sabato 4 luglio 2009

Legge sulle intercettazioni: irragionevole, gravemente dannosa per lei indagini e anticostituzionale.

Come molti si aspettavano il Presidente della Repubblica Napolitano non intende rimanere silenzioso al Quirinale in attesa che gli venga inviata, già approvata, la legge sulle intercettazioni.
Al contrario il Presidente, proprio cercando di evitare quello scontro istituzionale che potrebbe derivare da un eventuale rinvio alle camere tenta già da ora la strada della mediazione e della persuasione.
Non si tratta qui di usare mezzi termini , di tentare sfumature dialettiche, sottigliezze giuridiche inutili, la legge in sè è giudicata, dalla stragrande maggioranza degli italiani, "irragionevole, incostituzionale, gravemente dannosa per le indagini, foriera di scontri con una stampa, già pronta allo sciopero del 13 luglio", e con l'intero mondo dei blog e di internet pronto al primo sciopero della sua storia.
In pratica la legge, così come è stata pensata proprio non va.
E così ieri , il Presidente Napolitano, rompendo ogni indugio, ha convocato al Quirinale il ministro Alfano a cui ha manifestato tutte le perplessità dell'intero mondo della giustizia, della stampa, dei normali cittadini, oltre che le sue.
Pesa sulla legge un legittimo ed evidente vizio di incostituzionalità che ha obbligato Napolitano a puntualizzare allusivamente al ministro che se questa legge "dovesse passare così come è al Senato" , lui si troverebbe "costretto a fare un passo che di certo non sarebbe gradito al Governo".
Ma sulla legge pesano fortemente i tanti e manifesti dubbi.
Che ne sarà di tante inchieste su ignoti assassini, di quelle sulla corruzione, sulla mafia, sull'usura, sul racket ? Come si conciliano le indagini e le intercettazioni con quegli "evidenti indizi di colpevolezza" necessari per ottenere un ascolto ?
Quando si può veramente dire che gli indizi sono evidenti ? quando si ha già il colpevole e le intercettazioni sono superflue ed inutili.
Proprio in questi giorni, al Csm stanno protestando i più noti procuratori antimafia.
E come è possibile che in un paese civile, i giornalisti che pubblicano intercettazioni , possano rischiare fino ad un anno di carcere e gli editori multe salatissime ? Neanche fossero stupratori e ladri.
Le motivazioni sono evidenti, non si vogliono qui solo impedire le intercettazioni, si vuole imporre anche un evidente bavaglio alla stampa ed all'informazione, giudicate "nemiche".
Se si dovesse approvare la legge non sarebbe solo la morte della giustizia, come dice l'Associazione magistrati, ma anche la fine dell'informazione e della libertà di stampa.
Napolitano, per ora, ha buttato un macigno sulla strada della legge, ma la sua approvazione dipenderà anche dalla consistenza delle proteste che da qui ad oggi ne potranno seguire.
Pe questo non è auspicabile, per nessuno degli interessati, abbassare i toni e le proteste, questo vale per i magistrati , per i giornalisti, per ogni blog che si occupi di informazione , e per tutti quei cittadini che ancora credono in uno stato di diritto, che abbia a fondamento della sua esistenza sia la giustizia che la libertà di stampa.