - conclude l'editoriale - che minaccia le nostre stesse radici. Le fondamenta. L'idea di cos'è un uomo, e di quanto infinitamente vale».

giovedì 20 agosto 2009

Se l'Unità del paese è ancora un valore Berlusconi lo deve dire anche alla Lega.


Di certo Napolitano avrebbe fatto volentieri a meno di questa ennesima polemica.
In fondo non se ne sentiva la necessità , c'erano già state tutte quelle sul dialetto nelle scuole, sui concorsi degli insegnanti, sull'inno nazionale e persino sul tricolore.
Ma purtroppo si avvicinava una data che il Capo dello Stato riteneva importante e sulla quale il nostro governo doveva dare risposte chiare va festeggiato il 150 anniversario dell'unità d'Italia, ma si deve anche stabilire se ancora l'unità del paese deve essere considerato, come sembra non solo a Napolitano, un valore da preservare.
Per questo qualche settimana fa il presidente della Repubblica , presa carta e penna, visto i notevoli ritardi dell'esecutivo, aveva deciso di scrivere una lettera al governo, al solo fine di conoscere gli intendimenti e gli impegni dell’esecutivo per la ricorrenza e per la celebrazione.
Non avendo ancora ricevuto risposte Napolitano ritorna all'attacco.
Questa volta però lo fa apertamente, al fine di stanare quanti rimangono, volontariamente, defilati e nell'ombra.
Si capisce la ritrosia alle risposte da parte del nostro Premier, strattonato com'è tra la Lega e An e nel suo stesso partito.
Bossi ed i suoi fanno quadrato per manifestazioni sottotono, adducendo a pretesto la crisi finanziaria ed economica.
Peccato non siano stati così attenti e sobri anche in alte occasioni, come nel caso delle elezioni europee, quando per un semplice loro capriccio si sono spesi milioni di euro dei contribuenti per non voler accorpare i referendum.
An ed i suoi al contrario parteggiano apertamente per il Capo dello Stato e sollecitano decisioni coerenti.
L'opposizione, è evidente, non fa altro che cogliere l'ennesima contraddizione e accusare il Cavaliere di immobilismo, non essendo in grado di dare risposte chiare stretto com'è il "pover'uomo" nella morsa e nel ricatto della Lega.
Lo scontro, come si vede già alto per le recenti polemiche, rischia di farsi ancora più aspro.
Qualcuno parla di fuochi d'artificio di mezza estate, tuttavia sembra molto meglio, sul tema dell'unità del paese, mantenere un livello di attenzione alto.
Proprio per questo il Presidente Napolitano vuole conoscere per tempo il programma e le iniziative a cui pensa il governo.
Un programma che, non solo nelle aspettative del Capo dello Stato, dovrà rappresentare , per coerenza e spessore la migliore risposta alle polemiche leghiste.
Forse parlare di preoccupazioni è eccessivo , come dice qualcuno può essere che sia tutta colpa del caldo.
Certo è che comunque è giunto il momento di sciogliere definitivamente ogni riserva ed ogni dubbio.
Non è solo il Presidente della Repubblica che aspetta risposte chiare e certe dal governo circa le manifestazioni e le commemorazioni del 150° anniversario dell’Unità , con lui ci sono tutte quelle forze politiche e tutti quei cittadini che vedono con timore come , ad ogni piè sospinto, venga deriso ed attaccato proprio uno dei valori fondamentali in cui credono, l'Unità del Paese.

mercoledì 19 agosto 2009

Se gli extracomunitari non ci tolgono lavoro perchè a qualcuno devono togliere il sonno ?


Secondo uno studio della Banca d' Italia la crescita della presenza straniera in Italia negli ultimi anni «non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani», ma anzi, al contrario ha dimostrato come una "complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti" abbia in fondo favorito maggiore spazi di occupazione.
Questo vale non solo per gli uomini ma anche per le donne , in quanto queste "avrebbero beneficiato della presenza straniera, nel settore dei servizi sociali e delle famiglie, come per esempio colf e baby sitter, attenuando i vincoli legati alla presenza di figli e l'assistenza dei familiari più anziani" permettendo così di aumentare anche l'offerta di lavoro femminile.
L’afflusso di immigrati dall’estero contribuisce , secondo lo studio, a contrastare il progressivo invecchiamento della popolazione.
Gli stranieri, vi si legge "hanno un tasso di occupazione superiore a quello degli italiani e redditi da lavoro significativamente inferiori, una maggiore concentrazione in imprese con minore produttività ed un prevalente utilizzo in mansioni a ridotto contenuto professionale".
Per intendersi gli extracomunitari sono in prevalenza utillizati in mansioni e lavori che da tempo gli italiani non vogliono più fare.
La crescente presenza straniera in Italia non si è però riflessa in minori livelli occupazionali per gli italiani, che al contrario hanno visto , proprio per questo, accresciute le loro opportunità di lavoro.
Lo studio di Banca d'Italia , per molti versi interessante , non fa comunque altro che sottolineare quanto già si sapeva sul fenomeno immigrazione.
In fondo basterebbe solo avere un po' di testa e di ragione , abbandonare qualche stupido pregiudizio e qualche idea confusa, per accorgersi come gli immigrati anzichè essere un problema per l'Italia sono al contrario una sua ricchezza che va colta, utilizzata ed aiutata, con leggi intelligenti ed adeguate.i i facili slogan propandistici di chi ha interesse a farci credere il contrario.
Ci potremmo così accorgere come , visto che gli immigrati non ci tolgono per nulla lavoro, non ci dovremmo neanche far togliere il sonno , non da loro ma dai facili slogan propandistici di chi ha interesse a farci credere l'esatto contrario.

martedì 18 agosto 2009

Famiglia cristiana contro i moderni Bravi della Lega.

