mercoledì 15 luglio 2009

Una Cina sempre più ossessivamente e nervosamente vicina ammonisce l'Australia: no al documentario sugli uighuri.

La Cina è sempre vicina, sopratutto quando si tratta di reprimere i diritti civili, soffocare la libertà ed ogni aspirazione democratica nei popoli in ogni parte del pianeta, criticare e minacciare l'occidente per le sue comprensibili aperture.
Questa volta il governo cinese, prendendosela con la cultura, ha chiesto agli organizzatori del Festival internazionale del cinema di Melbourne di togliere dalla loro programmazione un documentario sulla leader in esilio degli uighuri Rebiya Kadeer.
Rebiya Kadeer è considerata da Pechino una terrorista ed è stat accusata di aver istigato e sobillato i sanguinosi scontri nello Xinjiang.
Il film australiano "The 10 Conditions of Lovè" è in programma per l’8 agosto.
Il direttore del festival Richard Moore, ha rivelato in una intervista al quotidiano "The Age" di aver ricevuto una minacciosa telefonata dal consolato cinese in cui , senza mezzi termini, gli si chiedeva la rimozione del film sull’imprenditrice che vive negli Stati Uniti. Lo stesso governo cinese ha poi obiettato anche sul fatto che la stessa Kadeer fosse stata invitata a parlare per prima del film. 
Nel film oltre a narrare la storia della Kadeer, che , negli anni raccontati, era direttrice aziendale e una delle donne più ricche della Cina, si narra anche della vita degli 11 figli della donna  e del loro impegno civile per una maggiore autonomia e libertà, anche religiosa, per i 10 milioni di Uighuri in Cina.
Tre dei figli della donna sono tuttora incarcerati.
Come si vede, una Cina sempre più vicina e presente negativamente in ogni aspetto della nostra vita, da quella commerciale, a quella spirituale o culturale, a quella democratica, nel contempo , un paese sempre più lontano da ogni aspetto di vita democratica e di libertà.