venerdì 3 luglio 2009

Sto con la la Serracchiani proprio perchè è simpatica e moderna. C'è qualche cosa di male ?

Non aveva ancora finito di pronunciarle quelle parole  "Sto con Franceschini perché è il più simpatico. Di qua c'è il progetto del Pd, dall'altra parte c'è D'Alema. Io sto col Pd" che subito una marea di critiche ha sommerso la povera Debora, la neo eletta eurodeputata che è riuscita a superare preferenze persino Silvio Berlusconi.
Le sue parole hanno scosso l'intero apparato del partito sopratutto i sostenitori di Bersani e D'Alema.
Qualcuno, con aria di sufficienza, ha parlato di "infelice dichiarazione di una giovane e ancora inesperta eurodeputata".
Parlavano con sufficienza anche di Berlusconi questi, pontificavano sul "voto di protesta", senza neanche immaginare o capire quanto questa fosse grande e diffusa nel paese.
Anche ora , in fase precongressuale , è facile immaginare che le battute saranno al vetriolo. In fondo all'interno di questo partito c'è ancora gente che si appassiona e si infiamma del duello tutto immaginario e cerebrale tra D'Alema e Veltroni, ritornato a rilasciare dichiarazioni, che tra l'altro dovrebbero essere tenute in seria considerazione. Ecco allora che le parole di quella che è diventata il simbolo del rinnovamento del partito irritano l'intero stato maggiore del Pd. Le battute si sprecano, "sapete perché preferisco Bersani? perché sa cantare" è l'ironica replica di Barbara Pollastrini, d'alemiana di ferro.
Persino Follini e la "pasionaria" Rosy Bindi  , che d'alemiani non sono, non riescono a dimostrare neutrlità alcuna e intervengono pesantemente ; il primo affermando , tra lo spiritoso ed il dotto , " che ora finalmente so a cosa serve il rinnovamento: a sbaragliare gli antipatici. Un argomento così significativo da consegnare finalmente agli archivi le frivole opere di Tocqueville e i superficiali dibattiti della Costituente del '46" .
La seconda, allargando le braccia sconsolata, forse con un pizzico di gelosia tutta femminile, se la cava parlando dell' "inconsistenza della Serracchiani".
Eppure anche se nel Pd in pochi se ne sonoi accorti , mai come in questo congressso si vive la necessità di un ricambio generazionale. Non solo nel partito ma nel paese intero vi è una diffusa "voglia di nuovo", di idee nuove al di fuori dei vecchi schemi. Le vecchie ideologie vivono oramai di nicchie, mai come ora si sente la necessità di un partito moderno, realista e pragmatico.
E in fondo se la Serrachiani decide di stare con Franceschini perchè tra i due mali ha deciso di scegliere il male minore, o semplicemente perchè Francescini è simpatico, o sa comunicare meglio la sua voglia di nuovo, che male c'è. Si sono mai chiesti nel Pd perchè gli italiani hanno scelto Berlusconi ? O hanno deciso per caso di rimanere a vita partito di opposizione in attesa di un messia che diffonda una nuova verità rivelata ?
E se io personalmente , e come me molti altri , abbiamo deciso di stare con la Serracchiani perchè è la "cosa" più nuova, più "simpatica", più moderna e più vera, che vediamo , o semplicemente percepiamo, a sinistra, che male c'è ?
In fondo un leader deve fare bene alcune cose, avere idee chiare, programmi seri, carisma induscusso, ma alla fine deve raccogliere voti  e consensi.          
Da qui al congresso è certo che la battaglia e lo scontro diventeranno durissimi, le battute al vetriolo si sprecheranno, nella speranza che non si sprechi tutto un congresso e le sue opportunità.
E' certo normale che il dibattito e lo scontro possano essere anche aspri e le contrapposizioni dure sopratutto in un partito che non ha più un leader indiscusso (ammesso lo abbia mai avuto) .
E' anche questo segno e indice di vivacità e di vitalità, oltrechè di democrazia.
Ma fino a un certo punto, se poi il dibattito si chiude e diventa solo interno, incomprensibile al paese, ed agli elettori:
Si deve capire che vi è necessità di rinnovamento , anche generazionale.
Dove andrà il Pd ancora non è dato sapere, ma l'importante è rimettere a nuovo la nave , uscire dalle secche , spiegare le vele al vento e riprendere il largo, navigando di nuovo in mare aperto,  il timone ben saldo nelle mani di un nuovo comandante , nonostante le tempeste, nonostante i venti contrari.
Ma dietro l'angolo vi è anche il rischio di uno scontro sterile, tra funzionari di partito, piccole beghe o gelosie, incomprensibile ad un paese che ha sempre più bisogno di realtà e di fatti; vi è il rischio che questo scontro, tra vecchio e nuovo, sia solo per la supremazia in un partito che "non c'è" , che ha una storia ed un passato , gloriosi finchè si vuole, ma che rischia ora di non avere più un avvenire.
"Dum Romae consulitur , Saguntum expugnatur" diceva Tito Livio.
Con molto meno autorevolezza della sua, anche io  vorrei ricordare che il rischio è proprio questo , che a "Roma" ci si perda in discussioni inutili mentre il paese è già nelle salde mani degli avversari politici, ed il partito ha iniziato il suo inesorabile declino, la sua lenta agonia, nonostante i buoni consigli, nonostante i tanti soccorritori, nonostante tutte le cure prestate, lasciando di colpo orfani di una "rappresentanza" tutti i suoi tanti elettori.