giovedì 16 luglio 2009

Napolitano si tura il naso e firma; noi possiamo solo turarci il naso e mantenere i nostri dubbi.

Napolitano alla fine firma , ma con tante perplessità e dubbi.
La lettera di Giorgio Napolitano sulla legge-sicurezza era già stata preannunciata a grandi linee attraverso il sottosegretario Gianni Letta, ma Silvio Berlusconi non si aspettava sicuramente un ontenuto così duro e cosi tanti rilievi.
Ma il Presidente del Consiglio tiene sul caso un profilo bassissimo, fa dire ai suoi che "i rilievi del Presidente verranno presi in considerazione".
In fin dei conti l'ordine di scuderia è di non polemizare per nulla e di far finta di niente, esprimendo addirittura "soddisfazione e apprezzamento" anche perchè in fin dei conti poteva andare anche molto peggio qualora il Presidente avesse deciso di rimandare la legge alle camere.
Certo è che i rilievi del presidente sono pesantissimi e durissimi.
Napolitano afferma che «Il presidente della Repubblica non può restare indifferente dinanzi a dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità che un provvedimento di rilevante complessità e evidente delicatezza solleva, per taluni aspetti, specie sul piano giuridico".
Si riferisce sopratutto al reato di clandestinità , non solo per motivi umanitari, ma anche per le evidenti ricadute che l'introduzione del reato avrà sui nostri già sovraccarichi uffici giudiziari, e poi , all'introduzione delle tanto chiacchierate ronde, sulle quali credo avremo molto da discutere e da preoccuparci anche in avvenire.
Certo, in molti osservano l'irritualità della mossa presidenziale; in fondo la Costituzione assegna al Presidente la facoltà di firmare o di rinviare le leggi alle camere, se ne sussistono i motivi.
Ma proprio al presidente della Repubblica è affidato il compito di garante delle istituzioni e come tale, Napolitano non poteva non farsi carico , non solo dei suoi dubbi e delle sue critiche ma anche di quelle, legittime, di una cosi larga parte , non solo del'opposizione ma del paese, visto che anche nelle schiere della maggioranza il decreto aveva creato dubbi e dissensi. Si pensi ad esempio alle perpessità della Mussolini sulla clandestinità o le critiche del presidente della Camera Fini alle ronde.
Ma il segnale più importante che Napolitano ha voluto lanciare al mondo politico con la sua decisione odierna è la necessità di un dialogo franco e leale anche tra opposti schieramenti e pensieri, senza strappi , senza violente contrapposizioni, senza arroganza alcuna.
Questa strada presuppone un dialogo intenso tra le parti e tra i poteri dello stato per poter portare alla realizzazione di quelle riforme anche costituzionali necessarie al paese.
Ma se questo è il messaggio più profondo di Napolitano, resta da vedere quale accoglienza riceverà sul fronte opposto, da parte di un Presidente del Consiglio sempre pronto alle contrapposizioni ed allo scontro politico e personale con tutti, opposizioni ed istituzioni comprese.
I successi ed il peso politico della Lega dopo le elezioni non lasciano ben sperare in questo senso neanche sotto il profilo del programma. Il "segnale" di Napolitano pare così destinato a cadere nel vuoto, lasciando inalterati tutti i suoi ed i nostri dubbi.