E puntuale arriva il nuovo attacco di Famiglia cristiana alla legge sulla sicurezza.
Nel mirino del settimanale cattolico questa volta finiscono i vincoli imposti ai matrimoni tra stranieri e nelle unioni miste.
"Ironia della sorte - vi si legge - è toccato a Verona, la città di Romeo e Giulietta, aprire le danze".
Prosegue poi, il settimanale , affermando che , "Quanto alla legge sulla sicurezza, che per le nozze miste sembra scritta da don Rodrigo (ma chiedere a un politico leghista di leggere i Promessi Sposi del 'gran lombardo' Alessandro Manzoni è chiedere troppo), essa sarà probabilmente spazzata via da una sentenza della consulta non appena qualcuno la impugnerà".
Nel frattempo, propaganda dopo propaganda, qualunquismo dopo qualunquismo, inseguendo poco alla volta tutte le paure e le fobie di un Nord sempre pià chiuso e piegato su se stesso, la Lega sara forse riuscita a conquistarsi qualche voto in più e magari anche le poltrone di governatore della Lombardia e del Veneto.
Tutto questo avverrà dice il giornale sacrificando solo "qualche centinaio di migliaia di extracomunitari , che in fondo avranno dovuto rinunciare solo al loro sogno di sposarsi e metter su famiglia".
In fondo queste nozze, dicevano i bravi di don Rodrigo , "non sanno da fare".
Con altrettanta baldanza così ha deciso anche la Lega, imponendo il suo programma alla maggioranza, "con buona pace di quelle centinaia di migliaia di stranieri clandestini, badanti comprese, che non hanno il diritto d'innamorarsi, amarsi e creare una famiglia fondata sul matrimonio e protetta giuridicamente. In spregio a un diritto fondamentale della persona, sancito dalla Costituzione (agli articoli 29 e 30), dalle leggi dell'unione, dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, da quel diritto naturale e universale che muove il mondo e che è alla base del Vangelo: l'amore".
Questa volta però i "moderni Bravi non dovranno minacciare per l'eternità , questa legge si sà è destinata ad essere abrogata non appena qualcuno vi si opporrà seriamente, non senza aver però dato i suoi frutti a chi l'ha voluta, e procurato danni evidenti , ai sentimenti ed agli affetti di migliaia di persone, ma anche all'immagine internazionale del nostro paese.

lunedì 17 agosto 2009

I diversivi di Bossi.

Sarà l'aria fresca di Ponte di Legno che tonifica corpo e mente, sarà il periodo di riposo agostano, fatto sta che Bossi ne inventa una al giorno per movimentare, non solo il clima politico, ma anche i pensieri di alleati e degli oppositori.
Prima è stata la volta delle gabbie salariali , poi è venuto il momento dell'insegnamento del dialetto nelle scuole, ora si riparla di inno nazionale e poi ancora di Roma che è ridiventata ladrona.
Per quanto riguarda l'inno nazionale Bossi taglia corto, "gli altri" cantino pure quello che vogliono, quello di Mameli può anche andare bene per il paese, ma "l'inno della Padania" oramai è deciso, è il "Va pensiero", tutto il resto sono chiacchere.
Ma il nuovo movimentismo della Lega non è solo dettato da propagando estiva, in vista anche delle prossime elezioni regionali. Bossi ha fiutato l'aria ed il clima nel governo e La lega sta dettando in fondo il suo programma ed i suoi progetti.
Ma la coalizione di centro destra ed il premier che fanno ?
Quale è il programma concordato del Pdl ? dove sta andando davvero questo governo Berlusconi ? quali sono i suoi progetti politici da realizzare ?
Fino a l'altro giorno sembrava il federalismo , per primo fiscale.
Ora qualche cosa e qualche dubbio sono intervenuti ad inquietare Bossi, che così torna nuovamente ad alzare il tiro ed i toni , imbracciando, si vedrà tra non molto, forse anche i suoi famosi fucili.
La questione meridionale, che prima era "un problema", è diventata, dopo le minacce di fondare un partito del Sud, la nuova priorità di questo governo.
Qualcuno addirittura ha ricominciato a parlare di Cassa del Mezzogiorno e di "grande questione irrisolta.
Ora non è pensabile per nessuno predicare e pensare il federalismo fiscale e la responsabilità delle scelte politiche regionali, se poi l'irresponsabiltà alla fine viene comunque sostenuta e premiata.
Le scelte non possono avvenire a giorni alterni, i programmi non possono vivere di esternazioni ed alla giornata.
Una scelta certa va fatta , ma una volta deciso, bisogna perseverare fino alla fine , con coerenza anche se si trova chi strattona la giacchetta da una parte e dall'altra.
A Bossi si può chiedere obiettivamente tutto, ma non di farsi carico dei problemi del Sud, queste scelte di sintesi sono di competenza del Premier.
Ma anche al premier si deve chiedere coerenza, una volta scelto la strada del federalismo , vi può essere la solidarietà nazionale , ma deve cessare lo spreco regionale delle risorse nazionali.
Se alla fine si mescola solo federalismo ed assistenzialismo, a seconda dele convenienze e delle opportunità, tirando una volta la coperta verso nord ed una volta verso sud , si finirebbe per avere un solo grande pasticcio "nazionale".
Se deve al contrario essere federalismo fiscale , come sembrava deciso, si deve essere chiari con tutti e parlare di tagli degli sprechi, di responsabilità, di scelte locali virtuose.
Altre soluzioni non esistono e non aiutano, anzi quelle pasticciate ed incerte sicuramente danneggiano , per prima cosa l'unità del paese.

venerdì 14 agosto 2009

Bossi insiste con le gabbie salariali, La Russa le dichiara "frutto del sole d'agosto". Mi sa che ha ragione Gad Lerner a parlare però di gabbie di matti.

E' pensare che è anche un Bossi sereno e  mentalmente disteso e riposato quello che a Ponte di Legno , sua residenza estiva,  si lascia andare a dire che è convinto che " prima della fine dell’estate si debbano incontrare i sindacati per discutere delle gabbie salariali".
Eccole quindi ritornare nuovamente alla ribalta le famose gabbie salariali, prima invocate e condivise, poi  smentite e rigettate da Berlusconi, che al contrario sostiene non solo di non condividere il problema , ma proprio di non averne mai neanche parlato.
E se deve smentire Ignazio La Russa mentre afferma che "parlare ora di gabbie salariali dipende dal sole di agosto" , visto che , abitando vicino a Ponte di Legno, so per certo che il clima odierno è nuvoloso; mi convinco sempre più che l'unico ad aver colto davvero nel segno sia stato Gad Lerner che, proprio pochi giorni fa, sosteneva sul suo blog  che qui le uniche gabbie possibili  non sono quelle salariali, ma solo quelle dei matti.

giovedì 13 agosto 2009

La Padania" può pure parlare veneto , ma il dialetto non sarà mai la lingua dei giovani come vuole la Lega.

Edizione storica oggi per la Padania, esce "bilingue" , veneto con traduzione in italiano.
In apertura di prima pagina vi si trova una foto della basilica di San Marco , usata come nuova torre di Babele, davanti a cui sventola una bandiera con lo stemma della città e la scritta: "Lengue e dialeti xe el futuro dei zoveni".
Tradotto in lingua italiana corrisponde a "Lingue e dialetti sono il futuro dei giovani".
L'affermazione mi lascia piuttosto scettico e dubbioso, convinto sempre più che il dialetto, al contrario, sia la lingua dei vecchi.
Basta percorrere la valle Camonica, terra cara a me come a Bossi , per accorgersene.
Il  dialetto è ancora oggi lingua diffusa, ma dai cinquant'anni in sù.  
Per quanto riguarda i giovani si nota come , con sempre maggior frequenza   parlino solo ed esclusivamente italiano, abbandonando la lingua madre esclusivamente per  l'inglese.
E' normale sia così , in fondo si tratta di generazioni cresciute ragionando e pensando in Italiano, cantando e socializzando in inglese.
E'  la stessa facilità dei giovani alla socializzazione che li porta, non solo  ad aprirsi  alla cultura ed alla lingua nazionale , ma al mondo intero.
Sarebbe un vero disastro il voler rinchiudere i nostri giovani, non solo fisicamente negli angusti confini delle nostre valli, ma anche nei ridotti spazi linguistici di culture sempre più anguste, dimenticate o morte, prive di slancio e di universalità.
Le lingue "morte" non rinascono mai per  imposizione o per legge, nè tanto meno rinasceranno per volontà di Bossi.
Ecco perchè, non solo trovo destinata all'insuccesso questa nuova iniziativa della Lega, ma la trovo proprio anche controproducente, per le stesse comunità a cui è rivolta.
Mi piace il mio dialetto, lo uso quasi quotidianamente, ma adoro la lingua italiana , così dolce , fresca e soave, al confronto con i duri suoni gutturali , intercalati dall'onnipresente " pota", che escono da attempate e stantie bocche "camune" ,
Ecco perchè mi sembrerebbe più opportuno spendere meglio i nostri soldi e le nostre energie, fare "battaglie" culturali o civili migliori , guardare avanti e non indietro, educare i nostri giovani alla conoscenza della lingua italiana evitando che, nell'era della tecnologia, si possano creare situazioni di analfabetismo di ritorno.
Se poi ancora rimangono risorse ed energie utilizziamole per  diffondere, anche tra i non giovanissimi, la conoscenza della lingua inglese.
Non pensiamo che il piccolo mondo delle nostre valli possa essere l'universo intero, non crediamo che la nostra angusta e limitata cultura sia destinata a diventare universale, non creiamoci da soli stupidi confini, ma allarghiamo il nostro orizzonte e la nostra mente.
Non creiamoci da soli,  per una innata e inconscia paura al confronto, ristretti territori, piccoli spazi destinati a essere , non nostre dimore, luoghi e nidi familiari da cui partire per spiccare il volo, ma solo cupe e  tristi prigioni in cui ci rinchiuderemmo da soli.
Gabbie inimmaginabili ed impossibili,  in cui solo pochi riuscirebbero ancora a sognare ed immaginare quanto si nasconda ai loro occhi e alla loro menti oltre quei monti o quelle alte cime, ma luoghi sempre più impossibili da raggiungere essendoci, preclusi da soli , per nostra scelta , ogni "mezzo" o possibilità per poterlo fare.

mercoledì 12 agosto 2009

Scuola, la Cei contro la decisione del tar del Lazio. E' scontro aperto.

Monsignor Diego Coletti, Presidente della Commissione Cei per l'educazione cattolica, è categorico, e  bolla, come frutto del più ''piu' bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identita''' , la sentenza del Tar del Lazio che esclude l'insegnamento della religione cattolica dalla valutazione degli studenti nelle scuole italiane.
Prosegue poi imperterrito il prelato, forse nella convinzione di essere in queste "valutazioni" in compagnia dello stesso Presidente del Consiglio, che sul tema è entrato a gambe tese in più occasioni,  che si tratta di una decisione "che rischia di alimentare diffidenza e sospetto verso la magistratura".
Non è un caso che a fianco del vescovo si schieri subito l'Onorevole Gasparri.
Le sue ultime e più recenti posizioni politiche, lo spingono, in divergenza con lo stesso suo ex segretario di partito Fini, ad un abbraccio soffocante e mortale con il peggiore clericalismo cattolico.
''Siamo di fronte ad una deriva anticattolica che non ha precedenti nella storia e nella tradizione del nostro paese" dice senza, neanche arrossire, il nostro Onorevole.
Lo strano è che tutti si dimentichino che con il concordato del 1984 l'ora di religione ha smesso di essere obbligatoria.
L'ex ministro Fioroni, interpretando, a modo suo e malamente la Legge, con una circolare ministeriale riconosceva però all'ora di religione di concorrere al credito scolastico, creando di fatto una gravissima discriminazione verso tutti coloro che cattolici non sono , appartenenti o meno ad altre religioni.
Non ci meraviglia più di tanto sentire un Vescovo cattolico, criticare apertamente le sentenze di un tribunale e dei suoi giudici, nè ci tocca il fatto che questa venga fatto un giorno sì e l'altro pure, quello che veramente risulta insopportabile è che questo avvenga nel silenzio generale della nostra politica.
Non riesce proprio a diventare cultura predominante in questo paese il principio che la fede e la religione debbano essere, e rimanere, un fatto privato , non un obbligo pubblico, e che lo stato sostanzialmente debba garantire la sola sua laicità.
Quanto stabilisce il Tar del Lazio ora, non è null'altro che riaffermare il sacrosanto principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini, indipendentemente dal loro credo e dalla loro religione.
Che la Chiesa cattolica , con sempre più ostinata convinzione, cerchi di assumere posizioni di privilegio all'interno dell'ordinamento dello stato, ci turba ma non ci angoscia .
Che l'ideale ordinamento democratico, a cui la gerarchia religiosa aspira, si avvicini sempre di più al regime degli ayatollah piuttosto che alla cultura illuminista occidentale ci preoccupa ma non ci toglierebbe per sè stesso il sonno.
Quello che è davvero sempre più triste invece, è vedere con quanta riluttanza e con quanta arrendevolezza i nostri governanti ed i nostri politici accettano, oltre alle sferzanti critiche, le pesanti ingerenze di una gerarchia ecclesiastica sempre più arrogante.
Forse davvero sarebbe auspicabile un intervento del Presidente della Repubblica, almeno per richiamare qualcuno, se non al rispetto dello stato e delle sue leggi, almeno al motto evangelico che va dato a "Dio quello che è di Dio e dare Cesare quello che è di Cesare", con qualche distinzione tra l'uno e l'altro. 
Per quanto riguarda i nostri governanti ed i nostri politici non aspettiamoci, nemmeno in questa occasione, nulla di buono,  oramai non si tenta nemmeno più di difendere i diritti dello stato e dei cittadini, di tutti i cittadini, ma , al contrario si perseguono, apertamente e spudoratamente, i privilegi di pochi , senza accorgersi che, ha davvero ragione chi sostiene che , tra gli obblighi di uno stato laico, non dovrebbe assolutamente annoverarsi quello di finanziare, in maniera così impropria e anticostituzionale,  l'istruzione confessionale cattolica.
Ai Vescovi ed alla Santa Sede è giunto comunque il momento di ricordare , che , se è vero che in ogni stato moderno e laico, anche a loro garanzia, ad ogni "fede", religiosa o laica, vadano assicurate uguale legittimità e pari opportunità, va anche ristabilito e ricordato il principio che l'autorità dello stato, e le convenzioni democratiche, esigono dai rappresentati delle varie religioni un maggiore rispetto delle istituzioni e dei loro rappresentanti.
Non illudiamoci  che questo avvenga , vedremo al contrario, come anche in questa occasione , i nostro governanti interverranno apertamente a sostegno della Chiesa, a tutto discapito dell'autorità dello Stato.

martedì 11 agosto 2009

Ad ogni delitto deve necessariamente seguire il castigo.

Luigi Campise ritorna in carcere. I carabinieri hanno nuovamente arrestato il giovane che nel marzo del 2007 uccise la fidanzata, Barbara Bellorofonte, di 18 anni.
L'uomo , condannato mo grado dal tribunale a 30 anni di reclusione, era stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare.
Il nuovo arresto è stato disposto dal gip che ha accolto una nuova richiesta di misura cautelare fatta dalla Procura della Repubblica, e motivata dal pericolo di fuga dell'indagato.
Proprio nei gironi scorsi il padre della vittima, Giuseppe Bellorofonte, aveva scritto una lettera al Corriere della Sera: "Ignoro i motivi che hanno indotto la giustizia italiana a liberare l'omicida - scriveva l'uomo - ma quello che mi chiedo da padre, da cittadino, da uomo è se è giusto tutto questo".
Ce lo chiediamo anche noi, anche se semplici cittadini, e lo facciamo anche dopo aver visto in tv un Luigi Campise pentito, mentre chiedeva perdono per il suo omicidio.
E' nobile qualsiasi pentimento, se sincero è un segno inequivocabile del ravvedimento e del cambiamento.
Ma la giustizia è altro.
La giustizia, anche quella divina, chiede che ad ogni colpa segua l'espiazione, che ad ogni delitto faccia necessariamente seguito il castigo.
Solo così si può pensare di meritarsi il perdono.
Ecco perchè , nonostante il pentimento, l'omicida deve ritornare in carcere ad espiare la sua colpa.
Ecco perchè, una legge che permetta di perpetrare un delitto senza sopportarne la pena, non è giusta, e necessariamente dovrà essere cambiata.

Berlusconi : il mondo che vorrei.

"Non esiste da nessuna parte un servizio pubblico che critica il governo essendo pagato dai cittadini e anche il Pd dovrebbe apprezzare un'azienda che non attacca ne' il governo ne' l'opposizione'".
Cosi dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una intervista al Gr1, ritornando a capofitto sulla questione Rai.
Secondo il nostro premier sembrerebbe che la maggioranza degli italiani, pensi che ' " sia inaccettabile che la televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, sia l'unica tv ad essere sempre contro il governo".
Bella forza, quelle private sono tutte di sua proprietà.
Resta da chiedersi di che cosa mai dovrebbero occuparsi, secondo il Cavaliere , la nostra Tv ed i nostri giornalisti.
Sicuramente non della vita privata privata del Premier che dovrebbe essere tabù, assolutamente vietata per chiunque, bollino rosso davvero, niente dichiarazioni dei figli che non siano giudicate positive.
Non dovrebbero occuparsi delle difficoltà degli italiani, considerato che questi, secondo il nostro presidente del consiglio, vivono sempre e comunque bene.
Vietato poi parlare di ammortizzatori sociali da rivedere , vietato l'argomento generale dei "mali pubblici" , partendo dalla sanità ed arrivando alla pubblica amministrazione. Vietato poi accennare alla crisi in atto se non si vuole essere tacciati di catastrofismo.
Che nessuno poi tenti di contraddire il Cavaliere, ricordandogli magari alcune sue precedenti e divergenti dichiarazioni, criticando le sue evidenti menzogne pubbliche o la sua condotta privata, secondo tanti italiani (e non) , non sempre consona od adeguata al ruolo ed alle istituzioni.
Unici argomenti permessi potrebbero essere il parlare male della giustizia, dei giudici ed alcune volte anche del Capo dello Stato.
Quello che davvero da fastidio e disturba profondamente il nostro Cavaliere, facendogli addirittura perdere il sonno e la ragione, è il fatto che in Italia ci possa essere qualcuno che non la pensi come lui, che veda i fatti e le cose per come sono, e non come lui le immagina o le sogna.
Il mondo che il nostro premier vuole davvero è un mondo da "favola" , con lui acclamato ed osannato , da parte di un popolo festante, al pari di un imperatore romano.
Angustia davvero il nostro Premier , il pensiero che la vita degli italiani in fondo non sia come quella descritta nelle fiction di canale 5 o di italia 1.
Lo rende ossessivo, e lo fa sbavare di rabbia, il fatto che buona parte degli italiani e della stampa considerino che le critiche siano in fondo il succo della democrazia e che come tali vanno accettate e valutate , dandogli magari adeguate e pronte risposte.
Il mondo che lui vorrebbe ?
Un mondo simile a quello ovattato e piacevole di villa Certosa, di palazzo Grazioli o di Arcore, con servitori, valletti ed "ospiti", ossequiosi e "prudenti", pronti ad assecondare ogni suo desiderio o volontà.
La televisione che lui sogna ed i giornalisti che ci propone ?
Si spazia da Rete 4 a Italia 1 , passando da Emilio Fede a Belpietro, come si vede un mondo irreale, dove non esistono notizie e libera informazione, un mondo che non c'è, se non nei suoi sogni, e nei nostri peggiori incubi.

lunedì 10 agosto 2009

Iran: gli ayatollah ricordino che Clotilde Reiss "è tutti noi", ogni violenza nei suoi confronti è una violenza contro l'Europa

E’ in corso in Iran, il processo contro gli oppositori del presidente Ahmadinejad.
Tra questi figura anche la francese 24enne Clotilde Reiss, che, secondo gli iraniani , avrebbe confessato di aver fornito informazioni alla propria ambasciata sulle manifestazioni in corso nel paese.
La ragazza è accusata di aver attentato alla sicurezza nazionale dell’Iran.
Sul banco degli imputati figura anche Hossein Rassam un impiegato dell’ambasciata britannica a Teheran.
Per lui l’accusa è di spionaggio.
I processi hanno avuto inizio proprio nel momento in cui, autorevoli rappresentanti del regime iraniano, si sono visti costretti a dover riconoscere che nelle carceri iraniane si fa spesso uso della tortura al fine di strappare confessioni di colpevolezza.
Mentre ancora è imprecisato il numero degli oppositori arrestati ed incarcerati a seguito degli scontri, il clima politico nel paese si surriscalda ulteriormente.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno infatti chiesto, proprio oggi, che il leader dell'opposizione Mousavi venga processato per aver fomentato le rivolte scoppiate dopo le contestate elezioni presidenziali dello scorso giugno. Analoga sorte dovrebbe toccare anche all'ex Presidente Khatami.
"Se Mousavi, (il candidato sconfitto Mehdi) e  Khatami (ex Presidente) sono i principali sospettati dietro la rivoluzione in Iran, e lo sono, ci aspettiamo che la magistratura... li cerchi, li arresti, li metta a processo e li punisca", ha detto l'alto comandante delle Guardie, Yadollah Javani.
In queste condizioni risulta difficile fare pronostici sugli sviluppi della crisi iraniana e sulla sorte dei numerosi prigionieri.
La diplomazia occidentale, dopo essersi vista costretta a riconoscere il regime iraniano per non compromettere ulteriormente la situazione ed il clima,  sta tentando ora tutto il  possibile per salvaguardare la vita e la libertà degli oppositori.
All'Iran,  l'Europa chiede ora la liberazione di ogni prigionieri politico arrestato negli scontri, "in primis"  della nostra cittadina Clotilde Reiss.
Questa rappresenta non solo  l'Europa, ma anche gli ideali europei, Clotilde è "tutti noi" , lo ricordino gli ayatollah, ogni violenza nei confronti della ragazza, sarà considerata una violenza nei confronti dell'intera Europa.

"Cari turisti venite in Sicilia, terra di mafia" , ovvero quando la stupidtà degli altri ci è d'aiuto con la nostra.

E' di questi giorno la sciocca e piccola polemica sugli emigranti.
Nei giorni in cui l'immigrazione illegale diventa reato, qualcuno ricorda come il nostro fosse un paese di migranti che riuscirono , con grande lavoro e fatica, ad integrarsi in ogni parte del mondo.
Qualcuno come Bossi però, mente alla storia ed alla realtà dei fatti, quando dichiara che i nostri migranti se ne andarono dal loro paese "solo  per lavorare" , a differenza di quanti, giungendo ora in italia, vi giungono solo con la volontà di compiere azioni illegali.
Ci si dimentica spesso della nostra storia , simile in questo a quella di tanti paesi, come noi poveri.
Una storia fatta di fame e povertà, di duro lavoro e sopportazione, di soprusi, di segregazione, ma infarcita anche, come spesso accade, di palesi o nascoste illegalità.
Non abbiamo esportato solo la nostra forza lavoro, ma al suo seguito e con con essa, abbiamo contribuito a diffondere mafia ed 'ndrangheta.
Ciò nonostante, quanto di buono abbiamo fatto, per noi e per gli altri, chiude complessivamente in positivo il nostro bilancio con la storia e con quei paesi.    
Proprio per questo però non possiamo mentire a noi stessi, dimenticando la realtà ed i fatti.
Vogliamo ora una prova di come siamo ancora considerati negli altri paesi ?
Vogliamo una prova di quanto sciocca e stupida possa essere la retorica altrui, di quanta idiozia si nasconda ancora dietro i loro pregiudizi, spesso però così simili ai nostri ?
Pensiamo alla Sicilia , alle sue bellezze paesaggistiche e storiche , la Valle dei Templi,  l' Etna, le Isole Eolie, Noto, Palermo, Catania, Taormina, e mille altre.
Nulla di questo serve per propagandare "l'isola dei Normanni", nulla di questo appare in uno stupido depliant  spagnola su questa nostra splendida regione.
La Sicilia è prima di tutto "la terra della mafia"- vi si dice - ed è questa la sua attrattiva principale secondo quanto scrive la NH Hotels, famosa catena alberghiera di Madrid.
"Venite in Sicilia terra di mafia" è lo slogan, e dietro questo si dimentica tutto il resto.
Il governatore dell'isola Raffaele Lombardo è già intervenuto, probabilmente per primo , per chiedere di ritirare le brochure, ma questa, se qualcuno avesse avuto almeno un po' di cervello o ragione, non avrebbe mai dovuto essere stampata.
Purtroppo o per fortuna degli uomini, le scemenze restano sempre tali, indipendentemente da chi le pubblichi o chi le dice, manteniamone almeno memoria, ricordiamocene sempre, potrebbe esserci d'aiuto nell' evitare qualcuna delle nostre.

venerdì 7 agosto 2009

Smentendo l'ottimismo del Premier arrivano i dati Istat, fanno presagire un autunno gelido.

Per chi pensava che la crisi e la recessione fossero oramai alle spalle arriva ora l'ennesima smentita.
Nella lotteria delle previsioni e dei pronostici, un posto di rilievo se lo è sicuramente meritato il nostro Presidente del Consiglio che a più riprese ha dichiarato che oramai si era toccato il fondo e stava per iniziare la ripresa.
I numeri sulla nostra produzione industriale, che ieri ha diffuso l’Istat, hanno gli effetti di una gelata su ogni aspettativa.
I dati dell’Istat confermano come ancora non sia terminata la caduta libera della nostra produzione.
I numeri , che qualcuno definisce da infarto e altri semplicemente da incubo, parlano di un  -26% rispetto al giugno 2008 per i beni di consumo e di  -26,8% per i beni strumentali.
Settori come la metallurgia e la produzione degli autoveicoli raggiungono addirittura picchi negativi superiori al 30%.
Altro che dire che la "crisi ha toccato il fondo", è ancora in caduta libera.
I nostri maggiori comparti industriali, dopo aver pagato i costi della globalizzazione, rischiano ora di pagare a carissimo prezzo quelli della recessione e della crisi, se non interverranno presto idonee ed aggiuntive politiche di sostegno.
In queste condizioni il  ritorno dalle ferie di buona parte degli italiani rischierà di essere un triste risveglio; dopo le illusioni e le calure estive ci attende un autunno "gelido".
E' facile, di fronte alla crisi, predicare ottimismo e cieca ed incosciente fiducia, in fondo non costa nulla farlo.
Bisogna però rendersi conto che la crisi per essere affrontata, non può essere sottovalutata , necessità di pragmatismo e di realismo  per inquadrare il problema , ma ha poi anche bisogno di forti ammortizzatori sociali , di investimenti  pubblici e di credito alle imprese.
Senza questo, semplicemente ed ottimisticamente sperando che prima o poi tutto passerà, si rischia di non andare da nessuna parte, di non uscire dal tunnel, se non in tempi lunghissimi, con costi materiali e sociali elevatissimi, inaccettabili per il paese.

giovedì 6 agosto 2009

Sabato 8 cominciano le ronde, godiamoci questi ultimi giorni di pace, viviamo le nostre città.

Chi pensa che sabato sarà una giornata come tutte le altre sarà costretto a ricredersi.
Ci sono date che passano alla storia , segnano eventi importanti, fatti storici.
Segniamoci perciò con una bella croce la data sul calendario; sabato 8 agosto, giorno fatidico o forse fatale, invocate da alcuni per anni, da altri temute ed ostacolate, scenderanno in strada, per la prima volta in Italia se si tralascia il periodo fascista, le famose "ronde" volute dalla Lega.
Godiamoci quindi gli ultimi giorni di pace e tranquillità, da sabato le nostre città saranno più affollate e  chiassose. Saranno popolate, oltre che dai tanti nottambuli che popolano la notte e dai soliti facinorosi che gareggiano nell'animarla, anche dai tanti cittadini che le vorrebbero diverse, a volte sicure, a volte semplicemente a loro immagine e somiglianza, solitarie, silenziose, inanimate, cupe, spesso spettrali.
Il desiderio di tutti è di volerle sicure, e questo sarebbe un bene, inconsciamente però molti non si accorgono di volerle  semplicemente "inanimate", " morte".
Da sabato 8 agosto 2009, le ronde animeranno i nostri paesi e le nostre città, non solo con le loro grida o i loro sussurri, ma anche con i loro sospetti, le loro ansie e tutti i loro dubbi.
Dicono che i "volontari dell'ordine" viaggeranno in gruppo, come una falange macedone, facilmente individuabili e riconoscibili, armati di null'altro che dei loro pregiudizi.
Maroni pensa di far sottoporre i volontari a visita psichiatrica; è sicuramente un bene che forse riuscirà a salvarci da qualche eccesso , ma non sarà risolutivo, se si pensa solo, con quanta facilità, anche i nostri parlamentari sono riusciti a dare di sè un'immagine di "normalità".
La visita psichiatrica dovrà in fondo scoprire se chi vuole far parte delle ronde ha come unica motivazione il desiderio di  mettersi a disposizione del prossimo, oppure se lo fa per motivi personali, ideologici o politici, oppure per più o meno palesi turbe della personalità.
Inutile ripetere che "le ronde" non serviranno proprio a nulla se non ad incasinare ancor di più le città, a renderle forse peggiori, a disperdere in mille segnalazioni inutili, le poche forze dell'ordine operative sul territorio.
E pensare che ognuno potrebbe essere "ronda" di sè stesso e degli altri, senza "specialisti", senza appositi addetti alla sicurezza se non le forze dell'ordine.
"Mala tempora currunt" dicevano i nostri predecessori latini, senza immaginare  quanto più tristi possano essere i nostri tempi rispetto ai loro.
Brutti momenti davvero quelli in cui , non per difendere le nostre città ed i nostri paesi, ma solo per  illogiche paure e per un'illusoria speranza di maggiore tranquillità, siamo costretti, non come loro a schierare i nostri eserciti o le nostre forze di polizia, ma a rivolgerci a "mercenari" , a piccoli "bravi" di paese, ingaggiati per propagandare una ideologia incerta, gente che popolerà le nostre città non solo con le loro ingombranti presenze ma anche con i loro tanti pregiudizi.
Queste ronde, mentre non renderanno sicuramente i nostri sonni più tranquilli, al contrario serviranno solo a darci un qualche incubo in più, si tratta solo di aspettare.
Godiamoci perciò i nostri ultimi giorni di pace, assaporiamoli serenamente fino in fondo, "viviamo" le nostre città ed i nostri paesi , siamo noi le ronde di noi stessi, in fondo domani è l'ultimo giorno, sabato potrebbe essere un'altra cosa.   

mercoledì 5 agosto 2009

La Rai interrompe le trattative con Sky e sceglie Mediaset gettando così dalla finestra 400 milioni di euro dei contribuenti. Interesse pubblico o privato ?

Scende in campo ora anche Zavoli , ex Presidente Rai attualmente alla guida della Commissione di vigilanza, per consigliare ,all'attuale presidente Garimberti ed al direttore Masi, di trovare al più presto un accordo tra loro prima che sia troppo tardi  e chiedendo, se non sia il caso, di riaprire la trattativa con Sky dopo che questa, a dire il vero  non troppo inaspettatamente, era stata repentinamente interrotta.
La questione tra l'altro rischia di diventare estremamente ingarbugliata e delicata , sopratutto politicamente, dopo l'intervento del Capo dello Stato che chiede, senza mezzi termini e neanche tanto velatamente, se non sia il caso di ricominciare da capo la trattativa.
In questi giorni il direttore della Rai, Mauro Masi, colpevole del mancato accordo con Sky, si trova sotto il tiro dell'opposizione che lo accusa di di aver favorito Mediaset nella trattativa sulla piattaforma di Murdoch.
Le accuse tra l'altro non sembrano tanto pretestuose ed infondate visto che l'azienda televisiva di stato, rinunciando ad apparire su Sky, perderebbe 400 milioni di euro in sette anni, soldi che alla fine pagheranno tutti i contribuenti.
Zavoli conclude  il suo intervento odierno, dichiarando che "Riportare i canali Rai e RaiSat sulla piattaforma Sky corrisponde, oltre che alla richiesta di un'utenza sempre più vasta, anche a criteri di utilità imprenditoriale e industriale, considerando che i canali di Rai Sat, cancellati dalla programmazione di Sky, non sono più ricevibili altrove.
La Rai ,  potendosi mettere nella condizione di ricevere questo invito, darebbe una prova inequivocabile di voler essere, com'è sua prerogativa e dovere, un autentico, reale servizio pubblico, cioè rispondente alla legge costitutiva e agli indirizzi della Commissione parlamentare".
Ma se gli interessi della Rai e del servizio pubblico , oltrechè indiscussi e sacrosanti principi di utilità imprenditoriale e industriale porterebbero inequivocabilmente ad un accordo con Sky, interessi sottaciuti e forse  inconfessati  spingono in tutt' altra direzione.
Sullo sfondo di tutto , su tutta la trattativa pesa ancora quella stranezza tutta italiana per cui il Presidente del Consiglio , essendo il proprietario di Mediaset e controllando di fatto la Rai, concentra nelle sue mani quasi tutta l'informazione del paese. Ritorna così di estrema attualità l'irrisolto problema del conflitto di interessi; era uscito dalla porta, per rientrare ora prepotentemente dalla finestra.
Resta da chiedersi se ancora una volta gli interessi pubblici riusciranno ad essere piegati e sottomessi agli interessi privati.
A pensare sempre male, dice un proverbio, si commette peccato, il vero problema è che molto spesso si indovina, e qui è facile, non solo pensare male, ma anche indovinare.

martedì 4 agosto 2009

Cassa per il mezzogiorno, era il simbolo dello spreco di denaro publico e del clientelismo , ora pensano di ricostituirla


La notizia è di quelle che fanno sobbalzare, c'è ancora davvero qualcuno che pensa di ricostituire una nuova Cassa per il Mezzogiorno.
La Cassa nacque nel 1950 e cessò definitivamente ogni sua attività nel 1992. In totale ha elargito alle regioni meridionali un totale di 279.763 miliardi di lire, pari a circa 140 miliardi di euro.
La spesa media annuale è stata di 3,2 miliardi di euro. Una cifra notevole per quei tempi.
Nonostante alcune opere significative la sua politicizzazione ha comportato via via un forte degrado della spesa, una sua bassa qualità e una diffusa illegalità.
E' bastata la minaccia di costituire una nuova Lega del Sud da parte di Miccichè e del governatore della Sicilia Lombardo, per rendere di nuovo attuale la costituzione di una nuova Cassa.
Lo sua "modernità" le è sempre derivata dal fatto che con essa si è sempre potuto elargire finanziamenti a pioggia ed a fondo perduto, senza renderne conto a nessuno, in fondo tutto poteva servire per lo sviluppo del sud, anche le "cattedrali nel deserto".
Ora , Il presidente del Consiglio Berlusconi ne discuterà probabilmente oggi pomeriggio ad Arcore con Tremonti, al fine di poter realizzare il piano di sviluppo per il Sud promesso ai "secessionisti" del Pdl, che ora cantano giustamente vittoria. I loro ricatti in fondo sono serviti eccome.
E' certo significativo che i tempi cambiano, al pari delle idee e dei programmi, e questo non sempre è un male, ma è sicuramente curioso notare come , proprio quello che era nato come il "governo del nord", alla fine si troverà costretto dagli eventi a diventare un "governo per il sud".
E pensare che alla fine quando venne disciolta nel 92 dal governo Amato, tutti convenivano come quella Cassa del mezzogiorno , non fosse servita ad altro che ad arricchire alcune cosche mafiose e molti politici di ogni estrazione, e che in fondo fosse un esempio tipico e negativo dell'assistenzialismo , dell'inefficienza e dello sperpero del denaro pubblico. Quella Cassa non era per nulla riuscito a cambiare il sud, almeno quello onesto.
Ora gli "eventi" , ed il rischio per Berlusconi di perdere il governo ed il potere , la rendono attuale e di moda, senza che nessuno si alzi a criticarla, nemmeno quanti, anni addietro, scioccamente ed ad ogni piè sospinto si alzavano persino dai banchi dei deputati per gridare "roma ladrona", a significare che non ci sarebbe più stato nè assistenzialismo nè clientelismo.
Forse ora arriveranno a chiedere di cambiarle nome, magari diventerà cassa per lo sviluppo o per l'Italia , ma non cambierà molto nella sostanza, visto i personaggi, visto i modi, e visto il contesto.

lunedì 3 agosto 2009

Voto di fiducia, lo dici Fini: il Parlamento di fatto esautorato, sistema presidenziale o dittatoriale ?

"Nessuno da parte del governo può pensare di non doversi confrontare con il Parlamento, né di poter esautorare il Parlamento dal diritto-dovere di controllare".
È questo il severo monito lanciato al governo da parte di Gianfranco Fini, ma che fa seguito, ai ripetuti richiami, in tal senso, anche da parte del Presidente della Repubblica Napolitano.
L'accusa è tanto più severa in quanto proviene, non dai banchi dell'opposizione, ma addirittura dal Presidente della Camera, nonché uomo di spicco dell'attuale maggioranza di governo.
Difficile contraddire le accuse.
Mente è indubbio che il problema non nasce con l'attuale legislatura, è indubbio che nessuno, al pari dell'attuale governo, ha fatto così sistematicamente ricorso al voto di fiducia.
D'altronde non sono nuove le insofferenze del nostro Presidente del Consiglio nei confronti del Parlamento ,a volte giudicato troppo dispersivo, a volte troppo "affollato", a volte addirittura inutile o "pletorico".
Che qualche problema ci sia nel sistema e vada al più presto affrontato, magari riducendo il numero dei parlamentari o addirittura abolendo una camera, nessuno obiettivamente può negarlo.
E' certo però che il governo deve essere altrettanto consapevole che è del tutto inutile eleggere un migliaio di deputati che limitano il loro operato ad un semplice voto di assenso o diniego.
Tenendo presente che non obbligatoriamente una  democrazia è a regime parlamentare, è utile a questo punto chiedersi se non sia più conveniente, rispetto all'attuale situazione, gettare le basi per la realizzazione di una democrazia di tipo presidenziale, con un diverso equilibrio dei poteri.
Il rischio è che in assenza di qualsiasi progetto o programma al riguardo si continui semplicemente così, con un  premier che fa il bello ed il cattivo tempo, e con un parlamento esautorato che non controlla proprio più nulla, e una democrazia sempre più ammalata.
Il rischio a questo punto potrebbe essere davvero quello di non avere più un sistema parlamentare senza neanche raggiungere quello presidenziale, e di doverci, magari accontentare, di un sistema che assomiglia sempre di più a quello dittatoriale.